Servola

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Servola
Chiesa di San lorenzo
Chiesa di San lorenzo
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia
Provincia Trieste Trieste
Città Trieste-Stemma.png Trieste
Circoscrizione VII Circoscrizione
Superficie 1,5 km²
Abitanti 12 459 ab.
Densità 8 306 ab./km²
Nome abitanti Servolani
Patrono san Lorenzo

Coordinate: 45°37′31″N 13°46′59″E / 45.625278°N 13.783056°E45.625278; 13.783056

Servola (Škedenj in sloveno, Ščedna nel locale dialetto sloveno, o in versione arcaica Ščiédna, Sèrvola in dialetto triestino), è un rione storico della città di Trieste. Confina a Nord con la Via Baiamonti, a Sud con la Via Valmaura, a Est con la Via dell'Istria e a Ovest per circa 1 km con la costa del Golfo di Trieste. Complessivamente misura circa 1,5 km² ed è distante dal centro cittadino circa 3 km in direzione Sud-Est.

È uno dei centri delle manifestazioni del Carnevale triestino, citato dalla canzone popolare.

È stata sede del Consiglio Circoscrizionale di Servola-Chiarbola, fino all'accorpamento con quello di Valmaura-Borgo San Sergio (attualmente con sede in Via Paisiello).

È gemellata con il Rione Bianco di Faenza (dagli anni '70), e più recentemente con la Comunità degli Italiani di Villanova (Croazia) e con il villaggio di San Lorenzo (Reggio Calabria).

La variante italiana (veneta) del toponimo deriva da Sylvula (selvetta), dal piccolo bosco che copriva la piccola penisola posta nella parte meridionale della città. Il nome venne storpiato prima in Selvola poi nella versione corrente. La variante slovena Škedenj, invece, significherebbe "fienile, aia", ma più probabilmente deriva dalla variante dialettale Ščedna (da čediti = tagliare).

Il rione è anche noto per il caratteristico pane servolano (in particolare le famose Bighe) inventato dalle cosiddette donne del pane (krušarce in sloveno e pancogole in dialetto triestino = donne panettieri). Servola aveva una tradizione di panificazione molto importante e riconosciuta non solo a Trieste. Nel 1756 vinse pure il primo premio in concorso indetto dalla Corona d'Austria per il pane migliore dell'Impero, e fu proprio in quella occasione che le pancògole servolane andarono a Vienna e a corte presentarono il loro pane, le Bighe Servolane. Si dice che durante la Seconda Guerra Mondiale il pane di Servola arrivasse fino all'ospedale partigiano di Franja. L'attività delle "donne del pane" continuò anche dopo la guerra, fino alla fine del 1954, quando la panificazione casalinga venne proibita dalle nuove norme igieniche. A quel tempo a Servola c'erano ancora 8 "pancogole", che continuarono l'attività 'di contrabbando'.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Se non consideriamo le tracce della presenza romana (vicino al mare costruirono una fullonica, per il lavaggio delle stoffe, e davanti ad essa c'era un piccolo porto con tre moli), Servola nacque nel Medioevo (citata per la prima volta nel 1256) sul lato sud della collina sotto la chiesa, dove si trovavano l'antico cimitero e la sede vescovile (da cui i toponimi Škofije e 'Drio Skofije). Il colle, disboscato per far posto alla coltivazione della vite, nel 1303 divenne sede, grazie all'impulso del vescovo Pedrazzani, di un piccolo borgo popolato da coloni provenienti da Castel Soncino (Cremona), città di origine del vescovo, chiamati per contribuire alla costruzione della cattedrale di San Giusto. Il nome viene ricordato nell'odonimo via dei Soncini.

L'attuale chiesa parrocchiale di San Lorenzo si trova sullo stesso posto della chiesa precedente, citata per la prima volta nel 1338 e restaurata nel 1631; demolita per realizzare una nuova nel 1844, un incendio distrusse la nuova chiesa nel 1899. Nel 1891 venne eretta la chiesa attuale. È parrocchia dal 1851.

Nel 1897 venne insediato il primo nucleo dell'odierna Ferriera di Servola ad opera della Società Industriale della Carniola (Krainische Industrie Gesellschaft).

Durante il fascismo alla parte del rione vicino alla Ferriera si dette il nome di Villaggio Ilvania (da ILVA, il nome fu coniato da Mussolini in visita a Trieste). Il termine tradizionale fu sempre predominante, però, nell'uso comune.

Nel 1776 il villaggio contava circa 350 abitanti e 107 case, nel 1804 480 ab. e 135 case, nel 1825 circa 700 ab. e 118 case, nel 1834 909 ab. L'aumento demografico di quei tempi fu dovuto soprattutto a immigrati dal Carso, ma anche dall'Istria, dai monti Barchini e dalla Valle del Vipacco; meno dai vicini paesi del comune di San Dorligo. Nel 1869 il borgo contava già 1883 abitanti e 229 case ed era diventato il più grande villaggio del suburbio di Trieste, in quanto non veniva conteggiato come facente parte della città. Nel 1910 gli abitanti erano 5372, nel 1931 6828, nel 1951 9611, nel 1971 13.537, nel 1986 15.947. Con l'aumentare della popolazione è anche cambiata sensibilmente la composizione etnica: nel 1910 gli sloveni erano il 60% del totale, nel 1945 il 43% (3222 persone), nel 1971 il 6% (833).

A Servola venne aperta la prima scuola del circondario di Trieste, perché era "il villaggio più grande, più vicino e più operoso". Il primo insegnante venne assunto alla fine del 1780, ma le lezioni iniziarono l'anno successivo. Nel 1879 venne aperta la scuola elementare con lingua d'insegnamento italiana, nel 1898 l'asilo con lingua d'insegnamento slovena, nel 1901 quello italiano. Nel 1907 venne organizzata la scuola tedesca e nel 1909 l'asilo.

Anche l'attività culturale ebbe inizio in anni lontani: seguendo l'esempio della Slovanska čitalnica (sala di lettura slava) di Trieste del 1861 e delle Kmečke čitalnice (sale di lettura contadine) a Roiano, Barcola, S. Giovanni, Opicina, Rozzol, anche a Servola nel 1868 venne aperta una Sala di lettura contadina (kmečka čitalnica), che però durò solo fino al 1870. Ma già nel 1884 venne fondato il circolo corale Slovanska vila, di 40 elementi e da allora le attività culturali si moltiplicarono. Se la Slovanska vila venne si sciolse nel 1886, nel 1889 nacque il nuovo coro Velesila.

Monumento ai caduti nella seconda guerra mondiale presso il Cimitero di Sant'Anna

Il 10 giugno 1944 36 persone morirono durante i bombardamenti, ma Servola venne bombardata già nella Prima Guerra Mondiale, con 9 morti. I Caduti locali della Resistenza, assieme a quelli dei rioni limitrofi di S. Anna e di Coloncovez, sono ricordati da un monumento in Via dell'Istria - punto ideale di incontro dei tre rioni - edificato in forma definitiva nel 2001. Nel 1946 invece - durante un corteo postbellico - 2 persone morirono sotto i colpi della Polizia Civile, che sparò sui manifestanti.

I più antichi cognomi di Servola sono: Godina, Flego, Merlak, Suman e Sancin (o Sanzin). Quest'ultimo, derivante con tutta probabilità dai coloni di Castel Soncino, è anche il più numeroso: all'inizio del XX secolo si contavano 158 famiglie con tale cognome.

Persone legate a Servola[modifica | modifica sorgente]

Nativi di Servola sono:


A Servola hanno operato anche:

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Collegata a Trieste dagli autoservizi Trieste Trasporti, durante buona parte del Novecento Servola ospitava altresì un importante capolinea della rete tranviaria di Trieste.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Milan Bufon e Aleksej Kalc (a cura di): Krajevni Leksikon Slovencev v Italiji. Prva knjiga: Tržaška pokrajina, Trieste, 1990
  • Pavle Merkù: La personalità e la produzione di Ivan Grbec, Trieste 2003
  • Dušan Jakomin: La Servolana nell'arte e nella storia, Trieste 2004
  • Mojca Potrč: Omaggio a Ondina Otta Klasinc, Trieste, 2006