Bardonecchia

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Bardonecchia
comune
Bardonecchia – Stemma Bardonecchia – Bandiera
Bardonecchia – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Torino-Stemma.svg Torino
Amministrazione
Sindaco Roberto Borgis (lista civica) dal 09/05/2011
Territorio
Coordinate 45°04′42″N 6°42′14″E / 45.078333°N 6.703889°E45.078333; 6.703889 (Bardonecchia)Coordinate: 45°04′42″N 6°42′14″E / 45.078333°N 6.703889°E45.078333; 6.703889 (Bardonecchia)
Altitudine 1.312 m s.l.m.
Superficie 132,31 km²
Abitanti 3 313[1] (30-09-2011)
Densità 25,04 ab./km²
Frazioni Les Arnauds, Melezet, Millaures, Rochemolles, Les Issard
Comuni confinanti Avrieux (FR-73), Bramans (FR-73), Exilles, Modane (FR-73), Névache (FR-05), Oulx
Altre informazioni
Cod. postale 10052
Prefisso 0122
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 001022
Cod. catastale A651
Targa TO
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Nome abitanti bardonecchiesi
Patrono sant'Ippolito
Giorno festivo 13 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bardonecchia
Localizzazione del Comune di Bardonecchia nella Provincia di Torino.
Localizzazione del Comune di Bardonecchia nella Provincia di Torino.
Sito istituzionale

Bardonecchia (IPA: /bardo'nekkja/,[2] Bardonecia in piemontese, Barduneice in occitano, Bardonnèche in francese) è un comune italiano di 3.313 abitanti della provincia di Torino, situato in alta Val di Susa. Fa parte della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone ed è il comune più occidentale d'Italia e della regione Piemonte.

Geografia e topografia[modifica | modifica sorgente]

Bardonecchia dista da Torino circa 85 km e sorge a quota 1.312 al centro della conca dove convergono i quattro ampi valloni che alimentano la Dora di Bardonecchia.

Le valli ed i monti circostanti[modifica | modifica sorgente]

Si tratta, in senso orario, della Valle Stretta (la cui parte più a monte ricade in territorio francese), della Valle della Rho, del Vallone del Frejus e di quello di Rochemolles (che raccoglie anche le acque provenienti dalla Valfredda). Nella parte media o alta di questi valloni si trovano valichi che mettono in comunicazione la conca di Bardonecchia con la Francia: si tratta rispettivamente del Colle della Scala, stradale, e dei valichi, dotati solamente di sentiero, dei colli della Rho, del Frejus e di Etiache; al di sotto del colle del Frejus transitano due trafori, uno ferroviario e uno autostradale.

Alla conca fanno da corona molte importanti montagne, parecchie delle quali superano quota tremila. In particolare hanno interesse sciistico, per la presenza di impianti di risalita, il Monte Jafferau e il Colomion; sono invece importanti da un punto di vista alpinistico le Dolomiti di Valle Stretta, la Rognosa di Etiache e la Pierre Menue, la più alta vetta delle Alpi Cozie settentrionali. Il Monte Thabor, la Punta Nera, la Punta del Frejus e varie altre cime sono invece di natura principalmente detritica e vengono raggiunte da percorsi escursionistici o sci-alpinistici.
La conca di Bardonecchia comprende un invaso artificiale destinato ad un uso idroelettrico, il Lago di Rochemolles, originato da uno sbarramento sul torrente omonimo.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Bardonecchia è attraversata da vari torrenti alpini che, a dispetto della denominazione, non vanno praticamente mai in secca. È lambita dalla Dora di Bardonecchia, affluente della Dora Riparia, che scorre appena fuori del centro abitato, praticamente parallela alla strada statale 335, detta di Bardonecchia ed alla linea ferroviaria Torino-Parigi. Nel territorio comunale è attraversata da due ponti stradali che collegano la statale (e l'autostrada A32) al paese. Essi formano una specie di ventaglio imperniato all'uscita del paese, sulla confluenza finale nella Dora, che va dal torrente di Rochemolles al Torrente di Valle Stretta. Procedendo attorno a Bardonecchia in senso antiorario si incontrano:

  • il torrente di Rochemolles, il cui ramo principale nasce sotto la punta del Sommeiller (3333 m s.l.m.), che dopo aver formato il bacino artificiale di Rochemolles (1978 m s.l.m.), scende arricchendosi delle acque provenienti dai valloni laterali, fra i quali la Valfredda, in direzione Nord - Sudovest e, raccolte le acque dei torrenti che attraversano Bardonecchia, diventa Dora di Bardonecchia:
  • il torrente del Frejus (detto anche Rio Merdovine), che entra nell'abitato presso Borgo Vecchio (a nord) ed attraversa il paese prima in direzione NS poi piega verso Est dopo essere attraversato da un ponte sulla via Medail (nella parte più alta della medesima) e scende fino a qualche decina di metri a SE della Stazione ferroviaria, unendosi poco dopo al torrente di Valle Stretta. Esso è formato da tre rami principali, ciascuno dei quali alimentato a sua volta da rivoli vari:
(questi ultimi due si uniscono fra loro formando un unico corso d'acqua che poco a valle confluisce al primo, in località Grange Merdovine)
  • il torrente Rho, formato inizialmente da due rami, quello principale, che origina sotto l'omonimo colle (2650 m s.l.m.), ed il Rio Rebour, che origina sotto la Punta Nera. Esso delimita il paese sul lato ovest, quello più alto, esattamente come la Dora di Bardonecchia lo delimita ad est, nella parte più bassa. Passa dietro il Palazzo delle Feste, per poi unirsi nelle vicinanze di Campo Smith al torrente di Valle Stretta. Fu proprio il torrente Rho che con le sue esondazioni del 1872 e 1873 allagò parte del Borgo Vecchio, distruggendo la cappella del Santo Sepolcro, sita ove oggi sorge il Palazzo delle Feste. Nel 1876 l'esondazione si ripeté ma con esiti meno drammatici.[3][4]
  • il torrente di Valle Stretta, che origina sotto il massiccio del Monte Thabor (3178 m s.l.m., in territorio francese) e parte delle cui acque, intercettate con uno sbarramento poco prima di entrare in territorio italiano, alimentano attraverso un canale di derivazione una piccola centrale idroelettrica dell'ENEL. Già in territorio italiano, all'inizio del falsopiano del Pian del Colle accoglie le acque del Rio Guilaud che ha origine sotto il Passo della Mulattiera. Il torrente, il cui alveo è sito ai piedi del complesso montuoso Selletta - Monte Colomion, segna il confine sudorientale delle frazioni Melezet e Les Arnauds per poi unirsi, poco dopo Campo Smith, al torrente della Rho e successivamente con questo alla Dora di Bardonecchia.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale[modifica | modifica sorgente]

Via Medail

Verso la fine del XIX secolo l'estensione della rete ferroviaria italiana ha fortemente accorciato le distanze fra Bardonecchia ed i tre poli industriali e mercantili del Nord Italia: Milano, Torino e Genova. Questo, unitamente alle caratteristiche peculiari della conca di Bardonecchia, quali fra le altre un certo riparo dai venti freddi di tramontana ed un territorio ampio e non troppo ripido, ne ha fatto una mèta molto apprezzata dal turismo residenziale d'élite, incrementato dall'effetto "pubblicitario" dell'assidua presenza, nei periodi di relax, dello statista Giovanni Giolitti. Sono sorte quindi numerose ville signorili, alcune dotate di ampi giardini o piccoli parchi. Un'ulteriore spinta in questo senso l'ha fornita lo sviluppo dello sci alpino, che qui ha trovato, all'inizio del Novecento, una delle sue prime sedi. Questa situazione è rimasta tale fino alla fine degli anni cinquanta, quando il boom economico italiano ha reso disponibili risorse finanziarie ai ceti dirigenziali ed impiegatizi.

Negli anni sessanta, settanta[5] ed ottanta e più lentamente nei novanta, Bardonecchia ha visto il moltiplicarsi dell'edilizia condominiale, che si è insediata negli ampi spazi verdi disponibili o al posto di vecchie case in pietra, più o meno fatiscenti, abbandonate dai proprietari causa l'assenza di servizi e comfort, ormai irrinunciabili per i tempi.[6] Il fenomeno ha interessato naturalmente anche le borgate limitrofe del nucleo del paese: Les Arnauds e Melezet, ove non esistono quasi più edifici che non abbiano subìto una radicale ristrutturazione. Ad oggi il numero delle unità abitative a disposizione di non residenti è di un ordine di grandezza superiore a quello relativo alla popolazione residente o ivi domiciliata per ragioni di lavoro. L'apertura del traforo stradale del Frejus, avvenuta nel 1980, e quella dell'autostrada A32 nei primi anni novanta, hanno contribuito a rendere più "vicina" Bardonecchia ai poli industriali.

La via principale di Bardonecchia è via Medail, sulla quale si affaccia il maggior numero di negozi del paese. Via Medail è una strada in salita, lunga circa un chilometro, che collega la stazione ferroviaria alla parte vecchia di Bardonecchia (Borgo Vecchio). È la via del passeggio e degli incontri. Dall'altra parte della ferrovia, unito a via Medail da un sottopasso ferroviario che risale alla metà degli anni settanta (ma che è anche raggiungibile direttamente dalla statale), sorge il cosiddetto Borgo Nuovo, creato a suo tempo per soddisfare alle esigenze di alloggio di coloro che lavoravano, nella seconda metà del XIX secolo, al traforo ferroviario del Frejus.

Le frazioni di Bardonecchia sono: Les Arnauds, Melezet, Millaures e Rochemolles.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Nel secolo IX il paese è attestato come Bardonisca, Bardisca nel 1001[7] poi come Bardonesca nel 1148 e infine Bardonecchia nel 1365. Il nome sembra legato al popolo dei Longobardi (che si impossessarono della Val di Susa), detti per aferesi 'Bardi', con l'aggiunta del suffisso latino '-iscus' o del corrispondente germanico '-isk', utilizzato per i nomi etnici.
Bardonecchia vorrebbe dunque dire Città longobarda.[8]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Originariamente la conca di Bardonecchia era occupata da un lago, alimentato dai torrenti alpini ed avente come emissario la Dora di Bardonecchia. A testimonianza di ciò vi è l'antica denominazione della chiesa parrocchiale di Bardonecchia, Santa Maria ad lacum, eretta nell'attuale Borgo Vecchio ed al posto della quale sta ora la nuova Chiesa parrocchiale eretta nella prima metà del secolo XIX. Il lago sarebbe stato prosciugato dai Saraceni che l'occupavano nel corso del secolo X. In effetti la breve strettoia che s'incontra lungo la strada statale 335, detta di Bardonecchia, qualche centinaia di metri prima dell'abitato, nella quale trovano spazio solo il corso della Dora di Bardonecchia e la statale stessa, è ancor oggi chiamata: Località Roccatagliata.[9] Qui i Saraceni avrebbero aperto il varco alle acque del lago tagliando la corta parete rocciosa che univa le pendici del monte Jafferau a quelle del Bramafam, formando così uno sbarramento naturale.

Anche se non vi è dubbio, da reperti trovati in loco, che la zona fosse abitata da popolazioni di origine celtica già prima del periodo di occupazione romana della Gallia, Bardonecchia viene menzionata per la prima volta in un documento che riguarda la fondazione dell'Abbazia di Novalesa, del 726, ove si menziona quello di Bardonecchia come uno dei territori posti sotto la giurisdizione di quell'Abbazia[10]

Il Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Nel 906 i Saraceni, partiti da una loro base di Lagarde-Freinet in Provenza, giunsero fino all'Abbazia di Novalesa, saccheggiandola, e si stabilirono in Alta Valsusa fino alla fine del primo millennio, quando furono scacciati definitivamente dalle truppe di Arduino Glabrone. Nel 1001 l'imperatore Ottone III confermò Olderico Manfredi I nella signoria della marca di Torino che includeva anche Bardonecchia.[11] Si hanno notizie di una signorìa che faceva capo a certi Bardonnèche, il cui capostipite, Witbaldo, che aveva combattuto i Saraceni partecipando alla loro cacciata, morì nel 1050 dopo aver dominato anche su Oulx, Cesana, le valli del Monginevro e di Névache.[12] Da quel periodo Bardonecchia venne contesa fra i conti di Savoia ed il Delfinato dei conti di Albon. Con la morte di Adelaide di Susa, il territorio di Bardonecchia finì nell'orbita della signoria dei Delfini di Vienne, come erano chiamati i conti di Albon. Alla fine del XII secolo la spuntarono infatti gli Albon e Bardonecchia divenne feudo del Delfinato, ma conservò una certa autonomia amministrativa.[13] Uno di loro, Ghigo VIII, accordò nel 1319 a Bardonecchia ed alle due comunità limitrofe, Rochemolles e Beaulard, uno statuto.[14]

Nel 1334 un Bardonnèche, Francesco, signore di Cels, si ribellò ad Umberto II del Delfinato: il castello di Cels fu demolito[15] e Francesco fu condannato a morte e poco dopo giustiziato. Con la cessione del Delfinato a Filippo VI di Francia da parte dello stesso Umberto II del Delfinato, avvenuta il 30 marzo 1349, anche Bardonecchia divenne feudo francese.

Il periodo rinascimentale[modifica | modifica sorgente]

La Tour d'Amont, resti dell'antica fortezza dei de Bardonnèche

Durante le guerre di religione francesi Bardonecchia fu teatro di un sanguinoso scontro fra le parti avverse. Nel 1562, dopo una serie di scontri seguenti la devastazione della Prevostura di San Lorenzo di Oulx, avvenuta il 22 luglio,[16] da parte di un cospicuo contingente di valdesi, un gruppo di questi venne spinto dalle truppe cattoliche al comando di Claude Arlaud Borel detto La Casette, a rifugiarsi in Bardonecchia. Qui la maggior parte di loro (tra i duecento ed i quattrocento) soccombette mentre i rimanenti (circa 150) si rifugiarono nella fortificazione Tour d'Aumont da dove vennero snidati con il fuoco dal La Casette e trucidati.[17]

La posizione di Bardonecchia era relativamente meno esposta ai continui passaggi di truppe francesi lungo la Valle di Susa, ed alle relative devastazioni, che hanno caratterizzato il periodo fra il 1550 ed il 1700, trovandosi fra i due valichi principali, il colle del Monginevro e quello del Moncenisio che assorbivano gran parte del movimento.

Il settecento: dal Regno di Sardegna alla Francia napoleonica[modifica | modifica sorgente]

Nel corso della guerra di successione spagnola (1701 - 1714) le truppe sabaude del generale Rehibinder salirono nel luglio 1708 dalla Val Moriana al colle della Rho e ridiscesero su Bardonecchia occupandola. Percorrendo la stessa via il duca di Savoia entrò in paese il 1º agosto e Bardonecchia prestò giuramento di fedeltà a Vittorio Amedeo in Susa il 1º gennaio 1709.[18] Da allora Bardonecchia non apparterrà più alla Francia: il suo “passaggio” al Ducato di Savoia (e Regno di Sicilia) verrà sancito dal Trattato di Utrecht (febbraio 1713).
Ma i francesi tornarono. Nella primavera del 1794 le truppe rivoluzionarie, scese dai colli della Scala e della Rho entrarono in Bardonecchia occupandola. Ritiratisi a seguito della caduta di Robespierre, ritornarono in concomitanza con la prima Campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte. Con l'abdicazione di Carlo Emanuele IV di Savoia, l'8 dicembre 1798, Bardonecchia seguì le sorti del Piemonte, divenuto prima Repubblica del Piemonte, stato fantoccio sotto la Francia rivoluzionaria quindi, per volere di Napoleone, 27ª Divisione Militare francese (aprile 1801) e poi, nel settembre 1802, territorio francese a tutti gli effetti (sei dipartimenti). Tornò poi ai Savoia solo dopo la caduta di Napoleone (1814).

Il XIX secolo: il Traforo ferroviario[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Traforo ferroviario del Frejus.
Il monumento eretto in Bardonecchia alla memoria di Giuseppe Francesco Medail

Nel 1832 un imprenditore di Lione (precedentemente commissionario in dogana) nativo di Bardonecchia, Giuseppe Francesco Medail, ebbe l'idea di realizzare un traforo ferroviario per collegare Torino alla Francia e nel 1840 presentò un memoriale al re Carlo Alberto nel quale descriveva un tunnel ferroviario sotto il colle del Frejus. Médail morì a Susa nel 1844 poco prima di veder coronato il suo sogno. Sempre nello stesso anno, infatti, un ministro di Carlo Alberto, Luigi Des Ambrois (18071874) nativo di Oulx, riprese l'idea e commissionò gli studi preliminari all'ingegnere belga Henri Mauss. Il progetto definitivo venne redatto da Germain Sommeiller, Sebastiano Grandis e Severino Grattoni. Il 31 agosto 1857, il re Vittorio Emanuele II ordinò l'inizio dei lavori di scavo del tunnel con un finanziamento di 42 milioni di lire. I lavori furono diretti dall'ingegnere Sommeiller. La cessione della Savoia alla Francia da parte del Regno di Sardegna nel 1860 non ebbe che l'effetto di provocare un breve ritardo ed i lavori proseguirono. Lo scavo della galleria venne completato il 25 dicembre 1870 ed il traforo fu inaugurato il 17 settembre 1871.

L'apertura del traforo ferroviario del Frejus ha conferito a Bardonecchia lo status di città di confine, con tutte le conseguenze del caso, quindi, fra le altre, l'incremento demografico dovuto alla massiccia presenza di forze dell'ordine (Polizia, ferroviaria e non, Carabinieri, Guardia di Finanza) e poi funzionari doganali, agenzie di trasporti, personale ferroviario, ecc. con un deciso incremento dello sviluppo economico della località, prima limitato alle poche risorse dell'economia agricola di montagna.

Alla fine dell'Ottocento venne costruito il Forte Bramafam per difendere da eventuali attacchi francesi l'imboccatura del traforo ferroviario del Frejus.

Il XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente il turismo interessava soprattutto la stagione estiva; soltanto nel Novecento si cominciò a parlare anche di turismo invernale. Nel 1908 fu fondato lo Sci Club Bardonecchia e nel 1911 i fratelli Smith diedero spettacolo coi salti dal trampolino in una zona che poi prenderà il loro nome, Campo Smith. Nel volgere di qualche anno il paese si trasformò, diventando una nota località turistica frequentata, tra gli altri, dallo statista Giovanni Giolitti. Con la seconda guerra mondiale le attività turistiche si fermarono.

Col trattato di pace del 1947 Bardonecchia perse la Valle Stretta, ceduta alla Francia. Nel secondo dopoguerra il paese sviluppò la sua vocazione turistica con la proliferazione degli alberghi e poi delle seconde case. Contemporaneamente, all'economia di Bardonecchia contribuì la presenza del personale impiegato negli uffici della dogana, che restò in servizio fino al 1993, quando entrò in vigore nei paesi dell'Unione europea la libera circolazione delle merci.

Un ulteriore rafforzamento della sua vocazione di transito si ebbe nel luglio del 1980 con l'apertura del Traforo stradale del Frejus e poi con il completamento dell'autostrada Torino-Bardonecchia (A32) a metà degli anni novanta.

Nel 1995 venne sciolto per mafia[19] il consiglio comunale di Bardonecchia, primo caso al nord-Italia, e unico fino allo scioglimento del consiglio comunale di Bordighera nel 2011.[20]

Il XXI secolo: le Olimpiadi invernali[modifica | modifica sorgente]

Nel febbraio 2006 Bardonecchia è stata una delle sedi dei XX Giochi olimpici invernali, per i quali ha ospitato le gare di snowboard; è stata anche sede di uno dei tre villaggi olimpici. Nel gennaio del 2007 ha ospitato inoltre le gare di sci alpino e snowboard dell'Universiade invernale 2007, mentre dal 17 al 19 ottobre 2008 ha ospitato la Prima Assemblea Nazionale dei Pionieri della Croce Rossa Italiana, un evento di importanza internazionale e storica (dopo oltre 60 anni di esistenza della Componente Pionieri questa è stata la prima Assemblea Nazionale).[21]

Arte[modifica | modifica sorgente]

A Bardonecchia non mancano esempi di fervore artistico ed architettonico. Accanto a manufatti lignei e in pietra, affreschi e retables troviamo esempi di architettura di rilievo, quali il campanile trecentesco della chiesa parrocchiale e la medesima, la Tour d'Amoun, parte di uno dei castelli signorili dei feudatari del paese, la famiglia De Bardonisca (nella vulgata francese, De Bardonnèche).

Chiesa parrocchiale di Sant'Ippolito[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Sant'Ippolito (Bardonecchia).

Nata come Santa Maria ad Lacum, all'inizio del secondo millennio, ne è rimasto l'elegante campanile romanico in pietra che risale al XIII secolo e che, restaurato e dotato di guglia ornamentale in rame, si appoggia al fabbricato dell'attuale chiesa parrocchiale sul lato sud. L'attuale chiesa parrocchiale fu costruita in sostituzione della precedente, demolita nel primo ottocento perché pericolante, fu eretta negli anni 1827-28 ma consacrata solo nel 1833.[22] All'interno sono presenti notevoli opere dell'artigianato della valle e gli stalli lignei del coro provengono dall'Abbazia di Novalesa.

Forte Bramafam[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forte di Bramafam.
Il forte del Bramafam

Antico castello, dal quale il forte ottocentesco ha ereditato il nome, se è vero che "intorno al 1333 Guigo VII ordina al balivo di ristrutturare il castello del Bramafam acquistato tre anni prima dai signori del luogo (i De Bardonisca) "[senza fonte]. Una zona sottostante il forte, infatti, è ancora, nella toponomastica di oggi, Chatiàw che, nella parlata locale, significa appunto castello. Adibito a fortificazione a difesa della piazza i cui cannoni puntavano sia verso l'imbocco del traforo ferroviario che verso la strada proveniente dalla valle stretta, è ora adibito a museo.

Palazzo delle Feste[modifica | modifica sorgente]

Il Palazzo delle Feste

Progettato dall'architetto Carlo Angelo Ceresa, noto artista dello stile liberty nel 1913, fu finanziato da privati per creare in Bardonecchia una struttura permanente destinata ad ospitare manifestazioni, spettacoli, eventi musicali, ecc. Subì varie vicissitudini (inizialmente anche a causa dello scoppio della prima guerra mondiale che ne arrestò lo sviluppo), e successive ristrutturazioni, fino all'ultima del 1996, ad opera dell'ing. Guido Barba Navaretti, che, pur mantenendo inalterata la facciata liberty, riportata all'antico splendore, ne ha profondamente modificato l'interno per riproporne la funzionalità del progetto originario ma secondo i criteri moderni di razionalità e sicurezza per opere di questo tipo. Il Palazzo era di proprietà della Regione Piemonte.[23] - Oggi l'immobile è di proprietà comunale ed è gestito dagli Assessorati al Turismo Cultura e Sport che vi organizzano eventi, manifestazioni, concerti e spettacoli, oltre a convegni, seminari e corsi formativi.

Colonia 9 maggio[modifica | modifica sorgente]

L'ex Colonia 9 maggio, oggi Villaggio Olimpico

Opera destinata ad ospitare la gioventù inserita nelle organizzazioni giovanili fasciste, fu progettata dall'ing. Gino Levi Montalcini secondo i criteri di funzionalità e linearità in auge a quel tempo e realizzata in cemento armato nella struttura portante ed in pietra, vetro, ferro e legno per il rimanente, e costituente un bell'esempio di architettura funzionale. Occupa una superficie totale di quasi 50.000 m2. Fu inaugurata personalmente da Benito Mussolini il 9 maggio (di qui il nome) 1939. Al termine della seconda guerra mondiale subì le vicissitudini del patrimonio di proprietà delle disciolte (o trasformate) organizzazioni fasciste.

Divenne Colonia Médail poi, affidata dalla Regione Piemonte che ne ha la titolarità, al Comune di Bardonecchia, fu utilizzata parzialmente per uffici turistici pubblici e quindi affidata con subconvenzione ad un'associazione internazionale, l'YMCA (Young Men's Christian Organization) di origine inglese ma con sede a Ginevra, titolare di numerose sedi per giovani in tutto il mondo.[24] La ristrutturazione decisa da questa organizzazione subì tuttavia uno stop nell'aprile 1995, a seguito delle vicende che portarono al commissariamento ministeriale dell'Amministrazione Comunale e che videro l'YMCA rinunciare al progetto. Con i fondi per le Olimpiadi Invernali del 2006 la colonia fu ristrutturata per destinarla in un primo tempo a polo logistico dell'organizzazione olimpica e successivamente a struttura alberghiera e turistica, cosa che è avvenuta, ed attualmente la struttura è data in gestione ad una società turistico-alberghiera che ne ha fatto un resort per ospitare sia i turisti interessati agli sport invernali che quelli alla villeggiatura estiva.

Museo civico di Bardonecchia[modifica | modifica sorgente]

Nel Museo civico, con ingresso sito sulla piazza della chiesa parrocchiale, sono custoditi cimeli locali tra cui degli sci del XIX secolo.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Bardonecchia.
L'ingresso al traforo ferroviario

È collegata con la Francia per mezzo di due trafori, il traforo ferroviario del Frejus ed il traforo stradale del Frejus. Con Torino, oltre che per via ferrata tramite la linea Torino-Modane, tratto del collegamento ferroviario Roma- Torino -Parigi, per via stradale tramite l'Autostrada A32 Torino-Bardonecchia, e in alternativa tramite la Strada statale n. 335, detta "di Bardonecchia", che si innesta a poco più di venti chilometri a valle con la Strada statale n. 24 detta "del Monginevro".

Inoltre, nel solo periodo estivo (in genere da giugno a settembre inclusi), è transitabile la strada che, attraverso il Colle della Scala, collega Bardonecchia con il comune francese di Névache (fraz. Planpinet) e quindi con Briançon, da dove si può procedere verso Grenoble o scendere, lungo la valle della Durance, fino a Gap e poi Sisteron, ove inizia l'autostrada che porta in Provenza. Il collegamento attraverso il Colle della Scala è tuttavia riservato alle sole autovetture ed ai piccoli veicoli commerciali.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Con l'apertura del traforo ferroviario del Frejus l'economia di Bardonecchia subì una trasformazione radicale assumendo una notevole importanza quale ultima stazione italiana sulla linea ferroviaria Torino - Modane. Dopo il 1925, con l'enorme sviluppo dello sport dello sci e l'aumentata frequenza dei villeggianti estivi, l'economia di Bardonecchia ha subito un'ulteriore caratterizzazione traendo da queste due voci la maggior parte del reddito locale.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Bardonecchia si trova al centro di una conca soleggiata, punto di partenza per usufruire di piste da sci d'inverno e del bike park d'estate.

Il turismo è la risorsa economica fondamentale per gran parte dei Comuni appartenenti all'Alta Valle Susa: una vocazione turistica costruita gradualmente e consolidatasi nel tempo in grado di offrire oggi 7.000 posti letto in strutture alberghiere (dall'hotel a 4 stelle alla pensione a gestione familiare) ed altri 7.000 nella recettività extralberghiera (residences, rifugi e campeggi). Nei periodi di alta stagione si contano punte di circa 30.000 presenze turistiche giornaliere che utilizzano, oltre alla recettività alberghiera ed extralberghiera i numerosi appartamenti in affitto e abitazioni secondarie.

La dotazione turistica comprende: ristoranti tipici, enoteche, birrerie, pizzerie, discoteche, piano bar, cinema, locali notturni, campi sportivi - calcio, tennis, pallavolo, pallacanestro, bocce - e palazzetti per lo sport, palestre, fitness center, piscine coperte e campi da golf in quota, integrano l'offerta delle strutture ed attrezzature invernali.

Anche il turismo congressuale, la musica, il teatro e gli spettacoli possono oggi contare sulla struttura del Palazzo delle Feste di Bardonecchia.

Le attività sportive invernali si concentrano nei comprensori sciistici gestiti dalla società degli impianti di risalita.

I comprensori sciistici[modifica | modifica sorgente]

Bardonecchia è stata una delle prime stazioni ove si è iniziato a praticare lo sci alpino: le prime gare ebbero luogo qui nella stagione invernale 1904 / 05 e nel 1908 fu eretto il primo trampolino per il salto nella località chiamata poi Campo Smith,[25] a cura dello Sci Club di Torino.[26] I primi impianti sorsero proprio a partire dal Campo Smith sulle pendici del Colomion cui seguì, nell'immediato dopoguerra, la seggiovia monoposto Bardonecchia-Fregiusia, sulle pendici dello Jafferau e quindi gli impianti a Melezet e quelli a Les Arnauds. A tutt'oggi Bardonecchia conta due comprensori sciistici fisicamente distinti, in quanto siti ai lati opposti rispetto alla valle della Dora di Bardonecchia:[27]

  • Colomion-Les Arnaud-Melezet, che si sviluppa sulla destra orografica del torrente di Valle Stretta e che conta 15 impianti di risalita; punto più alto raggiunto 2400 m s.l.m. dalla sciovia del Vallon Cros
  • Jafferau, che si sviluppa sulle falde sud-occidentali dell'omonimo monte e conta sei impianti di risalita; il punto più alto raggiunto è a 2700 m s.l.m. dalla seggiovia della Testa del Ban ed è il più alto in assoluto fra tutti gli impianti di Bardonecchia

In totale si contano più di 100 km di piste ed entrambe i comprensori sono dotati di impianti di innevamento artificiale. A questi si aggiungono un Half Pipe Olimpico, uno snow park, un boardercross, 17 km di piste da fondo e 10 km di percorsi segnalati per le ciaspole (o racchette da neve).

Sport[modifica | modifica sorgente]

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Tappe del Giro d'Italia con arrivo a Bardonecchia
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
1972 14ª Savona 256 Belgio Eddy Merckx Belgio Eddy Merckx
1984 16ª Alessandria 198 Norvegia Dag-Erik Pedersen Italia Francesco Moser
2013 14ª Cervere 180 Italia Mauro Santambrogio Italia Vincenzo Nibali

Hockey su ghiaccio[modifica | modifica sorgente]

Bardonecchia fu sede di una squadra di hockey su ghiaccio attiva negli anni '30 e che partecipò ad alcuni tornei di serie B oltre che a un campionato di serie A (nella stagione 1934).

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Melezet, situata allo sbocco della secondaria Valle Stretta, fu sede di una scuola di pittura, scultura e architettura, che ebbe notorietà in tutta la Valle di Susa e nella Valle della Moriana tra il XV e il XVIII secolo; attualmente vi si trova una scuola d'intaglio; nella chiesa dedicata a Sant'Antonio abate vi sono affreschi del Cinquecento. Sulla piazzetta che fronteggia l'ingresso della chiesa c'è una pregevole fontana in pietra, con catino esagonale, del 1732, opera dello scultore Jean André, come recita la scritta su uno dei lati del catino. Nell'antica e restaurata Cappella di Nostra Signora del Carmine vi è un piccolo Museo. Verso Pian del Colle sorge la Cappella di San Sisto, che fu eretta nel XV secolo, e vi sono rappresentate in affresco vicende della vita di Papa Sisto II e di Lorenzo, suo diacono e, all'esterno, il Giudizio Universale.
  • Les Arnauds, località a metà strada tra il Borgonuovo e Mélezet, una pregevole icona di legno è conservata nella chiesa ex-parrocchiale dedicata a San Lorenzo. Sul versante del Monte Colomion, proprio in prossimità di una pista di discesa, si trova la Cappella di Notre Dame del Coignet, dotata di pregevoli affreschi quattrocenteschi, sia all'esterno che all'interno.
  • Rochemolles è un piccolo villaggio situato nell'aspro vallone omonimo, alla confluenza della Valfredda. L'antica chiesa, con soffittatura in legno, conserva un leggìo del 1571, una croce processionale ed una acquasantiera del 1552.
  • Millaures, situata sul versante nord occidentale del monte Jafferau, a circa 1400 metri s.l.m.; comune fino alla metà degli anni sessanta, in seguito allo spopolamento fu declassata a frazione. Oggi gli abitanti stabili sono poche decine, mentre nell'ultimo decennio è aumentato enormemente il numero di seconde case che ha determinato un aumento stagionale della popolazione (principalmente d'estate). Interessanti la chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Andrea e le varie cappellette situate in tutte le borgate (tra cui l'antica cappella di San Claudio).
  • Gleise, un tempo piccolissimo centro abitato costituito da baite o grange (abitazioni montane tipiche piemontesi), ora completamente restaurato ed ampliato fino a lambire il piccolissimo centro abitato di Grange Horres, si caratterizza come luogo di villeggiatura. Gode di una posizione privilegiata, situato a 1700 m s.l.m. circa, a metà strada tra Bardonecchia e il comprensorio sciistico del monte Jafferau, ha un'esposizione molto assolata (sud-sud-ovest) e la sua elevata altitudine offre un panorama unico su Bardonecchia, sull'ex comune di Beaulard, sul monte Colomion, su tutte le cime circostanti e sull'intera Valle di Susa. Oltre al già citato comprensorio sciistico dello Jafferau, si ricorda che da Gleise partono innumerevoli sentieri per l'escursionismo ed il trekking (per esempio il sentiero Decauville che giunge fino alla diga di Rochemolles e il rifugio Scarfiotti) e per le mountain bike.
  • Le Grange Horres si trovano ad un'altitudine di circa 1.700 m sulle pendici del monte Jafferau, a breve distanza dalle piste da sci dell'omonimo comprensorio. Si contano complessivamente una ventina di baite, in parte ristrutturate, poste su un pianoro esposto a sud-ovest, da cui si gode un'eccezionale vista della conca di Bardonecchia e delle montagne circostanti. Nate come luogo di pascolo estivo, hanno conservato intatto il loro fascino ed ancora oggi i prati della zona vengono sfruttati per il pascolo. Da ricordare la cappella dedicata a S. Andrea, posta poche centinaia di metri a monte del nucleo abitativo, in direzione nord-est. Tale cappella risale al secolo XIV ed è decorata con affreschi di notevole interesse. La prima domenica di agosto vi si celebra la festa della borgata.

Immagini dalle frazioni di Bardonecchia[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[28]


Stranieri[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 305 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 147 4,53%

Albania Albania 71 2,19%

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1995 il consiglio comunale di Bardonecchia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, primo caso nel nord Italia, a causa della sospetta ingerenza della 'Ndrangheta negli affari politici locali.[29]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2006 2011 Francesco Avato lista civica Sindaco
2011 in carica Roberto Borgis lista civica Sindaco

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2011.
  2. ^ Voce Bardonecchia del Dizionario d'ortografia e di pronunzia: [1].
  3. ^ Maria Luisa Tibone, Bardonecchia - I percorsi della memoria, pag. 77
  4. ^ Da tempo ormai il corso del torrente è rigidamente imbrigliato da argini che, nei punti più critici, si elevano anche oltre il livello stradale ed è stato posto, anche con lavori recenti, in condizioni di sicurezza per il centro abitato
  5. ^ In questo decennio vi fu una parentesi di qualche anno di blocco delle licenze per nuove costruzioni
  6. ^ Questo sviluppo non sempre è stato accompagnato da scelte estetiche consoni alle caratteristiche del territorio. Dopo il periodo citato tuttavia, sono state emanate norme restrittive nella scelta di materiali e progetti per le nuove abitazioni o la ristrutturazione di quelle vecchie, che sono più conformi ai criteri di ambientazione coerente in un contesto paesaggistico montano
  7. ^ Michele Ruggiero, op.cit., p. 373 (nota 3 sul cap. VII)
  8. ^ Fonte: Dizionario di toponomastica, ed. UTET, 2006, pag. 71
  9. ^ G. Paolo Di Pascale e Alberto Re, Bardonecchia e le sue valli, pag. 17
  10. ^ G. Paolo Di Pascale e Alberto Re, op. cit., pag. 16
  11. ^ Michele Ruggiero, Storia della valle di Susa, pag. 75
  12. ^ Maria Luisa Tibone, op. cit, pag. 53
  13. ^ Michele Ruggiero, op. cit., pag. 99 e 116
  14. ^ G. Paolo Di Pascale e Alberto Re, op. cit., pag20
  15. ^ Michele Ruggiero, op. cit., pag. 128
  16. ^ Verrà riedificata solo nel 1609
  17. ^ Michele Ruggiero, op. cit., pag. 192
  18. ^ Michele Ruggiero, op. cit., pag. 297
  19. ^ Non per disposizione prefettizia ma direttamente da parte del Ministero degli Affari Interni
  20. ^ Sempre in questo periodo vi furono le operazioni "Wall Street", "Count Down", "Hoca Tuca", "Nord - Sud", "Belgio" e "Fine" che arrestarono in Lombardia oltre 3 000 persone (vedi). Le 'ndrine colpite furono: Flachi, Coco Trovato, Papalia, Sergi e Morabito e Paviglianiti. A seguito delle operazioni nel 1995 si avviò il maxiprocesso conclusosi nel 1997 con condanne pesanti verso numerosi imputati.[senza fonte]
  21. ^ Assemblea nazionale Pionieri
  22. ^ Maria Luisa Tibone, op. cit., p. 99
  23. ^ Maria Luisa Tibone, op. cit,, pag. 161
  24. ^ Maria Luisa Tibone, op. cit., pag. 183-185
  25. ^ Il nome viene dai fratelli norvegesi Harald e Trigwe Smith, che si piazzarono primo e secondo nella prova di salto dal trampolino svoltosi a Bardonecchia nel 1909, stabilendo un primato mondiale
  26. ^ Maria Luisa Tibone, op. cit., pag. 20
  27. ^ Vedi mappa piste da sci
  28. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  29. ^ Articolo dall'archivio del Corriere della Sera del 29 aprile 1995 controllato il 10 marzo 2011

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Città e paesi d'Italia, vol. I, De Agostini, 1966
  • Maria Luisa Tibone (con testimonianze di Pier Luigi Borbotto), Bardonecchia - I percorsi della memoria, Omega Edizioni, Torino, 2003, ISBN 88-7241-265-X
  • Michele Ruggiero, Storia della valle di Susa, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 1998, ISBN 88-8170-032-8
  • G. Paolo Di Pascale e Alberto Re, Bardonecchia e le sue valli, Edizione a cura dell'Azienda Autonoma di Soggiorno di Bardonecchia, 1979
  • Progetto Tesori d'Arte e Cultura alpina, Itinerari di arte religiosa alpina, Valle di Susa, Borgone Susa 2009
  • Progetto Tesori d'Arte e Cultura alpina, Itinerari di Cultura e Natura alpina, Valli di Bardonecchia, Borgone Susa 2009
  • Progetto Tesori d'Arte e Cultura alpina, Itinerari di Cultura e Natura alpina Valle di Susa, Borgone Susa 2010

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]