Friedrich Paulus

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Friedrich Paulus
Il feldmaresciallo Friedrich Paulus
Il feldmaresciallo Friedrich Paulus
23 settembre 1890 - 1 febbraio 1957
Nato a Breitenau
Morto a Dresda
Dati militari
Nazione servita Flag of the German Empire.svg Impero Tedesco
Flag of Germany (3-2 aspect ratio).svg Repubblica di Weimar
Bandiera della GermaniaTerzo Reich
Forza armata Kaiserstandarte.svg Deutsches Heer
Flag of Weimar Republic (war).svg Reichswehr
War Ensign of Germany 1938-1945.svg Wehrmacht
Arma Heer
Corpo Panzertruppen
Grado feldmaresciallo
Guerre Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Battaglie Campagna di Polonia
Campagna di Francia
Operazione Barbarossa
Seconda battaglia di Char'kov
Operazione Blu
Battaglia di Stalingrado
Comandante di Capo di Stato maggiore 10ª Armata
Capo di Stato maggiore 6ª Armata
capo Ufficio operazioni al OKH
6ª Armata
Decorazioni Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Foglie di quercia

[senza fonte]

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Friedrich Wilhelm Ernst Paulus (Breitenau, 23 settembre 1890Dresda, 1º febbraio 1957) è stato un generale tedesco, feldmaresciallo durante la seconda guerra mondiale. Figura controversa, Paulus si dimostrò un abile e preparato ufficiale, idoneo al lavoro di pianificazione e di organizzazione e capace di progettare e dirigere ampie manovre offensive con truppe corazzate; tuttavia la sua condotta rigidamente aderente agli ordini superiori ed alcune sue decisioni ed incertezze durante la battaglia di Stalingrado, che travolse il suo comando e le sue truppe, rimangono oggetto di valutazioni ampiamente contrastanti da parte di storici e specialisti.

Indice

[modifica] Biografia

Figlio di un contabile, cercò senza riuscirvi di diventare cadetto della Marina Imperiale Tedesca, per breve tempo studiò legge all'Università di Marburgo. Decise quindi di lasciare l'università e si arruolò nel 111º Reggimento di fanteria, come ufficiale cadetto, nel 1910. Il 4 luglio 1912 si sposò con Elena Rosetti-Solescu, un'aristocratica romena.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, il reggimento di Paulus prese parte all'invasione della Francia, entrò in azione nei Vosgi e attorno ad Arras, nell'autunno del 1914. Dopo una licenza per malattia, Paulus entra negli Jäger Alpenkorps come ufficiale di Stato Maggiore, prestando servizio in Macedonia, Francia, dove prese parte ai combattimenti di Verdun e Serbia. Alla fine della guerra raggiunse il grado di capitano.

Paulus restò nella ridimensionata Reichswehr che venne costituita a seguito del Trattato di Versailles e venne assegnato al 13º Reggimento di fanteria di stanza a Stoccarda, come comandante della compagnia fucilieri. Prestò servizio con diversi incarichi nello Stato Maggiore per oltre un decennio (1921-1933), quindi comandò per breve tempo una brigata motorizzata (1934-1935) prima di essere nominato capo di Stato Maggiore per il Comando Panzer nel 1935.

Occupò tale posizione fino al 1939, quando venne promosso a maggiore generale e divenne capo di Stato Maggiore della 10ª Armata, con la quale prestò servizio in Polonia durante la Campagna di Polonia, Paesi Bassi e Belgio durante la Campagna di Francia (nelle ultime due campagne, l'armata era stata rinumerata come 6ª Armata). Venne nominato vicecapo dello Stato Maggiore generale tedesco nel 1940, e con tale ruolo contribuì a delineare i piani per l'invasione dell'Unione Sovietica.

Nel gennaio 1942 Paulus assumeva il comando della potente 6ª Armata nel settore meridionale del fronte orientale e iniziava così la fase più drammatica e controversa della sua vita e della sua carriera militare.

Dotato di grande preparazione professionale, grande esperto di pianificazione e del lavoro di Stato Maggiore, organizzatore e stratega minuzioso e previdente, Paulus, pur se inesperto del comando diretto sul campo, sembrava assolutamente adatto alla guida della sua vecchia armata, punta di diamante della prevista nuova offensiva tedesca in Russia nell'estate 1942 (Operazione Blu), nonostante i dubbi di alcuni ufficiali all'interno della Wehrmacht sulla sua forza di carattere e sulla sua risolutezza e energia.

[modifica] Al comando della 6ª Armata

Paulus iniziava il suo ciclo di comando della 6ª Armata (nell'estate 1942 la più potente dell'intero esercito tedesco, costituita nei vari periodi da 4-5 corpi d'armata, 10-15 esperte divisioni di fanteria e 5-6 eccellenti divisioni corazzate o motorizzate) partecipando brillantemente alla grande vittoria tedesca nella Seconda battaglia di Kharkov (12-23 maggio 1942).

Dopo alcune difficoltà iniziali dovute al violento attacco sovietico, Paulus seppe padroneggiare freddamente la situazione, obbedì all'ordine dell'OKH e di Hitler di non ripiegare e contribuì in modo decisivo alla controffensiva tedesca con l'accerchiamento e la distruzione di tre armate sovietiche (i suoi soldati fecero almeno 100.000 prigionieri). Le lodi per Paulus, per la sua esattezza e preparazione professionale, si sprecarono; il meticoloso stratega divenne uno dei beniamini di Hitler e della propaganda del Reich (anche per le sue origini non nobiliari), mentre egli a sua volta sembrò apprezzare la apparente giustezza e acutezza delle decisioni dell'Alto Comando e del Führer.

Il 30 giugno Paulus iniziava l'offensiva generale della sua armata nel quadro dell'Operazione Blu (Blau); nonostante direttive abbastanza confuse e frequenti modifiche operative, le vittorie per lui si succedevano e l'avanzata dei suoi soldati proseguiva inesorabile; alla metà di luglio la 6ª Armata era nella grande ansa del Don e per la prima volta si avvicinava alla città fatale che avrebbe segnato il suo destino e quello del suo comandante: Stalingrado. Il compito di Paulus era quello di raggiungere e conquistare la città, sbarrando così il Volga e assicurando le spalle al raggruppamento tedesco che marciava contemporaneamente sul Caucaso.

Durante le prime fasi della battaglia, la condotta e le manovre di Paulus furono, come al solito, militarmente precise e efficaci; impiegando con abilità e esattezza le sue Panzerdivisionen (pur intralciato dalla fiera resistenza sovietica e da carenze nei rifornimenti di carburante); le forze sovietiche vennero accerchiate e in parte distrutte a ovest del Don, vennero costituite teste di ponte sul fiume, si organizzò la marcia diretta sul Volga.

In questo periodo le preoccupazioni di Paulus erano principalmente legate alla scarsezza dei rifornimenti e alla debolezza del suo fianco sinistro protetto solo dalle mediocri truppe degli alleati "satelliti" rumeni e italiani, ma dai suoi ordini operativi alle truppe (prima della marcia finale su Stalingrado) sembra trasparire un certo ottimismo e la fiducia in un possibile crollo sovietico.

Paulus e il generale Seydlitz-Kurzbach osservano il profilo di Stalingrado.

Il 23 agosto i suoi Panzer raggiungevano spericolatamente il Volga a nord della città, ma l'euforia iniziale svanì subito; invece di crollare i sovietici contrattaccarono da sud e da nord, l'avanzata fu subito bloccata, la battaglia divenne durissima.

Il piano di Paulus per conquistare la grande città sul Volga era militarmente classico: un'avanzata frontale da ovest verso est per ributtare i russi nel fiume, dopo aver isolato la città da nord (con i panzer del generale Hans Hube) e da sud (con l'imminente arrivo dei rinforzi del generale Hoth). Egli prevedeva di raggiungere il Volga in più punti, di frazionare le difese nemiche in sacche separate e di isolarle dalla riva est del fiume.

Il 12 settembre 1942 durante colloqui con Hitler e von Weichs (comandante del Gruppo d'Armate) al Quartier generale di Vinnica, Paulus descrisse la situazione in termini freddi, realistici ma abbastanza ottimistici; si parlò delle altre operazioni da effettuare dopo la conquista definitiva della città e si previde di ottenere la vittoria in dieci giorni.

Il 13 settembre Paulus sferrò il suo primo attacco in forze contro Stalingrado: sarebbe stato l'inizio di due mesi di continui scontri furibondi a distanza ravvicinata, strada per strada e casa per casa. Durante questi due mesi Paulus cercò tenacemente di schiacciare la resistenza della 62ª Armata sovietica; sferrò almeno tre offensive in grande stile, riuscì progressivamente a conquistare gran parte della città, raggiunse il Volga in tre punti e isolò le ultime sacche di resistenza sovietiche che alla data del 19 novembre si riducevano a poche centinaia di metri sulla riva occidentale del Volga, ma non riuscì ad ottenere la attesa vittoria decisiva né a spegnere la volontà combattiva del nemico, sempre abbarbicato alle residue rovine di Stalingrado.

Le enormi perdite subite di uomini e mezzi, l'esaurimento delle truppe, le preoccupazioni per l'avvicinarsi dell'inverno e per i pericoli di una controffensiva sovietica alle sue spalle, minarono la sua resistenza fisica e psichica (era afflitto da un vistoso tic al volto e da una gastroenterite nervosa). Nonostante la propaganda nazista e la baldanzosa sicurezza del Fuhrer la situazione di Paulus stava diventando sempre più difficile con il trascorrere del tempo. Le sue continue richieste di massicci rinforzi di fanteria non furono esaudite (a parte pochi battaglioni di pionieri d'assalto), l'esasperazione e la stanchezza dei suoi soldati aumentava, il nemico era inaccessibile allo scoraggiamento e stava evidentemente rafforzandosi.

[modifica] La catastrofe

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Battaglia di Stalingrado.

Il 19 novembre 1942 cominciava l'offensiva sovietica (Operazione Urano) che in pochi giorni avrebbe circondato Paulus e la sua 6ª Armata nella sacca di Stalingrado e segnato il destino del generale, dei suoi uomini e della stessa Germania Nazista.

Paulus durante i drammatici giorni dell'accerchiamento.

Paulus, dopo una iniziale sottovalutazione del pericolo, richiese immediatamente libertà d'azione per eventualmente sganciare le sue truppe da Stalingrado e ripiegare. L'ordine tassativo di Hitler del 25 novembre, al contrario, proibiva qualsiasi ritirata, ordinava la costituzione di un fronte di accerchiamento in tutte le direzioni e la resistenza a oltranza in attesa del soccorso dall'esterno. I rifornimenti sarebbero arrivati per via aerea.

Per due mesi Paulus avrebbe seguito sempre fedelmente gli ordini di Hitler, prima rinchiudendosi nella presunta Fortezza Stalingrado, poi non eseguendo un ultimo tentativo di sortita alla fine di dicembre per andare incontro alle truppe corazzate del generale Hoth fermate a 50 km dalla sacca (Operazione 'Colpo di Tuono'), poi rifiutando l'ultimatum di resa dei sovietici ai primi di gennaio e infine combattendo fino all'ultimo in nome della Germania nazista.

L'agonia della 6ª Armata e del colonnello generale Friedrich Paulus (promosso in extremis feldmaresciallo da Hitler per galvanizzarne il declinante morale ed anche come tacito invito al suicidio) sarebbe terminata il 2 febbraio 1943 con la cessazione dei combattimenti e la distruzione completa delle forze tedesche accerchiate.

La presunta incapacità o la mancata volontà di Paulus di salvare i suoi uomini, rifiutandosi di prendere una decisione contraria al volere di Hitler per districare l'armata da una posizione indifendibile, lo ha posto nella critica storica classica spesso sotto una luce sfavorevole. In realtà le questioni da analizzare in dettaglio per interpretarne il comportamento, la personalità e anche gli eventuali errori sono molti e complessi e devono iniziare già con un giudizio sul suo comportamento durante la fase offensiva della battaglia di Stalingrado.

In sintesi le critiche principali rivolte a Paulus possono essere così riassunte:

  1. Aver condotto la fase offensiva contro la città in modo troppo prevedibile e frontale, contando troppo sulla sua superiore potenza di fuoco, senza ipotizzare un audace attraversamento del Volga per tagliare le comunicazioni e i rifornimenti della 62ª Armata sovietica.
  2. Aver guidato i suoi uomini in modo troppo distaccato e con poco mordente, senza aver iniettato nei comandi la necessaria energia (indice di un suo pessimismo di fondo e di mancanza di fiducia in se stesso). Questa critica veniva soprattutto da von Richthofen e da alcuni altri generali.
  3. Essersi disinteressato della situazione sui suoi fianchi e non aver predisposto idonee riserve per contrastare eventuali nuovi pericoli.
  4. Non aver reagito subito alle notizie della controffensiva sovietica di cui evidentemente egli non ebbe subito la giusta percezione riguardo agli scopi e degli obiettivi.
  5. Non aver ripiegato di propria iniziativa alle prime notizie dell'accerchiamento, senza attendere l'autorizzazione di Hitler.
  6. Non aver organizzato la difesa in modo spietato, razionando le vettovaglie senza curarsi dei malati e dei feriti e galvanizzando le truppe. Questa critica veniva evidentemente soprattutto da Hitler, Hermann Göring e l' entourage nazista.
  7. Non aver eseguito l'operazione "Colpo di Tuono" alla fine di dicembre che ormai solo poteva salvare una parte delle truppe.
  8. Non aver accettato l'invito alla resa sovietico e aver condotto la battaglia fino alla fine secondo le indicazioni di Hitler.
  9. Essersi ritirato nel suo bunker nella fase finale senza condurre personalmente la battaglia finale fino alla sconfitta.
  10. Aver proclamato fino alla fine la sua fiducia in Hitler e nella Germania nazista.
  11. Non aver formalmente sancito la resa della sua Armata, prendendosi tutte le sue responsabilità di generale comandante, e essersi limitato a arrendersi a "titolo personale".

A queste critiche si possono contrapporre numerosi argomenti giustificativi:

  1. La condotta da parte di Paulus della battaglia nella città era praticamente obbligata visti i suoi mezzi, gli ordini tassativi di Hitler, e la posizione geografica di Stalingrado; un attraversamento immediato del Volga (largo alcuni km) era tecnicamente difficile sotto il fuoco del nemico e sarebbe potuto finire in una catastrofe (peraltro Stalin e lo Stavka avevano predisposto difese anche sulla riva orientale del fiume). In realtà i tedeschi avrebbero potuto ottenere la vittoria solo nel caso di un crollo morale dei difensori sovietici (il che non si verificò mai), oppure nel caso di una interruzione del collegamento della 62ª Armata attraverso il fiume (che si rivelò impossibile con i mezzi a disposizione).
  2. La personalità di Paulus era quella di uno scienziato della guerra e non di un rude trascinatore; in realtà egli condusse la battaglia dal suo quartier generale (ma non mancavano sue puntate in prima linea) con tenacia e ostinazione pur essendo preoccupato e dubbioso sui risultati della estenuante battaglia. In realtà non mancava di energia (destituì bruscamente i generali Wietersheim e Schwedler che proponevano una ritirata) e mantenne la fiducia di Hitler; si parlò di nominarlo (dopo la sua attesa vittoria) al comando di un nuovo Gruppo d'Armate tedesco-rumeno "del Don" o addirittura di una sua sostituzione di Jodl al OKW.
  3. La sua mancata organizzazione di riserve mobili sul Don derivava dagli ordini di Hitler per accelerare al massimo la conquista di Stalingrado e forse anche dalla sua sottovalutazione delle possibilità operative sovietiche; del resto fino a quel momento egli era riuscito a respingere con perdite tutti contrattacchi russi nel corridoio Don-Volga. Inoltre anche tutti gli altri comandanti tedeschi da Hitler fino a Keitel, Göring, von Richthofen, Zeitzler e von Weichs erano piuttosto scettici sulle capacità offensive a grande raggio dei sovietici. In realtà la sottovalutazione era generale.
  4. Un ripiegamento immediato (tra il 22 e il 25 novembre 1942) forse sarebbe stata la decisione più giusta da prendere, ma questa valutazione post-factum presuppone un pessimismo da parte di Paulus sulle possibilità dell'esercito tedesco di venire in suo aiuto che in quella fase ben pochi avevano. Egli forse si affidò troppo al giudizio di Hitler (in verità condiviso inizialmente anche da una autorità come il feldmaresciallo Erich von Manstein); ma, da vero stratega, eseguì gli ordini superiori nella piena coscienza di non avere perfetta conoscenza della situazione generale e quindi con il rischio di eseguire una operazione contraria agli ordini ricevuti e dagli esiti imprevedibili non solo per le sue truppe ma anche per l'intero schieramento tedesco.
  5. L'operazione Colpo di Tuono alla fine di dicembre era ormai straordinariamente difficile e quasi sicuramente destinata al disastro, le perdite sarebbero state alte e solo una parte delle truppe si sarebbe salvata; del resto Hitler era assolutamente contrario a questa manovra e lo stesso Manstein pilatescamente non si assunse la responsabilità formale di ordinare l'operazione, scaricandola tutta su Paulus i cui nervi, in questa fase, erano ormai molto scossi e quindi quasi preda di una delusa rassegnazione. Del resto fino alla fine egli incolpò della catastrofe non la decisione di consentire l'accerchiamento, ma le disattese promesse di un rifornimento aereo che avrebbero potuto permettere di prolungare e rafforzare la difesa.
  6. L'ultimatum del 8 gennaio 1943 non venne accettato da Paulus per la sua non precisa comprensione della situazione senza speranza dell'Armata (venne sempre tenuto all'oscuro da Manstein delle notizie più catastrofiche del fronte e anche della definitiva rinuncia a venire in suo soccorso) e anche per la sua convinzione (condivisa in pieno da Hitler e da Manstein) della importanza strategica di una resistenza prolungata della 6ª Armata per agganciare il massimo di forze sovietiche.
  7. Secondo gli ordini di Hitler di evitare una resa formale generale egli si limitò a consegnarsi ai russi senza cerimonie e senza documenti storici; la sua delusa disperazione si palesò col rifiuto di incarnare con il suicidio la parte del guerriero nazista fedele fino alla fine a Hitler e con la condivisione (insieme agli altri generali) della umiliante prigionia insieme ai soldati.[1]

[modifica] Figura controversa

Mentre era prigioniero dei sovietici, Paulus divenne una voce critica del regime nazista, unendosi al Comitato nazionale per una Germania Libera sponsorizzato dall'URSS e appellandosi ai tedeschi perché si arrendessero. In seguito fu testimone dell'accusa al processo di Norimberga. Venne rilasciato nel 1953, due anni prima del rimpatrio dei restanti prigionieri di guerra tedeschi (tra cui i 6.000 veterani di Stalingrado sopravvissuti). Paulus rimane una figura storica controversa a causa della sua tardiva presa di distanza dal nazismo.

Morì per SLA nella Germania Est, dove era diventato direttore dell'ufficio storico dell'esercito.

[modifica] Precisazione sul nome

Paulus è noto anche come von Paulus. Il von non è autentico, ma si tratta di un malinteso basato presumibilmente sul fatto che, per molte famiglie nobili tedesche, la carriera di ufficiale nelle forze armate era una scelta tradizionale per almeno uno dei figli. Molti ufficiali e generali avevano perciò il "von" nei loro cognomi. Paulus era figlio di un contabile, una delle ragioni per cui venne promosso da Hitler, che lo vedeva nella sua stessa luce; un genio di umili origini.

Un altro motivo dell'attribuzione della particella nobiliare "von" è forse da ricercarsi nel fatto che il generale Paulus aveva sposato una nobile, a sua volta imparentata con la casa reale romena.

[modifica] Onorificenze

[modifica] Onorificenze tedesche

Croce di Ferro di I classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di I classe
Croce di Ferro di II classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe
Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia
Medaglia commemorativa del 9 novembre 1923 detta Ordine del Sangue - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa del 9 novembre 1923 detta Ordine del Sangue
Distintivo di ferro per feriti - nastrino per uniforme ordinaria Distintivo di ferro per feriti
Medaglia "In memoria del 13 marzo 1938" - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia "In memoria del 13 marzo 1938"
Medaglia del fronte orientale (1941/42) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia del fronte orientale (1941/42)
immagine del nastrino non ancora presente Croce del Baltico
Croce d'onore della Grande Guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'onore della Grande Guerra
Croce di IV Classe con spade dell'Ordine al Merito Militare di Baviera - nastrino per uniforme ordinaria Croce di IV Classe con spade dell'Ordine al Merito Militare di Baviera
Cavaliere di II classe dell'Ordine del Leone di Zähringen - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di II classe dell'Ordine del Leone di Zähringen
Croce al merito militare di I classe del Meclemburgo-Schwerin - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito militare di I classe del Meclemburgo-Schwerin
Croce al merito militare di II classe del Meclemburgo-Schwerin - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito militare di II classe del Meclemburgo-Schwerin
immagine del nastrino non ancora presente Croce al merito di guerra di Sassonia-Meiningen

[modifica] Onorificenze straniere

Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso
Croce di I classe dell'Ordine della Croce della Libertà di Finlandia - nastrino per uniforme ordinaria Croce di I classe dell'Ordine della Croce della Libertà di Finlandia
Croce al merito militare di III classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito militare di III classe

[modifica] Note

  1. ^ Fondamentale rimane, per tutte queste questioni, W.GOERLITZ/F.PAULUS' 'Stalingrado', Garzanti 1964.

[modifica] Bibliografia

  • Correlli Barnett (a cura di), I Generali di Hitler, Rizzoli, Milano, 1991.
  • W. Goerlitz, Friedrich Paulus, Stalingrado, Garzanti, 1964.
  • AA.VV. The Germany and the Second World War, Volume VI: The Global War, Oxford University Press, 1991 (traduzione dall'originale tedesco).

[modifica] Voci correlate

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