Hjalmar Schacht

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Hjalmar Schacht.

Hjalmar Horace Greeley Schacht (Tingleff, 22 gennaio 1877Monaco di Baviera, 3 giugno 1970) fu un importante economista, presidente della Reichsbank, la banca centrale tedesca, e ministro dell'Economia nella Germania nazionalsocialista dal 1935 al 1937.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Schacht nacque a Tingleff (allora in Germania, ora in Danimarca), figlio di William Leonhard Ludwig Maximillian Schacht e della baronessa danese Constanze Justine Sophie von Eggers. I suoi genitori, memori dei trascorsi negli Stati Uniti d'America, scelsero il suo nome in omaggio al giornalista Horace Greeley. Schacht studiò medicina, filologia e scienze politiche e si laureò in economia nel 1899.

La Presidenza della Reichsbank[modifica | modifica sorgente]

Nel 1903, entrò nella Dresdner Bank, guidata da Jakob Goldschmidt, che favorirà la sua nomina a capo dell'istituto nel 1908, e poi della Reichsbank. Nel 1905, insieme ad altri membri della Dresdner Bank, Schacht conobbe il famoso banchiere americano J. P. Morgan, ed il Presidente degli U.S.A. Theodore Roosevelt. Dal 1908 al 1915 fu amministratore della Dresdner Bank. Nel 1923, fu nominato responsabile economico della Repubblica di Weimar, varando una serie di misure che ridussero l'inflazione e stabilizzarono il marco tedesco. Schacht venne promosso presidente della Reichsbank nel 1924.

Partecipò all'elaborazione del piano Dawes ed al piano Young. Il 7 marzo 1930, 6 mesi dopo l'inizio della Grande depressione, lasciò la carica di Presidente della Reichsbank, che riprese il 17 marzo 1933 dopo l'ascesa al potere di Hitler. Schacht lasciò il piccolo Partito Democratico Tedesco (che aveva contribuito a fondare) e si avvicinò, pur non aderendovi, alle posizioni del Partito Nazista (NSDAP).

Il Partito Nazional-Socialista e il Ministero dell'Economia (1934-37)[modifica | modifica sorgente]

Schacht non fu mai membro effettivo del NSDAP, ma fu un finanziatore del partito di Adolf Hitler. Nell'agosto del 1934 Hitler lo nominò Ministro dell'Economia. Schacht intraprese un politica economica simile a quella di Franklin Delano Roosevelt, il cosiddetto New Deal: con una forte politica di Lavori Pubblici promosse la costruzione della rete autostradale tedesca e risolse i problemi di disoccupazione, creando dal nulla milioni di posti di lavoro. I principali provvedimenti intrapresi da Schacht furono: l'annullamento del debito estero, la nazionalizzazione delle grosse imprese, la germanizzazione di quelle piccole; finanziò lo sviluppo attraverso i MEFO, delle obbligazioni emesse sul mercato interno[1].

Riuscì inoltre ad annullare l'inflazione ed ottenne il pareggio del bilancio dello Stato post-Weimar. Per quanto riguarda il commercio estero, ideò un ingegnosissimo sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l'industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell'industria nazionale, evitando così il peso dell'intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali.

In virtù di questi meriti venne nominato Plenipotenziario Generale per l'economia di Guerra nel maggio del 1935; nell'agosto del 1935 si trovò però in disaccordo con Julius Streicher ed i suoi scritti anti-ebraici sul Der Stürmer. Schacht venne rimosso dalla carica di Ministro dell'economia nel novembre del 1937 a causa di disaccordi con Hitler ed Hermann Göring sulle eccessive spese militari che, secondo Schacht, avrebbero portato ad una catastrofica inflazione. Mantenne la carica di presidente della Reichsbank fino a quando Hitler non gli impose le dimissioni nel gennaio del 1939. Schacht mantenne comunque il titolo di Ministro senza portafoglio e ricevette lo stipendio di Presidente della Reichsbank fino al gennaio del 1943, quando venne posto in definitivo congedo.

La Resistenza[modifica | modifica sorgente]

Schacht venne accusato di aver preso parte al complotto del 20 luglio per assassinare Hitler nel 1944. Il coinvolgimento di Schacht nel tentato colpo di Stato fu confermato in seguito da diversi testimoni nel corso del processo di Norimberga. Arrestato dalle SS, venne condotto nel campo di concentramento di Dachau in qualità di prigioniero speciale dove restò fino all'aprile 1945.

Il processo di Norimberga[modifica | modifica sorgente]

Subito arrestato dagli Alleati fu accusato di crimini contro la pace nel Processo di Norimberga. Si difese sostenendo di essere soltanto un banchiere e un economista, anche se le prove indicavano che aveva partecipato a riunioni che avevano lo scopo di portare i nazionalsocialisti al potere e che aveva contribuito ad aggirare il Trattato di Versailles. Pur avendo direttamente finanziato l'ascesa del movimento nazista, l'accusa al processo non riuscì sottoporre le prove del suo diretto coinvolgimento nella preparazione della guerra aggressiva e venne dichiarato "non colpevole" (unico insieme a Franz von Papen e a Hans Fritzsche).

Il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Liberato dagli Alleati nel 1946, fu riarrestato immediatamente dalle autorità tedesche e processato nel corso dei processi di denazificazione seguiti al conflitto. Condannato alla pena di otto anni di lavori forzati, fu rilasciato nel settembre del 1948. Dopo la liberazione definitiva, Schacht fondò la Düsseldorfer Außenhandelsbank Schacht & Co. e divenne consigliere economico e finanziario per i paesi in via di sviluppo. Morì il 3 giugno 1970 a Monaco di Baviera.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Arkadi Poltorak, Il processo di Norimberga, Teti Editore, Milano, pagg. 301-302

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Renè Dubail, L'ordinamento economico Nazionalsocialista, edizioni all'insegna del Veltro, Parma

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 20473220 LCCN: n79096979