Macallè
| Macallè città |
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| Dati amministrativi | |||||||
| Stato | |||||||
| Regione | Tigrè | ||||||
| Zona | Non presente | ||||||
| Territorio | |||||||
| Coordinate | 13°29′N 39°28′E / 13.48333°N 39.46667°ECoordinate: 13°29′N 39°28′E / 13.48333°N 39.46667°E | ||||||
| Altitudine | 2 036[1] m s.l.m. | ||||||
| Superficie | 24,44 km² | ||||||
| Abitanti | 169 207[1] (2005) | ||||||
| Densità | 6 923,36 ab./km² | ||||||
| Altre informazioni | |||||||
| Prefisso | 34 | ||||||
| Fuso orario | UTC+3 | ||||||
| Localizzazione | |||||||
| Sito istituzionale | |||||||
Macallè (o Mek'elē, in lingua amharica መቀሌ) è la capitale della Regione di Tigrè in Etiopia e sede del quartier generale della Missione delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea. Questa città si trova a circa 650 chilometri a Nord della capitale, Addis Abeba. Secondo il censimento del 1994 a Macallè abitavano 96.938 persone, cosa che rendeva la città la più popolosa del Nord dell'Etiopia.
Indice |
Storia [modifica]
Fondazione nel XIX secolo [modifica]
Macallè venne fondata come sua città capitale dall'Imperatore Giovanni IV d'Etiopia nel XIX secolo. Lì G. Naretti edificò per l'imperatore il palazzo reale. Da allora la città è cresciuta fino a diventare uno dei principali centri economici dell'Etiopia con un grande e moderno aeroporto (che alle rotte internazionali). Inoltre la città possiede la maggiore fabbrica di cemento del Nord dell'Etiopia.
1896: Battaglia di Macallé [modifica]
| Per approfondire, vedi Assedio di Macallè. |
Dopo la sconfitta di Pietro Toselli all'Amba Alagi fu ordinato il ripiegamento di tutte le forze italiane comandate dal Generale Arimondi su Adigrat. Arimondi tuttavia decise di lasciare nel fortino di Endà Iesus a Macallé una guarnigione composta da:
- 3 compagnie del 3º battaglione indigeni;
- 1 compagnia dell'8º battaglione;
- 1 sezione di 4 pezzi da montagna;
In totale c'erano 21 ufficiali, 170 soldati bianchi e poco più di 1000 ascari ad affrontare 20-30.000 abissini. Il forte Endà Iesus era costruito su di un'altura che dominava la conca di Macallè. A capo della guarnigione fu posto il Maggiore Giuseppe Galliano, il quale fino all'inizio dell'attacco etiope cercò di organizzare la difesa del forte completando la cinta delle fortificazioni, costruendo le rampe per i cannoni e domandando con insistenza rinforzi a Roma. Il 7 gennaio 1896, al comando di Ras Maconnen, 60.000 abissini iniziarono l'assalto, che però venne respinto. Il giorno seguente l'attacco riprese con esito felice per gli etiopici, che si impadronirono della fonte a cui si approvvigionavano gli italiani, mettendone in seria difficoltà la sopravvivenza. Nei giorni seguenti si susseguirono gli attacchi abissini finché il 19 gennaio il governo italiano ordinò a Galliano di sgomberare il forte e di arrendersi al Negus, nel frattempo sopraggiunto. Il maggiore obbedì abbandonando la posizione il giorno 21 gennaio con gli onori militari e la promessa di essere avviato a Adigrat dove giunsero pochi giorni dopo.
1974-1991: il regime del Derg [modifica]
Quando esplose la rivoluzione etiope, il Ras Seyoum Mengesha governava la città; il Derg non tardò a prendere provvedimenti e gli ordinò di trasferirsi nella capitale per rispondere delle accuse di corruzione. Il nobile, sapendo che sarebbe stato sottoposto ad un processo-farsa, invece fuggì sulle colline, dove fondò un gruppo ribelle molto attivo e importante. Nel corso del 1984 - 1985, il paese venne colpito da una terrificante carestia e Macallè ospitò oltre 75000 profughi affamati proveniente dai territori circostanti. Nel 1989 dove tre anni di scontri la città passava sotto il controllo diretto dell'EPRDF, e oggi un monumento celebra la lotta dei ribelli del Tigrè contro l'esercito del Derg.
1998: guerra Etiopia-Eritrea [modifica]
Il 5 giugno del 1998 la forza aerea dell'Eritrea bombardò la scuola Ayder di Macallè nel corso della guerra Etiopia-Eritrea. Un monumento commemora questo evento.