Irene Parenti Duclos

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L'autoritratto di Irene Parenti conservato nei magazzini degli Uffizi con numero di inventario 5556

Irene Parenti Duclos (Firenze, 1754Firenze, 5 febbraio 1795) è stata una pittrice e poetessa italiana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Si fece conoscere a Firenze come abile copiatrice di quadri famosi conservati nelle gallerie granducali. All'epoca Firenze era meta obbligata del Grand Tour e i ricchi signori che ci si fermavano erano soliti acquistare, come souvenir, copie di opere celebri. Irene Parenti fu una delle copiatrici più gettonate dell'epoca.

Ancora giovanissima, nel 1773 il granduca Pietro Leopoldo le commissionò il ritratto di Joseph Eckhel, un gesuita ed esperto numismatico al servizio del principe. La riuscita fu tale che due anni dopo venne assunta presso la Casa Imperiale per un incarico della massima importanza: copiare la Madonna del Sacco di Andrea del Sarto, un affresco della Chiesa della Santissima Annunziata che andava rovinandosi.

Il Laboratorio romano di Vincenzo Requeno

Dopo aver aperto una bottega insieme al marito Gio Batta Duclos, continuò a realizzare e a vendere copie a turisti danarosi fino a tutto il 1780 quando poi si spostò a Roma per imparare l'arte della pittura ad encausto presso i gesuiti spagnoli Giovanni Pignatelli e Vincenzo Requeno y Vives. Durante il suo soggiorno romano ebbe modo di dimostrare anche le sue doti poetiche e fu infatti accettata nell'Accademia dell'Arcadia con lo pseudonimo di Lincasta Ericinia. Nel 1782 uscì un suo componimento dal titolo Canzonetta. A tal proposito Requeno scrive:

« dubiterà la posterità ammirando nel Parnaso Italiano le sue graziosissime Canzoni e dilettandosi co' suoi correttissimi Quadri se sia stata ella più amena Poetessa che non leggiadra Pittrice[1]»

Proprio nel 1782 Irene Parenti tornò a Firenze alla sua bottega che, non solo grazie alle copie, ma anche alle sue pitture originali ad encausto e a pastelli divenne una delle gallerie più note in città dove venivano ad imparare l'arte di dipingere studenti da tutta Europa. Come Emma Jane Greenland che nel 1785, raccomandata da Pignatelli, rimase a fare pratica presso Irene Parenti per più di un anno. Come conferma Giuseppe del Rofso:

« Irene Parenti non volgare pittrice Fiorentina in specie nel far ritratti […] condusse con questo metodo varie belle teste in parte ritratte da statue in parte ideali imitanti l'antico con una facilità e prontezza incredibile. Le vendeva assai caramente ai curiosi e segnatamente agli stranieri e sospettai essere stato di lei un quadretto che ritrovato pochi anni addietro in Firenze destò tanto remore pretendendosi da taluni un di antico maestro.[2] »

Nel 1783 per entrare nell'Accademia del Disegno di Firenze (poi Accademia di Belle Arti) dipinse l'Autoritratto, il suo quadro più celebre ancora oggi conservato agli Uffizi. L'anno successivo venne pubblicata una sua poesia anacreontica dal titolo l'Ali d'Amore.

Il suo necrologio sulla Gazzetta Toscana recitava:

« Essa si è fatta molto distinguere in diverse Opere tutte sue, non meno che nelle copie di molti quadri d' insigni Autori, che sono state oltremodo applaudite dagl'intendenti, e ricercate da Personaggi della più gran distinzione. La sua morte è stata compianta giustamente dal coro numeroso degli ammiratori del suo raro talento.[3] »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vincenzo Requeno, Saggi sul ristabilimento dell'antica arte de' Greci e de' Romani pittori, Tomo I, pag. 350, Parma, 1787
  2. ^ Giuseppe Del Rofso, L'Osservatore Fiorentino sugli edifizi della sua patria, Tomo XIII, pag. 31, Firenze, 1831.
  3. ^ Gazzetta Toscana, n. 7, pag. 26, Firenze, 1795.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ranieri del Vivo, Giornale enciclopedico di letteratura italiana e oltramontana, 1782.
  • Bice Viallet, Autoritratti femminili delle RR. Gallerie degli Uffizi, Alfieri e Lacroix, Roma, 1923.
  • Maria Giorgetti Vichi, Gli Arcadi dal 1690 al 1800, Onomasticon, Roma, 1977.
  • Fabia Borroni Slavadori, Artisti e viaggiatori agli Uffizi nel Settecento, Firenze, 1985.
  • Angela Soltys, Opat z San Michele. Grand Tour prymasa Poniatowskiego i jego kolekcje, Arx Regia, Warszawa 2008.
  • Alberto Macchi, Irene Parenti, pittrice e poetessa fiorentina vissuta nella seconda metà del XVIII secolo: atto unico teatrale fra realtà e ipotesi, Aetas, Roma 2006.
  • (ENIT) Falcone, Barker, Lari et al, Irene Parenti Duclos: A Work Restored, an Artist Revealed, Florence, The Florentine Press, 2011.
  • Marco Horak, Irene Parenti Duclos, la grande scuola fiorentina nelle collezioni piacentine, in "Piacentinità", anno XV n.1, Piacenza, 2012

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