Vinovo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vinovo
comune
Vinovo – Stemma Vinovo – Bandiera
Piazza Marconi con giardino, fontana e Palazzo Comunale; sulla destra Torre dell'orologio.
Piazza Marconi con giardino, fontana e Palazzo Comunale; sulla destra Torre dell'orologio.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Torino-Stemma.svg Torino
Amministrazione
Sindaco Gianfranco Guerrini (UniAmo Vinovo) dal 12/06/2014
Territorio
Coordinate 44°57′00″N 7°38′00″E / 44.95°N 7.633333°E44.95; 7.633333 (Vinovo)Coordinate: 44°57′00″N 7°38′00″E / 44.95°N 7.633333°E44.95; 7.633333 (Vinovo)
Altitudine 220 m s.l.m.
Superficie 17,7 km²
Abitanti 14 628[1] (31-12-2013)
Densità 826,44 ab./km²
Frazioni Garino, Tetti Rosa, Tetti Grella, Tetti Borno, Tetti Caglieri, Tetti Berta.
Comuni confinanti Candiolo, Carignano, La Loggia, Moncalieri, Nichelino, None, Piobesi Torinese
Altre informazioni
Cod. postale 10048
Prefisso 011
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 001309
Cod. catastale M060
Targa TO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona A, 2,573 GG[2]
Nome abitanti Vinovesi
Patrono San Bartolomeo
Giorno festivo 24 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vinovo
Localizzazione del Comune di Vinovo nella Provincia di Torino.
Localizzazione del Comune di Vinovo nella Provincia di Torino.
Sito istituzionale

Vinovo (Vineuv in piemontese) è un comune italiano di 14.628 abitanti della Provincia di Torino, in Piemonte, situato nella seconda cintura della città capoluogo.

Corsi d'acqua[modifica | modifica wikitesto]

Il torrente Chisola a Vinovo

Nel territorio di Vinovo, ai margini del nucleo abitativo originario e principale, scorre il torrente Chisola che va a sfociare in Po nei pressi di Moncalieri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La città ha una lunga storia che affonda le sue radici in tempi molto antichi: sono stati infatti ritrovati in questa zona resti risalenti al V secolo d.C. I documenti storici più antichi che parlano di quella che sarà l'odierna Vinovo risalgono al 1040: in quell'anno un atto notarile certifica che i Marchesi Romagnano donarono all'Abbazia di San Silano di Romagnano alcuni terreni siti nel territorio di Vinovo. In questo documento il territorio è indicato come Vicus Novus, nome che rimase nel Medioevo ad indicare il gruppo di edifici e terreni che furono di proprietà di vari feudatari. Nel 1268 un atto di vendita vede l'affacciarsi, nella storia locale, della famiglia Della Rovere, che diverrà padrona dell'intero territorio vinovese nel 1400. La nascita del Comune è datata 1458, quando il duca Ludovico di Savoia concesse alla Comunità Vinovese gli Statuti in difesa dei cittadini. Con la morte dell'ultimo discendente dei Della Rovere, nel 1692, il feudo vinovese fu ceduto ai Conti delle Lanze che lo governarono sino al 1732. In quell'anno il cardinale Carlo Vittorio Amedeo delle Lanze cedette la città al re Carlo Emanuele III, che la donò, unita a Stupinigi, alla Commenda dell'Ordine Mauriziano. L'Ordine fu soppresso nel 1800 e molte terre furono vendute a privati; solo dopo il 1815 ne venne ricostruito il patrimonio con Stupinigi e parte di Vinovo: il castello, alcuni terreni, le cascine ed i boschi. Nel 1865 la frazione di Stupinigi venne definitivamente separata dalla città ed annessa a Nichelino.

Nel 1775 parte del castello venne adibita a fabbrica per la lavorazione delle maioliche e delle porcellane e dopo il 1780 attraversò un periodo d'oro sotto la direzione di Vittorio Amedeo Gioanetti. Alla fine dell'800 alla rinomata industria ceramica si affiancarono le fornaci e le filande, cosa che portò ad un progressivo aumento della popolazione, con conseguente espansione del paese, e alla necessaria costruzione di edifici pubblici come il Municipio, le scuole, l'asilo e la Casa del Cottolengo. Per quanto concerne la vita culturale, nel 1847 venne fondata la Filarmonica Vinovese Giuseppe Verdi, corpo musicale bandistico della città, da allora ininterrottamente attivo. Segno di progresso e di acquisita importanza fu anche, nel 1882, l'inaugurazione di una linea tranviaria che univa la stazione di Porta Nuova di Torino a Vinovo, soppressa nel 1934 per lasciare spazio alle autocorriere di linea. La notte del 11 settembre 1941 il paese subì un bombardamento da parte degli aerei della RAF le cui conseguenze furono di tre feriti e molte case distrutte.

Sede comunale[modifica | modifica wikitesto]

In primo piano parte della nuova piazza Marconi, sullo sfondo il Municipio di Vinovo.

Fino alla fine del XVIII sec. circa, il Municipio di Vinovo ebbe sede nella cascina della Famiglia Farò (che un tempo era proprietà del conte Castelli di Sessant, è stata demolita nel 2012 a causa della riqualificazione del centro storico) dietro l'abside della chiesa parrocchiale; successivamente venne trasferito nella casa Marchiaro di via San Bartolomeo. Poco dopo l'Unità d'Italia il Comune venne provvisoriamente trasferito in piazza delle Grida, attuale casa d'angolo di via Cottolengo con via don Mazzolari.

Qualche anno dopo, nel 1878, il Comune di Vinovo, dovendo trasferire il Municipio in una nuova e più ampia sede, acquistò per 26.000 lire la vecchia villa della Contessa Bosco di Ruffino, pervenuta in eredità dal conte Prospero Castelli di Sessant, nell'attuale piazza Marconi. L'edificio subì nel corso degli anni radicali trasformazioni, la più grave in conseguenza del bombardamento dell'11 settembre 1941. In quella notte un gruppo di aerei da bombardamento della RAF scaricò un grappolo di bombe incendiarie sul centro di Vinovo colpendo anche il Palazzo Municipale. Le facciate furono aggiunte negli anni 1972-1973 in una delle successive ristrutturazioni, nel 1978-79 fu integrata una manica verso via Marconi e furono radicalmente ristrutturati i locali interni. Nel 2013 sono stati completati i lavori di rifacimento di piazza Marconi, che dopo 130 anni ritorna ad ospitare un'area verde aperta a tutti.[3]

Struttura della sede comunale[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso della sede comunale è caratterizzato dal corpo di fabbrica storico e dai corpi di fabbrica aggiunti che nel corso degli anni, hanno completato sui lati il lotto originario. Il fronte storico su Piazza Marconi, dal quale vi è l'accesso principale alla sede comunale, è caratterizzato da un piccolo porticato di accesso sovrastato dal balcone dell'ufficio del Sindaco con balaustrato. Sopra la linea di gronda di tale struttura, vi è un frontone con la scritta "MUNICIPIO". Ai lati dell'ingresso della sede comunale sono presenti due balaustrati. La scansione delle bucature è molto regolare e sono presenti delle cornici decorative senza fregi. Sulla facciata sono anche presenti delle fasce marcapiano dello stesso colore delle lesene. Le pitture utilizzate erano a base vinilica. Lungo tutto l'edificio corre un basamento in pietra.

Edifici d'interesse storico/artistico[modifica | modifica wikitesto]

Castello dei Della Rovere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello Della Rovere (Vinovo).
Il Castello dei Della Rovere

Si tratta di un palazzo di stile rinascimentale eretto fra il 1480 ed il 1517 su disegno dell'architetto Baccio Pontelli[4] e prospetta sull'attuale piazza Rey. Fu eretto per volere del cardinale Domenico della Rovere, originario di Vinovo. Con l'estinzione della famiglia Della Rovere, il castello passò nel 1692 alla corona sabauda, poi a Francesco Agostino, figlio illegittimo di Carlo Emanuele II, quindi all'Ordine Mauriziano, che nel diciottesimo secolo ristrutturò il castello aggiungendo un piano alla struttura, che contava allora solo un piano oltre a quello terreno.[5] Dal 1775 prese avvio a Vinovo la produzione di maioliche e porcellane, a cui furono destinati i locali del castello e le sue adiacenze, prima sotto la direzione del torinese Brodel e poi, nel 1780, al medico e chimico torinese Vittorio Amedeo Gioanetti: questo fu il periodo d'oro della porcellana vinovese, fino al 1800 quando, con l'arrivo dei francesi, la manifattura declinò. La fabbrica continuò a lavorare sino al 1820 diretta da un aiutante del Gioanetti, Giovanni Lomello. Dopo altri passaggi di proprietà il castello fu acquistato dai fratelli Giacomo e Luigi Rey che vi impiantarono una fabbrica di tappeti.[6] I Rey abitarono il castello fino agli anni sessanta e nel 1973 l'edificio venne acquistato dal Comune di Vinovo. Dal 30 settembre 2006 è sede della biblioteca comunale e dal 2007 anche della St. John International University.

Chiesa di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo

Eretta nel 1451 come ampliamento della cappella privata dei Della Rovere e dedicata a San Bartolomeo, subentrò allora come chiesa parrocchiale a quella di San Desiderio. Nel 1472 la parrocchia venne dotata di una cascina. Nel 1615, la chiesa venne ampliata e ristrutturata nelle forme che grosso modo si possono osservare oggi. Durante la guerra del Monferrato, il 4 agosto 1630 alcuni squadroni di cavalleria incendiarono la chiesa parrocchiale dove il Podestà aveva fatto rinchiudere le masserizie e i beni della popolazione vinovese. Cessata la battaglia la chiesa fu ricostruita.[7]Tra il 1784 e il 1789 vennero elaborati cinque disegni per l'ingrandimento e alcune modifiche interne della chiesa, a firma dell'architetto sanmauriziese Lodovico Bò; di tutto il progetto venne realizzato solo l'altare maggiore.[8]

Scuola Luigi Rey[modifica | modifica wikitesto]

Interessante esempio di architettura di fine Ottocento, fu sede della prima scuola elementare di Vinovo, omaggio dell'industriale Luigi Rey. Realizzata dall'architetto Caselli, prospetta sull'omonima piazza Rey, avendo alla sua sinistra il lato frontale del Castello Della Rovere. Negli anni 1934-35 venne elevato di un piano, in seguito all'aumento della popolazione scolastica, e venne utilizzato sino al 1968, anno in cui venne edificato il nuovo complesso della scuola media "Gioanetti" e in seguito la scuola elementare "Don Milani". Con il trasferimento di tutte le classi nel nuovo edificio di Via De Amicis, nel 1980 venne definitivamente chiusa la scuola "Luigi Rey". Attualmente è sede di numerose associazioni locali.

La Chiesa di Santa Croce (o dij Batù) Vinovo

Chiesa di San Desiderio[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa cimiteriale eretta nella prima metà del XVIII secolo sulle rovine dell'antecedente Cappella del Santuario di San Desiderio (iniziale patrono del paese) costruita per conservare l'immagine della Madonna Addolorata presente ancor prima della Cappella (l'autore dell'opera è ancor'oggi sconosciuto). La chiesa originaria di San Desiderio era molto diversa dall'attuale santuario e non era ancora attorniata dal cimitero, ma era una modesta costruzione molto probabilmente ad una sola navata, isolata in mezzo all'aperta campagna. L'8 marzo 1451, con atto notarile, la sede parrocchiale fu trasferita da S. Desiderio alla cappella di S. Bartolomeo, posta nel ricetto e facente parte del primitivo Castello Della Rovere. Da quel momento, la cappella di S. Bartolomeo fu destinata alla Comunità ed ottenne il titolo di parrocchiale. Al contrario, la vetusta chiesa di S. Desiderio fu destinata alla venerazione dell’immagine della Madonna Addolorata. Una ristrutturazione di S. Desiderio fu compiuta nel 1702, a cura del marchese Carlo Francesco Delle Lanze conte di Sales, successore dei Della Rovere nel possedimento di Vinovo. Un’altra radicale sistemazione edilizia fu eseguita nel 1735, tanto che dell’antica chiesa restò probabilmente il solo muro a nord (cioè l’abside) dove era dipinto l’affresco antico. Con questa sistemazione, la chiesa acquisì una pianta a croce greca, con gli interni dominati dall’ordine corinzio. A partire dal 1820/21, attorno alla chiesa fu progressivamente edificato ed ampliato il cimitero comunale. La facciata fu progettata dall’ingegnere Crescentino Caselli ed eseguita tra il 1888/89.[9]

Chiesa di Santa Croce (o dij Batù)[modifica | modifica wikitesto]

Fu innalzata nella seconda metà del XV secolo ed adibita a sede di culto per la Compagnia dei Flagellanti (in piemontese, Batù). Con la fondazione nel 1577 della Confraternita di Santa Croce per opera di Bartolomeo Feccia, la chiesa nel corso dei secoli subì molti cambiamenti e miglioramenti. I confratelli di Santa Croce durante le processioni, erano rivestiti di un camice bianco e con il capo ricoperto da un cappuccio bianco, ed erano appunto detti i Batù. Grazie alle offerte che provenivano da fonti diverse (quote che venivano versate per ogni sepoltura ed elemosine anonime) nel 1601 furono comprati due candelieri di ottone ed i relativi ceri, e nell'aprile del 1603 furono completati i lavori dell'altare. Nel 1612 i maestri Giovanni Maria Sarasino e Antonio Franchetto piazzarono la porta della chiesa. Nel 1751 iniziarono i lavori per l'edificazione di un nuovo campanile «...per poter regere detta Campana, ed a ciò si senta più lontano il sono della medesima».[10] la nuova costruzione sarebbe sorta lateralmente all'asse della navata, ed avrebbe misurato circa sei metri dall'altezza del tetto della chiesa. Nei primi anni dell'Ottocento i confratelli comprarono un nuovo organo per 150 lire. Durante la seconda guerra mondiale sul campanile fu montato, da parte dei militari un posto di avvistamento antiaereo e nel 1945 i militanti della resistenza vinovesi e partigiani trovarono rifugio sul campanile, per sfuggire alle pattuglie nazifasciste. All'interno è presente un bel coro ligneo, intagliato dai mastri Bartolomeo Borello e Francesco Antonio Rochie nel 1715 e restaurato nel 2010. Dal 2000 viene utilizzato in periodo Natalizio per la "Mostra dei Presepi Memorial Angela Penati" organizzata dalla Famija Vinoveisa. Dal 2011 l'edificio è in fase di completa restaurazione.

Il Cottolengo[modifica | modifica wikitesto]

La Piccola Casa della Provvidenza (conosciuta come "Cottolengo”) fu costruita alla fine del XIX secolo per opera dell’ingegnere Crescentino Caselli per dare accoglienza a persone senza o con scarsi mezzi di sussistenza, molto spesso non autosufficienti o non assistibili a domicilio per carenza o insufficienza di supporto familiare o di ambiente adatto alle loro esigenze. L’edificio principale ospitava l’area abitativa ed i servizi di vita collettiva mentre le strutture del borgo erano in parte destinate al ricovero del bestiame ed in parte costituivano supporto all’attività agroalimentare ed artigianale esercitate dagli stessi ospiti del centro di accoglienza. Oggi il Cottolengo è disabitato, e non offre più i servizi di ospitalità e di assistenza.

La Rotonda[modifica | modifica wikitesto]

Pregevole ed originale edificio fatto erigere nella zona esterna meridionale del territorio comunale[11] alla fine dell'Ottocento, su progetto dell'ingegnere Crescentino Caselli, da parte un notaio torinese come sua "casa di campagna". Fu sede di un Circolo Socialista dal 1919 al 1922, anno in cui fu dato alle fiamme da una squadra fascista. Oggi appartiene a privati che vi abitano.

L'ala comunale don Donadio[modifica | modifica wikitesto]

L'ala comunale don Donadio (detta anche ala del mercato) è posta all'incrocio delle due vie principali, vicino al Palazzo Comunale. L'attuale architettura è anch'essa opera dell'architetto Caselli, la cui impronta è ben riconoscibile nella fuga degli archi rampanti e nei mattoni rossi prodotti nelle fornaci locali, oltre che nei tiranti in ferro utili a mantenere l'equilibrio della struttura. L'edificio venne costruito negli anni 1580-1585 a cura della Compagnia di Santa Croce.

Immagini di Vinovo[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo urbanistico[modifica | modifica wikitesto]

La ricostruzione dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

La ricostruzione del dopoguerra ha portato all'insediamento di nuove industrie di legnami e metalmeccaniche. Tra il 1955 ed il 1970 sono arrivati in paese molti immigrati provenienti dalla Romagna, dal Veneto e dalle regioni del sud, tant'è che in quest'ultimo terzo di secolo la popolazione è passata dai circa 2.500 abitanti del 1940 agli attuali 14.000. Oggi non ha più le caratteristiche del paese agricolo di un tempo e, negli ultimi vent'anni, la chiusura della maggior parte delle industrie locali che un tempo offrivano lavoro anche a molti vinovesi, ha inflitto un duro colpo al settore secondario di Vinovo.

Centro e frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale piuttosto esteso, conta un centro storico, frazioni, alcune delle quali distanti più chilometri dal centro, e alcuni villaggi residenziali, La più numerosa per popolazione delle frazioni è Garino, che si trova al confine con Nichelino.

L'ippodromo[modifica | modifica wikitesto]

L'ippodromo del trotto nel 2012

All'inizio degli anni sessanta furono eretti a Vinovo due ippodromi: uno per le corse al trotto ed uno per quelle al galoppo. Recentemente (2005) l'ippodromo del galoppo è stato abbattuto per far posto allo Juventus Center e ad un futuro grosso complesso commerciale. È rimasto quindi attivo il solo ippodromo del trotto.

Juventus Center[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Juventus Center.

Il progetto della società calcistica Juventus di edificare un nuovo centro sportivo tra i comuni di Nichelino e Vinovo ha trovato la sua sede nel territorio di Vinovo. Il centro sportivo Juventus Center è stato inaugurato nel 2006. Il complesso ha i suoi ingressi in Via Stupinigi 182.

La scuola materna ecologica Emanuele Luzzati[modifica | modifica wikitesto]

La scuola statale per l'infanzia "Emanuele Luzzati".

Il 20 novembre 2010 è stata inaugurata la nuova scuola dell'infanzia realizzata secondo rigorosi criteri di risparmio energetico e di sostenibilità ambientale. Situata in via Garibaldi, vicina al centro storico, è direttamente affacciata sul grande parco del Castello. Costruita interamente con elementi di legno prefabbricati assemblati tra loro sul posto, la scuola non è collegata al gas metano, non utilizza energia da combustibili fossili e quindi le spese per il riscaldamento degli ambienti e dell'acqua e quelle per la fornitura di energia elettrica sono pari a zero. Il 21 marzo 2014 la scuola è stata intitolata ad Emanuele Luzzati, all'ingresso è presente l'Araba Fenice, liberamente ispirata alle sue opere, interamente disegnata e realizzata dalla professoressa Paola Armone in ceramica; simboleggia la vita che sboccia come i bambini alla scuola dell'infanzia. [12]

Associazioni locali[modifica | modifica wikitesto]

La Filarmonica Giuseppe Verdi[modifica | modifica wikitesto]

La Filarmonica Vinovese "Giuseppe Verdi" nacque ufficialmente nel marzo 1847, in occasione della visita pastorale dell'arcivescovo di Torino, Luigi Fransoni. Nel corso degli anni divenne celebre in tutto il Piemonte, tanto che a causa dei numerosi impegni, la banda dovette dividersi in due. La Banda musicale di Vinovo continuò nel servizio gratuito e volontario a tutta la cittadinanza e negli anni cinquanta riuscì finalmente ad ottenere una sede stabile. Nel 1999, la filarmonica partecipò come unica rappresentante per l'Italia al 20º Osterreichisches Blasmusikfest di Vienna.

Corale Ars Nova[modifica | modifica wikitesto]

Il Coro Ars Nova nasce a Vinovo nel marzo del 2007, per iniziativa di alcune persone amanti del canto e della musica. Il repertorio spazia dal genere classico a quello tradizionale con brani di musica operistica dell'Ottocento tratti dalle maggiori opere dei grandi compositori come Verdi, Bellini, Rossini e Mozart.[5]

Amici del Castello[modifica | modifica wikitesto]

Gli "Amici del Castello" è un'associazione culturale nata nel 1995 avente come scopo primario la promozione del restauro del Castello Della Rovere, ma anche la sua utilizzazione a scopo culturale.

La Famija Vinoveisa[modifica | modifica wikitesto]

La Famija Vinoveisa nasce nel 1981 per volere di alcuni cittadini Vinovesi, «...con lo scopo di salvaguardare le tradizioni del patrimonio locale.»[13] Ogni anno, nel periodo natalizio, cura la mostra dei presepi nella chiesa di Santa Croce e inoltre ogni anno conferisce dal 1986 il "Premio Bravo" alla persona o organizzazione che si è distinta nel corso dell'anno.

Anno Vincitore "Premio Bravo"
1986 Bruno Giordana
1987 Suor Antonina
1988 Giovanna Gianotti
1989 Carlo Artero
1990 Gruppo Alpini di Vinovo
1991 Giacomo Pipino (organista)
1992 Volontari Croce Verde
1993 Bertero–Garis–Gioda
1994 Avis Comunale di Vinovo
1995 Superiora Cottolengo madre Anita
1996 Gruppo Volontariato Caritativo di Vinovo
1997 Cav. Lorenzo Viola
1998 Agnese Benso
1999 Alle ditte Coimel e Rolando
2000 Don Gerardo Russo
2001 cav. Lorenzo Sola
2002 Tesa-Soms
2003 Vigili del Fuoco Volontari di Vinovo
2004 Giovanni Griffa–(Società Operaia)
2005 Dott. Gervasio Cambiano
2006 Don Giorgio Gonella
2007 Dott. Luigi Iorio
2008 Filarmonica Vinovese “G.Verdi”
2009 Protezione Civile Vinovo
2010 Vera Miletto Scuero
2011 Nonni Vigili
2012 Volontari dell'Auditorium
2013 Giuseppe Racca

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma del comune di Vinovo rappresenta un unicorno e i colori sono quelli della casata Della Rovere, ovvero il giallo e il blu.

Persone legate a Vinovo[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Vinovo è gemellato con:

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] - Popolazione residente al 31 dicembre 2013.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Vinovomese, Piazza Marconi: torna il giardino dopo 130 anni, p. 5.
  4. ^ Cenni storici su Vinovo, a cura di Gervasio Cambiano.
  5. ^ a b Documenti di Vinovo, dal sito del comune di Vinovo.
  6. ^ (FR) L. De Mauri, Vinovo et ses Porcelaines, pp. 15- 16
  7. ^ Comune di Vinovo, percorsi Monumentali.
  8. ^ Carlo Balma Mion, Lodovico Bò (1721-1800). Misuratore, Soprastante, Architetto, Trento, Ed. UNI Service, 2007, pp. 78-79.
  9. ^ Il Santuario di San Desiderio in Vinovo (pdf)
  10. ^ Walter Canavesio e Piergiorgio Grana (a cura di), La confraternita di Santa Croce in Vinovo, Quaderni della Famija Vinoveisa.
  11. ^ Oggi tra le via "della Rotonda" e "San Giovanni Bosco"
  12. ^ Bioarchitettura Italia, La scuola materna ecologica a Vinovo
  13. ^ La Famija Vinoveisa, Chi siamo
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ilario Manfredini, Il Castello Della Rovere di Vinovo, edizione a cura del Comune di Vinovo, 2007;
  • (FR) L. De Mauri, Vinovo et ses Porcelaines, Piantanida Valcarenghi Editori, Milano, 1923
  • Walter Canavesio e Piergiorgio Grana, La Confraternita di Santa Croce in Vinovo, "I Quaderni della Famija Vinoveisa", vol. 1, Vinovo, 1986
  • Gervasio Cambiano e Vanni Nota, Vinovo i segni del passato, Comune di Vinovo - Tipolitografia Agit Beinasco, 2006
  • Erny Donna d'Olderico, Le porcellane di Vinovo, Industria Grafica Osvaldo Falciola, Torino, 1963
  • L. De Mauri- E. Sarasino, Vinovo e le sue porcellane (una pagina di Storia dell'Arte in Piemonte), Gli Editori Piantanida Valcarenghi, 1923

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Piemonte Portale Piemonte: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Piemonte