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Macallè

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Macallè
città
Mek'elē, Mek'ele (መቀሌ)
Macallè – Bandiera
Macallè – Veduta
Localizzazione
Stato Etiopia Etiopia
Regione Tigrè
Zona Non presente
Territorio
Coordinate 13°29′N 39°28′E / 13.483333°N 39.466667°E13.483333; 39.466667 (Macallè)Coordinate: 13°29′N 39°28′E / 13.483333°N 39.466667°E13.483333; 39.466667 (Macallè)
Altitudine 2 036[1] m s.l.m.
Superficie 24,44 km²
Abitanti 169 207[1] (2005)
Densità 6 923,36 ab./km²
Altre informazioni
Prefisso 34
Fuso orario UTC+3
Cartografia
Mappa di localizzazione: Etiopia
Macallè
Macallè
Sito istituzionale

Macallè (o Mek'elē, in amarico መቀሌ) è la capitale della Regione di Tigrè in Etiopia. La città si trova a circa 750 chilometri a Nord della capitale Addis Abeba; con circa 170000 abitanti (2005) è la città più popolosa del Nord dell'Etiopia.

Negli ultimi 25 anni, grazie alla forte crescita economica etiope, Macallè rappresenta una delle città più importanti dell'Etiopia settentrionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Negus Giovanni IV, imperatore dell'Etiopia
Castello fatto edificare da Giovanni IV la tecnica costruttiva prende come modello i palazzi del regno axumita in particolar modo il palazzo Dungur ad axum e altri nella regione del tigre
L'imperatore dell'Etiopia Giovanni IV

Macallè divenne capitale dell'impero etiopico quando l'Imperatore Giovanni IV nel XIX secolo divenne negus. Qui fece costruire due castelli e delle chiese copte a Giacomo Naretti, un artigiano immigrato italiano[2].

Battaglia di Macallé[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Macallè.
Enda Yesus (Chiesa di Gesù), il forte assediato dagli etiopi nel 1896

Dopo la sconfitta di Pietro Toselli all'Amba Alagi fu ordinato il ripiegamento di tutte le forze italiane comandate dal generale Arimondi su Adigrat. Arimondi tuttavia decise di lasciare nel fortino di Endà Iesus a Macallé una guarnigione composta da 3 compagnie del III Regio Corpo Truppe Coloniali d'Eritrea, 1 compagnia dell'VIII Battaglione e 1 sezione di 4 pezzi da montagna. In totale c'erano 21 ufficiali, 170 soldati italiani e poco più di 1000 ascari ad affrontare 20-30.000 abissini. Il forte Endà Iesus era costruito su di un'altura che dominava la conca di Macallè. A capo della guarnigione fu posto il Maggiore Giuseppe Galliano, il quale fino all'inizio dell'attacco etiope cercò di organizzare la difesa del forte completando la cinta delle fortificazioni, costruendo le rampe per i cannoni e domandando con insistenza rinforzi a Roma.

Il 7 gennaio 1896, al comando di Ras Maconnen, 60.000 abissini iniziarono l'assalto, che però venne respinto. Il giorno seguente l'attacco riprese con esito favorevole per gli etiopici, che si impadronirono della fonte a cui si approvvigionavano gli italiani, mettendone in seria difficoltà la sopravvivenza. Nei giorni seguenti si susseguirono gli attacchi abissini finché il 19 gennaio il governo italiano ordinò a Galliano di sgomberare il forte e di arrendersi al Negus, nel frattempo sopraggiunto. Il maggiore obbedì abbandonando la posizione il giorno 21 gennaio con gli onori militari e la promessa di essere avviato a Adigrat dove giunsero pochi giorni dopo.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il regime del Derg[modifica | modifica wikitesto]

Monumento in Memoria ai Martiri (ሓወልቲ ሰማእታት) che commemora la guerra contro il Derg che domina la città di Mekele

Quando nel 1974 esplose la rivoluzione etiope, il Ras Seyoum Mengesha governava la città; il Derg non tardò a prendere provvedimenti e gli ordinò di trasferirsi nella capitale per rispondere delle accuse di corruzione. Il nobile, sapendo che sarebbe stato sottoposto ad un processo-farsa, invece fuggì sulle colline, dove fondò un gruppo ribelle molto attivo e importante.

Nel corso del 1984 - 1985, il paese venne colpito da una terrificante carestia e Macallè ospitò oltre 75000 profughi affamati proveniente dai territori circostanti.

Nel 1989 dopo tre anni di scontri la città passava sotto il controllo diretto dell'EPRDF, e oggi un monumento celebra la lotta dei ribelli del Tigrè contro l'esercito del Derg.

guerra Etiopia-Eritrea[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 giugno del 1998 la forza aerea dell'Eritrea bombardò la scuola Ayder di Macallè nel corso della guerra Etiopia-Eritrea. Un monumento commemora questo evento.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Industria[modifica | modifica wikitesto]

La città possiede la maggiore fabbrica di cemento del Nord dell'Etiopia.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

La città è dotata del nuovo aeroporto Alula Aba Nega Airport, che ha anche rotte internazionali gestite dall'Ethiopian Airlines, compagnia di bandiera di proprietà del governo etiope.


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fallingrain - Mekele
  2. ^ Narétti, Giacomo su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]