Arturo Bocchini
Arturo Bocchini (San Giorgio La Montagna, 12 febbraio 1880 – Roma, 20 novembre 1940) è stato un poliziotto, prefetto e senatore italiano, capo della Polizia di Stato durante il fascismo dal 1926 al 1940.
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Biografia [modifica]
Figlio di Ciriaco, un ricco proprietario terriero, presidente della deputazione provinciale di Benevento e medico a tempo perso, e di Concetta Padiglione, appartenente ad una nobile famiglia napoletana liberale (un avo aveva preso parte ai moti del 1821, insieme con Morelli e Silvati), era l'ultimo di sette figli. Laureatosi in legge a Napoli, entrò in prefettura nel 1903.
La sua carriera fu rapida: nominato a 42 anni prefetto di Brescia (30 dicembre 1922 - 16 dicembre 1923), fu in seguito prefetto di Bologna (16 dicembre 1923 - 12 ottobre 1925), prefetto di Genova (12 ottobre 1925 - 13 settembre 1926) e Consigliere di Stato (19 giugno-29 dicembre 1927). Il 13 settembre 1926 fu nominato Capo della Polizia per decisione di Luigi Federzoni[1]. Fu in seguito nominato senatore[2] del Regno dal 16 novembre 1933 e Membro della Commissione degli affari interni e della giustizia (17 aprile 1939 - 20 novembre 1940). Fu iscritto al PNF Federazione di Roma dal 1 gennaio 1923 ed all'Unione Nazionale Fascista del Senato dal 15 febbraio 1933. Mussolini lo nominò capo dell'OVRA, la polizia segreta del partito, alla fine del 1926.
Come Capo della Polizia per 14 anni sarà l'uomo della sicurezza di Mussolini; l'8 novembre 1926 (appena due giorni dopo l'entrata in vigore delle leggi speciali di sicurezza, Testo Unico di pubblica sicurezza) farà arrestare deputati comunisti, o semplici sospettati di dissidenza, tant'è che la stessa sera avrà fatto arrestare anche Antonio Gramsci.
Il "modulo" Bocchini, da lui ideato, rimase in vigore fino alla metà degli anni Settanta. Fu il controllore di tutti gli italiani e, per oltre un decennio, nulla accadde senza che ne venisse informato.[senza fonte]
Quando si rese conto che l'Italia stava precipitando verso la guerra, non esitò a tramare contro lo stesso Mussolini.[senza fonte] Gaudente, legato ad una donna di 32 anni più giovane di lui, morì [3] al ritorno da una lauta cena all'Hotel Ambasciatori di Roma per un ictus cerebrale[4].
Il prefetto Arturo Bocchini fu un'espressione dell'Alta burocrazia ministeriale di estrazione giolittiana. Da Capo della polizia durante il Ventennio contrastò la tracotanza e l'illegalismo dei gerarchi fascisti e fu difensore del principio di legalità.[5] Dopo Federzoni all'Interno e De Bono al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Mussolini scelse Bocchini proprio per contrastare i gerarchi, le loro ruberie e la fronda interna al partito nazionale fascista.
Furono insistenti e continui i tentativi dei Starace, dei Buffarini Guidi per la "fascistizzazione" della Polizia di Stato specialmente quando capirono che la milizia volontaria quale "polizia di partito" era un inutile e grottesco carrozzone. Bocchini non fece passi indietro e non permise mai che i vari podestà e federali entrassero negli affari di polizia e Mussolini puntualmente gli diede ragione.
Onorificenze [modifica]
| Cavaliere di gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro | |
| Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoia | |
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia | |
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno | |
Galleria fotografica [modifica]
Note [modifica]
- ^ Guido Leto, Ovra Fascismo-Antifascismo, Cappelli Editore, Bologna, aprile 1951, p.31
- ^ Scheda del Senato Italiano
- ^ Senise, suo successore al vertice della Polizia, nel suo memoriale, sposta al 22 novembre il decesso di Bocchini, due giorni dopo l'inizio del malore che lo colpì. Vedi: Carmine Senise. Quando ero capo della Polizia 1940-1943, Roma, Ruffolo Editore, 1946, p. 24 e segg.
- ^ Domizia Carafoli e Gustavo Padiglione, Il viceduce: storia di Arturo Bocchini capo della polizia fascista
- ^ Antonio Sannino, Le Forze di Polizia nel dopoguerra, Mursia, 2004; Il fantasma dell'OVRA, Milano, Greco e Greco, 2011
Bibliografia [modifica]
- Domizia Carafoli e Gustavo Padiglione, Il viceduce: storia di Arturo Bocchini capo della polizia fascista, Milano, Rusconi, 1987. ISBN 88-18-57012-9
- Paola Carucci e Ferdinando Cordova, Uomini e volti del fascismo (capitolo Arturo Bocchini, pp. 63–103), Roma, Bulzoni, 1980.
- Andrea Jelardi, Sanniti nel ventennio, tra fascismo e anitifascismo, Benevento, Realtà Sannita, 2007.
- Annibale Paloscia e Maurizio Salticchioli, I capi della polizia. La storia della sicurezza pubblica attraverso le strategie del Viminale (capitolo Arturo Bocchini, 13 settembre 1926-20 novembre 1940, pp. 95–105), Roma, Laurus Robuffo, 2003.
- Cesare Rossi, Personaggi di ieri e di oggi, Casa Editrice Ceschina, 1960, pp. 207–246 Milano.
- Domenico Vecchioni, Le spie del fascismo, Firenze, Olimpia, pp. 67–74, 2005.
- Pietro Zerella, Arturo Bocchini e il mito della sicurezza, (1926-1940), Benevento, Edizioni Il chiostro, 2002.
- Antonio Sannino, Le Forze di Polizia nel dopoguerra, Mursia, 2004.
- Antonio Sannino, Il Fantasma dell'OVRA", Milano, Greco e Greco, 2011.
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
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Collegamenti esterni [modifica]
- BOCCHINI, Arturo la voce nel Dizionario Biografico degli Italiani, edizione online, sito treccani.it.
- Scheda nel sito della Polizia di Stato
- (EN) Savella, Italo G. - Arturo Bocchini and the secret political police in fascist Italy
- Ulteriori informazioni nella scheda sul database dell'Archivio Storico del Senato, I Senatori d'Italia.
Controllo di autorità VIAF: 10750228
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