Gli ultimi 10 giorni di Hitler

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Gli ultimi 10 giorni di Hitler
Gli ultimi 10 giorni di Hitler.png
Alec Guinness in una scena del film
Titolo originale Hitler: The Last Ten Days
Paese di produzione Gran Bretagna, Italia
Anno 1973
Durata 107 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere storico
Regia Ennio De Concini
Soggetto Gerhardt Boldt
Sceneggiatura Ennio De Concini, Maria Pia Fusco, Ivan Moffat, Wolfgang Reinhardt
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Kevin Connor
Musiche Mischa Spoliansky, Barry Booth
Interpreti e personaggi

Gli ultimi 10 giorni di Hitler (Hitler: The Last Ten Days) è un film del 1973, diretto da Ennio De Concini e tratto dal romanzo Gli ultimi giorni della cancelleria di Gerhardt Boldt.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia è ambientata a Berlino, negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, quando Adolf Hitler il 20 aprile 1945 si rinchiude insieme all'amata Eva Braun nel Führerbunker sotterraneo, dove vivranno gli ultimi 10 giorni di vita fino al loro suicidio, avvenuto il giorno 30.

La narrazione è basata sul racconto di un testimone autentico, l'ufficiale Gerhard Boldt, che rimase nel Fuhrerbunker fino a poco prima del suicidio di Hitler. Nei titoli di testa c'è un richiamo (la firma è poco leggibile). Nel film la parte di Boldt è impersonata dal giovane ufficiale che giunge dall'armata della Vistola per riferire al Führer (l'episodio della mappa sbagliata sottopostagli corrisponde precisamente a quanto raccontato da Boldt).

Nel film il giovane ufficiale si salva dalla pira funeraria di Hitler offrendosi volontario per portare una copia del testamento di Hitler oltre le linee russe; una volta uscito all'aperto, egli guarda sgomento le rovine di Berlino e, in un moto di stizza, straccia il testamento. Nel racconto di Boldt non c'è questo finale "politicamente corretto", ma una versione più prosaica: quando Boldt esce in superficie si trova ormai tra i russi e, resosi conto che la sua missione è senza senso, pensa a salvarsi gettando l'uniforme.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film viene stroncato senza appello da guide cinematografiche come il "Mereghetti"; in realtà, partendo dalla considerazione che si tratta di un B-movie a medio budget, e che debbono essere pagati numerosi pedaggi alla sensibilità anti-nazista, si tratta di un discreto lavoro, girato con mestiere. Ottima, per esempio, la resa della tetraggine claustrofobica dello spoglio e buio Fuhrer-bunker. Azzeccato il contrappasso tra le atmosfere surreali del bunker e la disperazione della Berlino in fiamme. Buone le caratterizzazioni dei capi militari, da Celi a Ferzetti, sicuramente poco "tedeschi" ma convincenti. Ben riuscito Goebbels. Ma, soprattutto, grande ed unico Alec Guinnes, che, a prescindere dal doppiaggio, ha una mimica facciale da Oscar.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]