Baldur von Schirach

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Baldur von Schirach durante il processo di Norimberga

Baldur Benedikt von Schirach (Berlino, 9 maggio 1907Kröv-an-der-Mosel, 8 agosto 1974) è stato un politico tedesco. Fu uno dei leader nazisti a capo della Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana) e, successivamente, Gauleiter e Reichsstatthalter (Luogotenente del Reich) di Vienna.

Le sue attività lo portarono ad essere accusato di crimini contro l'umanità e lo videro partecipare, in qualità di imputato, al processo di Norimberga. Rimase celebre il suo motto: "quando sento la parola cultura, metto mano alla pistola", spesso erroneamente attributo a Joseph Goebbels o Hermann Goring; si tratta in realtà di una citazione dell'opera Schlageter del commediografo tedesco Hanns Johst, che venne rappresentata per la prima volta nell'aprile 1933, in onore del compleanno di Adolf Hitler.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Schirach nacque a Berlino nel 1907 da padre tedesco direttore di teatro e da madre americana. Sua madre vuole fare di Baldur un musicista ma ad impedire la realizzazione di questo disegno interviene l'insorgere del movimento nazista nella Germania del primo dopoguerra. Von Schirach padre decide di aderire e il figlio Baldur quando si iscrive al Partito Nazista nel 1925, non ha ancora diciotto anni.

Rapidamente acquistò i favori di Adolf Hitler che vide in lui l'uomo giusto per la formazione ideologica della nuova gioventù tedesca, e trasferitosi a Monaco per motivi di studio, divenne capo del Nationalsozialistischen Deutschen Studentenbunds (NSDStB, Unione degli studenti nazionalsocialisti). Nel 1931 diventò Reichsjugendführer (capo della gioventù) dello NSDAP. Nel 1933, dopo essere stato promosso al grado di Gruppenführer delle SA, assunse il comando come Reichsleiter della Hitler-Jugend, l'autentica incarnazione di come fin dall'infanzia i giovani tedeschi avrebbero dovuto incarnare l'ideale hitleriano dell'ariano.

Nel 1932 sposò Henriette Hoffman (figlia del fotografo ufficiale di Hitler, Heinrich Hoffmann) con la quale ebbe tre figli ed una figlia e dalla quale avrebbe divorziato nel 1950, durante la detenzione in carcere. Nel 1934 organizzò lo svolgimento di 287 corsi, nei quali furuno impartiti addestramenti relativi alle funzioni di comando a cui parteciparono 12727 giovani dirigenti della Hitlerjugend e 24660 "Fuhrer" del Deutsches Jungvolk. Proclamò il 1936 "anno del giovane popolo tedesco" e dispose che un'intera annata di decenni dovesse entrare nelle file della Hitlerjugend. Nello stesso anno venne anche nominato Segretario di Stato. Nel 1940, a seguito dello scoppio del secondo conflitto mondiale, Schirach organizzò l'evacuazione di cinque milioni di bambini dalle principali città tedesche che rischiavano il bombardamento.

Nello stesso anno entrò volontariamente nella Wehrmacht e servì nella Campagna di Francia ottenendo la promozione a tenente e la Croce di Ferro di seconda classe. Dopo essere stato richiamato dal fronte, Schirach cedette il comando della Hitler-Jugend ad Artur Axmann e venne nominato da Hitler Gauleiter del Gau Vienna, carica che ricoprì fino al termine del conflitto. Questa carica lo vide coinvolto nel trasferimento di circa 185.000 ebrei verso l'Europa orientale nel tragico contesto dell'Olocausto. Nonostante le critiche da lui rivolte contro il trattamento troppo duro riservato agli ebrei in viaggio verso Est, le proteste riguardo alla Notte dei cristalli (dove proibì l'intervento diretto alla Hitler-Jugend) e contro il duro trattamento inflitto alle popolazioni slave, egli non rassegnò mai le dimissioni; tali proteste, però, screditarono il suo operato presso Hitler fin dal 1943. Nella città austriaca si occupò anche dei piani di espansione urbanistica della Grande Vienna ("Gross Wien").


Dopo la resa della Germania nel maggio 1945 Schirach venne imputato al processo di Norimberga. Durante il processo fu uno dei due uomini che denunciarono Hitler (l'altro fu Albert Speer). Egli affermò di non conoscere nulla riguardo ai campi di sterminio e presentò alcune prove a discarico che mostravano come egli si fosse opposto, presentando un memorandum a Martin Bormann, all'inumano trattamento degli ebrei. Il 1º ottobre 1946 Schirach venne riconosciuto colpevole di "crimini contro l'umanità" e condannato vent'anni di carcere da scontare presso il carcere di Spandau. Mentre era in prigione, sua moglie Henriette ottenne il divorzio, il 20 luglio 1949. Schirach venne rilasciato il 30 settembre 1966 e si ritirò senza clamore nel sud della Germania dove pubblicò nel 1967 le proprie memorie dal titolo Ich glaubte an Hitler (Ho creduto in Hitler). L'8 agosto 1974 morì a Kröv-an-der-Mosel.

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