Assedio societario

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Benito Mussolini annuncia la fine delle sanzioni imposte all'Italia dalla Società delle Nazioni dal balcone di Palazzo Venezia, nel luglio 1936.

Assedio societario è l'espressione usata dalla propaganda dell'Italia fascista per indicare le sanzioni economiche deliberate dalla Società delle nazioni, definite da Benito Mussolini anche come "inique sanzioni".

L'espressione assedio societario da parte di 52 nazioni venne poi ripresa anche nella dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940.

Indice

[modifica] Il quadro storico

L'Italia, attaccando l'Etiopia, membro della Società delle Nazioni, violò l'articolo XVI dello statuto dell'organizzazione medesima:

« se un membro della Lega ricorre alla guerra, infrangendo quanto stipulato negli articoli XII, XIII e XV, sarà giudicato ipso facto come se avesse commesso un atto di guerra contro tutti i membri della Lega, che qui prendono impegno di sottoporlo alla rottura immediata di tutte le relazioni commerciali e finanziarie, alla proibizioni di relazioni tra i cittadini propri e quelli della nazione che infrange il patto, e all'astensione di ogni relazione finanziaria, commerciale o personale tra i cittadini della nazione violatrice del patto e i cittadini di qualsiasi altro paese, membro della Lega o no. »

Per questo motivo, la Società delle Nazioni, in cui avevano un ruolo preponderante Francia e Regno Unito[1][2], condannò l'attacco italiano il 7 ottobre 1935 ed il 18 novembre il Regno d'Italia venne colpito dalle sanzioni economiche imposte dalla Società delle Nazioni, approvate da 52 stati con i soli voti contrari di Austria, Ungheria, Albania e Paraguay. La Germania, comunque, era uscita dalla Società delle Nazioni nel 1933 (essendone stata membro solo dal 1926 al 1933).

Le sanzioni risultarono inefficaci perché numerosi paesi, pur avendole votate ufficialmente, mantennero buoni rapporti con l'Italia, rifornendola comunque di materie prime. Tra queste la Germania: la guerra d'Etiopia rappresentò il primo punto di avvicinamento tra Mussolini ed Adolf Hitler, anche se il secondo permise la fornitura di armamenti al Negus ancora nel 1936.[senza fonte] Alcune come la Spagna e la Jugoslavia, pur avendole votate, comunicarono al Governo italiano che non intendevano rispettarne diverse clausole.[3]

Inoltre, le sanzioni non riguardarono materie di vitale importanza, come ad esempio il petrolio.[4]. Gran Bretagna e Francia argomentarono infatti che la mancata fornitura di petrolio all'Italia poteva essere facilmente aggirata ottenendo rifornimenti dagli Stati Uniti d'America, che non erano membri della Società. Infatti gli Stati Uniti, pur condannando l'attacco italiano, ritenevano inappropriato che le sanzioni fossero state votate da nazioni con imperi coloniali come Francia e Gran Bretagna.[5].

Conseguentemente, il decreto delle sanzioni fu il risultato di un elaborato e controverso compromesso, noto come Patto Hoare-Laval. Ciò nonostante, gran parte della società britannica non condivideva le sanzioni.[6]. Ed infatti la Gran Bretagna applicò le sanzioni con un certo distacco. Escluse dalle sanzioni noli navali ed assicurazioni, che costituivano tra i maggiori settori di commercio tra l'economia italiana e quella britannica.

Il 18 novembre le sanzioni divennero operative. Per rispondere alle sanzioni venne dato il via alla campagna Oro alla Patria ed esattamente un mese dopo, il 18 dicembre, fu proclamata la Giornata della fede, giorno in cui gli italiani furono chiamati a donare le proprie fedi nuziali per sostenere i costi della guerra e far fronte alle difficoltà delle sanzioni.

Venne inoltre dato il via all'autarchia economica: l'Italia, al pari delle altre potenze fasciste, tentò di realizzare un'economia indipendente rispetto alle importazioni dall'estero, in modo da diventare completamente autonoma e di rendere quindi inutili ed inefficaci sanzioni economiche di qualsiasi genere. Grazie all'autarchia venne dato il via anche ad un vasto programma di ricerca scientifica, volto a scoprire nuovi metodi di sfruttamento delle risorse, presenti nel territorio italiano e nelle sue colonie, o nella loro trasformazione in oggetti utili in modi diversi da quelli convenzionali. Si deve a questo periodo, ad esempio, lo sviluppo dei tessuti artificiali o dei carburanti e del carbone sintetico, ma più in generale un forte impulso alla ricerca scientifica in particolare nel campo farmaceutico e chimico: posizioni di punta assumono in questo periodo la Montecatini, la Anic, l'ACNA, la Società Agricola Italiana Gomma Autarchica e l'Istituto Guido Donegani.[7]

Il 4 luglio 1936, dopo poco più di 7 mesi dalla loro irrogazione, la Società delle Nazioni abrogò le sanzioni.

[modifica] Note

  1. ^ Ennio di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali 1918-1999, Laterza, Roma-Bari, 2005
  2. ^ J. P. Diggins, L'America, Mussolini e il fascismo, Laterza, Roma-Bari, 1982
  3. ^ Ennio di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali 1918-1999, Laterza, Roma-Bari, 2005
  4. ^ Arrigo Petacco, Faccetta nera. Storia della conquista dell'impero p. 98: "Le misure economiche applicate contro l'Italia erano peraltro non molto gravose. Si limitavano alla proibizione di qualsiasi credito e all'embargo sulle armi e su una serie di prodotti necessari alle industrie di guerra, salvo però il carbone e il petrolio. Soprattutto di quest'ultimo l'Italia aveva assoluto bisogno, visto che allora non ne produceva neppure un litro".
  5. ^ Arrigo Petacco, Faccetta nera. Storia della conquista dell'impero p. 99 "Secondo il governo di Washington, tradizionalmente anticolonialista, la guerra all'Abissinia era certamente ingiusta e l'Italia meritava la condanna, ma altrettanto era ingiusto che le sanzioni fossero state applicate per volontà del Regno Unito che, essendo un impero coloniale, non aveva maggiori giustificazioni dell'Italia. Meglio quindi restarne fuori e mantenere buoni rapporti con gli italiani".
  6. ^ Arnold H.M. Jones e Elizabeth Monroe, Storia d'Etiopia, 1935: "Nessuno dovrebbe avere a ridire sull'espansione italiana, notevole e pressante. L'Italia è una nazione che abbisogna di materie prime per le sue industrie in via di sviluppo e di uno sbocco per la sua popolazione in eccesso. È arrivata ultima nella corsa alle colonie e a causa di un governo inefficiente è stata poco considerata alla Conferenza di Versailles. Le si deve una riparazione".
  7. ^ Roberto Maiocchi, Gli scienziati del duce: il ruolo dei ricercatori e del CNR nella politica autarchica del fascismo, Carocci, 2003.

[modifica] Bibliografia

  • Petra Terhoeven Oro alla Patria, Il Mulino, 2006.
  • Edoardo e Duilio Susmel Opera omnia di Benito Mussolini, La Fenice, Firenze, 1951.
  • Renzo De Felice Breve storia del fascismo, Mondadori, 2002.
  • Ennio di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali 1918-1999, Laterza, Roma-Bari, 2005.
  • J. P. Diggins, L'America, Mussolini e il fascismo, Laterza, Roma-Bari, 1982.

[modifica] Voci correlate

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