Grissino

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Grissino
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Origini
Luogo d'origine Italia Italia
Regione Piemonte
Zona di produzione Torinese
Dettagli
Categoria contorno
Riconoscimento P.A.T.
Settore paste fresche e prodotti della panetteria, della biscotteria, della pasticceria e della confetteria
 

Il grissino è uno dei più celebri e diffusi prodotti della gastronomia del Torinese e uno dei più noti della cucina italiana all'estero.

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome grissino deriva da quello della ghërsa, il classico pane piemontese, di forma allungata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La targa che ricorda l'invenzione del grissino a Lanzo Torinese.

Tradizionalmente la sua nascita si fa risalire al 1679, quando il fornaio di corte Antonio Brunero, sotto le indicazioni del medico lanzese Teobaldo Pecchio, inventò questo alimento per poter nutrire il futuro re Vittorio Amedeo II, di salute cagionevole ed incapace di digerire la mollica del pane.[1] Il Re sabaudo Carlo Felice li prediligeva così tanto che, in palco, al Teatro Regio, ne sgranocchiava per passatempo.[2]

Il successo dei grissini fu particolarmente rapido, sia per la maggiore digeribilità rispetto al pane comune, sia per la possibilità di essere conservato anche per diverse settimane senza alcun deterioramento. Fra i grandi estimatori del grissino torinese, non si può non citare Napoleone Bonaparte, il quale creò, all'inizio del XIX secolo un servizio di corriera fra Torino e Parigi prevalentemente dedicato al trasporto di quelli ch'egli chiamava les petits bâtons de Turin.[senza fonte]

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

Grissini fatti in casa

La forma di grissino più antica e tradizionale è indubbiamente il robatà (pronuncia: rubatà).[3] che in piemontese significa "caduto", di lunghezza variabile dai 40 agli 80 cm, facilmente riconoscibile per le caratteristica nodosità, dovuta alla lavorazione a mano. Il robatà di Chieri è incluso nella lista prodotti agroalimentari tradizionali italiani del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Sono allo stesso modo considerate zone di produzione classica del robatà, il Torinese, la zona di Andezeno e il Monregalese.

L'unica altra forma di grissino tradizionale e tutelata è il "grissino stirato". D'invenzione più recente rispetto al robatà, si distingue da questi in quanto la pasta, invece che essere lavorata manualmente per arrotolamento e leggero schiacciamento, viene allungata tendendola dai lembi per la lunghezza delle braccia del panificatore, il che conferisce maggiore friabilità al prodotto finale. Soprattutto questo tipo di lavorazione permise la produzione meccanizzata già a partire dal XVIII secolo.

Ne esistono anche diversi tipi aromatizzati (all'origano, al sesamo, al cumino, ecc.).

Il grissino nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Nel duomo di Chieri, in un affresco del battistero (XV secolo), c'è un personaggio che sembra mangiare un grissino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renzo Rossotti, Guida Insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Torino, p.111, Newton Compton Editori, 1998.
  2. ^ Alberto Cougnet, Il ventre dei popoli: saggi di cucine etniche e nazionali, p.508, editore Fratelli Bocca, 1905.
  3. ^ Sia la notazione rubatà che quella robatà sono accettabili, ed entrambe si pronunciano "ru-ba-tà"; la prima rispecchia l'effettiva pronuncia della parola in piemontese, la seconda rispecchia la grafia corretta secondo le norme della lingua piemontese. Tali norme, infatti, prevedono che la "o" senza accenti si pronunci come la "u" italiana. Tuttavia a livello ufficiale deve essere usata la forma Rubatà, in quanto è quella accettata ufficialmente dalla Regione Piemonte ed utilizzata nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

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