Issiglio
| Issiglio comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Pietro Fiocone (Lista civica) dal 08/06/2009 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 45°27′0″N 7°45′0″E / 45.45°N 7.75°ECoordinate: 45°27′0″N 7°45′0″E / 45.45°N 7.75°E | ||||
| Altitudine | 485 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 5,58 km² | ||||
| Abitanti | 422[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 75,63 ab./km² | ||||
| Comuni confinanti | Alice Superiore, Castellamonte, Rueglio, Vidracco, Vistrorio | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 10080 | ||||
| Prefisso | 0125 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 001124 | ||||
| Cod. catastale | E368 | ||||
| Targa | TO | ||||
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) | ||||
| Cl. climatica | zona E, 2 921 GG[2] | ||||
| Nome abitanti | issigliesi | ||||
| Patrono | san Pietro in Vincoli | ||||
| Giorno festivo | 1º agosto | ||||
| Localizzazione | |||||
Localizzazione del Comune di Issiglio nella Provincia di Torino. |
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| Sito istituzionale | |||||
Issiglio (Isèj in piemontese) è un comune italiano di 420 abitanti della provincia di Torino.
Si trova in Val Chiusella e fa parte della Comunità Montana Valchiusella, Valle Sacra e Dora Baltea Canavesana.
Il Capoluogo
Le case del concentrico sono raggruppate sopra un modesto rialzo, situato sulla destra orografica del torrente Savenca; una ragnatela di viuzze le interseca in ogni senso, creando un pittoresco labirinto. L'architettura degli edifici è decisamente alpestre: tetti di lose, balconi con le caratteristiche "lobbie" in legno, loggette con i tradizionali archi canavesani, mura massicce fatte di pietre e ciottoli di fiume. Qua e là qualche dipinto murale. Un itinerario che consente di cogliere gli aspetti peculiari dell'abitato e del Territorio nel suo complesso parte dalla piazza principale; da un lato della stessa scorre il torrente Savenca. Questo corso d'acqua scende dalla Cima Pal, che, guardando verso nord vediamo stagliarsi nitido sullo sfondo del cielo azzurro. Adiacenti al corso d'acqua, sorgono un piccolo impianto polisportivo ed un allevamento di trote, rinomate per la squisitezza dovuto alla purezza delle acque che ne alimentano le vasche. Sulla piazza si ammira, inoltre, la cappella dedicata a Santa Maddalena e a San Defendente, riattata recentemente, mantenendo il tetto in lose. Nell'edificio è attualmente ospitato un presepio permanente. Di fronte, sul lato opposto della piazza si trova la trattoria "La Piazzetta", (un tempo cooperativa Operaia di Consumo), che, nel seminterrato conserva ancora un vecchio mulino con ingranaggi e macine ancora efficienti. Dalla piazza si imbocca via Adua (un tempo via Reiva) che taglia il concentrico: subito a sinistra si osserva un caratteristico arco in pietra, residuo di un antico fabbricato che ricopriva un cortile interno. Su entrambe i lati della via troviamo diversi portoni di accesso ai vecchi cortili interni: interessante quello di destra prima della curva per le sue caratteristiche storico-ambientali, segue un accesso a sinistra con ottimo arco di pietra, sormontato da soffitto in legno a cassettoni; immediatamente dopo si diparte un vicolo che conserva muri e scale in pietra di buona fattura antica. La via che si sta percorrendo sbocca in Via Roma: svoltando a destra si raggiunge la Chiesa parrocchiale di S. Pietro in vincoli, di stile Barocco, a navata unica con un interessante pulpito in noce, opera dello scultore Giuseppe Pugno. Dalla piazza della Chiesa si dipartono gli accessi alla circonvallazione ed alla provinciale Issiglio - Castelnuovo Nigra, da cui si raggiunge anche il cimitero con l'Antica Chiesa Parrocchiale che, come vedremo più avanti, serviva per i Vidracchesi fino al 1693. Si presume che la sua costruzione risalga verso l'anno mille ed è considerata Monumento Nazionale. Percorrendo la provinciale verso Castelnuovo Nigra per circa tre chilometri si trova un'altra cappella dedicata alla “Madonna della Neve” (per maggiori informazioni clicca qui) meta di pellegrinaggio e di importanti festeggiamenti della comunità locale. Oltre la cappella della “Madonna della Neve o della Piana” troviamo anche due piloni votivi affrescati ancora ben tenuti, mentre se percorriamo la diramazione alla sua destra raggiungiamo la regione Aurì-Carpen con buoni punti di osservazione panoramica: ottimo quello dell'alpeggio comunale; qui troviamo ancora qualche baita di buona fattura e l'unico bosco di cerri della zona. Percorsi alternativi di questa collina sono i sentieri di Valfosca, di cascine Troglia di Miaran, delle sorgenti e di Carpen Alto. Ritornando nel centro storico, sulla piazza principale, imbocchiamo la via alla sinistra della Cappella di S. Maddalena: dopo una curva a gomito ci troviamo presso il largo di via Marconi, dove incontriamo un interessante fabbricato dell'anno 1700, il cui cortile si raggiunge da un portone in mattoni pieni di ottima fattura; il cortiletto è delimitato da muri in massi provenienti dal torrente, la facciata si presenta con una serie di archi canavesani in pietra che sono una testimonianza storico-culturale delle capacità artigianali dell'epoca, ora necessita di un profondo restauro per recuperare l'originale struttura di pregio museale. Poco più avanti, sul lato sinistro, si diparte vicolo Cavour, (anticamente vicolo del Rosso) sovrastato da due interessanti portoni in parte ancora con volte in ciottoli. Sulla destra si incontra, invece, il vecchio vicolo delle scuole, ora vicolo Marconi che, per un buon tratto, si presenta come un "budello" nascosto sotto le case con porte ed uscite laterali caratteristiche. Sulla piazzetta delle vecchie scuole troviamo l'antica casa comunale che, con la sua facciata di colore giallino e l'affresco nell'atrio di pittore ignoto, sembra voglia testimoniare la sua lunga storia. Prima di tornare sulla piazza della Chiesa parrocchiale, possiamo ancora ammirare l'ultima Meridiana esistente nel paese ed il sovrapassaggio che unisce la Chiesa alla casa parrocchiale. Spostandoci in periferia, si incontrano costruzioni più recenti e moderne, sorte in gran parte all'ingresso del paese e sulla sinistra orografica del torrente Savenca; pur con strutture varie, non hanno pregiudicato le caratteristiche paesaggistiche del paese. Le passeggiate periferiche ed esterne mostrano ancora buone caratteristiche ambientali. Il torrente Savenca, classificato al terzo posto tra i corsi d'acqua piemontesi per la qualità delle sue limpide acque è oggetto di richiamo turistico estivo per i bagnanti del circondario. Attraversando il ponte ed andando lungo il suo corso raggiungiamo il Chiusella alla confluenza con il Savenca dove troviamo un notevole intreccio di scogliere artificiali a protezione dei danni alluvionali provocati in questo punto dai due torrenti durante le piene. Seguendo la strada di Sendola troviamo una bella pianura ancora coltivata a campi e prati fino a raggiungere la passerella pensile di Gauna. È un sentiero particolarmente interessante dal punto di vista ambientale e storico per la presenza dei resti, appunto, di vecchi opifici per la lavorazione del ferro, della canapa e per la produzione di energia elettrica. Risalendo invece a monte del ponte sul Savenca ci inoltriamo per la sua stretta vallata incontrando la cascatella del rio Aurì che spumeggiando si getta nel Savenca con un salto di oltre cinquanta metri. Oltre la cappella della “Madonna della Neve o della Piana” troviamo anche due piloni votivi affrescati ancora ben tenuti, mentre se percorriamo la diramazione alla sua destra raggiungiamo la regione Aurì-Carpen con buoni punti di osservazione panoramica: ottimo quello dell'alpeggio comunale; qui troviamo ancora qualche baita di buona fattura e l'unico bosco di cerri della zona. Percorsi alternativi di questa collina sono i sentieri di Valfosca, di cascine Troglia di Miaran, delle sorgenti e di Carpen Alto.
Storia e cultura
La Storia
Il più attendibile ricercatore della storia del Canavese è certamente il Bertolotti che nella seconda metà dell'Ottocento scriveva che il nome attuale di Issiglio non ha un'origine sicura, bensì ne esistono più versioni. Una prima versione lo vuole far derivare dall'antico culto pagano che si celebrava in un tempietto del paese dedicato ad una dea protettrice delle campagne: non è noto però se essa fosse la dea Iside o Isi, divinità pervenuta dall'Egitto oppure la nereide Isea o la dea Isis, protettrice dei lanifici. Questo tempio più tardi fu trasformato in Chiesa e fu parrocchia per i paesi di Issiglio e Vidracco fino al 1693 ed è tuttora esistente a ridosso del cimitero. Una seconda versione lo vuole far derivare da In Exilio per essere stato luogo di deportazione di prigionieri romani che dovevano lavorare nelle miniere della Valle. Una terza versione ritiene che derivi da Isily, dal gallico Isiliacum, usato a significare luogo lungo le acque correnti.
Notizie storiche certe si conoscono solo verso la fine del Trecento: il Villaggio è citato nelle esenzioni di pedaggio per la Val di Chy, (che comprendeva tutti i paesi della destra orografica del Chiusella) e nei documenti dei vari feudatari che ne ebbero il possesso quali i San Martino di Strambino, gli Arundello, i Parella, i Loranzè, i San Martino di Agliè ed i Vescovi di Ivrea. Fino alla fine dell'Ottocento il paese non era servito da strade carrabili, comunicava solo tramite sentieri con Rueglio, Muriaglio, Vidracco e Vistrorio che era il capo mandamento di tutti i paesi della Bassa Valle a partire da Rueglio, e che era raggiungibile solo attraverso una passerella di assi in legno posati sulle pietre del torrente Chiusella nella zona di confine tra Vistrorio e Gauna e poi con l'attraversamento del Savenca su ponticello di legno che collegava la regione Sendola con il paese. Nella seconda metà dell'Ottocento gli abitanti erano 775 distribuiti in meno di 200 famiglie. La parte più bassa del paese anticamente era sicuramente allagata: da ciò nacque la leggenda che narra che allora il paese si trovasse molto più in alto, presso l'attuale borgata di Sardus e che sulla sponda opposta dimorasse il principe di Arundello, innamorato di una povera contadinella Issigliese. Egli riuscì a far prosciugare il lago per vincere l'opposizione alle nozze da parte della propria madre.
La Storia
L'antica economia del Paese era basata sull'allevamento, sull'agricoltura e sui mestieri artigianali. Con la forestazione, oltre a risolvere il problema del riscaldamento, si provvedeva all'abitazione ad agli arredi. La case erano quasi esclusivamente costruite in legno e pietra, che erano materie prime che si trovavano in loco. Si ha testimonianza anche dell'esistenza di due fornaci di calce ed una di mattoni, in quanto in mancanza di strade gli approvvigionamenti esterni erano alquanto difficoltosi. Le case sorgevano sul territorio ovunque ci fosse la minima possibilità di attività agricole, poiché ci si doveva aggiustare con ciò di cui si disponeva. Spesso il mestiere diventava così raffinato fino ad essere una vera e propria arte come testimoniano alcune caratteristiche architettoniche ancora esistenti, per esempio, i portoni: permettono il transito pedonale tra i gruppi di case del centro storico e sono tuttora efficienti a dispetto degli anni trascorsi e del peso dei fabbricati sovrastanti. Analoga simbiosi tra funzionalità pratica e peculiarità estetica si ritrova anche negli archi di pietra e, all'interno di alcuni edifici meno rimodernati, nei soffitti in mattoni od in legno.
Natura e Paesaggio Issiglio, grazie alla propria posizione geografica, offre interessanti escursioni. Noi, ve ne proponiamo tre: le prime due sono a sfondo storico – antropologico; scopriremo -infatti- la storia dell'acquedotto locale e della miniera dell'oro, attraverso una piacevole passeggiata, nella parte alta del Paese. L'altra proposta è sicuramente più “affascinante per le gambe”, perché ripercorreremo il vecchio sentiero che unisce la nostra località con Rueglio. Un percorso con un dislivello totale di ben 174 m, ma molto utilizzato nel tempo passato.
Visita all'antico acquedotto
Fino agli anni sessanta il paese di Issiglio non aveva acqua potabile nelle case, ma era solo dotato di cinque fontanelle di cui tre con abbeveratoio per il bestiame. L'acqua proveniva da una derivazione del torrente Savenca con una condotta a cielo aperto con bocche di scarico sul suo percorso per deviarla nel torrente all'occorrenza, come lavori sulla condotta o sulla vasca di carico o con residui terrosi a seguito di temporali. Il primo tratto di condotta era di tanto in tanto riempito di carbone che serviva per un filtraggio -ante litteram- dell'acqua. La vasca di carico o di riserva posta ad una altitudine che potesse servire tutte le fontanelle dislocate nel concentrico con pochissima discesa e pertanto con poca pressione era interrata nel suolo con sovrastante fabbricato, fuori terra a protezione della botola circolare di accesso alla vasca, chiusa da un coperchio di pietra.
Il fabbricato con volta arcata di mattoni pieni è di tutto pregio, come lo era la porta di ferro d'accesso che è stata rubata. Di questo acquedotto (andato in disuso con l'arrivo dell'attuale all'inizio degli anni sessanta), non si conosce la data della sua costruzione, anche i più anziani se lo ricordano già esistente fin dalla loro giovinezza per cui si può solo ipotizzare che sia stato fatto nella seconda metà dell'Ottocento. La distanza da percorrere è di circa un chilometro su percorso agevole e pianeggiante costituito da stradina in terra battuta che solo nell'ultimo tratto si restringe in sentiero. La partenza è dal bivio tra la via Marconi e via Sale e prosegue tra la strettoia di due ville d'epoca. La roccia di montagna sovrasta le ville sulla sinistra e la nostra stradina, anche se un impervio sentiero pietroso l'aggredisce dipartendo per raggiungere le vasche di riserva dell'attuale acquedotto i cui arrivi dell'acqua provengono da due lati. Da destra arriva il prelievo delle fonti che alimentano il consorzio dell'acquedotto dei sei comuni della Bassa Valchiusella: Rueglio, Alice, Pecco, Lugnacco, Vistrorio e Issiglio site nell'area della Bossola e denominate Fiaut, Cassa, Marciana e Rosone, di cui solo l'ultima è sul versante sud mentre le altre sono sul versante nord. Un ramo di questo acquedotto diparte in prossimità del vecchio Ponte di Rueglio ed attraverso il colle Lavesso e la nostra regione Sendola oltrepassando il Savenca lungo una spalla del Ponte con andata e ritorno attraversa la stradina che percorriamo, e risale la montagna fino alle due vasche che ci sovrastano ad una altitudine poco inferiore ai seicento metri, fungendo da riserva per la distribuzione della potabile al concentrico ed alle borgate periferiche. L'altro canale d'arrivo è sorto con due scopi; il primo è dovuto per l'insufficienza di fornitura dell'acquedotto consortile, sia per errori di valutazione delle portate delle sorgenti e sia per l'aumento dei consumi. Seconda motivazione è per servire la popolazione sparsa sulla dorsale verso Castelnuovo Nigra, residente ad altitudine superiore alle vasche di carico.
Quest'ultimo acquedotto, sorto per il solo servizio del nostro territorio raccoglie le piccole sorgenti dei nostri beni comunali: Moia Rotonda, Cère e Flussa più le Sorgenti Cercer nel comune di Castelnuovo Nigra. Oltre a servire quasi tutte le nostre borgate alte e cascinali sparsi copre la maggior parte di tutto il fabbisogno del nostro paese. Tralasciando le notizie del nostro attuale acquedotto proseguiamo il nostro percorso osservando sulla destra il corso del nostro torrente che seguiremo parallelamente, solo separati in questo primo tratto dalla roggia del mulino che scorre più in basso. Oltre il Savenca vediamo la nostra piana di Sendola -ormai costellata di case nuove sorte tra i vecchi cascinali-, i cui abitanti la coltivarono nei tempi passati e che ancora oggi tra giardini ed orti presenta ancora i prati migliori del paese e costituisce la base d'appoggio del colle Lavesso, sul quale si trova qualche casa, è ormai abbandonato ed il tappeto boschivo si espande sempre più. Solo la sua punta (da noi detta la Mèc o Monte Sinai e dai Ruegliesi cui appartiene come comune, l'Urget), è ancora mantenuta vivibile, anche se da tempo sono scomparsi i frati che si diceva avessero costruito il complesso abitativo circondato da un grande muraglione di pietra secca, che resta intatto. Più avanti arriviamo alla confluenza del Rio Madone con il Savenca che scende piuttosto ripido con piacevoli cascatelle. Poi la piccola e raccolta piana della Stantera che presenta una curiosità di confini tra comuni, le due case esistenti sulla piana appartengono una al comune di Issiglio e l'altra al comune di Vistrorio che testé possiede un'isola territoriale incastrata tra il noi e Rueglio. Intanto siamo arrivati alla vasca del vecchio acquedotto e possiamo osservarne la sua ampiezza per il rialzo del terreno con il piccolo fabbricato ancora intatto nel tempo con la speciale volta ed in centro la botola con il coperchio circolare in pietra, oltre vediamo ancora le tracce del vecchio canale di adduzione.
La miniera dell'oro
Sempre partendo dal fabbricato dell'antico acquedotto, ora ritorniamo verso i sentieri -anzidetti- di Valfosca. Qui si tentò un abbozzo d'estrazione aurifera di alcune vene. Il sentiero che ci congiunge è breve quanto ripido. Si lavorò un paio d'anni tra il 1876 ed il 1877 con risultati economici non soddisfacenti. Di questo sforzo abbiamo la fortuna di possedere copia del libro paga dei lavoratori di allora. Non possiamo dire invece della lunghezza della galleria perché non ci risulta che qualcuno abbia avuto il coraggio d'ispezionarla. Vedendo però il suo imbocco si può capire che il tentativo di ricerca del metallo prezioso fu fatto almeno su due livelli prima di abbandonarla. I lavoratori assunti per la realizzazione di quest'attività variavano da 10 a 14 gestiti da un assistente che era stipendiato mensilmente con una paga di 100 lire, quelle degli operai non superavano 1 – 2 lire pro die. Il concessionario della miniera era un certo Bertino di Settimo Tavagnasco. Questa è la testimonianza tangibile che il vallone del Savenca ha svariate qualità minerarie, già notate dai Romani.
Il sentiero Issiglio – Rueglio
Dopo la passeggiata all'antico acquedotto e alla miniera aurifera, possiamo affrontare ben altro percorso, ossia l'antico tracciato che congiunge il Paese a Rueglio. Questa passeggiata -compreso il materiale tecnico – informativo-, è stata mutuata dall'ottimo volume di Ettore Perino, La Valchiusella in mano (Progetto Stampa, Alice Superiore, 2007), di cui si consiglia caldamente la lettura, sia per la completezza geografica che la puntualità logistica.
Incastri naturali
Negli spazi precedenti, abbiamo cercato di fornire una visione complessiva di Issiglio. In questa sezione, cercheremo di far collimare alcuni interessanti spunti etnografici e artistici presenti nella zona. Queste sottolineature del tempo passato, sono state raccolte e catalogate -nel corso di molti anni- da più fonti e messe poi a confronto con la bibliografia più importante ora presente. Alcuni aspetti, sono ancora oggetto di dibattito tecnico. Per esempio alcuni locali sotterranei presenti nel concentrico, non sono ancora stati approfonditi sotto il profilo planimetrico; si sono ipotizzati -però- interessanti elementi d'ulteriore indagine. Soffermandoci sulla piazza del Monumento ai Caduti e assaporandoci l'ambiente circostante, ci attrae un panorama molto bello con lo sfondo della Bella Dormiente che sono poi le cime della Quinzeina e del Verzel e che è solitamente detta “la montagna di Sale”, perché sovrasta il comune di Castelnuovo Nigra già Sale Castelnuovo. Scendendo con lo sguardo scorgiamo un dolce declivio di colli che da Moncalvo alla testa di Moia Rotonda si arriva ai beni comunali di Issiglio e di Rueglio separati dall'impervio vallone dove scorre il Savenca, che troviamo di lato alla piazza con le sue acque limpide e pulite. Ma oltre alle cose che possiamo osservare, qualcosa di molto più antico e pratico, si cela sotto i nostri piedi: il mulino d'Issiglio. Alimentato da una presa del vicino torrente, il mulino è un manufatto a sede rettangolare con voltino ad arco un'opera d'arte per la sua fattura. Oggi appare rimaneggiato, poiché è l'elemento strutturale principe della piazza stessa. La roggia fino a tempi non lontani, non ha solo soddisfatto tutti fabbisogni della popolazione, ma è stata -soprattutto- la forza motore necessaria per azionare il mulino. Infrastruttura che ha letteralmente permesso di sfamare molti issigliesi, macinando quintali di meliga ed altri prodotti (in primis castagne) specialmente in tempo di guerra. Purtroppo all'estremità della piazza, è scomparso un “tenero amico” di tante fotografie e molti abbracci; v'era infatti, un grande ippocastano dal regale -quanto massiccio- portamento, sradicato durante un temporale. La sua chioma si spingeva all'imbocco del ponte è dai suoi rami il dio Eros ha lanciato tanti strali che hanno colpito molte coppie del nostro paese in giovane età, da lì hanno iniziato il loro cammino insieme, poiché quasi tutti i nostri giovani assaporarono la sua ombra. Voi potete godervi la sua frescura in una fotografia presente all'inizio di questo volume. Guardiamo però anche quello che si può ancora osservare nei pressi. Anzitutto il ponte sul Savenca che detiene un'interessante primato nella storiografia della tecnica edile. La fattura dell'impalcato è molto originale; è infatti, una U di cemento armato, ripetuta per tre volte. Costruito -da un'impresa artigiana locale su regia comunale- nel 1914, è una delle prime opere edificate con questa innovativa tecnica, allora quasi sperimentale. Il ponte attuale, è andato a sostituire il manufatto precedente, realizzato completamente in legno e distrutto da una piena eccezionale del Savenca nel 1910. Ma ritorniamo sulla nostra piazza. Ora, se prendiamo la prima via a sinistra ci troviamo davanti ad un dilemma: è via Adua o Reiva? Semplicemente è tutte due; la prima intitolazione è quella ufficiale. La seconda è quella ufficiosa -o per meglio dire issigliese-, infatti si ricorda come via Reiva per l'alto numero di abitanti che avevano questo cognome. Tralasciamo la demografia e la toponomastica, siamo nel pieno del concentrico, e qui, il Medioevo affiora man mano che ci spostiamo. La nostra storia più antica la vediamo da entrambi i lati incominciando a sinistra con i resti di un doppio arco che dalle pietre laterali si intuisce che era la chiusura di un antico cantone con il suo sbarramento antibrigantaggio. I portoni con i resti delle chiusure si susseguono su entrambi i lati fino allo sbocco della via sullo slargo poco distante dalla Chiesa Parrocchiale. Prima a destra e poi a sinistra dipartono due vicoli di grande interesse storico, il primo per i portoni ancora con la volta in ciottoli del fiume che dal Medioevo sopporta -ancora tuttora- il peso dell'abitazione sovrastante, mentre il secondo mostra murature di pietra a lisca di pesce a testimoniare l'antica costruzione di queste case. All'angolo del vicolo con la via Adua una cantina sotterranea con struttura d'ingresso con pietre naturali disposte nel senso della lunghezza denuncia la sua costruzione all'inizio del XIX secolo ed al suo interno, ora murato, è presente un cunicolo che si inoltrava sotto le fondazioni delle case, verso l'esterno, forse via di fuga in caso di pericolo. La stessa struttura di quest'epoca si trova sul portone della casa adiacente che testimonia l'evoluzione del nostro paese con un piano terra di inizio medioevale, una scala di pietra trapezoidale probabilmente della stessa epoca, un primo piano a pilastri di sostegno rotondi, tipici del Seicento ed un tetto ovviamente ricostruito in tempi più recenti. Alcune effigi scolpite sulla pietra parlano di messaggi di allerta di quei tempi che solo con un'analisi più approfondita si potrà indagare ulteriormente. Possiamo invece dire con sicurezza che il locale di sinistra tra i due archi con una porta di particolare ricercatezza, è stato il primo ufficio postale del paese. Sul muro che dà sulla strada è ancora visibile il segno della buca delle lettere. Quasi di fronte esiste ancora il portone di chiusura di antica fattura che chiude un cortile che ha conservato quasi intatte le fattezze del Medioevo. Due case con iscrizione dell'anno “1700” stanno ad indicare che in quel periodo vi fu una certa evoluzione protourbanistica. Si può ipotizzare una probabile sopraelevazione in modo di adeguarsi alle nuove esigenze abitative. La casa divenne quella tipica del coltivatore di allora, con la stalla ed il “crottino” a piano terra, cucina e camera al primo piano con grande loggia davanti per deposito ed essiccazione dei prodotti agricoli. Al secondo piano il fienile, per stoccaggio del foraggio. Osservando i caseggiati che corrono lungo le strade strette del concentrico si può dedurre che in tempi passati le costruzioni erano edificate in grandi complessi, aventi un solo proprietario. Il frazionamento immobiliare lo si può intuire come un successivo movimento patrimoniale: la proprietà dei singoli abitanti -e quindi l'atomizzazione dell'immobile- avvenne quando oltre alla casa entrarono in possesso dei terreni che prima lavoravano per conto di un unico proprietario. Questo elemento non è nuovo, almeno nell'analisi etnografica canavesana. Qui v'è anche sede di uno dei due forni issigliesi, ancora completamente funzionante. Le infrastrutture viarie interne al paese sono andate nel tempo mutandosi. Sono scomparse le strade acciottolate con il materiale alluvionale del torrente, ulteriormente perfezionate con l'inserimento di guide lapidee, volte ad ottenere un migliore marcia. Tuttavia, in ottica di riscoperta e valorizzazione storico, artistica e nondimeno tecnica, l'Amministrazione Comunale, ha ricubettato l'intero concentrico, ed ha predisposto un tratto di acciottolato in vicolo Marconi (già vicolo delle Scuole). Porzione di via ristrutturata con i materiali locali e tecniche passate; ciò rende un'idea di come fosse il tessuto stradale del nostro paese. La vita oltre che nel concentrico prese ad espandersi anche all'esterno soprattutto verso Castelnuovo Nigra, dove, il nostro comune ha la maggior parte del territorio e sono sorte piccole borgate, case sparse e baite per l'utilizzo estivo dei pascoli per il bestiame. Alcune costruzioni mostrano tuttora le buone caratteristiche dell'epoca passata; particolarmente interessanti sono i casotti per il deposito del latte. Erano solitamente costruiti dove vi era una sorgente. Uno stratagemma per mantenere fresco il locale. Anche i piloni votivi. Sono testimonianze di fede dell'epoca passata. Dal punto di vista naturalistico -ed alimentare-, sono importanti i castagneti che lambiscono rigogliosamente tutto il paese. Macchie verdi che si fondono con le distese di prati arborati; piacevoli pianori che oltre a rilassare l'occhio, donano un ottimo foraggio
Indice |
Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]
- Chiesa parrocchiale di San Pietro in vincoli
- Chiesa cimiteriale di San Pietro in vincoli. Di origine romanica (XI secolo), conserva al suo interno affreschi del XV secolo
- Vecchia Casa Comunale, sede del Museo di Vita Alpina www.assculturaleissigliese.tk
Evoluzione demografica [modifica]
Abitanti censiti[3] 
Note [modifica]
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, p. 151. Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011. URL consultato in data 25 aprile 2012.
- ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.
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