Martin Bormann

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Martin Bormann
Bundesarchiv Bild 183-R14128A, Martin Bormann.jpg

Leader del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi
Durata mandato 30 aprile 1945 –
2 maggio 1945
Predecessore Adolf Hitler

Dati generali
Partito politico Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi

Martin Bormann (Wegeleben, 17 giugno 1900Berlino, 2 maggio 1945[1]) è stato un politico tedesco. Capo della cancelleria del NSDAP (Parteikanzlei) e segretario personale di Adolf Hitler, fu tra i membri più importanti nella gerarchia della Germania nazista.

Infanzia e gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Martin Bormann nacque a Wegeleben, in Germania, il 17 giugno 1900. Il padre, Theodor Bormann, prussiano, fu prima sergente maggiore di un reggimento di artiglieria e successivamente impiegato delle poste. Rimasto vedovo con due figli, si risposò con Antoine, che gli diede altri tre figli, di cui il primo fu Martin. Nel 1904 Theodor morì e Antoine, in difficoltà economiche, si affrettò a risposarsi con Albert Vollborn, direttore di un'agenzia bancaria.

Bormann, durante la scuola superiore, si interessò di musica e del gioco degli scacchi; partecipò a vari circoli nei quali ebbe occasione di parlare della situazione ebraica mondiale e del sionismo. Lasciò presto gli studi per lavorare in una fattoria nel Meclemburgo. Durante le ultime fasi della Prima guerra mondiale venne arruolato come cannoniere in una sezione di artiglieria, ma non partecipò a nessuna battaglia. Nel 1922 si unì ai Freikorps. Nel marzo 1924 venne condannato a un anno di prigione perché complice di Rudolf Höss nel brutale omicidio del suo stesso insegnante di scuola elementare, Walther Kadow, militante comunista e sospettato di aver consegnato alle autorità francesi il nazista Albert Leo Schlageter. Scontò undici mesi di reclusione e, squattrinato e senza lavoro, si unì nuovamente ai Freikorps.

Ascesa nel partito nazista[modifica | modifica wikitesto]

Si iscrisse al NSDAP il 17 febbraio 1927, tessera numero 60508. Il partito gli offrì l'incarico di amministratore del fondo previdenziale delle Sturmabteilung (SA). Dal 1928 al 1930 fu membro del Comando Supremo delle SA. Nell'ottobre 1933 divenne Reichsleiter e in novembre membro del Reichstag. Da luglio 1933 al 1941 Bormann fu segretario personale di Rudolf Hess.

Fu lui a dirigere la costruzione del famoso Kehlsteinhaus, noto come Nido dell'aquila, la fortezza progettata da Albert Speer e costruita sul picco da cui prese il nome, il Kehlstein, che sovrasta la località montuosa dell'Obersalzberg. Dimostrò di essere un uomo ligio al dovere anche a costo di essere crudele: distrusse strade e case, sfrattandone gli inquilini. Lo chalet fu donato a Hitler per il suo cinquantesimo compleanno, a cui però non piacque, nonostante fosse stato progettato secondo alcune sue direttive, avendo subito molti cambiamenti durante la costruzione. Il Führer, infatti, continuò a preferire la sua più piccola e modesta villetta poco distante, il Berghof.

Bormann sostenne la repressione di tutti i gruppi organizzati di opposizione, in particolar modo delle Chiese; e di ogni influenza religiosa dal partito. Nel luglio 1938 proibì che nel partito fossero ammessi preti, il 6 giugno 1939 gli scienziati di fede cristiana, successivamente gli studenti di teologia. Lottò contro qualsiasi genere di insegnamento religioso nelle scuole. Nel 1941 emanò una circolare[2] indirizzata ai gauleiter, ossia ai funzionari locali del partito nazionalsocialista, nella quale, senza ambiguità di sorta, sancì l'assoluta inconciliabilità tra il Nazionalsocialismo e il Cristianesimo. Vi si legge, tra l'altro, che «nazionalsocialismo e cristianesimo sono incompatibili» e che i contenuti del cristianesimo «nei loro punti essenziali, sono di derivazione giudaica. Anche per questo motivo noi non abbiamo nessun bisogno del cristianesimo»). La circolare fu inclusa negli atti di accusa contro Bormann al processo di Norimberga, classificata come documento 075-D. Questo è uno dei documenti che contrastano insanabilmente con la controversa tesi espressa da Richard Steigmann-Gall nel libro Il Santo Reich, secondo il quale il nazismo sarebbe un'ideologia cristiana.

Bormann colse l'occasione di subentrare a Hess, quando nel 1941 questi volò in Inghilterra nel tentativo di proporre una pace separata con il governo inglese. Divenne capo della Parteikanzlei e gli fu affidato il compito di amministrare il Fondo Adolf Hitler dell'industria tedesca. Il 12 aprile 1943 venne nominato ufficialmente segretario personale di Hitler. Ottenne poteri superiori a quelli del suo predecessore: controllo di tutte le leggi e le direttive emanate dal Gabinetto del Führer, e direzione del Consiglio dei ministri per la Difesa del Reich.

Il 16 luglio 1941 Bormann partecipò alla conferenza presso il Quartier Generale del Führer insieme a Göring, Rosenberg, Keitel e Lammers. Si stabilirono piani per l'annessione di territori russi e di altri Paesi dell'Est. Partecipò a una seconda riunione l'8 maggio 1942 con Hitler, Rosenberg e Lammers sulla soppressione della libertà religiosa. Sostenne politiche sulla condizione dei prigionieri di guerra particolarmente dure e sanguinarie.

Firmò il decreto del 9 ottobre 1942 che stabiliva l'eliminazione permanente di tutti gli ebrei nel territori della Germania; quello del 1º luglio 1943 che dava controllo assoluto sugli ebrei ad Eichmann e un ultimo, del 30 settembre 1944, dove la giurisdizione di tutti i prigionieri di guerra veniva affidata ad Himmler e alle SS.

Nonostante la sua figura poco appariscente rispetto a quella di altri gerarchi, Bormann fu un uomo dal grande potere, soprattutto nel periodo della Seconda guerra mondiale. Come testimonia Albert Speer nelle sue memorie, la sua influenza su Hitler fu totale e divenne il filtro fra il Führer e il mondo esterno, l'interprete delle sue volontà.[3]

La sua influenza negativa su Hitler, portò spesso a scelte errate e illogiche ai fini del decorso della guerra, tanto che in molti credettero erroneamente che egli fosse persino una spia di Stalin, rifugiatosi poi con i russi. Per quanto inverosimile fosse questa versione della sua scomparsa, ne esce tuttavia un quadro che evidenzia come molti generali tedeschi erano propensi a considerare Bormann come il migliore alleato di Stalin, alla luce delle scelte tattiche che egli faceva fare a Hitler.[senza fonte]

Nell'inutile tentativo di arginare l'influenza di Bormann sul Führer, Göring, Goebbels e Speer cercarono di coalizzarsi per metterlo in difficoltà di fronte a Hitler. Il tentativo non andò a buon fine, in parte a causa di una certa conflittualità che esisteva tra Goebbels e Göring, quest'ultimo sempre più distante dalla realtà, a causa dell'assunzione di morfina.[4]

Bormann, negli ultimi giorni della dittatura nazista, firmò il testamento politico di Hitler e fu testimone delle nozze del Führer con Eva Braun. Dal 5 luglio 1941 fino al 1944 fece trascrivere i discorsi tenuti da Hitler con i suoi invitati. Questi furono poi pubblicati con il titolo Conversazioni a tavola di Hitler.[5]

La famiglia Bormann[modifica | modifica wikitesto]

Bormann sposò nel 1929 Gerda, figlia di Walter Buch, giudice del tribunale del partito nazista. I suoi testimoni di nozze furono Hess e Hitler. Quest'ultimo fu anche il padrino del primo figlio della coppia.

Martin e Gerda Bormann, morta di cancro nel 1946 in Alto Adige, ebbero dieci figli.

  • Adolf Martin, nato il 14 aprile 1930: conosciuto come Martin Bormann jr, ha rinnegato l'operato del padre. È stato sacerdote e missionario cattolico; ha tenuto numerose conferenze sugli orrori della Shoah[6]. Nel 2011 è stato accusato da un suo ex allievo di abusi sessuali[7]. Morto l'11 marzo 2013[8];
  • Ilse, nata il 9 luglio 1931, morta nel 1958, e la sorella gemella Ehrengard, morta poco dopo la nascita;
  • Irmgard, nata il 25 luglio 1933;
  • Helmut Gerhard, nato il 31 agosto 1934;
  • Heinrich Hugo, nato il 13 giugno 1936;
  • Eva Ute, nata il 4 agosto 1938;
  • Gerda, nata il 23 ottobre 1940;
  • Fred Hartmut, nato il 4 marzo 1942;
  • Volker, nato il 18 settembre 1943 e morto nel 1946.

La morte misteriosa[modifica | modifica wikitesto]

Bormann fu giudicato colpevole al processo di Norimberga e condannato a morte in contumacia. Nulla di certo si sapeva di lui, da quando aveva abbandonato il Führerbunker insieme al dottore delle SS Ludwig Stumpfegger e al capo della gioventù hitleriana, Artur Axmann. L'ultimo uomo ad averlo visto era stato Erich Kempka, autista di Hitler, durante la notte fra il 1º e il 2 maggio 1945. Kempka sostenne di aver visto Bormann colpito a morte dall'esplosione di un carro armato, nel tentativo di attraversare le linee nemiche russe. Una identica versione dei fatti viene riferita dal granatiere SS della divisione Charlemagne, i volontari francesi arruolati nella Waffen SS, tale François Barazer de Lannurien, che durante la Battaglia di Berlino, dopo avere portato un compagno ferito ad un posto di soccorso del Fuhrerbunker, stava rientrando al proprio reparto. De Lannurien riferì che, aggregatosi ad un carro Tigre che si stava allontanando dal quartier generale di Hitler, riconobbe tra i fuggiaschi che cercavano riparo dietro il carro proprio il Reichsleiter e che in conseguenza di un colpo dell'artiglieria sovietica che colpì in pieno il mezzo blindato, l'uomo che credeva di riconoscere come Martin Bormann fu ferito in piena gola da una scheggia di granata morendo poco dopo. Altri dissero che, ferito leggermente da una granata, e vistosi perso, si suicidò con una capsula di cianuro.

Nell'ottobre 1972, in un cantiere di Berlino, alcuni operai durante uno scavo trovarono due scheletri. I teschi furono consegnati al reparto di medicina legale della polizia di Berlino. I denti di uno dei due teschi vennero confrontati con la scheda odontoiatrica di Bormann, conservata nell'archivio militare: i risultati della comparazione diedero esito positivo al cento per cento. I dubbi sull'identità dello scheletro, la cui parte meglio conservata era il teschio, vennero sciolti nel maggio 1998, quando le analisi del DNA di uno dei due scheletri ritrovati nel 1972, confrontati con un parente di Bormann (ma non con i figli) stabilirono che si trattava del gerarca nazista[9]. Ad ogni modo i resti vennero cremati e le ceneri disperse nel mare nel 2000, in acque internazionali, dopo una cerimonia funebre alla presenza del figlio Martin Bormann jr.

Altre versioni[modifica | modifica wikitesto]

Versioni differenti furono narrate da altri testimoni. Alcuni dissero di averlo visto fuggire nella zona sud di Berlino, passando prima per un sistema di gallerie sotterranee e poi spostandosi al fianco di alcuni carri armati tedeschi catturati dalle forze angloamericane. Altri sostennero che avesse preso contatto con i servizi segreti americani, offrendo un'appetibile ricompensa per la sua salvezza: uranio e scienziati tedeschi. Si raccontò di come, nei primi di maggio del 1945, si fosse imbarcato ad Amburgo sull'U-Boot 234 e, arrivato in Spagna, fosse fuggito verso il Sud America. Nel marzo 1966, durante un'intervista televisiva, il figlio di Adolf Eichmann, Klaus, convinto che Bormann si trovasse in Sud America, gli lanciò un'aspra invettiva. Le ossa trovate a Berlino erano ricoperte di una terra rossiccia, che non apparteneva al suolo berlinese, ma a quello russo e sudamericano. Ne nacque l'ipotesi che il cadavere di Bormann, morto in Sud America, fosse stato portato di nascosto a Berlino e appositamente fatto trovare per depistare le indagini sugli altri nazisti fuggiti dalla Germania prima della fine della guerra tramite l'organizzazione ODESSA.

Nel 1973, tuttavia, lo scrittore Ladislas Farago dichiarò di aver visitato Bormann in un ospedale boliviano e di aver discusso con lui per alcune ore. Farago segnalò numerosi particolari utili al rintracciamento e all'identificazione di Bormann, che però scomparve prima di poter effettuare una ricerca approfondita. Nell'agosto del 1993 fonti del governo paraguayano, compilate dai servizi segreti all'interno dei cosiddetti archivi del terrore, sostennero che Bormann sarebbe morto ad Asunción, dove viveva protetto dal dittatore Alfredo Stroessner, il 15 febbraio 1959 a causa di un tumore allo stomaco[10]; fu assistito dal medico delle SS (anch'egli ricercato) Josef Mengele, e, alla morte, fu sepolto, sotto falso nome, in una fossa comune e solo successivamente riesumato, trasportato e sepolto a Berlino, verso la fine degli anni sessanta.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia Commemorativa del 9 novembre 1923 detta Ordine del Sangue - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Commemorativa del 9 novembre 1923 detta Ordine del Sangue
Insegna d'oro del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi - nastrino per uniforme ordinaria Insegna d'oro del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi
Medaglia di lungo servizio nel NSDAP (15 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di lungo servizio nel NSDAP (15 anni)
Medaglia di lungo servizio nel NSDAP (10 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di lungo servizio nel NSDAP (10 anni)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ data ufficiale di morte presunta; secondo i servizi segreti del Paraguay morto ad Asuncion il 15 febbraio 1959
  2. ^ (DE) Martin Bormann, Kirche und Nationalsozialismus in Der Spiegel, novembre 1965. URL consultato il 9 settembre 2011.
  3. ^ Joachim Fest, The Face Of The Third Reich: Portraits Of The Nazi Leadership, Londra, Penguin Books Ltd, 1995, ISBN 978-0-14-016694-1., pp. 152 ss.
  4. ^ Albert Speer, Memorie del Terzo Reich, Milano, Mondadori, 1997, ISBN 88-04-42299-8., pp. 302-319.
  5. ^ Conversazioni a tavola di Hitler 1941-1944, Editrice Goriziana, 2010, ISBN 978-88-6102-060-3.
  6. ^ Martin Bormann jr., educato in un'accademia militare nazista in Baviera dall’età di 10 anni fino alla fine della guerra, iniziò a sospettare gli orrori del nazismo quando, in visita nella casa di Heinrich Himmler, vide edizioni del Mein Kampf scritte su pergamena di pelle umana e un tavolo costruito in parte con ossa umane. In seguito, al processo di Norimberga, si rese definitivamente conto del ruolo di suo padre nell’olocausto. Per questo abbandonò la fede luterana per abbracciare quella cattolica. Fu esonerato dal sacerdozio dopo un grave incidente d'auto nel 1969 e tre anni dopo si sposò con la suora che lo aveva accudito in ospedale.
  7. ^ (EN) Theunis Bates, Son of Hitler's Deputy Bormann Accused of Child Sex Abuse in Aol news, 4 gennaio 2011. URL consultato il 9 settembre 2011.
  8. ^ (DE) Traueranzeigen: Martin Bormann, Westfälische Rundschau, 15.03.2013. URL consultato il 17 marzo 2013.
  9. ^ (EN) Imre Karacs, DNA test closes book on mystery of Martin Bormann in The Independent, 4 maggio 1998. URL consultato il 9 settembre 2011.
  10. ^ NAZISTI: BORMANN, LE LEGGENDE SUL DELFINO DI HITLER (2)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Christopher Creighton, Salvate Bormann - Che fine ha fatto l'onnipotente segretario di Hitler?, Rizzoli, Milano, 1996, ISBN 88-17-84483-7

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