Traforo ferroviario del Frejus

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Traforo ferroviario del Frejus
TrafFerrFrejus.JPG
Portale italiano
Tipo Galleria ferroviaria
Stati Italia Italia
Francia Francia
Gestore RFI
Linea Ferrovia del Frejus
Portali Bardonecchia portale sud
Modane portale nord
Lunghezza 13,636 km
Altitudine 1 269 m s.l.m. portale sud
1.190 m s.l.m. portale nord
1.335 m s.l.m. culmine in galleria
Numero di canne 1
Numero di binari 2
Scartamento 1 435 mm
Alimentazione 3 000 V cc
Inizio dei lavori 1857
Apertura 1871
 

Il traforo ferroviario del Frejus è un tunnel ferroviario che collega la Francia con l'Italia e fu aperto al traffico ferroviario nel 1871. Corre sotto il Monte Frejus fra le città di Modane in Francia e la valsusina Bardonecchia in Italia. Parallelamente ad esso corre il Traforo stradale del Frejus, di realizzazione assai più recente (apertura al traffico: 1980). Costituisce uno dei principali collegamenti transalpini fra Francia e Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di realizzare un traforo ferroviario venne lanciata da un imprenditore di Lione (precedentemente commissionario in dogana) nativo di Bardonecchia, Giuseppe Francesco Medail (Bardonecchia, 24 settembre 1784 - Susa, 5 novembre 1844), già nel 1832. Nel 1840 presentò un memorandum al re Carlo Alberto nel quale descriveva un tunnel ferroviario sotto il Colle del Frejus. L'idea probabilmente era troppo avanzata per i tempi e Medail morì poco prima di veder coronato il suo sogno.[1] Sempre nello stesso anno, infatti, un ministro di Carlo Alberto, Luigi Des Ambrois, riprese l'idea e commissionò gli studi preliminari all'ingegnere belga Henri Maus. Quintino Sella, appena rientrato in Italia dalla Francia nel 1852 e nominato ingegnere di prima classe del Distretto minerario di Torino, venne chiamato a collaborare al progetto del traforo ferroviario del Frejus, con l'incarico di risolvere il problema dell'aerazione della galleria. Il progetto definitivo venne redatto da Germain Sommeiller, Sebastiano Grandis e Severino Grattoni.

Il 31 agosto 1857 il re Vittorio Emanuele II ordinò l'inizio dei lavori di scavo del tunnel con un finanziamento di 42 milioni di lire. I lavori furono diretti dall'ingegnere Sommeiller.

La cessione della Savoia alla Francia da parte del Regno di Sardegna nel 1858 mise in forse il proseguimento dell'opera e fu Cavour a farla proseguire. I francesi accettarono che i lavori venissero continuati dagli Italiani e s'impegnarono a versare 19 milioni di lire, a condizione che il tunnel fosse concluso entro 25 anni, più un premio per ogni anno di anticipo sulla scadenza. La somma finale fu calcolata in 26,1 milioni, infatti il tunnel fu concluso in soli 9 anni dall'accordo. Il costo totale fu di circa 70 milioni di lire.

L'opera era tecnicamente molto complessa ed il lavoro nel cantiere rischioso, tanto che alla fine dei lavori si contarono 48 morti fra i circa 4.000 operai che avevano prestarono la loro opera. 18 dei caduti però non furono vittime d'incidenti, ma di una epidemia di colera scoppiata nel 1864. Il numero dei decessi, per quanto significativo, è contenuto se confrontato ad altre imprese simili compiute negli anni successivi.

Monumento ai realizzatori del Traforo Ferroviario del Frejus in piazza Statuto a Torino (1879). Progetto di Luigi Belli.[2]

Oltre a essere il primo tunnel sotto le Alpi, escludendo il buco di Viso, fu anche il primo al mondo dove vennero utilizzati in modo significativo strumenti meccanici di scavo: gli ingegneri Sommeiller, Grandis e Grattoni idearono e brevettarono nel 1854, per quest'opera, la perforatrice automatica pneumatica, funzionante ad aria compressa. La perforatrice in realtà non veniva utilizzata direttamente per lo scavo, bensì per realizzare i fori di mina dove collocare le cariche esplosive; anche se non permise mai di arrivare ai tre metri di avanzamento al giorno ipotizzati dopo gli esperimenti fatti a Sampierdarena, in località La Coscia, l'uso della perforatrice consentì di fare in 13 anni un lavoro che a mano poteva richiederne 40. Innumerevoli furono i problemi tecnici, com'è naturale per una tecnologia sperimentale, soprattutto riguardo ai grandi compressori costruiti nei pressi delle imboccature che sfruttavano, per comprimere l'aria, la forza di caduta dell'acqua di alcuni ruscelli. Anche le perforatrici furono messe a dura prova: nel solo 1866 vennero sostituiti oltre 2500 corpi di perforazione e più di 300.000 punte. Molti problemi sorsero anche in relazione alla paternità delle invenzioni, ad esempio il milanese Giovanni Battista Piatti rivendicò, non senza motivo, la paternità del progetto del sistema di perforazione, progetto da lui presentato nel 1853, ma sul quale non chiese mai il brevetto.

Lo scavo della galleria venne completato il 25 dicembre 1870 ed il traforo fu inaugurato il 17 settembre 1871. Il 5 gennaio 1872 transitò sotto il tunnel per la prima volta il treno del collegamento Londra-Brindisi, denominato Valigia delle Indie[3], che fino a quel momento aveva utilizzato la vicina Ferrovia del Moncenisio che valicava l'omonimo Colle superando un dislivello di 1588 metri, costruita in concorrenza con il Tunnel lungo il tracciato dell'attuale Strada statale 25 del Moncenisio con capitali e tecnologie inglesi (Sistema Fell) scommettendo sulla lunghezza dei lavori del Frejus. Al momento dell'apertura il Frejus, tuttavia, più veloce e sicuro in ogni condizione meteorologica rispetto al valico, era il più lungo tunnel ferroviario del mondo[4] e rimase tale fino al giugno 1882, quando fu aperto al traffico quello del San Gottardo, lungo 15 chilometri.

Tuttavia nel 1872 si dovette limitare il traffico, nell'ultimo tratto presso l'imbocco dal lato di Modane, ad un solo binario per far posto ad opere di sostegno resesi necessarie a causa di fenditure apertesi nel corpo della galleria in quel tratto. Ulteriori smottamenti fecero propendere per una drastica soluzione: a febbraio del 1880 iniziarono i lavori per una variante che escludesse l'ultimo tratto franoso. Essi furono portati a termine nell'ottobre del 1891, consentendo il ripristino della circolazione su entrambi i binari, e l'imbocco originario dal lato francese fu abbandonato.[5]

Altri protagonisti[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai già citati tre ingegneri e Giuseppe Médail, altri personaggi ebbero un ruolo importante, quando non determinante, nella realizzazione del Traforo:

Toponomastica e monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai realizzatori del Traforo Ferroviario del Frejus in piazza Statuto a Torino - Particolare (il Genio della Scienza incide i nomi dei tre ingegneri: Sommeiller, Grattoni e Grandis)

Ai realizzatori di quest'opera vennero dedicate vie, corsi e monumenti:

  • Bardonecchia: il comune ha dedicato a Giuseppe Médail la sua via principale ed un cippo con un medaglione contenente la sua effigie. Ha dedicato poi una via a ciascuno dei tre ingegneri. Una cima (3.333 m. s.l.m.) sopra il vallone di Rochemolles, che sovrasta un ghiacciaio, già denominata Monte Balme oppure Rognosa di Calambra, porta ora il nome di Punta Sommeiller;
  • Torino: la città ha dedicato a tutti coloro che hanno lavorato all'opera un monumento commemorativo al centro di piazza Statuto, inaugurato nel 1890 ed alla cui sommità sono esposti i cognomi dei tre ingegneri. Inoltre ha dedicato un corso a Germano Sommeiler ed una via ciascuno a Giuseppe Médail, a Severino Grattoni ed a Sebastiano Grandis;
  • Roma: la capitale ha dedicato una via a ciascuno dei tre ingegneri;
  • Cuneo: in Cuneo esiste una via intitolata a Sebastiano Grandis
  • Voghera: la città ha intitolato il liceo ed una via a Severino Grattoni;
  • Borgo San Dalmazzo; il paese ha intitolata una via a Sebastiano Grandis, oltre che ad una scuola media ed un busto nel municipio cittadino;
  • Annecy: la città francese ha dedicato una via, un liceo ed un busto bronzeo a Germain Sommeiller
  • Saint-Jeoire-en-Faucigny, città ove nacque e morì il Sommeiller, ha dedicato al suo illustre concittadino, già nel 1881, una statua in bronzo, opera dello scultore francese Joseph Fabish;
  • Modane: alla stazione ferroviaria è posto un mezzo busto bronzeo del Sommeiller.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La galleria a doppio binario originaria era lunga 12.847 metri, poi portata a 13.636 m per via di una variante resasi necessaria nel 1881 a Modane per spostare l'imbocco rivelatosi instabile. Collega Bardonecchia (lato Italia) in alta val di Susa con imbocco a 1.324 m s.l.m., a Modane in val Moriana (lato Francia), con imbocco a 1.190 m s.l.m. Il culmine della galleria è a 1.335 m s.l.m.

Si trova sulla direttrice ferroviaria internazionale Torino-Lione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gianni Margiotta, La linea ferroviaria Torino - Modane, treni2000.it, p. 1. URL consultato il 26 marzo 2013.
  2. ^ Il monumento commemorativo del traforo è costituito da una piramide realizzata con massi provenienti dallo scavo della galleria. Alla sommità la figura alata, fusa in bronzo, rappresenta il Genio della Scienza (opera del prof. Tabacchi) mentre incide sul granito i nomi dei tre progettisti / artefici: Severino Grattoni, Germano Sommeiller e Sebastiano Grandis. Le statue in marmo bianco rappresentano i Titani sconfitti e sono opera degli allievi della Accademia Albertina di Torino. Un cippo in basso a destra, posto a cura del Comune di Torino nel 1971, ricorda la figura del primo propugnatore del Traforo, Giuseppe Médail. (vedi: Roberto Dinucci, Guida di Torino, Edizioni D'Aponte, Torino)
  3. ^ Corrado Lesca, Tre ingegneri per un traforo- La storia della ferrovia del Frejus, pag. 134
  4. ^ Sangue, ferro e oro, op. cit., p. 148
  5. ^ Corrado Lesca, Tre ingegneri per un traforo- La storia della ferrovia del Frejus, pag. 143
  6. ^ Ecco quanto disse Cavour nel corso del dibattito al Parlamento Subalpino nel giugno 1857, quando fu decisa la costruzione del traforo:
    « In fine, lo dichiaro altamente, io ho fiducia negli ingegneri proponenti l'impresa, e l'ho perché conosco, e come min istro e come privato, la loro capacità e la loro onestà, e dirò di più, la loro modestia; perché conosco che questi ingegneri hanno in tutta la loro lunga e luminosa carriera sempre mantenuto assai di più di quanto hanno promesso »
    (Camillo Benso, conte di Cavour)

    Ripreso da: Corrado Lesca, Tre ingegneri per un traforo- La storia della ferrovia del Frejus, pag. 58

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Corrado Lesca, Tre ingegneri per un traforo- La storia della ferrovia del Frejus, Melli Editrice, Borgone di Susa (TO), 1998
  • Città di Torino. Sistema Bibliotecario Urbano. Biblioteche civiche torinesi, Bibliografia sul traforo del Frejus [1]
  • Christian Wollmar, Sangue, ferro e oro: Come le ferrovie hanno cambiato il mondo, Torino, EDT, 2011, ISBN 978-88-6040-771-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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