Italofilia

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Simboli dell'Italia, apprezzati in tutto il mondo dai circa 300 milioni di italofili[senza fonte]

Italofilia è l'ammirazione, stima ed amore verso l'Italia e gli italiani per la loro storia, cultura, eccellenza nelle arti e per la posizione di rilievo internazionale dell'Italia.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il termine viene storicamente utilizzato soprattutto in due aree: nell'ambito della politica internazionale e in quello della cultura. Oggi è utilizzato anche in campo socio-economico e in riferimento allo stile di vita italiano.

« In che consiste “l’italofilia” americana? Si tratta di un’ammirazione per il nostro stile complessivo di vita. Non solo per la nostra storia e per la nostra cultura, ma anche per quel che produciamo e esportiamo. C’è un certo senso reverenziale nei confronti del prodotto di alta classe o almeno ritenuto tale. Mi spiego: in linea di massima negli altri paesi (europei) ci ritengono dei peccatori incalliti e il fatto che noi abbiamo uno stile di vita più piacevole del loro, generalmente, li irrita. Gli americani non provano nei nostri confronti questo sentimento: negli Stati Uniti la “domanda di Italia” è enorme. E’ dai tempi di Thomas Jefferson che gli americani nutrono una stima particolare per la nostra cultura. E, ancora oggi, collegano l’Italia alla cultura classica come se non fossero passati duemila anni di storia. Immaginano, con una certa approssimazione (ma a nostro totale vantaggio), una sostanziale continuità tra la Roma di Cicerone, il Rinascimento e l’Italia dei giorni nostri.[1] »

Italofilia nella storia[modifica | modifica sorgente]

L'Italia nell'antichità è stata identificata con l'Impero romano, ma dal Medioevo l'identificazione venne fatta con il Rinascimento (creato e sviluppato in Italia, in particolare nel Trecento, Quattrocento e Cinquecento) e con l'Umanesimo.

L'Europa in quei secoli ebbe molta italofilia. Infatti, in Inghilterra la dinastia degli Hannover promosse le arti e questo attrasse molti artisti italiani. Di conseguenza, nell'Inghilterra del secolo di William Shakespeare vi era una forma moderata di italofilia: lo stesso William Shakespeare era un ammiratore entusiasta del Rinascimento italiano in molte delle sue opere (come ad esempio Romeo e Giulietta ed Il mercante di Venezia). L'accademico Lamberto Tassinari ha finanche dichiarato che Shakespeare aveva un "fascino" per l'Italia.[2]

Anche in Francia vi fu molta italofilia durante il Rinascimento: Francesco I ha ammirato l'Italia ed ha portato molti italiani (da artisti a giudici) alla sua corte, come lo stesso Leonardo da Vinci che gli ha dato la sua famosa Gioconda.[3]

Lo stesso è accaduto in Spagna e Portogallo, dove le rispettive Corti hanno adottato lo stile italiano di vita: il re Giovanni II del Portogallo ha entusiasticamente imitato i principi italiani ed i loro modi raffinati.[4]

Più tardi, nel Settecento era molto famoso il chiamato Grand Tour, in cui l'Italia era visitata dai nobili e borghesi arricchiti di tutta Europa (che apprezzavano specialmente l'architettura e la musica italiana, come Goethe e Mozart).

Il Jefferson Memorial a Washington, eretto in onore dell'italofilo Thomas Jefferson in stile palladiano-neoclassico italiano su imitazione del Pantheon di Roma

Negli Stati Uniti d'America, quando furono creati alla fine del Settecento, vi era molta italofilia che si manifestava non solo nell'ammirazione dei grandi scopritori/navigatori italiani (Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci e Giovanni Caboto), ma anche nel fatto che alcuni ideatori della stessa Costituzione statunitense -come Benjamin Franklin- guardavano all'Italia con molta stima e finanche come modello giuridico e storico-sociale. Inoltre praticamente quasi tutti gli ambienti acculturati e letterari della giovane America mostravano italofilia[5].

Del resto finanche il presidente americano Thomas Jefferson era un dichiarato italofilo che promosse e favorì il palladianesimo nell'architettura statunitense di quei decenni (la stessa Casa Bianca ne fu ispirata): con la risoluzione n. 259 del 6 dicembre 2010 il Congresso degli Stati Uniti d'America ha riconosciuto Palladio come Padre dell'architettura americana.[6]

Nell'Ottocento ci fu molta simpatia per l'Italia e la sua unificazione politica: John Ruskin e la stessa regina Victoria della Gran Bretagna (che ammirava molto l'Opera italiana) sono stati moderati italofili che apprezzavano Giuseppe Garibaldi e gli italiani.

Gli italofili nel mondo apprezzarono molto i contributi alla scienza di Leonardo da Vinci e Galileo Galilei, oltre che di scienziati italiani dei secoli XVIII, XIX e XX quali il fisico e inventore della pila Alessandro Volta, il fisico e chimico Amedeo Avogadro e l'inventore del telefono Antonio Meucci. Negli Stati Uniti vi furono convegni di ringraziamento - promossi dagli italofili delle organizzazioni italo-americane - per l'inventore della radio Guglielmo Marconi, quando nel 1909 vinse il Premio Nobel per la fisica "in riconoscimento del suo contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili", e per Enrico Fermi quando nel 1938 si aggiudicò il Premio Nobel per la fisica "per la sua dimostrazione dell'esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotti da irraggiamento neutronico, e per la relativa scoperta delle reazioni nucleari indotte da neutroni lenti".

Infine nel Novecento ci sono stati diversi capi di Stato che hanno mostrato italofilia, modellando i propri regimi autoritari sul fascismo di Benito Mussolini: Adolf Hitler (Germania), Francisco Franco (Spagna) ed António de Oliveira Salazar (Portogallo) erano ammiratori dell'Italia. Inoltre, Juan Domingo Perón è stato il più famoso di questi seguaci in America Latina: Il critico Carlos Fayt ha detto esplicitamente che il peronismo argentino era una "implementazione argentina del fascismo italiano".[7]

Italofilia contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Dopo la seconda guerra mondiale, l'Italia ha avuto uno sviluppo economico enorme (detto miracolo economico italiano) e da allora viene ammirata per molte ragioni. Tra le più famose vi sono le autovetture da sport/corsa Ferrari[8] e Maserati ed il design italiano.

Nürburgring (Germania): 22 vetture di "Fórmula 1" usate dalla Ferrari nella sua brillante storia di competizioni internazionali. Ferrari è una delle ragioni per l'enorme sviluppo dell'italofilia attuale nel mondo

La moda italiana è ammirata in tutto il mondo: marchi come Gucci e Benetton sono imitati da molti modisti dalla Cina all'America Latina. Infatti sono molti gli italofili nel mondo che comprano prodotti delle principali case di moda italiane come Armani, Valentino, Prada, Dolce & Gabbana, Ferragamo, Versace e Fendi.[9]

Un importante simbolo di italofilia nel mondo è l'apprezzamento per la cucina italiana. Per esempio, la pizza napoletana viene considerata come il piatto più universale nella società occidentale contemporanea: a New York (Stati Uniti) e San Paolo (Brasile) un milione di pizze vengono consumate ogni giorno.[10]

Inoltre si nota uno dei migliori indicatori dell'italofilia nei circa 45 milioni di turisti che visitano l'Italia ogni anno. Molti di loro vengono nella penisola italiana perché è l'unico Stato con ben 48 Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, più di qualunque altra nazione nel mondo.[11]

Ovviamente negli Stati delle Americhe, dove si è verificata una notevole emigrazione italiana nei secoli scorsi, si registra un'enorme italofilia: Argentina, Brasile, Uruguay, Canada e Stati Uniti hanno milioni di discendenti di italiani che promuovono nelle rispettive società l'amore e l'apprezzamento per l'Italia, favorendovi il commercio e l'uso di prodotti made in Italy.

Dopo gli anni cinquanta, il cinema italiano conobbe il suo periodo migliore, che portò altissimi riconoscimenti in tutto il mondo e la stima di milioni di italofili, in particolare con il neorealismo. Vittorio De Sica, Federico Fellini, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni e Dario Argento sono considerati "maestri" nella terra degli Oscar, gli Stati Uniti. Tra le pellicole più famose di quegli anni d'oro, gli italofili in tutto il mondo ricordano specialmente La dolce vita, Il buono, il brutto, il cattivo ed Il sorpasso. Inoltre apprezzano la pellicola intitolata Il postino con Massimo Troisi e premiata con l'Oscar nel 1996, ed il film di Roberto Benigni intitolato La vita è bella, che riuscì addirittura a vincere nel 1999 ben tre premi Oscar (migliore colonna sonora, miglior film straniero e, soprattutto, Miglior Attore Protagonista - fino ad allora unico non anglosassone a vincere questa prestigiosa statuetta).

Infine va ricordato che Giorgio Silvestri (direttore della "Assemblea Legislativa della Liguria") ha calcolato che vi sono oltre 250 milioni di italofili nel mondo attuale.[12] Questa italofilia viene promossa attivamente nel mondo anche dai 423 Comitati della Società Dante Alighieri (associazione a tutela dell'italofonia) e storicamente dalla Chiesa cattolica.[13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Articolo di Missiroli sull'Italofilia americana
  2. ^ Libro di Tassinari su Shakespeare (in inglese)
  3. ^ Monter, E. William. Judging the French Reformation: heresy trials by sixteenth-century Parlements. p.9
  4. ^ Jack, Malcom. Lisbon, city of the sea: a history. Macmillan. New York, 2007 p.42
  5. ^ Italofilia nel Settecento ed Ottocento americano (in inglese)
  6. ^ Il Congresso degli Stati Uniti riconosce in Palladio "il Padre dell'architettura americana", CISA.
  7. ^ Eatwell, Roger.Contemporary Political Ideologies p. 196
  8. ^ Il marchio Ferrari viene considerato il migliore nel mondo
  9. ^ Lista delle principali case di moda italiane (in inglese)
  10. ^ Sao Paulo é a segunda cidade em que mais se come pizza no mundo (in portoghese)
  11. ^ Siti UNESCO in Italia
  12. ^ Italofilia nel mondo
  13. ^ Relazione di Tullio De Mauro, p.24

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Barzini, Luigi. The Italians. Hamilton. London, 1987.
  • Eatwell, Roger. Contemporary Political Ideologies. Continuum International Publishing Group.
  • Guerin Fucilla, Joseph. The Italian American Experience. Ayer Publishing. London, 1999 ISBN 978-0-8264-5173-6.
  • Sells, Lytton. The Italian influence in English Poetry Allen &Unwin ed. London, 1955.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]