Stazione di Trieste Campo Marzio

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Trieste Campo Marzio
stazione ferroviaria
L'imponente edificio della stazione di Campo Marzio
L'imponente edificio della stazione di Campo Marzio
Stato Italia Italia
Coordinate 45°38′47″N 13°45′18.66″E / 45.646388°N 13.755183°E45.646388; 13.755183Coordinate: 45°38′47″N 13°45′18.66″E / 45.646388°N 13.755183°E45.646388; 13.755183
Attivazione 1887
Soppressione 1960
Stato attuale chiusa al traffico viaggiatori; parzialmente utilizzata per museo ferroviario
Linee Trieste Centrale-Trieste Campo Marzio
Trieste Campo Marzio-Trieste Aquilinia
Trieste Campo Marzio-Villa Opicina
Trieste Campo Marzio-Parenzo (1902-1935)
Tipo Stazione in superficie, di testa.
Dintorni Porto di Trieste
Note Chiusa dal 1960; dal 1984 ospita il museo ferroviario

La stazione di Trieste Campo Marzio era il secondo scalo ferroviario di Trieste per importanza; dal 1960 è chiusa al traffico viaggiatori ed è utilizzata per l'effettuazione di treni storici amatoriali. Ospita il museo ferroviario omonimo. È una stazione di testa, terminale per le linee dirette a essa posta al km 7+668 della linea di circonvallazione che la collega alla stazione di Trieste Centrale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso del fabbricato viaggiatori della ex stazione

Nel 1887, le Ferrovie di Stato austriache (kkStB) per ridurre la propria dipendenza dalla rete della Südbahn, aprirono la linea ferroviaria ferrovia Trieste-Erpelle dotando la città di una seconda stazione, denominata Trieste Sant'Andrea aperta come capolinea della ferrovia e raccordata con un binario (Linea delle Rive) alla stazione Centrale. La stazione permetteva di raggiungere Pola e Rovigno (dal secondo dopoguerra in territorio croato). Nel 1902 si attestò in questo impianto anche la Parenzana (a scartamento ridotto).

Con l'apertura della ferrovia Transalpina nel 1906, la stazione di Sant'Andrea fu ricostruita e spostata verso nord divenendo l'attuale che assunse la denominazione di Trieste stazione dello Stato (in tedesco, Triest Staatsbahnhof)[senza fonte]. L'importante edificio fu costruito tra il 1901 e il 1906, su progetto dell'architetto Robert Seelig, in quanto la stazione di Sant'Andrea era stata designata quale capolinea dell'importante ferrovia statale Jesenice-Trieste facente parte del complesso della Transalpina, che congiungeva Trieste con il territorio interno austriaco e, tramite diramazioni, anche con Vienna e Salisburgo. Il nuovo impianto ferroviario era secondo per dimensioni e volume di trasporti solo alla Stazione di Trieste Centrale.

Alla fine della prima guerra mondiale, in seguito alle ripartizioni territoriali conseguenti al Trattato di Saint Germain, la stazione entrò a far parte delle strutture gestite dalle Ferrovie dello Stato italiane (FS). Nel 1923 la stazione di Trieste Sant'Andrea fu rinominata Trieste Campo Marzio. [1]

Nel 1935 la stazione perse il traffico per Parenzo in seguito alla soppressione della ferrovia. Permaneva il traffico per le località di Divaccia e di Pola. Il nuovo spostamento delle frontiere seguito alla fine seconda guerra mondiale privò Campo Marzio della sua precedente importanza dal punto di vista ferroviario; la stazione, rimase origine del solo traffico viaggiatori per Erpelle-Cosina (di fatto limitato a Sant'Elia). La poca consistenza di tale traffico portò nel 1960 alla chiusura della stazione contestualmente alla chiusura definitiva della linea della Val Rosambra. La soppressione fu decretata con DPR 28 agosto 1961, n. 1018[2]. La stazione fu utilizzata, tramite il collegamento della linea di cintura (in galleria) con la stazione centrale, per il traffico merci (soprattutto container) verso l'Asia Minore e il medio Oriente che a Campo Marzio vengono trasferiti sulle navi.

Durante buona parte del Novecento l'area antistante la stazione ospitava un importante capolinea della rete tranviaria di Trieste.

Dopo un lungo abbandono un gruppo di volontari richiese l'uso di una parte del fabbricato e in seguito costituì il museo ferroviario di Trieste Campo Marzio, la cui apertura al pubblico risale all'8 marzo 1984.

Strutture e impianti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione è dotata di un grande fabbricato viaggiatori; ospitava i servizi di biglietteria, la sala d'attesa, l'edicola, il bar, gli uffici e la dirigenza del movimento. La stazione è dotata di due segnali di protezione; il fascio binari è dotato di due segnali di partenza (interno ed esterno) [3] Quattro dei binari "viaggiatori" della stazione sono adibiti ad ospitare la collezione museale di locomotive e rotabili d'epoca.

La stazione è terminale delle linee per Villa Opicina[4], per Trieste Aquilinia e per Trieste Centrale (tramite una galleria di 5.727 m.[5]

Movimento[modifica | modifica wikitesto]

Il traffico della stazione era notevole nella seconda metà degli anni trenta: dalla stazione partivano giornalmente, nel 1938, 9 treni effettuati con automotrici ALn 556 dei quali 5 raggiungevano il capolinea di Pola, 3 Divaccia e 1 si fermava ad Erpelle. Sempre per Pola venivano effettuati, con trazione a vapore, 2 diretti, un omnibus e un misto. Alla stazione giungevano giornalmente due treni diretti, una automotrice da Erpelle, 2 da Divaccia e 5 da Pola. Da Pola arrivavano anche un treno misto e un omnibus con trazione a vapore[6].

Nel secondo dopoguerra in seguito alla amputazione della tratta terminale di alcuni km, a causa dello spostamento dei confini, il servizio passeggeri si svolgeva tra Trieste Campo Marzio e Sant'Elia (la sezione fino ad Erpelle-Cosina, finita in territorio jugoslavo venne rapidamente smantellata):

Nel 1947 l'orario ferroviario generale Pozzo riportava un'offerta giornaliera di 4 coppie di treni accelerati[7]. Nel 1954 le coppie di treni erano salite a 5, con un miglioramento dei tempi di percorrenza[8]. La scarsa frequentazione portò a sospendere, dal 31 dicembre 1958, il servizio ferroviario e a sostituirlo con 5 coppie di corse di autobus sostitutivi[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Petronio, Transalpina. Die Wocheinerbahn. Bohinjska Proga. La linea del Wochein, Trieste, Edizioni Italo Svevo, 1997, p. 325.
  2. ^ Decreto del presidente della Repubblica 25 agosto 1961, n. 1018, in materia di "Soppressione dalla rete delle Ferrovie dello Stato della linea ferroviaria Trieste Campomarzio-S. Elia-Confine."
  3. ^ Fascicolo circolazione 67, p. 125, nota 1
  4. ^ Fascicolo circolazione 67, p. 70
  5. ^ Fascicolo circolazione 67, p. 69
  6. ^ Orario ferroviario generale Pozzo, quadro 232, in vigore dal 21 novembre 1938
  7. ^ Orario ferroviario generale Pozzo, quadro 203, in vigore dal 4 maggio 1947
  8. ^ Orario ferroviario generale Pozzo, quadro 211, in vigore dal 23 maggio 1954
  9. ^ Orario generale Pozzo, quadro 164, valido fino al 31 dicembre 1959

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gian Guido Turchi, Trieste: verso un museo ferroviario, in "I Treni Oggi" n. 7 (marzo 1981).
  • RFI, Fascicolo circolazione n. 67, edizione 2003 (agg.ta 2014), pp. 51-172

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Trieste Campo Marzio
Direzione Stazione precedente Ferrovia
Trieste Centrale TriangleArrow-Left.svg Trieste Centrale Pfeil links.svg Trieste Centrale-Trieste Campo Marzio
 (7+668)
Trieste Campo Marzio-Villa Opicina
 (0+799)
Pfeil rechts.svg Villa Opicina TriangleArrow-Right.svg Villa Opicina
Trieste Campo Marzio-Trieste Aquilinia
 (0+000)
Pfeil rechts.svg Trieste Servola TriangleArrow-Right.svg Trieste Aquilinia