Seconda guerra anglo-afghana

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Seconda guerra anglo-afghana
92nd Highlanders at Kandahar di Richard Caton Woodville
92nd Highlanders at Kandahar di Richard Caton Woodville
Data 1878 - 1880
Luogo Afghanistan
Casus belli Colonialismo britannico
Esito Vittoria britannica[1]
L'Afghanistan mantenne l'indipendenza ma demandò i propri affari esteri a Londra[2]
Schieramenti
Comandanti
Perdite
Più di 12.700 tra morti e feriti Più di 1.630 tra morti e feriti
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La seconda guerra anglo-afghana ebbe inizio nel 1878 e si concluse nel 1880.

Fu la seconda incursione militare inglese in territorio afghano, con l'obiettivo di contrastare l'espansione russa nel paese. Il conflitto terminò con la firma da parte dei due contendenti del trattato di Gandomak, il quale prevedeva il controllo degli affari interni a cura dell'emiro afghano Abdur Rahman Khan, mentre la politica estera restava in mano all'Impero britannico.

La guerra[modifica | modifica sorgente]

Lo scoppio del conflitto[modifica | modifica sorgente]

Dopo che la tensione tra Russia e Gran Bretagna in Europa si era conclusa con il Congresso di Berlino del giugno 1878, la Russia volse la sua attenzione verso l'Asia centrale. Nella stessa estate, la Russia inviò un contingente diplomatico a Kabul. Sher Ali Khan, l'emiro dell'Afghanistan, tentò invano di tenere fuori i Russi; che arrivarono a Kabul il 22 luglio 1878. Il 14 agosto, gli Inglesi chiesero a Sher Ali Khan di consentire anche l'ingresso di un contingente britannico. L'emiro non solo rifiutò di ricevere le truppe britanniche, capitanate da Neville Chamberlain Bowles, ma minacciò di fermarle qualora fossero state inviate. Robert Bulwer-Lytton, il viceré, ordinò l'invio di una missione diplomatica diretta alla volta di Kabul nel settembre 1878, ma la missione fu ricacciata indietro mentre si avvicinava all'ingresso orientale del Passo Khyber, scatenando la Seconda guerra anglo-afghana.

Prima Fase[modifica | modifica sorgente]

Una forza britannica di circa 40.000 combattenti, per lo più inglesi e indiani, fu organizzata in colonne militari che penetrarono in Afghanistan da tre punti diversi. Un allarmato Sher Ali Khan tentò di appellarsi personalmente allo Zar russo per ottenere aiuto, ma non riuscendovi, rientrò a Mazari Sharif, dove morì il 21 febbraio 1879.

Il trattato[modifica | modifica sorgente]

Con le forze britanniche che avevano occupato gran parte del paese, Mohammad Yaqub Khan, figlio di Sher Ali Khan e suo successore, firmò il Trattato di Gandamak nel maggio 1879 per impedire un'invasione britannica del resto del paese. In base a questo accordo e in cambio di una sovvenzione annuale e vaghe assicurazioni di assistenza in caso di aggressione straniera, Yaqub cedette alla Gran Bretagna il controllo degli Affari Esteri dell'Afghanistan. Rappresentanti britannici si insediarono a Kabul e in altre località, il controllo britannico si estese al Passo Khyber e al Passo Michni, e l'Afghanistan lasciò varie zone di frontiera e Quetta alla Gran Bretagna. L'esercito britannico poi si ritirò. Tuttavia, il 3 settembre 1879, una rivolta di Kabul condusse al massacro di Sir Pierre-Louis Cavagnari, le sue guardie, e il suo personale - innescando la fase successiva della seconda guerra afgana.

Seconda fase[modifica | modifica sorgente]

Il maggiore generale Sir Frederick Roberts introdusse la Kabul Field Force attraverso il Passo Shutargardan nell'Afghanistan centrale, sconfisse l'esercito afgano a Char Asiab il 6 ottobre 1879, e occupò Kabul. Mohammad Jan Khan Wardak sollevò una rivolta e attaccò le forze britanniche nei pressi di Kabul nell'assedio di Sherpur nel dicembre del 1879, ma la sua sconfitta portò al fallimento di questa ribellione. Yaqub Khan, sospettato di complicità nel massacro di Cavagnari e del suo staff, fu costretto ad abdicare. Gli Inglesi presero in considerazione varie possibili soluzioni politiche, tra cui la ripartizione dell'Afghanistan tra più governanti o l'instaurazione del fratello di Yaqub, Ayub Khan, sul trono; tuttavia, decisero infine di insediare invece suo cugino Abdur Rahman Khan come emiro. Ayub Khan, che aveva servito come governatore di Herat, si ribellò e sconfisse un distaccamento britannico nella battaglia di Maiwand nel luglio 1880 e cinse d'assedio Kandahar. Roberts comandò quindi la principale forza britannica da Kabul e sconfisse definitivamente Ayub Khan il 1º settembre nella battaglia di Kandahar, portando la ribellione al termine. Abdur Rahman confermò il Trattato di Gandamak, lasciando agli Inglesi il controllo dei territori ceduti da Yaqub Khan e assicurando il controllo britannico della politica estera in Afghanistan in cambio di protezione e di una sovvenzione. Abbandonando la politica provocatoria di mantenere un rappresentante britannico a Kabul, ma avendo raggiunto tutti i propri obiettivi, gli inglesi si ritirarono.

I soldati britannici catturati[modifica | modifica sorgente]

L'ufficiale inglese John Masters raccontò, nella propria autobiografia, di come le donne Pathan dell'India britannica, durante la Seconda guerra anglo-afghana, castrassero i soldati non-musulmani (quindi Britannici o Sikh) che erano stati catturati. Utilizzavano, inoltre, un metodo di esecuzione che prevedeva l'uso dell'urina: le donne Pathan urinavano infatti nella bocca dei prigionieri. I soldati britannici catturati venivano stesi e legati per terra; veniva poi usato un bastone o un pezzo di legno per far loro tenere la bocca aperta e impedire la deglutizione. Le donne Pathan poi, a turno, si accovacciavano e urinavano direttamente nella bocca del prigioniero, fino a che il malcapitato non annegava nelle urine. Questo metodo di esecuzione è stato documentato in uso, in particolare, dalle donne della tribù Afridi dei Pashtun.

Cronologia delle battaglie[modifica | modifica sorgente]

L'asterisco indica che ai partecipanti di quella operazione è stato concesso di fregiarsi di una decorazione aggiuntiva da affiancare alla medaglia della Guerra Afghana.

1878[modifica | modifica sorgente]

1879[modifica | modifica sorgente]

1880[modifica | modifica sorgente]

1881[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Barry, Michael (1984). Le Royaume de l'Insolence. La Résistance Afghane du Grand Moghol à l'Invasion Soviétique. Paris: Flammarion. ISBN 2-08-211524-0.
  2. ^ Rubin, Barnett R. (1995), The fragmentation of Afghanistan, Yale University Press. p. 48, ISBN 0-300-09519-8

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