Stura di Lanzo
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| Stura di Lanzo | |
|---|---|
| Lunghezza: | 65 km |
| Portata media: | presso la foce 32 m³/s |
| Bacino idrografico: | 836 km² |
| Altitudine della sorgente: | ca. 1.800 m s.l.m. |
| Nasce: | Pian della Mussa |
| Sfocia: | Po a Torino |
| Stati/regioni attraversati: | provincia di Torino |
La Stura di Lanzo (Stura 'd Lans in piemontese) è un fiume del Piemonte, affluente di sinistra del Po, lungo 65 km e con un bacino idrografico ampio 836 km².
Indice |
[modifica] Il corso del fiume
Nasce al Pian della Mussa con il nome di Stura di Ala. Scorre impetuosa sino a giungere nella zona del comune di Ceres dove si unisce con la Stura di Valgrande e prende il nome di Stura di Lanzo.[1] Con dimensioni raddoppiate scorre rapida bagnando Pessinetto sino a giungere nei pressi di Germagnano dove si unisce alla Stura di Viù. Nei pressi di Lanzo riceve da sinistra il torrente Tesso, proveniente da Coassolo Torinese e Monastero di Lanzo. Da qui costeggia il Parco regionale La Mandria allargandosi in un ampio greto ciottoloso e sfiora la città di Venaria Reale ricevendo da destra il Torrente Ceronda. In breve giunge nella periferia nordorientale di Torino e, scorrendo pesantemente arginata, si immette da sinistra nel Po. È regolata da diverse dighe, tra cui tre importanti a Mezzenile, a Germagnano e a Lanzo. Molto frequentata dai canoisti, insieme ai suoi affluenti, presenta nel tratto tra la confluenza con la Stura di Ala e la Stura di Viù difficoltà di IV classe.
[modifica] Principali Affluenti
- Rio Bonello
- Rio Uppia
- Rio dell'Uia
- Stura di Viù
- Tesso
- Ceronda
[modifica] Regime idrologico
La Stura di Lanzo è un corso d'acqua a regime marcatamente torrentizio. La sua portata media annua presso la foce è notevole (32 mc/sec) ma il fiume alterna lunghi periodi di magra estivi e invernali, a piene anche improvvise e devastanti, come quella dell'ottobre 2000 che sfiorò i 2.000 mc/sec. L'attività erosiva è quindi cospicua e l'alveo un continuo divenire.
[modifica] Geologia
Durante il tragitto la Stura costruisce e modifica il suo alveo, erodendo le rocce cristalline periferiche del Massiccio del Gran Paradiso, le rocce verdi della Zona Piemontese e le ofioliti del Massiccio Ultrabasico di Lanzo (Peridotiti, Serpentiniti, Gabbri).
Oltre lo sbocco vallivo, durante l'impetuosa corsa verso il Po, il torrente depone metri e metri di pietrisco: rocce e ciottoli di svariatissime dimensioni e tipologie, ghiaioni, sabbie e limi; i tipici materiali di deposito torrentizio, insomma. Questi materiali possono raggiungere uno spessore di 40/50 metri.
Negli anni le frequenti e violente piene a cui è soggetta la Stura di Lanzo, hanno operato, nel tratto in questione, una intensa erosione dei depositi torrentizi quaternari, portando allo scoperto ampi affioramenti di argille ricchi di resti vegetali "fossili", risalenti ad un intervallo di tempo denominato Pliocene (circa 5 - 2 milioni di anni fa).
I depositi affioranti sono prevalentemente limoso-sabbiosi e hanno colore bruno - giallastro - rossiccio quando sono ossidati ("arrugginiti"), mentre appaiono grigio-verdastri laddove l’ossigeno non è arrivato ad alterarli.
[modifica] La foresta fossile
Una ricca e lussureggiante fascia verde pedemontana correva da Sud verso Nord allargandosi verso la pianura e in mezzo a quella distesa arborea si stagliavano i giganteschi alberi di Glyptostrobus, oggi scomparsi dai nostri boschi.
La Stura non esisteva ancora come torrente a sé con un proprio alveo, ma al suo posto vi erano innumerevoli corsi d'acqua, piccoli e medi, che scorrevano tra gli alberi e gli arbusti delle foreste, formando laghetti e stagni e depositando sabbie, quando i rii erano meno tranquilli; argille e limi dove le correnti erano più calme come nei bacini lacustri.
Intanto, in seguito ad eventi accidentali o al normale susseguirsi dei cicli vitali, si avvicendavano le morti dei grandi alberi e degli arbusti di quei boschi, i quali prima o poi cadevano, in parte al suolo e in parte all'interno degli specchi d'acqua, dove, in breve tempo, i sedimenti terrigeni li avrebbero sepolti preservandoli dalla decomposizione. I processi di conservazione di questi materiali vegetali sono praticamente simili a quelli che si verificano nelle torbiere.
Le argille, essendo sedimenti impermeabili all'aria, ricoprirono velocemente i vegetali (e gli eventuali organismi animali morti) creando un ambiente di seppellimento anaerobico, ostico a batteri e a microrganismi, con l'effetto di interrompere ed impedire i naturali processi di decomposizione.
Il legname seppellito non subì, quindi, il normale decadimento biologico; non venne, cioè, come più spesso accade, trasformato in humus, ma rimase perfettamente conservato per tempi lunghissimi in una sorta di mummificazione naturale.
Durante il seppellimento il copioso materiale ligneo rimase sempre in un ambiente umido dove, per via di trasformazioni chimiche, i tronchi, le radici e i ceppi assunsero superficialmente una colorazione bruno-nerastra, carboniosa, mentre quelli più leggeri, come le foglie, andarono spesso incontro a una totale ossidazione e presero quindi una tinta marrone-rossiccia.
Ceppi di cospicue dimensioni, grazie all'azione erosiva di varie piene durante le quali la Stura si è scavato una specie di canyon profondo 7/8 metri circa, sono oggi particolarmente visibili. Le loro qualità specifiche ne fanno inoltre un geosito di grande rilievo e importanza. Attualmente i resti fossili più significativi si trovano nel comune di Nole, al confine con Ciriè, osservabili sia in riva destra che in riva sinistra.
Lo spettacolo è grandioso: si vedono spessi livelli di legno fossile nerastro al di sopra e in mezzo agli strati argillosi e numerosi ceppi, principalmente di Glyptostrobus, sino a 2/3 metri di diametro che spuntano dai depositi di lignite o dai sedimenti argilloso-limosi, nei quali affondano ancora le loro vetuste radici.
Le limpide, azzurre acque del torrente scorrendo in questo preistorico ambiente, danno luogo, a tratti, a deliziose cascatelle, creando, nell'insieme, un paesaggio affascinante. Peccato che tutto questo è effimero e durerà soltanto fino alla prossima piena della Stura, quando le meraviglie attualmente visibili saranno sconvolte o comunque modificate.
I vegetali sono perfettamente conservati in tutte le loro caratteristiche. Contengono una grande percentuale di acqua, fatto fondamentale per una loro integra conservazione; infatti se vengono fatti asciugare e non si proteggono con adeguate sostanze si frantumano inesorabilmente. Al taglio i materiali più spessi danno il classico odore di legno segato e nel fuoco il profumo è quello tipico più una leggera tonalità carboniosa. Gli strati sedimentari dove il legname è in maggiore quantità sono quelli argillosi grigio-verdastri. Questo si spiega forse con il fatto che questi sedimenti fini hanno fatto parte di stagni e laghetti, dove gli agenti di deposito, cioè le acque, erano molto tranquille e dove le piante si accumulavano in maggior quantità venendo poco alla volta sepolte. Il silt sabbioso e la sabbia, invece, sono indice di corsi d'acqua più veloci, in grado di disperdere più facilmente i materiali.
[modifica] Storia
Viene riportata con il nome Stura fin dal 1198 e in seguito, una volta sola, con il nome Sturia. Come per lo Stura di Demonte, l'idronimo viene probabilmente da radici preromane.
È straripato sia durante l'alluvione del 1994 che durante quella del 14 ottobre 2000, in cui crollò il ponte di Robassomero.
[modifica] Curiosità
Nelle vicinanze di Lanzo Torinese si trova il Ponte del Diavolo (o del Roc), che ha dato origine a numerose leggende per la sua forma inusuale e profondamente arcuata.
[modifica] Note
- ^ Carta Tecnica Regionale raster 1:10.000 (vers.3.0) della Regione Piemonte - 2007

