Alfred Jodl

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Alfred Jodl
Bundesarchiv Bild 146-1971-033-01, Alfred Jodl.jpg
Nato Würzburg
10 maggio 1890
Morto Norimberga
16 ottobre 1946 (56 anni)
Dati militari
Forza armata Kaiserstandarte.svg Deutsches Heer (fino al 1918)

Flag of Weimar Republic (war).svg Reichswehr(fino al 1933)

Balkenkreuz.svg Wehrmacht (fino al 1945)
Grado Flag of the NSDAP (1920–1945).svg
Generaloberst
Guerre Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale

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Alfred Jodl (Würzburg, 10 maggio 1890Norimberga, 16 ottobre 1946) è stato un generale tedesco. È stato Chef des Wehrmachtführungsstabes (Capo di stato maggiore) dell'OKW durante la Seconda guerra mondiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Würzburg, in Baviera, da una famiglia di tradizione militare - il padre e il nonno erano stati entrambi ufficiali di cavalleria - , ma il non appartenere alla casta prussiana, che teneva saldamente le redini dell'esercito, lo costrinse ad una iniziale condizione di isolamento all'interno delle gerarchie militari. Partecipò al primo conflitto mondiale e conobbe il generale Wilhelm Keitel nelle Fiandre, presso lo Stato maggiore. Insieme a Keitel venne promosso capitano.

Come quasi tutti i membri del corpo degli ufficiali, Jodl risentì della mortificazione del Trattato di Versailles, e per conseguenza non rimase insensibile al fascino del nazismo, che ritenne essere l'unica forza in grado di restituire alla Germania la sua antica grandezza.

Nell'OKW[modifica | modifica wikitesto]

Nell'agosto 1939, già maggiore generale e comandante di divisione, fu chiamato da Keitel a ricoprire la carica di capo dell'ufficio Comando e Operazioni dell'Oberkommando der Wehrmacht (OKW). In questo ruolo, Jodl divenne il consigliere strategico di Hitler e fu d'altra parte compito specifico dell'ufficio da lui diretto mettere a punto con intelligenza ed efficacia i più importanti operativi. Jodl, ufficiale serio e capace, aveva però un grave difetto, quello di credere sinceramente nel "genio militare" di Hitler. Tuttavia, a differenza del suo vecchio amico Keitel, egli non risparmiò a Hitler critiche severe e decise obiezioni riguardo a certe scelte del Führer. In una di queste occasioni, durante la campagna di Russia - che di fatto segnò il definitivo declino delle fortune del Terzo Reich e l'inizio della disfatta - Hitler, che non consentiva a nessuno di contraddirlo, lo accusò pubblicamente di insubordinazione: Jodl, in disgrazia, rimase ai margini per circa un anno prima di riappacificarsi con Hitler.

La firma della resa incondizionata[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 maggio 1945 divenne capo di Stato maggiore del governo Dönitz, secondo i voleri espressi dal Führer nel suo testamento politico. Alle 2:41 del 7 maggio 1945 a Jodl toccherà di firmare, alla presenza di ufficiali francesi e sovietici, la dichiarazione di resa incondizionata della Germania alle forze sovietiche e alleate[1]: "il sottoscritto colonnello generale Jodl, consegna tutte le forze armate al comando supremo delle forze armate alleate e contemporaneamente al comando supremo sovietico alle condizioni di capitolazione. Il comando supremo tedesco proclama immediatamente l'ordine di cessare le operazioni in corso a partire dalle ore 23 dell'8 maggio".

Condanna a morte[modifica | modifica wikitesto]

Cadavere di Alfred Jodl

Imputato al processo di Norimberga, Jodl fu ritenuto responsabile, insieme a Keitel, della condotta tenuta dalla Wehrmacht nei confronti delle popolazioni dei paesi occupati e dei prigionieri di guerra. Giudicato colpevole di tutti i capi d'accusa e condannato a morte, fu il penultimo a salire sul patibolo nella camera delle esecuzioni del carcere di Norimberga, nelle prime ore del mattino del 16 ottobre 1946. Al momento dell'esecuzione gridò, in tedesco: "Ti saluto, Germania mia". Due giorni prima dell'esecuzione così scrisse alla moglie:

S'è fatto tardi e presto qui si spegneranno le luci. Quando, la sera dopo la mia morte, i nostri amici verranno a trovarti, quello sarà il mio corteo funebre. La mia bara sarà su un affusto di cannone e tutti i soldati tedeschi marceranno assieme a me: davanti quelli caduti in battaglia e dietro, al loro seguito, quelli ancora in vita[2]

Riabilitazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 febbraio 1953 fu riabilitato postumo da una corte tedesca, che lo riconobbe non colpevole di crimini contro le leggi internazionali imputatigli al processo di Norimberga[3].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di I classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di I classe
Croce di Ferro di II classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe
Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia
Insegna d'Oro del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi (Goldene Parteiabzeichen der N.S.-D.A.P.) - nastrino per uniforme ordinaria Insegna d'Oro del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi (Goldene Parteiabzeichen der N.S.-D.A.P.)
Medaglia "In memoria del 13 marzo 1938" - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia "In memoria del 13 marzo 1938"
Croce d'onore della Grande Guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'onore della Grande Guerra
Distintivo per feriti in ferro - nastrino per uniforme ordinaria Distintivo per feriti in ferro

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Martin Gilbert, The Day the War Ended: May 8, 1945 - Victory in Europe, p. 87
  2. ^ David Irving, Norimberga ultima battaglia, Roma 2002, pag. 433
  3. ^ La riabilitazione postuma di Alfred Jodl

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Corelli Barnett (a cura di), I Generali di Hitler, Rizzoli, Milano, 1991, ISBN 88-17-33262-3
  • William Shirer, Storia del Terzo Reich,Mondadori, 2011

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