Arturo Bocchini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
sen. Arturo Bocchini
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Arturo Bocchini 2.jpg
Luogo nascita San Giorgio La Montagna
Data nascita 12 febbraio 1880
Luogo morte Roma
Data morte 20 novembre 1940
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione poliziotto

Arturo Bocchini (San Giorgio La Montagna, 12 febbraio 1880Roma, 20 novembre 1940) è stato un poliziotto, prefetto e senatore italiano, capo della polizia dal 1926 al 1940.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Arturo Bocchini è l'ultimo dei sette figli di Ciriaco Bocchini, proprietario terriero, presidente della deputazione provinciale di Benevento e medico, e Concetta Padiglione, discendente da una famiglia nobile napoletana, liberale (un avo dei Padiglione aveva preso parte ai moti del 1821 con Morelli e Silvati).

La carriera prefettizia[modifica | modifica sorgente]

Foto giovanile di Bocchini scattata a San Giorgio la Montagna (BN)

Laureatosi in legge all'Università Federico II di Napoli il 22 luglio 1902[1], entra in prefettura nel 1903 svolgendo la normale carriera prefettizia. A 42 anni è promosso eccezionalmente prefetto di Brescia (30 dicembre 1922 - 16 dicembre 1923), un salto di qualità notevole dato che passò davanti a numerosi funzionari che lo precedevano. La decisione si ritiene fosse stata presa dal viceministro Aldo Finzi che non fidandosi pienamente dei funzionari che avevano fatto carriera nell'Italia giolittiana preferì dare spazio anche a giovani prefetti[2] e nel caso di Bocchini giocò in parte anche la spiccata simpatia che il viceministro provava nei suoi confronti[3].

Durante il periodo bresciano Bocchini strinse una reciproca amicizia con il federale fascista della città Augusto Turati che quattro anni dopo divenne segretario nazionale del Partito Nazionale Fascista[4]. Nell'ambito dei contrasti che vedevano coinvolte da una parte le forti leghe cattoliche e dall'altro l'ancor debole sindacato fascista il prefetto supportò, per quello che gli fu possibile quest'ultimo[5]. Fu in questo periodo che si iscrisse al Partito Nazionale Fascista.

Seguì poi la difficile prefettura di Bologna (16 dicembre 1923 - 12 ottobre 1925) città in cui la tradizione di sinistra era molto radicata ma era contrastata da una forte presenza fascista la cui guida era Leandro Arpinati. I rapporti tra Bocchini e Arpinati furono pessimi e furono caratterizzati da duri scontri. Ancora nel settembre 1925 gli squadristi bolognesi, irritati da alcune misure prese dal prefetto, assediarono Bocchini all'interno della prefettura. Si rese necessario l'intervento di Turati, che nel frattempo era stato nominato vicesegretario nazionale, per ristabilire l'ordine[6].

A Genova dal 12 ottobre 1925 al 13 settembre 1926, contrastò attivamente i sindacati marittimi legati alla sinistra favorendo di fatto gli analoghi sindacati fascisti e, a seguito delle due circolari inviate ai prefetti dal ministro Luigi Federzoni, procedette a smantellare le squadre d'azione fasciste ancora in attività in città[7].

Mentre Bocchini si trovava a rivestire il ruolo di prefetto a Genova avvennero degli attentati alla vita di Mussolini, il primo tentato da Tito Zaniboni il 4 novembre 1925, il 7 aprile 1926 quello di Violet Gibson e infine l'11 settembre 1926 quello dell'anarchico Gino Lucetti. Subito dopo l'attentato di Lucetti Federzoni convocò a Roma Bocchini per sottoporlo a Mussolini come nuovo capo della polizia proponendo l'avvicendamento con Francesco Crispo-Moncada. Il suo nome era già stato fatto da Federzoni in occasione del fallito attentato della Gibson[8]. Mussolini da par suo era rimasto favorevolmente impressionato del viaggio compiuto a Genova nel maggio precedente in cui l'organizzazione, curata dal prefetto, era stata impeccabile[9].

Capo della Polizia[modifica | modifica sorgente]

Nominato Capo della Polizia il 13 settembre 1926 su indicazione di Luigi Federzoni[10], nominato Consigliere di Stato il 19 giugno 1927, nominato Senatore[11] dal 16 novembre 1933 e Membro della Commissione degli affari interni e della giustizia (17 aprile 1939 - 20 novembre 1940).

Poco dopo la nomina avvenne un nuovo attentato il 31 ottobre 1926, questa volta ad opera del giovane anarchico Anteo Zamboni che provocò da parte del governo un duro giro di vite con la promulgazione delle "Leggi per la difesa dello Stato" e la caduta del ministro Federzoni. La nuova legislatura prevedeva lo scioglimento di tutti i partiti politici, la decadenza dei 123 deputati aventiniani, l'istituzione del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, l'istituzione della pena capitale, la creazione degli Uffici politici investigativi (UPI) della MVSN e l'istituzione del confino[12]. Bocchini pochi giorni dopo , l'8 novembre diede ordine a tutti i prefetti di arrestare tutti i deputati del Partito Comunista d'Italia fra cui Antonio Gramsci[13].

Come capo della polizia si prefisse due obiettivi principali: la sicurezza di Mussolini e il controllo degli antifascisti sia in Italia sia all'estero[14]. Per la sicurezza di Mussolini organizzò una imponente squadra composta da cinquecento agenti denominata "la presidenziale". Un terzo composta da poliziotti, un terzo da carabinieri e un terzo da militi della MVSN[15]. Ma per Bocchini l'obiettivo primario rimase la prevenzione e convinto che eventuali attentati si sarebbero preparati all'estero e a questo scopo iniziò a stendere una vasta rete informativa all'estero e in Italia con l'ordine di prendere seriamente in considerazione qualsiasi proposito di attentato alla vita del Duce[16] mentre fu sempre molto tollerante verso la propaganda scritta e verbale degli oppositori del regime[17].

Gli Ispettorati speciali[modifica | modifica sorgente]

Arturo Bocchini nel 1931 in occasione del 6º anniversario del Corpo di Pubblica Sicurezza

Bocchini iniziò a costituire gli "Ispettorati speciali" che si ritiene potessero essere i primi nuclei della futura OVRA. Il primo Ispettorato fu istituito a Milano nel 1927 e affidato a Francesco Nudi, seguì un anno dopo un nuovo Ispettorato con sede a Bologna affidato a Giuseppe D'Andrea[18]. Per tre anni i due ispettorati lavorarono silenziosamente ottenendo importanti ma non ecclatanti risultati come l'arresto dello svizzero comunista Karl Hofmeyer[19], nel 1928 dell'antifascista Giobbe Giopp che si fece poi reclutare nelle fila dell'OVRA[20] e il reclutamento dello scrittore torinese Dino Segre nel 1930[21]. Il 14 aprile del 1929 fu invece arrestato a Pisa Sandro Pertini, che era rientrato in Italia per incontrare Ernesto Rossi, e inviato al confino a Ponza[22]. La misura restrittiva fu riconfermata da Bocchino rifiutandogli il ricovero nonostante fosse malato (" Non è possibile, è un irriducibile "[23].

Il 3 dicembre 1930 un articolo del quotidiano Il Popolo d'Italia recò la notizia che

« La Sezione speciale OVRA della direzione generale di P.S., dipendente direttamente dal ministero dell'Interno, ha scoperto un'organizzazione clandestina che ordiva delitti contro il regime, alcuni dei quali dovevano avvenire in occasione dell'ottavo annuale della marcia su Roma. »
(Dal comunicato di Carmine Senise, poi rimaneggiato da Mussolini in cui si cita per la prima volta la sigla OVRA[24])

La sigla OVRA secondo quanto a più persone raccontato dallo stesso Bocchini sarebbe nata dal comunicato che lui stesso aveva fatto preparare da Carmine Senise che iniziava con "La polizia, in seguito a laboriose indagini" ma che Mussolini con piglio giornalistico aveva sostituito nel modo che apparve poi sui giornali[25]. La sigla OVRA forse fu scelta per l'assonanza che si trovava in un'altra parte del testo in cui si parlava di un'organizzazione antifascista che "si stendeva come una piovra sull'intero territorio del Regno"[26]. Le interpretazioni in seguito date alla sigla OVRA furono le più disparate ma non esiste nessuna certezza su quale potesse essere il reale significato e a riguardo Mussolini non diede mai alcuna spiegazione preferendo mantenere la questione nel mistero[27]. Fino a tutto il 1931 l'Ovra ebbe continui successi nella lotta contro gli antifascisti e il consolidamento del regime rese sempre più difficili azioni contro il capo del Governo[28]. L'attività dell'OVRA conseguentemente si spostò su altri settori come il controllo dell'attività slava contro gli italiani in Venezia Giulia.

Da Capo della polizia durante il Ventennio fu difensore del principio di legalità.[senza fonte][29] Il 15 febbraio 1933 si iscrisse all'Unione Nazionale Fascista del Senato (UNFS). Furono continui i tentativi di Starace, di Buffarini Guidi per la "fascistizzazione" della Pubblica Sicurezza specialmente quando capirono che la milizia volontaria quale "polizia di partito" era un inutile doppione. Bocchini non fece passi indietro e non permise interventi esterni negli affari di polizia e Mussolini puntualmente gli diede ragione.

I rapporti con la Germania Nazista[modifica | modifica sorgente]

La sua posizione di potere all'interno del regime fascista venne rafforzata dai suoi stretti rapporti con il suo omologo tedesco Heinrich Himmler.[30] In due visite ufficiali, nel 1936 e nel 1939, Bocchini incontrò Himmler e di concerto coordinarono l'attività di repressione internazionale dell'Ovra e della Gestapo contro gli oppositori politici.[30]

La morte e il matrimonio in articulo mortis[modifica | modifica sorgente]

Gaudente, legato a Maria Letizia de Lieto di 35 anni più giovane di lui[31] la sera del 18 novembre si era recato all'albergo Ambasciatori di via Veneto dove aveva consumato un lauto pasto. La giornalista Barbara Palombelli ricostruì in seguito[32] che in quella cena Bocchini aveva consumato ben dieci aragoste. Rientrato nella sua villa di via delle Milizie verso le quattro del mattino incominciò a sentirsi male. Vedendo che probabilmente non si sarebbe ripreso, sempre secondo la Palombelli, la ragazza si consultò con i parenti e procuratasi due fedi nuziali chiamò al capezzale due medici che fungessero da testimoni e il vescovo Angelo Lorenzo Bartolomasi che celebrò le nozze[33]. Il decesso avvenne nella notte tra il 19 e il 20 novembre[34].

Senise, suo successore al vertice della Polizia, nel suo memoriale, sposta al 22 novembre il decesso di Bocchini, due giorni dopo l'inizio del malore che lo colpì[35]. I medici diagnosticarono ictus cerebrale[36][37], mentre alcuni fra i familiari, in particolare la nipote Anna sostennero la tesi di un possibile avvelenamento[38]. L'ipotesi di un avvelenamento a distanza di anni non fu suffragata da nessuna prova[39]. A riguardo, contro la tesi dell'avvelenamento, la giornalista Barbara Palombelli in un articolo apparso su L'Europeo del 7 febbraio 1980 sottolinea come Bocchini prendesse molte precauzioni per garantire la propria sicurezza:

« diffidente e sospettoso per natura, oltre che per dovere, andava a mangiare solo nei posti dove si fidava e dove poteva contare sulla discrezione. »
(Barbara Palombelli[32][40])

Mentre gli antifascisti, che erano i soli a poter trarre vantaggio dalla morte di Bocchini, erano indubbiamente impossibilitati a raggiungere con il veleno il proprio avversario[41].

Alla notizia della morte di Bocchini giunsero dalla Germania Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich per partecipare ai funerali. Ricorda Eugen Dollmann:

« A capo chino, ma con passo marziale, il Reichsfuehrer delle SS, il suo capo di gabinetto Wolff, il capo dei Servizi di sicurezza del Reich, Heydrich, il capo della polizia per l'ordine pubblico generale Kurt Daluege, marciarono dietro il feretro. ... riuscirono senza dubbio a trasformare un funerale di Stato italiano in una cerimonia funebre tedesca. »
(Eugen Dollmann[42])

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno

Galleria fotografica - funerali[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 87
  2. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 88
  3. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 89
  4. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 90
  5. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 90
  6. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 91
  7. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 92
  8. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 93
  9. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 94
  10. ^ Guido Leto, Ovra Fascismo-Antifascismo, Cappelli Editore, Bologna, aprile 1951, p.31
  11. ^ Scheda del Senato Italiano
  12. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 95
  13. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 95
  14. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 94
  15. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 94
  16. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 122
  17. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 122
  18. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 124
  19. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 163
  20. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 163
  21. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 176
  22. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 166
  23. ^ Mario Guidotti, Sandro Pertini una vita per la libertà, Editalia 1987
  24. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 126
  25. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 127
  26. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 127
  27. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., pp. 127-128
  28. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., pp. 173-174
  29. ^ Antonio Sannino, Le Forze di Polizia nel dopoguerra, Mursia, 2004; Il fantasma dell'OVRA, Milano, Greco e Greco, 2011
  30. ^ a b Arturo Bocchini nel Dizionario Biografico Treccani. URL consultato il 14 aprile 2014.
  31. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 112
  32. ^ a b Barbara Palombelli, in L'Europeo, 7 febbraio 1980
  33. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., pp. 112-113
  34. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 113
  35. ^ Carmine Senise. Quando ero capo della Polizia 1940-1943, Roma, Ruffolo Editore, 1946, p. 24 e segg.
  36. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 113
  37. ^ Domizia Carafoli e Gustavo Padiglione, Il viceduce: storia di Arturo Bocchini capo della polizia fascista
  38. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 113
  39. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 113
  40. ^ In Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 113
  41. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 113
  42. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 114

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Franco Fucci, Le polizie di Mussolini, la repressione dell'antifascismo nel Ventennio, Milano, Mursia, 1985.
  • Domizia Carafoli e Gustavo Padiglione, Il viceduce: storia di Arturo Bocchini capo della polizia fascista, Milano, Rusconi, 1987. ISBN 88-18-57012-9
  • Paola Carucci e Ferdinando Cordova, Uomini e volti del fascismo (capitolo Arturo Bocchini, pp. 63–103), Roma, Bulzoni, 1980.
  • Andrea Jelardi, Sanniti nel ventennio, tra fascismo e anitifascismo, Benevento, Realtà Sannita, 2007.
  • Annibale Paloscia e Maurizio Salticchioli, I capi della polizia. La storia della sicurezza pubblica attraverso le strategie del Viminale (capitolo Arturo Bocchini, 13 settembre 1926-20 novembre 1940, pp. 95–105), Roma, Laurus Robuffo, 2003.
  • Cesare Rossi, Personaggi di ieri e di oggi, Casa Editrice Ceschina, 1960, pp. 207–246 Milano.
  • Domenico Vecchioni, Le spie del fascismo, Firenze, Olimpia, pp. 67–74, 2005.
  • Pietro Zerella, Arturo Bocchini e il mito della sicurezza, (1926-1940), Benevento, Edizioni Il chiostro, 2002.
  • Antonio Sannino, Le Forze di Polizia nel dopoguerra, Mursia, 2004.
  • Antonio Sannino, Il Fantasma dell'OVRA", Milano, Greco e Greco, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 10750228

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie