Lanzo Torinese

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Lanzo Torinese
comune
Lanzo Torinese – Stemma Lanzo Torinese – Bandiera
Panorama dalla strada per Sant'Ignazio
Panorama dalla strada per Sant'Ignazio
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Città metropolitana di Torino - Stemma.png Città metropolitana di Torino
Amministrazione
Sindaco Ernestina Assalto (centrodestra) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 45°16′00″N 7°29′00″E / 45.266667°N 7.483333°E45.266667; 7.483333 (Lanzo Torinese)Coordinate: 45°16′00″N 7°29′00″E / 45.266667°N 7.483333°E45.266667; 7.483333 (Lanzo Torinese)
Altitudine 525 (min 440 - max 1.054) m s.l.m.
Superficie 10,29[1] km²
Abitanti 5 133[2] (30-09-2014)
Densità 498,83 ab./km²
Frazioni Oviglia, Fua, Ovairo, Brecco, Momello, Praile, Margaula, Colombaro, Grange, Cates
Comuni confinanti Balangero, Cafasse, Coassolo Torinese, Germagnano, Monastero di Lanzo, Pessinetto
Altre informazioni
Cod. postale 10074
Prefisso 0123
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 001128
Cod. catastale E445
Targa TO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona F, 3 197 GG[3]
Nome abitanti lanzesi
Patrono san Pietro in Vincoli
Giorno festivo 1º agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lanzo Torinese
Localizzazione del Comune di Lanzo Torinese nella Città metropolitana di Torino.
Localizzazione del Comune di Lanzo Torinese nella Città metropolitana di Torino.
Sito istituzionale

Lanzo Torinese (Lans in piemontese e in francoprovenzale) è un comune italiano di 5 133 abitanti[2] della città metropolitana di Torino, in Piemonte.

Si trova nelle valli omonime, di cui è anche il centro più popoloso ed economicamente più importante[4][5], e fa parte della Comunità montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Lanzo si trova ai piedi delle Alpi Occidentali (sezione Alpi Graie) ed è collocata all'imbocco delle Valli di Lanzo. Il centro storico della città è costruito sul monte Buriasco mentre il resto della città si trova ai suoi piedi. Lanzo è il centro abitato più importante delle Valli di Lanzo ed è bagnato dal fiume Stura e dai torrenti Tesso ed Uppia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'antichità alla fine del Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Lanzo fu centro politico ed amministrativo molto importante sin dalle prime testimonianze che si hanno su di esso: pare che già in epoca romana i pascoli verdi che vi erano nella zona attirarono i primi abitanti della zona lanzese[6][7] ed edificarono delle abitazioni in cima al Monte Buriasco. All'inizio del 1000 il nome di Lanzo si trova indicato in un atto del 9 luglio 1029 d.C. con il quale il vescovo di Asti dota il monastero di San Giusto di Susa di molti beni tra cui dei terreni nella zona del mathiese ove sorgeva il borgo lanzese[8]. Nel 1159 Federico Barbarossa, con il Diploma di Occimiano, conferma al vescovo di Torino Carlo tutte le terre già in possesso dell'arcidiocesi di Torino, tra cui, appunto, la "Curtis del Lancia" (corte di Lanzo)[9].
Il castello di Lanzo fu costruito da Landolfo, vescovo di Torino dal 1011 al 1038[10]. Era circondato da una cinta muraria con alcune porte fortificate che permettevano l'accesso al borgo, che era attraversato da una via, detta contrada, che collegava il castello alla porta principale[11]. Dalla contrada si dipartiva, trasversalmente, una serie di strette viuzze chiamate chintane (alcune ancor oggi esistenti), talvolta sormontate da archi e lunghi voltoni che le fanno somigliare a gallerie pedonali, e, parallelamente alla contrada, sia verso Torino sia verso Germagnano, si snodavano due strade strette che correvano sulla sommità delle mura di difesa (per questo erano dette "Strade di Corserio").
Successivamente, con vari toponimi, diventa feudo di appartenenza, con alcuni borghi delle Valli, di svariate casate: il primo signore di Lanzo di cui si ha memoria scritta[12] è un tale Robaldo, i cui succesori, tra cui Abbone, Giacomo e Giovanni, ricevettero il 15 gennaio 1219 il beneficio di tenere a Lanzo il mercato settimanale del martedì in cambio della terza parte dei proventi dello stesso[13]. Il 7 novembre 1246 l'imperatore Federico II concedette a Tommaso II di Savoia varie parti del Piemonte, tra le quali le città di Ivrea, Castellamonte e Lanzo, consentendogli di costruire castelli e torri nei luoghi che gli sembravano più consoni[14]. Tale concessione viene poi ribadita da Guglielmo il Grande allo stesso Tommaso, costringendo il Vescovo di Torino ad accettare tale decreto; il principe Tommaso ne fede dono al fratello Amedeo IV di Savoia, il quale lo investì come signore di Lanzo. Sotto il governo della marchesa Margherita, figlia del marchese Giovanni I del Monferrato, signora di lanzo, Cirié e Caselle, nel 1305 divenne una castellania, con tutti i privilegi che ciò prevedeva, tra i quali la Credenza[15] e l'esonero per i lanzesi dal partecipare alla guerre al di là dei monti. Alla sua morte (avvenuta per la peste nera nel 1349), non avendo eredi maschi, Lanzo passò a Teodoro Paleologo, che poi lo trasmise alla figlia Violante, sposa di Aimone, quindi definitivamente alla casa dei Savoia con Amedeo VI. Proprio nel 1377, sotto la guida del Conte Verde, la Credenza di Lanzo fece erigere il Ponte del Diavolo in modo da permettere l'apertura di una via rapida tra Torino e Lanzo senza dover passare per le terre canavesane, allora non più sotto mano diretta Savoiarda[16].
In seguito alle guerre franco-spagnole in Italia della prima parte del cinquecento, quando Carlo III fu costretto alla fuga a Vercelli carico di debiti, furono i Lanzesi che dovettero pagare i 4000 scudi d'oro di riscatto ai Medici di Firenze per la sua liberazione[17]. Quando, però, verso la metà del secolo XVI, i francesi occuparono il Piemonte, il castello di Lanzo, considerato uno dei più importanti del Piemonte, venne assediato, espugnato il 28 novembre 1551 e successivamente distrutto (1556-1557)[18] dai francesi comandati dal duca Carlo di Brissac, eccezion fatta per la porta di accesso al borgo, ancor oggi esistente e ben conservata (torre civica di Aymone di Challant).

Dal Medioevo all'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla pace di Cateau-Cambrésis il borgo tornò in mano ai Savoia con Emanuele Filiberto (1559): costui affidò la castellania ai Provana e, nel 1577, passò Lanzo a sua figlia naturale Maria, sposa di Filippo d'Este, dei marchesi di San Martino in Rio, assieme a tutte le Valli (eccezion fatta per Lemie ed Usseglio). In tale occasione Lanzo venne eretta al rango di marchesato. Il governo degli Este fu rovinoso per Lanzo, che perdette molti privilegi nei confronti dei paesi limitrofi, come quello di ottenere il dazio per ogni persona che transitava sul ponte del Diavolo, che all'epoca era l'unica strada di collegamento tra Torino e le Valli.

La stazione ferroviaria

In seguito all'assedio di Torino ed alla vittoria piemontese sui francesi, Vittorio Amedeo II, per ripianare i debiti del ducato, nel 1720 dichiarò nulle tutte le concessioni ottenute dai lanzesi negli anni passati, esautorò gli Estensi dal loro feudo e, dopo averle suddivise in castellanie, vendette le sue terre al migliore offerente[19]. Fu così che il 1º luglio 1725 il marchesato di Lanzo venne venduto al conte Giuseppe Ottavio Cacherano Osasco della Rocca per 65000 lire; costui fu il fondatore dell'ospedale di Lanzo, costruito nel borgo vecchio in sostituzione dell'ospizio trecentesco in funzione nell'attuale chiesa di Santa Croce. Alla sua morte questo passò al nipote e nel 1792, non essendoci più eredi, tornò in mano regia. In seguito alla Rivoluzione francese nel 1798 Carlo Emanuele IV, succeduto a Vittorio Amedeo III, decise di abbandonare i suoi territori in Piemonte per rifugiarsi in Sardegna e Lanzo passò prima in mano francese, poi in mano austriaca ed occupato, infine, dai russi di Suvorov. In seguito alla battaglia di Marengo il Piemonte tornò in mano francese e Lanzo divenne capoluogo di arrondissement, poi declassato a capo distretto (mandamento). Fu nel 1820 che venne costruito il ponte sul Tesso su progetto dell'ing. Mosca, permettendo un transito più agevole e sicuro attraverso il borgo e verso le Valli[20].

Dall'Ottocento ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà dell'Ottocento, sotto il regno di Vittorio Emanuele II, da centro prettamente agricolo e commerciale Lanzo divenne una cittadina ed una meta di villeggiatura da parte di molti cittadini torinesi: questa vocazione turistica aumentò dapprima con la costruzione della strada verso Torino e poi, esponenzialmente, con l'arrivo della ferrovia nel capoluogo valligiano il 6 agosto 1876. Ne fanno testimonianza le numerose residenze di villeggiatura. Pressappoco nello stesso periodo si insediarono nel territorio lanzese le prime industrie meccaniche, tessili e cartarie.

La lapide dedicata a Don Bosco nel 1914, cinquantenario della fondazione del collegio, posta sulla facciata dello stesso

Sempre nella seconda metà dell'ottocento, Lanzo vide la presenza, tra le sue vie, di due dei Santi sociali torinesi dell'epoca: nel 1864 don Bosco, dopo alcune traversie, fondò a Lanzo, sui resti del vecchio convento benedettino in abbandono, sorto sui ruderi del vecchio castello in cima al monte Buriasco, il primo oratorio per i ragazzi al di fuori della città di Torino[21] e nel quale istituì corsi professionali per dare un futuro ai ragazzi delle Valli di Lanzo. L'altro dei Santi sociali che operò a Lanzo fu il Cottolengo, la cui presenza era testimoniata, fin alla metà degli anni '90 del '900, dalla Piccola casa della Divina Provvidenza di Lanzo, in via Vittorio Emanuele[22]. Sempre negli stessi anni Lanzo conobbe l'opera di un altro uomo di Chiesa illustre: Federico Albert, parroco di Lanzo dal 1852 al 1876, proclamato beato nel 1984, fondò l’asilo infantile, l'orfanotrofio per le fanciulle abbandonate dai genitori e, nel 1866, l'e­ducandato femminile per preparare le ragazze a diventare maestre. Fu lo stesso Albert che convinse don Bosco ad intervenire a Lanzo e ad aprire l'oratorio sul monte Buriasco[23].

Dopo l'unità d'Italia le sorti di Lanzo seguirono quelle dell'Italia: molti giovani lanzesi vennero mandati nelle trincee del Carso nella prima guerra mondiale e, a memoria di quelli che non tornarono più, venne edificato, nei pressi della stazione, il monumento ai caduti. Diverse invece furono le sorti del comune durante la seconda guerra mondiale: in seguito all'armistizio le forze tedesche che occuparono il nord Italia si installarono di presidio nel collegio Salesiano, posto in posizione dominante su paese, per poter controllare le vie di accesso alle Valli, in cui si formarono, come nel resto della regione, brigate partigiane, tra cui l'11ª Brigata Garibaldi "Gardoncini". Il 26 giugno 1944 tali brigate partigiane, sull'onda del progressivo avanzamento degli alleati, tentarono, con la "Battaglia di Lanzo", di liberare il paese dai tedeschi e dai repubblichini: tale tentativo, tuttavia, si risolse con la ritirata dei partigiani[24]. Fu proprio in seguito a tali azioni partigiane che, nel 1976, Lanzo ricevette la Medaglia d'argento al Valor Militare. Solo il 26 aprile 1945 la guarnigione tedesca che occupava il collegio, si arrese ai partigiani, grazie alla mediazione del vicario parrocchiale teol. Frasca ed al direttore del collegio salesiano don Ulla.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome Lanzo sono incerte: secondo il Milone[25] l'etimologia deriverebbe dalla forma a lancia (da qui lanceum) del borgo di Lanzo [26], anche se l'omonimia con altri 2 comuni francesi oltre il Moncenisio, Lanslebourg e Lanslevillard rende dubbia questa origine.
Secondo altre fonti, invece, il nome Lanzo deriva dalla parola tedesca Lanzman, che nell'antichità significava "paese" e che pare fosse una sorta di saluto che i soldati tedeschi si scambiavano tra loro[27]. Il termine "Lanzo", che compare nel "Diploma di Occimiano" (che confermava al Vescovo di Torino il possesso di Lanzo) con un "de Lances", nel 1203 compare poi come "Delancius", nel 1211 come "Lanz" e nel 1296 come "Lanzeus"[28].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Stemma ufficiale di Lanzo Torinese

Di rosso, alla croce d'argento accostata (attraversante) lateralmente da due frecce dello stesso con le punte in alto. Lo stemma di Lanzo reca la croce sabauda argentata in campo rosso (di rosso alla croce argento); il braccio orizzontale della croce è attraversato da due frecce, una per lato, che ne ricordano l'origine del nome[29].

Gonfalone[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone di Lanzo Torinese

Il gonfalone è stato conferito al comune con decreto del Presidente della Repubblica del 26 gennaio 1954; è stato poi modificato nel 2001, in seguito al conferimento al comune del titolo di città, con le caratteristiche da città. Esso consta di un drappo partito di bianco e di rosso e caricato dello stemma comunale con l'iscrizione centrata in argento: CITTÀ DI LANZO TORINESE. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dai colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valor Militare
«Nel quadro della lotta di resistenza contro la prepotenza tedesca e fascista il settore delle Valli di Lanzo resse un ruolo di grande rilievo grazie al particolare supporto, sia ideale e direttivo sia organizzativo ed operativo, offerto dalle popolazioni locali. Il capoluogo venne liberato dopo aspri combattimenti dalle formazioni partigiane ed anche quando cedendo alla schiacciante superiorità nemica venne rioccupato dagli oppressori rimase faro ideale per tutte le genti della zona che, mai dome, sopportando notevoli sacrifici di sangue e di distruzioni, continuarono l'incessante azione di guerriglia e di sabotaggio alle infrastrutture ed alle postazioni militari nemiche, apportando un valido contributo alla vittoria finale per la liberazione della Patria. Zona di Lanzo Torinese, 8 settembre 1943 - 8 maggio 1945.[30]»
— 10 maggio 1976

Ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

Queste sono alcune delle date più importanti della storia di Lanzo Torinese:

  • 1011-1038 - Costruzione del castello di Lanzo
  • 1159 - Prima citazione del nome di Lanzo (diploma di Occimiano)
  • 15 gennaio 1219 - Primo mercato settimanale il martedì
  • 1357 - La torre civica di Aymone di Challant viene terminata
  • 1378 - Il ponte del Diavolo viene ultimato
  • 1551 - Il 28 novembre il borgo ed il castello vengono occupati dai francesi comandati dal maresciallo Brissac
  • 1557 - Il castello di Lanzo viene completamente distrutto
  • 1679 - Invenzione del grissino
  • 1876 - La ferrovia raggiunge la città
  • 26 aprile 1945 - Liberazione di Lanzo dai nazi-fascisti
  • 30 settembre 1984 - beatificazione di Federico Albert, parroco di Lanzo dal 1852 al 1876

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli[modifica | modifica wikitesto]

San Pietro in Vincoli

Le origini della parrocchiale di Lanzo risalgono all'XI secolo: in epoca medievale era adiacente al Castello e nel 1543 venne fatta abbattere da Gian Giacomo Medici per isolare e meglio difendere il Castello. Venne ricostruita più grande e riaperta al culto nel 1591, ed in questo frangente la Parrocchia di Lanzo divenne la chiesa di Santa Maria, ancor oggi ben conservata e posta lungo l'allora Contrada del Borgo (attuale via San Giovanni Bosco).
Tra Settecento ed Ottocento la Parrocchia di San Pietro in Vincoli venne ampliata ed abbellita, ed i lavori vennero conclusi dal vicario don Tagna (che fece costruire anche la Casa Parrocchiale adiacente) e dal beato Federico Albert (che provvide alla costruzione della facciata settentrionale e all'avvio dei lavori per il campanile). Il campanile, iniziato nel 1872 a cura di monsignor Tresso e terminato nel 1885, è alto 31 metri ed ha una struttura imponente ed elegante. Negli anni sessanta è stata rifatta la cuspide, distrutta da una tromba d'aria[31].

Facciata sulla piazza della chiesa di San Pietro in Vincoli
L'interno

L'interno della Chiesa è ricco di dipinti ed opere d'arte, come la Macchina di San Pietro, seicentesco gruppo statuario ligneo raffigurante San Pietro in Vincoli con l'Angelo liberatore e guardia addormentata, che ancora oggi è portata in processione lungo le vie di Lanzo il 1º agosto, giorno della Festa Patronale. Notevoli sono anche il pulpito dorato e l'organo G. Mola, del 1894, con più di mille canne e cassa armonica con stucchi dorati, sormontata dallo stemma della Città. Le volte della Chiesa sono state affrescate dal pittore G. Guglielmino. Sono degne di rilievo anche le seguenti opere pittoriche:

  • Resurrezione: tela seicentesca dipinta per le famiglie lanzesi Bo, Gallenga ed Usseglio sita in corrispondenza della cripta presso la quale sono tumulati molti membri delle stesse;
  • San Francesco che riceve le stimmate: pala d'altare del veneziano Carlo Saraceni, commissionata da Bartolomeo Bonesio nel 1605 per l'altar maggiore della chiesa del Convento dei Cappuccini sul monte Buriasco; quando questo venne chiuso e venduto a Don Bosco per l'edificazione del collegio convitto, la pala venne portata in parrocchia. Sottoposta a restauri, è emersa, tra le mani dell'angelo, l'effigie di papa Clemente VIII, benefattore del Bonesio;
  • Sindone e simboli della Passione: affrescati sulla cupola della navata di destra a ricordo del trasporto della Sindone organizzato da Beatrice di Portogallo, moglie di Carlo II di Savoia, da Chambery a Torino attraverso il Colle d'Arnas, Balme, Ala di Stura, Voragno, Lanzo e Cirié;
  • Liberazione di San Pietro dal carcere: maestosa pala dell'altar maggiore della chiesa, secondo il Murat ascrivibile ad un ambiente pittorico beaumontiano, risale ad un periodo tra il 1775 ed il 1800;
  • Santi Romualdo e Bonifacio: tela dipinta da Giovanni Francesco Sacchetti per la chiesa dell'Eremo dei Camaldolesi di Lanzo tra il 1663 ed il 1675 e commissionata dal conte Gaspare Graneri della Rocca di Ceres che nel 1661 fondò l'Eremo di Lanzo donandolo all'ordine dei Camaldolesi.
  • Buona parte degli ulteriori affreschi e dei fregi che ornano la chiesa fu commissionata e, per buona parte, eseguita, da parte del vicario Beato Federico Albert, parroco di Lanzo nell'Ottocento; e dal suo successore teol. Tresso

Chiesa di Santa Maria del Borgo[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre dedicata alla Madonna, venne indicata nelle relazioni degli arcivescovi e dagli storici con denominazioni diverse, quale chiesa della Beata Maria Vergine, di Santa Maria degli Angeli, di Nostra Signora, di Santa Maria Assunta, della Beata Vergine del Carmelo. Per i Lanzesi è semplicemente la cesa 'dla Madona. Situata a metà dell'antica contrada del Borgo fu il centro della pietà mariana dei Lanzesi fin dall'epoca medievale. Non è nota la data di costruzione della primitiva cappella di molto antecedente il 1543 anno in cui iniziò a funzionare come chiesa parrocchiale in seguito alla distruzione della chiesa di S. Pietro in Vincoli. Nel 1547 il vescovo di Ventimiglia Filippo de Mari celebrò le sacre funzioni in Santa Maria, la quale sostituì la chiesa parrocchiale fino al 1591, quando venne consacrata la ricostruita chiesa di San Pietro in Vincoli. Quello fu il periodo più glorioso per la chiesa di Santa Maria, che si trovò ad essere contemporaneamente il centro religioso e politico del paese, in quanto in essa si radunava pure il Consiglio Comunale (la Credenza). Il 10 luglio 1575, fu eretta la Confraternita del Santo Nome di Gesù che, da allora, si prese cura dell'amministrazione della chiesa. Nella chiesa di S. Maria il 2 giugno 1629 venne fondata un'altra confraternita, sotto il titolo della Beata Maria Vergine del Carmelo.

L'interno
L'interno della chiesa di Santa Maria del Borgo
La sacrestia assai ampia e ben arredata, serviva in epoca pre-conciliare come cappella per gli uomini che vi accedevano direttamente dalla adiacente chintana. Sempre agli uomini era destinata la tribuna addossata alla facciata, con ingresso dalla ripida scaletta esterna, ma raggiungibile anche, tramite corridoio coperto, dal Palazzo dei Signori d’Este, ora Istituto Immacolatine. Sul modesto campanile è collocata una sola campana.

All'interno l'altare destro è dedicato alla Madonna del Carmine (festa il 16 luglio); si tratta di un altare antico citato, insieme a quello di fronte dedicato a S. Anna e alla Madonna di Oropa, dal Cavallari Murat come esempio del gusto barocco per le composizioni a stucco miscelate con pitture ad affresco, di cui erano maestri gli stuccatori luganesi. L'altare della Madonna di Oropa era anticamente dedicata a S. Giuseppe ed apparteneva alla Famiglia Carrocio, una tra le più nobili e facoltose di Lanzo. Gli altri due altari presenti, erano anch’essi ornati da icone di cui si ignora la sorte. Scomparsi i dipinti la chiesa si arricchì di statue, tra cui primeggiano la Vergine Assunta di Clemente Ferrari e la famosa "macchina del Cristo nell'orto degli Ulivi" che veniva portata in processione la sera del Giovedì Santo[32].

Il restauro

La facciata della cappella presenta un impianto decorativo, solo in minima parte ancora leggibile, che doveva essere piuttosto articolato e gradevole, come testimonia una documentazione fotografica degli anni sessanta. In essa si può osservare un espediente decorativo di finte architetture: al culmine un timpano con cornici grigie e rosa che racchiudono la raffigurazione della Madonna in gloria tra nuvole e angeli; il registro inferiore è invece caratterizzato da lesene laterali ad imitazione del marmo grigio con specchiature rosa; ai lati del lunettone sono ricavate due finte nicchie che accolgono due Santi Vescovi; il portale è decorato con finte lesene e trabeazione con putti che reggono un simbolo raggiato. Si possono notare sull'intonaco alcune tracce di materiali diversi risalenti ad epoche differenti. Nel 2004 la Chiesa è stato oggetto di un approfondito restauro esterno, volto al recupero delle facciate e della copertura. A seguito del restauro si può osservare come siano state oggetto d’intervento le superfici murarie, consolidate e pulite, che hanno riacquistato i colori e le decorazioni originarie.

Chiesa di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Croce

L'origine dell'attuale chiesa di Santa Croce risale al 1200. Anticamente, la chiesa era posta appena fuori dalle mura del Borgo, in piazza San Giacomo, era dedicata ai SS. Apostoli Giacomo e Filippo (ricordati in un affresco a sinistra dell'altar maggiore) ed era la sede della Confraternita dei Disciplinati di Santa Croce, i cui confratelli occupavano dell'assistenza degli infermi. Questa confraternita, già esistente nel 1270 (come testimoniato da una bolla di papa Innocenzo IX e dalla sua traduzione in volgare da parte del cappuccino Padre Enrico), nel 1353, diede vita ad un ospedale (Hospitium peregrinorum) all'interno della costruzione per soccorrere i forestieri ed i pellegrini che, per recarsi a Santiago di Compostela, seguivano l'itinerario lanzese ed avevano come punto di riferimento di culto la chiesa di San Giacomo di Gisola (Pessinetto). Solo i pellegrini venivano assistiti nell'hospitium peregrinorum, mentre i lanzesi venivano assistiti dai confratelli (chiamati batù, battuti in italiano) direttamente presso le loro case. L'attività ospedaliera si esaurì nel 1660 e da quel momento la chiesa venne abbellita con finestre lunettate graffite sui fianchi, con la costruzione del campanile, la sopraelevazione del presbiterio per accogliere l'Altar Maggiore castellamontiano o lanfranchiano e con la costruzione della facciata.
Attualmente, Santa Croce è una chiesa che presenta sui muri esterni fregi ad archetti elaborati in stile gotico. Il portale gotico, oggi murato, conduceva all'interno dell'ospedale. All'interno sono presenti numerosi dipinti, un Crocifisso settecentesco chiamato "dei Lucca" ed una macchina lignea raffigurante Cristo Risorto che viene portata in processione per le vie di Lanzo durante la festa venticinquennale di Cristo Risorto[33].

La chiesa è quindi costruita con un insieme di stili architettonici distinti:

  • la primitiva navata centrale e l'abside semicircolare risale al secolo XIII;
  • la nuova navate e l'abside quadrata coperta da volta ogivale e quindi contraffortata risale al secolo XIV;
  • i nuovi ornamenti del 1614 con finestre lunettate graffite sui fianchi risalgono al secolo XVII;
  • il campanile (1776) e la sopraelevazione del presbiterio con le volte del 1756-1760 per accogliere l'altare maggiore risalgono al secolo XVIII;
  • la nuova facciata in stile neomedievale in cotto (1956) risale al secolo XIX.
L'interno
  • Crocifisso settecentesco "dei Lucca": la tradizione vuole che sia stato sottratto dalla chiesa dell'eremo dei Camaldolesi di Lanzo da ignoti e da questi abbandonato alle Grange. Ritrovato successivamente da un membro della famiglia Lucha (ora Lucca), ora viene portato in esclusiva in processione dai membri maschi della famiglia in occasione della Via Crucis e del Corpus Domini.
  • Altare di destra: ospita una pala d'altare lignea del '500, opera di un ignoto pittore di scuola fiamminga, e raffigurante i "Disciplinati di Cristo" ai piedi della Croce e circondati dalla Madonna e da San Giovanni.
  • Altare di sinistra: ospita una tela di Sant'Antonio abate dietro cui vi è traccia di una pittura murale del Quattrocento raffigurante San Francesco (e un affresco dello stesso periodo è ancora appena visibile sul muro esterno della chiesa sotto gli ornamenti in laterizio ed a lato della vecchia porta gotica incorniciata di cotto).
  • Altare centrale: sono presenti una tela ed una statua lignea del Cristo Risorto che tradizionalmente vengono lasciati coperti tranne che nei giorni che vanno tra Pasqua ed il Corpus Domini; la statua del Cristo Risorto, assieme a quelle dell'Angelo e della Maddalena, vengono solennemente portate in processione nella festa cinquantennale di Cristo Risorto, celebrata appunto ogni cinquant'anni la terza domenica dopo Pasqua.
  • Sacrestia: contiene una pala raffigurante la Madonna con Bambino ed un gruppo di santi.
  • Sono poi presenti, all'interno della chiesa, il pulpito ligneo intagliato a grosse mandorle e la statua lignea dell'Addolorata che viene portata in processione nel rito penitenziale del Giovedì Santo assieme a tutti i simboli della passione.

Santuario di Loreto[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario di Loreto col torrione

Il santuario fu costruito in pochi mesi nel 1618 prendendo come modello la Santa Casa di Loreto. La vedova del marchese del Monferrato, Margherita di Savoia, pose la prima pietra del porticato che circonda la chiesa e fece dono alla cappella di una statua in legno della Madonna nera. A poche decine di metri dal santuario sorge una massiccia costruzione medievale ( forse seicentesca ) che un tempo serviva da abitazione per gli eremiti che custodivano la chiesa; l'ultimo di essi, che operò nella seconda parte dell'ottocento, fu il lanzese Vallino.[34]

Eremo di Lanzo[modifica | modifica wikitesto]

Altro edificio ospedaliero fu l'Eremo di Lanzo, costruito su progetto dell'ing. Francesco Lanfranchi a partire dal 1661 tra Lanzo e Balangero dal conte Gaspare Graneri della Rocca di Ceres con un terreno circostante di 175 ettari e donato all'ordine camaldolese. Fu uno dei quattro eremi camaldolesi costruiti nel Seicento in Piemonte assieme a quelli di Torino, Busca e Cherasco, edifici in cui i monaci vivevano in "celle" in solitudine e preghiera. La maestosità dell'edificio era talmente grande che venne incluso nell'opera Theatrum Statuum Sabaudiae, in cui venivano raffigurati gli edifici più importanti di Casa Savoia; il progetto prevedeva la costruzione di una grande chiesa con la facciata rivolta verso Torino, grandi porticati nel retro della stessa sui quali affacciavano gli spazi di clausura, i parlatori, la foresteria, il chiostro, l'infermeria ed i giardini. Le celle erano strutturate come piccole casette indipendenti con un giardino cintato disposte in file di quattro[35].
Nel 1802, in seguito alla rivoluzione francese, l'eremo venne chiuso e riconsegnato ai camaldolesi solo nel 1815 con l'avvento della Restaurazione. Nel 1836, vista la soppressione della famiglia camaldolese, l'Eremo venne dato in affidamento ai carmelitani scalzi, che gestirono l'Eremo fino alla soppressione degli ordini religiosi. Passato in mano demaniale (Ente Casa Ecclesiastica), nel 1918 venne convertito della Croce Rossa Italiana in sanatorio per i reduci di guerra e poi per la cura della tubercolosi femminile; negli anni'60 del '900 venne edificato, all'interno del parco, un edificio adibito ad ospedale. L'ospedale Eremo di Lanzo venne riconvertito in RSA nel 1995 e venne definitivamente chiuso nel 2013[36][37]; attualmente è in stato di completo abbandono e degrado: restano solo, della costruzione originaria, la chiesa, il muro perimetrale ed i ruderi di una unica cella monacale. Nella chiesa restano ancora, sempre più degradati, gli stucchi decorativi della stessa[38].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Ponte del Diavolo o del Ròch[modifica | modifica wikitesto]

Il Ponte del Diavolo sulla Stura di Lanzo

Il Ponte del Diavolo o Ponte del Ròch (pietra in piemontese) fu edificato nel 1378 con il consenso del Vice castellano di Lanzo, Aresmino Provana di Leynì, collaboratore di Amedeo VI di Savoia (conosciuto come il Conte Verde). La spesa, interamente sostenuta dalla Castellania di Lanzo, fu di 1400 fiorini (per sostenere questa spesa venne imposta una tassa sul vino per dieci anni). Il Ponte del Diavolo serviva a collegare Lanzo e le sue Valli con Torino superando la Stura e permettendo così di evitare il passaggio da Balangero, Mathi e Villanova, territori governati dai Principi di Acaja, e da Corio, sotto il controllo dei Marchesi del Monferrato, entrambi ostili ai Savoia [39].

Il ponte, con una luce di 37 metri, un'altezza di 16, lunghezza di 65 e larghezza minima di 2,27, costruito a schiena d'asino, si trova in una stretta gola con le pareti a precipizio scavata dalle acque della Stura in tempi preistorici (era geologica, terziario?). Su di esso è stata costruita, il 15 luglio 1564, una porta che veniva chiusa allo scoppiare di epidemie (come la peste) per impedire il passaggio dei forestieri e preservare il borgo.
Il nome del ponte deriva dalla leggenda secondo la quale fu il diavolo in persona a costruire il ponte dopo che per ben due volte ne era stato edificato uno, sempre crollato. In cambio il diavolo avrebbe preso con sé l'anima del primo a transitare sul ponte, e per questo venne fatto passare un cagnolino. Il diavolo, adirandosi, avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le caratteristiche "Marmitte dei Giganti".

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Torre civica di Aymone di Challant[modifica | modifica wikitesto]

La Torre civica di Aymone di Challant
Veduta dal borgo della Torre di Aymone di Challant

Anche se non quella attuale, una torre sembra già esistesse nel 1272 ed era la porta di accesso alla Contrada del Borgo (attualmente via San Giovanni Bosco) che conduceva al Castello posto sulla sommità del Monte Buriasco. Lungo questa via, a partire dal 1219, il martedì si teneva il mercato settimanale.
La Torre attuale (1329-1357) porta il nome di Aymone di Challant, suo costruttore e castellano di Lanzo nel Trecento, giunto a Lanzo al servizio di Margherita di Savoia. In epoca medievale la Torre era fornita di ponte levatoio e non aveva il tetto di copertura, che venne aggiunto nell'Ottocento per proteggerla dalle intemperie. Sulla sommità è posta la campana del comune e sulla facciata erano raffigurati gli stemmi dei Savoia e degli Estensi, signori della città[40].

Stilisticamente, la torre è alta 20,50 metri ed è una tipica fortificazione Trecentesca: ciò è evidenziabile dall'arco in cotto del fornice con doppia armilla acuta, dai capitelli su cui quest'ultima poggia e dal motivo decorativo delle caditoie e dei merli (col contrasto tra il rosso dei mattoni e il grigio chiaro della pietra dei beccatelli). All'interno della Torre vi erano le nicchie e le guardiole di difesa e l'intera struttura era chiusa, oltre che dal ponte levatoio, da un robusto portone di cui si vedono ancor oggi i cardini e le tracce della saracinesca che serviva per la chiusura. Attualmente, in quella che probabilmente era la casa delle guardie, posta dietro alla Torre, è sita la Biblioteca civica A. Cavallari Murat, centro rete del Sistema bibliotecario Valli di Lanzo, che possiede più di 300.000 volumi ed è sede della Società Storica delle Valli di Lanzo.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Gallenga[modifica | modifica wikitesto]

In fondo alla scalinata attigua alla Torre civica si perviene in piazza Gallenga, chiamata piasa Granda (piazza Grande) dai lanzesi, si formò tra il Quattro ed il Cinquecento come piazza principale della vecchia Lanzo, al di fuori delle mura del castello, e circondata da alte case. Nel 1561, quando il principe Emanuele Filiberto visitò Lanzo in seguito alla vittoria di San Quintino ed alla successiva Pace di Cateau-Cambrésis (1559) per riprendere il possesso dei suoi territori, la piazza venne addobbata da archi di trionfo formati da rami coperti da foglie (da cui il nome di Piazza della Frascata) mentre, nel periodo della Rivoluzione Francese, vi fu piantato l'albero della libertà.

Il nome attuale è quello della famiglia Gallenga, benemerita famiglia lanzese dell'Ottocento, che fondò l'Opera pia Gallenga a favore dei poveri del paese. L'ultima erede dei Gallenga fu la madre di Leopoldo Usseglio, sindaco di Torino e storico di Lanzo, morto nel 1919.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Parco del Ponte del Diavolo[modifica | modifica wikitesto]

La zona circostante il Ponte del Diavolo, su proposta del prof. Augusto Cavallari Murat, venne istituita come area protetta col nome di "Parco Comunale Ponte del Diavolo" nel 1977: a ricordo di tale avvenimento vennero posizionate, agli ingressi del parco di via Frasca e di via Pinin Pacot delle targhe in pietra. Il parco del Ponte del Diavolo, che si estende su un'area complessiva di circa 30 ettari, ha svariate finalità:

  • Tutelare le caratteristiche naturali, paesaggistiche e storiche dell'area anche mediante interventi di riqualificazione ambientale;
  • Conservare gli aspetti culturali ed architettonici presenti nel luogo, garantendone il recupero e la valorizzazione;
  • Salvaguardare gli elementi geologici presenti con particolare riferimento alle formazioni denominate "marmitte dei giganti";
  • Organizzare il territorio per la fruizione a fini ricreativi, didattici e culturali[41].

Dopo essere stata trasformata in riserva naturale, l'area è stata affidata all'Ente di gestione del Parco regionale La Mandria e dei Parchi e delle Riserve naturali delle Valli di Lanzo con L.R. 27 del 14 giugno 1993 e fa parte della Zona di salvaguardia della Stura di Lanzo[42].

Marmitte dei Giganti[modifica | modifica wikitesto]

Sono fenomeni geologici dovuti all'azione vorticosa che l'acqua ha sulle rocce che trova lungo il suo passaggio. In corrispondenza del Ponte del Diavolo di Lanzo, ed in particolare nei pressi della cappella dedicata a San Rocco (presso l'imbocco dal lato di Lanzo del ponte), se ne contano 21 disposte su 18 metri di dislivello dal livello della Stura. Furono studiate per la prima volta dal prof. Francesco Virgilio dell'Università di Torino nel 1882. Le marmitte più piccole, poste ad un livello superiore, sono ormai all'asciutto mentre la "Marmitta Grande" è ancora in parte immersa nell'acqua e quindi soggetta ai fenomeni erosivi di formazione. Popolarmente le "Marmitte dei Giganti" sono considerate le pentole in cui il diavolo ha cucinato la minestra necessaria ai suoi aiutanti per la costruzione dell'adiacente ponte.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Con una popolazione di 5157 abitanti, Lanzo è il comune più popoloso della zona Nord della Città Metropolitana di Torino a nord di Cirié, al 62° posto dei comuni più popolosi della stessa ex-provincia[43]. Il tasso di natività della città capofila delle Valli è del 10,3% (collocandola al 10° posto dell'ex provincia) e l'età media è di 45,6 anni[44]

Abitanti censiti[45]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultimo decennio del '900 e nel primo decennio del XXI secolo la popolazione di origine straniera di Lanzo si è notevolmente accresciuta. Al censimento del 2011[46][47], le principali minoranze straniere erano:

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Come nel resto d'Italia, la maggior parte della popolazione appartiene alla Chiesa cattolica; a Lanzo è presente una sola parrocchia, quella di San Pietro in Vincoli, ma le Messe festive vengono celebrate anche nelle chiese di Santa Lucia, di Santa Maria del Borgo, di Santa Croce e presso il Santuario di Loreto. A Lanzo sono presenti due confraternite, quella di Santa Croce e quella di Santa Maria del Borgo: entrambe hanno delle macchine, ossia delle statue lignee che venivano portate in processione al Corpus Domini ed alle feste venticinquennali di Santa Croce: lo scopo di tali confraternite è il mantenimento in buono stato delle Chiese presso le quali sono costituite; tuttavia, a seguito del progressivo invecchiamento della popolazione in generale, tali confraternite, in modo particolare quella di Santa Maria del Borgo, esistono solo più come associazioni di gestione delle Chiese senza più far partecipare alle processioni le macchine in esse conservate.

Oltre al culto cattolico, a Lanzo è anche presente una Chiesa Evangelica, in cui vengono celebrate le funzioni festive, ed una Sala del Regno dei Testimoni di Geova che fa da riferimento per i credenti di Lanzo e delle Valli[48].

Istituzioni, enti, associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ex Ospedale Mauriziano

Sin dall'epoca medievale Lanzo fu sede di un'ospedale: il primo ospedale di cui si ha memoria era già edificato nel '300[49] ed era situato nell'attuale Chiesa di Santa Croce, al di fuori della cinta muraria della città. L'ospedale di Lanzo venne fondato nel 1769 da Giuseppe Ottavio Cacherano d'Osasco della Rocca, marchese di Lanzo, all'interno del borgo vecchio e, su decreto di Carlo Emanuele III di Savoia, venne affidato all'ordine mauriziano[50]; l'edificio originario, più volte ampliato, venne completamente ricostruito su disegno dell'ing. Carlo Bernardo Mosca sotto il regno di Carlo Alberto. L'edificio storico, divenuto col tempo carente per quanto riguarda gli spazi e le dotazioni strutturali, venne sostituito nel 1983 dall'attuale ospedale mauriziano costruito sulla collina di Oviglia.

Da segnalare che Lanzo è sede di Stazione dei Carabinieri, di Stazione del Corpo Forestale dello Stato, di Tenenza della Guardia di Finanza e di distaccamento dei Vigili del fuoco volontari[51].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurata a novembre del 1970, la "Biblioteca civica Augusto Cavallari Murat" è situata nell'edificio adiacente la Torre civica Aymone di Challant, anticamente la casa delle guardie di presidio la torre stessa[52], ed è Centro rete del Sistema bibliotecario delle Valli di Lanzo, coordinando le biblioteche dei comuni delle Valli di Lanzo. La costruzione, su 4 piani, contiene oltre 35.000 volumi suddivisi per argomento e per tema; particolarmente importante è la sezione di biblioteca con testi specifici su Lanzo e le sue Valli di Lanzo. Tutti i libri in essa contenuti (eccezion fatta per i libri storici e quelli di pregio) sono consultabili a casa dall'utenza della stessa biblioteca, previa registrazione dell'apposita scheda di prestito; inoltre la biblioteca è collegata alle rete delle biblioteche del Piemonte e consente il prestito interbibliotecario.

Al suo interno vi è inoltre la sede della "Società storica delle Valli di Lanzo", associazione culturale fondata il 31 agosto 1946 da Giovanni Donna d'Oldenico ed i cui scopi statutari, tra gli altri, sono l'illustrazione dei valori storici, artistici, culturali, socio-economici e turistici delle Valli di Lanzo tramite la pubblicazione di libri e fascicoli specifici[53].

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Lanzo sono presenti le seguenti tipologie di scuole:

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Diversi sono i musei e gli ecomusei aperti nel territorio comunale[62]:

  • Ecomuseo Storia dell'alpinismo delle Valli di Lanzo
  • Museo mineralogico delle Valli di Lanzo
  • Museo dell'utensileria Silmax

Altri importani musei attivi sul territorio comunale sono:

Centro di documentazione "Nicola Grosa"[modifica | modifica wikitesto]

Il "Centro di documentazione di storia contemporanea e della Resistenza “Nicola Grosa”", nato su iniziativa di Ines Poggetto nel 1975[63], contiene al suo interno documenti e pubblicazioni di storia contemporanea soprattutto delle Valli di Lanzo; la finalità del centro, oltre alla conservazione dei documenti in esso conservati, consiste nella promozione di iniziative e pubblicazioni sulla storia contemporanea e del periodo delle guerre mondiali. Nel 1995 il centro di documentazione venne intitolato a Nicola Grosa, figura di spicco della Resistenza nelle Valli di Lanzo, e, sin dal 1985, entrò a far parte del Sistema Bibliotecario delle Valli di Lanzo.
Nella sua sede, in via Usseglio 5A, sono esposti bandiere, manifesti, modellini e plastici degli avvenimenti storici che sono contemplati dai documenti storici in esso conservati; la collaborazione con l’Istoreto[64] e la presenza del Comitato scientifico del Centro di documentazione garantiscono l'autenticità dei documenti contenuti e la sua importanza è anche testimoniata dal fatto che il centro di documentazione "Nicola Grosa" è centro-rete del progetto "La memoria delle Alpi"[65], una rete transfrontaliera di centri di interpretazione del territorio alpino occidentale durante la seconda guerra mondiale.

Museo dell'arte tessile lanzese[modifica | modifica wikitesto]

Il "Museo etnografico-laboratorio dell’arte tessile" è situato nel seicentesco palazzo degli estensi, ex istituto delle Suore Immacolatine, ed è stato inaugurato il 20 giugno 2009[66]. Lo scopo dell'istituzione è quella di preservare il ricordo e di favorire la riscoperta e la riproposta delle attività manuali del territorio lanzese. Al suo interno il museo è suddiviso in due distinte sezioni: nella prima sono spiegate ed illustrate le fasi di lavorazione della lana ed anche la tessitura (il telaio del XIX secolo espostto è perfettamente funzionante); la seconda sezione del museo è invece dedicata all'"Arte Popolana Lanzese" o Lavoro di Lanzo, ossia una particolare tecnica di ricamo nata in città nel primo decennio del '900 consistente nel realizzare semplici elementi all’uncinetto (fiori, foglie, fettucce,..) che venivano cuciti su tela grezza spesso rigata (chiamato popolarmente trogiu) componendo in tal modo arazzi, tappeti od altro.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La targa che ricorda l'invenzione del grissino.

La tradizione vuole che, nel 1679, il medico lanzese Teobaldo Pecchio, aiutato dal panettiere Antonio Brunero, inventò il ghërsin, che col tempo si diffuse col nome di grissino. Pecchio fece cuocere dal panettiere Brunero un pane molto sottile, croccante e facile da digerire per curare la gracilità e l'inappetenza del giovane Vittorio Amedeo II di Savoia dandogli, appunto, il nome che poi diventò famoso in tutto il mondo. Questa ricetta, che è commemorata a Lanzo da una targa posta all'esterno della casa in cui viveva il medico Pecchio, si è poi diffusa in tutto il mondo con innumerevoli varianti, delle quali però nessuna ricorda l'origine lanzese dell'alimento.

Torcetti di Lanzo

Molto noti sono anche i torcetti di Lanzo, considerati da alcuni una variante dolce dei grissini: sono piccoli biscotti fatti con una striscia arrotolata di pasta ricoperta da una superficie caramellata; l'impasto dei torcetti contiene tradizionalmente il burro, anche se ci sono varianti di torcetti fatte con la margarina al posto del grasso animale. I torcetti sono stati inseriti dalla Provincia di Torino tra i prodotti del Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino[67], una raccolta di prodotti locali eseguiti in maniera artigianale da produttori locali, appartenenti alla tradizione storica locale e prodotti con materie prime locali.

Altro prodotto tipico della zona di Lanzo è la Toma di Lanzo, una variante della Toma piemontese prodotta negli alpeggi e nei pascoli delle valli; anch'esso inserito tra i prodotti del Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino, si tratta di un formaggio di latte vaccino intero e crudo che, una volta nelle forme, viene pressato. La stagionatura minima è di 60 giorni e le forme, cilindriche, pesano tra i 6 e gli 8 chili[68].

Salame di turgia

Anche il salame di turgia ha le sue origini nella zona lanzese: si tratta di un salame morbido ottenuto da carni di vacche in età non più riproduttiva (turge, in piemontese) con l'aggiunta di lardo, pepe e spezie; viene poi insaccato nel budello del bovino. Data la sua tipicità e peculiarità, anche questo alimento è inserito tra i prodotti del Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino[69]. Si consuma crudo oppure bollito, tenendo però presente che, con la cottura, perde parte della sua caratteristica morbidezza.

Persone legate a Lanzo Torinese[modifica | modifica wikitesto]

Il busto del beato F. Albert sulla facciata della casa madre delle Suore Vincenzine di Maria Immacolata

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di Lanzo la vedevano arroccata sulle pendici del Monte Buriasco, in posizione elevata rispetto alle propaggini della pianura che arriva sin ai piedi del monte e protetta da una cinta muraria con porte fortificate. Tale caratteristica è visibile ancora ai giorni nostri, sebbene la città si sia notevolmente espansa e la sua popolazione più che raddoppiata. Caratteristica del borgo vecchio di Lanzo, che corrisponde all'attuale via San Giovanni Bosco sono le chintan'e, ossia passaggi coperti da archi o da case soprastanti che la collegavano con le mura di cinta del borgo. Sebbene tali mura siano state distrutte in seguito all'invasione francese a fine '500, il loro percorso è ancora individuabile e percorribile a piedi lungo le vie "delle muraglie" e "San Giuseppe Benedetto Cottolengo".

Frazioni e località[modifica | modifica wikitesto]

Il terriotorio comunale, che si estende su una superficie di 10,37 chilometri quadrati è costituito, oltre che dal concentrico che si sviluppa attorno al borgo vecchio, dalle seguenti loclità: Margaula, Colombaro, Brecco, Ovairo, Praile, Momello, Loreto, Cates, Oviglia, Fua, Grange, Monte Basso, Santa Lucia ed Eremo[70].

Loreto[modifica | modifica wikitesto]

La zona circostante il Santuario della Madonna di Loreto, a nord-ovest del concentrico del comune, è chiamato tradizionalmente "Loreto"; si sviluppa lungo le vie Loreto e Mario Vindrola (sindaco di Lanzo negli anni '60) e prosegue lungo la strada provinciale che conduce a Coassolo San Nicolao e Monastero di Lanzo. Col passare degli anni, da borgata nettamente separata dal paese sta subendo un'urbanizzazione via via crescente e che la sta collegando, senza soluzione di continuità, con il borgo vecchio di Lanzo. La festa della borgata, che viene celebrata la seconda domenica di settembre ed è la festa più grande che si tiene in città; la Madonna di Loreto è infatti compatrona di Lanzo[71].

Oviglia[modifica | modifica wikitesto]

La frazione più grande e popolata di Lanzo è Oviglia, situata sulla collina a nord-est del concentrico, lungo la strada provinciale 729 che conduce a Coassolo San Pietro. La località è suddivisa in superiore ed inferiore: ad Oviglia inferiore è stato costruito ed inaugurato nel 1983 il nuovo ospedale Mauriziano di Lanzo (che ha sostituito l'edificio seicentesco nel borgo vecchio), mentre ad Oviglia superiore è presente la cappella della frazione dedicata alla Madonna dell'Avvento, comunemente chiamata dai borghigiani Madonna del Vento: la festa si celebra tradizionalmente la prima domenica di luglio.

Ovairo[modifica | modifica wikitesto]

La frazione più elevata di Lanzo è posta sulle pendici di Punta Serena, un rilievo di 1.100 m.s.l.m. che separa il territorio di Lanzo da quello di Monastero di Lanzo; Ovairo, che è servita da una strada comunale che si diparte dalla provinciale 30 di Sant'Ignazio nei pressi della cappella dei Santi Sebastiano e Lorenzo, è suddivisa anch'essa in Inferiore e Superiore: nella borgata inferiore, che si sviluppa attorno ad un nucleo di case ottocentesche a 650 m.s.l.m., vi è la cappella della borgata, dedicata a San Bernardo (la cui festa è celebrata la domenica più vicina al 20 agosto), mentre in quella superiore, a 680 m.s.l.m., vi sono le abitazioni più elevate di Lanzo e che la dominano dall'alto. La strada comunale, che termina poco oltre le ultime case della frazione, continua con dei sentieri che vengono utilizzati come percorsi da mountain biking e che permettono di raggiungere Chiaves o Monastero.

Santa Lucia e Grange[modifica | modifica wikitesto]

La zona a sud del concentrico di Lanzo, che si dipana ai bordi della strada provinciale di Germagnano (che conduce a Cirié) e della Ferrovia Torino-Ceres, e suddivisa dalla stessa linea ferroviaria tra Grange (la zona compresa tra la ferrovia e la Stura) e Santa Lucia (tra la ferrovia e la collina dell'Eremo di Lanzo). Mentre la zona di Santa Lucia, che è servita da via Santa Lucia e strada dell'Eremo, è completamente pianeggiante ed è sviluppata attorno alla cappella che dà il nome alla frazione (la cui festa si tiene a metà dicembre e nella cui cappella viene celebrata stteimanalmente la messa prefestiva), la zona delle Grange è al bordo della zona pianeggiante che poi degrada verso Stura nella zona in cui negli anni '70 è stato edificato il centro Polisportivo[72]. La cappella di riferimento della zona delle Grange è la cappella privata di Santa Maria Maddalena, la cui festa non viene però più celebrata, e che è ubicata nei pressi della cartiera. Il centro polisportivo di Lanzo, edificato negli anni '70 sulle rive della Stura, è un complesso di edifici e campi per la pratica di svariati attività sportive, comprendente campi da calcio, da calcetto, palestre, una piscina (originariamente di dimensioni olimpioniche ma riditta e riammodernata nei primi anni 2000), campi da beach volley, da tennis (che però sono stati smantellati alla fine degli anni '90) ed un bocciodromo. Accanto al centro polisportivo sorge anche il campeggio "Luigi Bergera", l'unico campeggio di Lanzo con piazzuole e spazi per camper e roulottes.

Margaula[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Margaula, posta sulla collina ad ovest del concentrico, ha la peculiarità di essere raggiunta da una strada comunale che però parte dal concentico del comune di Germagnano: l'unico accesso alla frazione unicamente in territorio lanzese avviene da una mulattiera che risale la collina al di sopra della zona "Fontana del Monte" e perviene alla frazione. Margaula, che è suddivisa in una zona in terriorio lanzese ed in una germagnanese, domina dall'alto l'abitato di Germagnano; la cappella della frazione, dedicata a San Giovanni Battista e la cui festa si celebra la domenica più vicina al 24 giugno, è edificata in territorio lanzese come la maggior parte delle abitazioni.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre cittadina capofila delle Valli, fino alla fine dell'800 aveva un'economia basata principalmente sul commercio e sull'agricoltura. Sin dal 1219[73] a Lanzo si tiene il mercato ogni martedì dell'anno, mentre le fiere, che fino a metà '900 erano 6 all'anno[74], attualmente sono 2, il secondo lunedì di maggio ed il terzo lunedì di settembre di ogni anno. Tali fiere, cui prendono parte più di centro espositori, vedono la partecipazione di un pubblico proveniente da tutte le Valli e dal basso Canavese.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

La vocazione industriale della città è sorta nella seconda metà dell''800, periodo in cui sorsero due cotonifici, il Cotonificio Remmert e Sottocornolo ed il Cotonificio Valli di Lanzo: la fortuna di tali aziende era dovuta alla vicinanza ed alla comodità della ferrovia Ciriè - Lanzo per il trasporto del cotone grezzo e dei successivi prodotti derivati. In particolare il Cotonificio Remmert, ubicato nei pressi dell'originaria Stazione di Lanzo, aveva un binario di raccordo tra la stessa stazione e l'interno della fabbrica passando al di sotto della strada per Oviglia, di modo che i carri merci potessero giungere più comodamente. Nel '900 la proprietà di tale azienda passò nelle mani della Cotonificio Vallesusa, che negli anni '60 divenne ETI, e dava lavoro ad oltre 600 addetti[75]; rimase aperta fino alla fine degli anni '80. Attualmente l'edificio che la ospitava è sede di numerose piccole - medie aziende artigiane lanzesi.
Altre aziende particolarmente fiorenti a Lanzo nel '900 furono quelle meccaniche, in modo particolare di precisione: il ferro, proveniente dalle miniere delle Valli, veniva trasformato in attrezzi ed utensili di precisione da svariate aziende disseminate sul territorio lanzese. In modo particolare era stato ricavato, dalle acque del Tesso, un canale che, grazie alla discesa d'acqua, permetteva il funzionamento di svariati mulini e fucine lungo di esso (il suo percorso, infatti, è attualmente ricordato dalle vie "delle fucine" e "dei molini"). Ancor oggi, mentre la Roja dji molin scorre quasi tutta tombata, le aziende meccaniche si sono decentrate ma mantengono ancora una voce di rilievo all'interno del panorama industriale lanzese.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine dell'800, in concomitanza con l'arrivo in città della ferrovia Torino - Lanzo, oltre per il commercio, Lanzo divenne un centro molto frequentato per il turismo elitario di villeggiatura[76]: vennero costruite numerosissime ville in stile liberty ed art deco di proprietà di importanti famiglie torinesi dell'industria e del commercio. Tale vocazione turistica, andata scemando nel corso della seconda metà del '900, ha ripreso vigore agli inizi del XXI secolo, da quando il parco del Ponte del Diavolo è entrato a far parte del corollario del Parco regionale La Mandria[77] e numerosi turisti hanno ripreso a visitare la città. Svariati itinerari escursionistici si dipartono dal concentrico, tra i quali sono degni di segnalazione:

  • Escursione per il Santuario di Sant'Ignazio (altitudine 910 m.s.l.m.), percorrendo via Sant'Ignazio, il tratto iniziale sella Strada Provinciale 30 e il percorso dismesso della strada stessa, attraverso un bosco di betulle e larici;
  • Escursione per il monte Basso (altitudine 1355 m.s.l.m.) percorrendo il sentiero che si diparte dal ponte sulla Strada provinciale 1 dir2 in direzione Cafasse.

Lanzo è anche raggiunta da due pista ciclabili lunghe circa 35 km l'una che consentono di arrivare in bassa valle[78]: tali percorsi, interamente asfaltati e adibiti quasi esclusivamente al transitodi biciclette, consentono di raggiungere Torino attraverso strade secondarie che passano la prima per Balangero, Mathi, Villanova Canavese, Nole e Cirié, la seconda tramite Balangero, Mathi, Grosso, Nole e Cirié; da qui le piste si unificano e permettono di arrivare a Borgaro Torinese e, da qui, al capoluogo[79].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Lanzo non è servita da autostrade, anche se l'uscita "Borgaro - Valli di Lanzo" della Tangenziale Nord di Torino ne porta il nome.

Strade[modifica | modifica wikitesto]

I collegamenti con la bassa e alta Valle sono garantiti unicamente da strade provinciali, in modo particolare dalle:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La città è servita dalla Ferrovia Torino-Ceres, che consente il collegamento con Torino e l'alta valle tramite il Servizio ferroviario metropolitano dalla stazione costruita nel 1913 in stile liberty[80]. Fino al 1916 la stazione di Lanzo, posta a valle del Ponte Mosca, era stazione di testa della linea ferroviaria, mentre, col prolungamento della linea, è diventata stazione passante.[81].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il municipio
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1988 1993 Leonardo Cianci lista civica Sindaco
1993 1997 Andrea Filippin lista civica Sindaco
1997 2001 Sergio Papurello lista civica Sindaco
2001 2006 Andrea Filippin lista civica Sindaco I mandato
2006 2011 Andrea Filippin lista civica Sindaco II mandato
2011 in carica Ernestina Assalto lista civica Sindaco

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Lanzo fa parte dell'Unione dei Comuni montani delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, ex Comunità montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, di cui è il centro più popoloso e presso cui vi è il magazzino dei mezzi e delle attrezzature utilizzate dalla stessa nella bassa Valle.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio di Lanzo Torinese è l'A.D.C. MathiLanzese, nata al termine della stagione calcistica 2008/2009 dalla fusione dell'U.S. Lanzese e dell'A.S.D.C. Mathi. La nuova società ha militato nel campionato di Promozione piemontese per alcune stagioni, ma, nella stagione 2011/2012, la squadra è retrocessa in Prima categoria piemontese[82].

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di pallavolo femminile di Lanzo è la ASD Labor Volley, nata nel 2012 dalla fusione delle società ASD Balamund e ASD Volley Cafasse Borgaro, attualmente iscritta ai campionati regionali FIPAV di serie C oltre che a numerosi campionati minori[83].

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Lanzo possiede strutture sportive per la pratica di un gran numero di attività:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ISTAT - Superficie dei comuni, province e regioni al Censimento 2011
  2. ^ a b Dato Istat al 30-09-2014
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Il dato, oltre ad essere storicamente ed economicamente assodato, è anche citato all'interno dello Statuto comunale
  5. ^ Statuto del Comune, 24 marzo 2015.
  6. ^ Sono infatti stati rinvenuti, nella zona ove sorgeva il castello di Lanzo, delle "tegulae" di epoca romana
  7. ^ P. Pollino, p. 109
  8. ^ Monumenta Hist. patr. n° CCLXXVII
  9. ^ G. e P. Milone, p. 168
  10. ^ G. e P. Milone, p. 179
  11. ^ Quella che sarà poi chiamata "Torre di Aymone di Challant"
  12. ^ P. Pollino, p. 109
  13. ^ G. e P. Milone, p. 179
  14. ^ Arch. di Stato, Dip. Imp. Maz. I
  15. ^ Una sorta di Consiglio comunale alla quale partecipavano i membri maschi anziani delle maggiori famiglie lanzesi, oltre al Signore di Lanzo, e che decideva su tasse, commercio, giustizia e politiche verso gli altri Castelli
  16. ^ A. Paviolo, p. 9
  17. ^ A. Paviolo, p. 10
  18. ^ Per rendere il castello più inespugnabile, agli inizi del 1500 venne abbattuta la chiesa parrocchiale di Lanzo; soltanto nel 1591 venne poi ricostruita nello stesso punto in cui si ergeva quella originaria
  19. ^ A. Paviolo, p. 12
  20. ^ Prima vi era un ponte a livello più basso rispetto a quello progettato dal Mosca, soggetto ad inondazioni frequenti in concomitanza con le piene del torrente
  21. ^ Don Bosco, infatti, aveva sin'ora fondato soltanto l'oratorio di Valdocco
  22. ^ La via che dalla torre civica sale sino alla piazza Albert, ove era edificato il collegio salesiano; venne intitolata a San Giovanni Bosco dopo la II guerra mondiale
  23. ^ Pagina sul Beato Federico Albert. URL consultato il 27 marzo 2015.
  24. ^ Gianni Oliva, La Resistenza alle porte di Torino, Milano, FrancoAngeli, 1989, p. 209.
  25. ^ G. e P. Milone, p. 168
  26. ^ Anche il teologo Bricco sostiene tale ipotesi: "Aptius hinc nomen Lancis forma dedit
  27. ^ Sito ufficiale della Riserva naturale Ponte del Diavolo, pagina di Lanzo. URL consultato il 18 marzo 2015.
  28. ^ Sito ufficiale della Riserva naturale Ponte del Diavolo, pagina di Lanzo. URL consultato il 18 marzo 2015.
  29. ^ G. e P. Milone, p. 168
  30. ^ La motivazione è disponibile all'indirizzo http://www.istitutonastroazzurro.it/comunedilanzotorinese.html
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  81. ^ La stazione aveva originariamente 2 binari di transito e uno tronco, mentre dai primi anni '2000 ha solo più un binario di transito
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • A. Paviolo, Lanzo, Agliè, Mulatero editore, 1999.
  • Leopoldo Usseglio, Lanzo, studio storico, Torino, L. Roux editore.
  • A. Bonci, C. Calza, Valli di Lanzo, Santhià, GS editrice.
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  • AA.VV., Atlante stradale Italia Nord 1:200.000, Milano, TCI, 2014.
  • Massimo Condolo, Torino-Ceres, 140 anni di storia dalla "Ciriè-Lanzo" alla metropolitana regionale, Brescia, Fondazione Negri, 2008.
  • Piero Pollino, Il Piemonte e le sue Valli, le Valli di Lanzo, Torino, Edizioni Monviso.
  • E. Marchis, G. Scalva, L'Eremo di Lanzo e L'Eremo di Lanzo Oggi, in II Miscellanea di Studi Storici sulle Valli di Lanzo, Lanzo, Società Storica delle Valli di Lanzo, 2007.

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