Kurt Zeitzler

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Kurt Zeitzler

Kurt Zeitzler (Cossmar-Luckau, 9 giugno 1895Hohenaschau, 25 settembre 1963) è stato un generale tedesco, successore di Franz Halder alla carica di capo dell'OKH della Wehrmacht dal 1942 al 1944.

Prima guerra mondiale e dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un pastore protestante, entrò nell'esercito imperiale il 23 marzo 1914; combatté durante la prima guerra mondiale durante la quale fu promosso ufficiale per meriti sul campo ed ebbe il comando di un battaglione di fanteria. Fra il 1919 ed il 1937 restò in servizio nella Reichswehr e nel 1937 nello stato maggiore dell'esercito (Oberkommando des Heeres).

Nel settembre del 1939 Zeitzler divenne capo di Stato Maggiore del XXII Corpo d'armata della 14ª Armata, lavorando nello staff del generale Siegmund List durante la campagna di Polonia. A marzo del 1940 divenne comandante di stato maggiore del Panzergruppe A, nello staff del generale von Kleist durante la campagna di Francia. Zeitzler rimase alle dipendenze di von Kleist anche nelle successive campagne di Jugoslavia, Grecia e durante l'invasione dell'Unione Sovietica. Il 18 maggio 1941 ricevette la croce di cavaliere.

Durante il suo servizio presso lo stato maggiore del Gruppo d'armate D in Francia nel 1942 partecipò alla resistenza al raid di Dieppe, il 19 agosto 1942.

Capo di stato maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un breve periodo come capo di stato maggiore del Gruppo d'armate D alle sotto il generale von Rundstedt, Zeitler fu promosso generale di fanteria e simultaneamente capo dell'OKH, lo stato maggiore dell'esercito tedesco, il 24 settembre 1942 al posto di Franz Halder. Hitler in persona era rimasto impressionato dal suo ottimismo, e probabilmente pensava che potesse essere più malleabile del suo predecessore; Zeitzler era anche conosciuto per le sue ottime capacità in fatto di logistica.

L'azione di Zeitzler fu alla fine paralizzata dagli ordini di Hitler, come ad esempio a Stalingrado, dove Hitler condannò, impedendone la ritirata, la 6ª armata di Paulus alla distruzione, dopo la guerra Zeitzler affermò che lui aveva chiesto ad Hitler di far ritirare l'armata sino al Don e pare che Hitler abbia urlato: «Non lascerò il Volga! Non tornerò indietro dal Volga»[1] Il Fuehrer ordinò alla 6ª Armata di restare a Stalingrado: «Stalingrado semplicemente deve essere tenuta. Deve esserlo; è una posizione chiave. Interrompendo i traffici sul Volga noi causiamo un grosso danno ai russi».[2]

Zeitzler subiva pressioni dai suoi colleghi affinché desse lui stesso l'ordine di ritirata, ma rifiutò di farlo sottomettendosi all'autorità di Hitler come comandante in capo. Venuto a conoscenza di ciò Goering disse ad Hitler che la situazione degli approvvigionamenti a Stalingrado era «non così grave»; Zeitzler scrisse nel suo diario: «posso solo pensare che i miei rapporti non vengano nemmeno letti o non gli venga dato credito». Zeitzler, in un gesto di solidarietà verso le truppe accerchiate a Stalingrado, ridusse la propria razione alimentare al livello delle loro, perdendo 12 kg in due settimane; Hitler (messo al corrente da Martin Bormann della dieta) ordinò a Zeitzler di interrompere la dieta e di tornare alle normali razioni, malgrado ciò Hitler continuò a non considerare l'idea di una ritirata della 6ª Armata, condannandola alla distruzione.

Dimissioni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la distruzione della 6ª Armata, i rapporti fra Zeitzler ed Hitler divennero sempre più tesi. Dopo una serie di violente liti con Hitler, Zeitzler lasciò improvvisamente il Berghof il 1º luglio 1944. Aveva avuto un crollo nervoso. Hitler non lo incontrò mai più e a gennaio 1945 lo cacciò dall'esercito, rifiutandogli il diritto di vestire l'uniforme.

Alla fine della guerra Zeitzler fu tenuto come prigioniero di guerra dagli inglesi fino al febbraio del 1947. Morì nel 1963 a Hohenaschau nell'Alta Baviera.

Gradi durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

1939 Ufficiale comandante del sessantesimo reggimento
1939-1940 Capo di stato maggiore del XXII corpo
1940-1941 Capo di stato maggiore del panzergruppe von Kleist
1941-1942 Capo di stato maggiore della 1ª armata panzer
1942 Capo di stato maggiore del gruppo D
1942-1944 Capo dell'OKH
1944-1945 In riserva

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ William L. Shirer, The Rise and Fall of the Third Reich (1959)
  2. ^ Albert Speer, Inside the Third Reich (1970)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Capo dell'OKH Successore
Franz Halder 1938 - 1942 Heinz Guderian

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