Ebensee (sottocampo di Mauthausen)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Campo di concentramento di Ebensee in Alta Austria è stato, assieme a quello di Melk, uno dei più importanti sottocampi del Campo di concentramento di Mauthausen-Gusen. La sua nascita fu voluta da Hitler nel 1943 come sede alternativa a quella di Peenemünde per la fabbricazione dei missili balistici V2. Per questo i prigionieri furono impiegati per scavare gallerie nelle montagne circostanti. Il campo venne liberato da una divisione corazzata della 3ª Armata dell'esercito americano il 6 maggio 1945.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dei superstiti di Ebensee

Nella notte fra il 17 e il 18 agosto 1943, il complesso industriale per la fabbricazione dei missili V2 a Peenemünde fu pesantemente bombardato dall'aviazione inglese ("Operazione Hydra"). Benché il bombardamento non fosse riuscito a danneggiare irrimediabilmente le installazioni industriali, Hitler decise comunque di trovare un sito alternativo la cui progettazione fu affidata all'architetto e generale delle Waffen-SS Hans Kammler[1]. Fu così che nel novembre 1943, giunsero a Ebensee dal Campo di concentramento di Mauthausen-Gusen 500 prigionieri che iniziarono a costruire i dormitori e i cunicoli sotterranei dove insediare le officine delle V2, cunicoli che si inoltravano anche fino a 250 m sotto ai monti Hochkogel e Erlakogel e che erano fra loro comunicanti. Furono scelti nomi di copertura quali "Zement" (cemento), "Kalkstein" (calcare), "Solvay", "Dachs II" (tetti) e "Taube I" (colomba). Tuttavia non si giunse mai a produrre missili; furono invece installate una raffineria di petrolio e officine per la produzione di elementi per carri armati della Steyr-Daimler-Puch AG.

Si succedettero diversi comandanti. I principali furono Otto Riemer, alcoolizzato e sadico[2] e Anton Ganz, che faceva lavorare fino allo sfinimento anche gli ammalati gravi[3].

I prigionieri[modifica | modifica wikitesto]

Il vestiario era pessimo, specie durante il lungo inverno; quando gli internati erano pochi, tutti avevano gli zoccoli di legno, tipici dei Lager, ma quando il numero dei prigionieri aumentò, la gran parte di essi rimase scalza. Chi fabbricava scarpe con stracci era accusato di sabotaggio e veniva frustato o ucciso. Anche l'alimentazione era del tutto insufficiente, limitandosi ad appena 700 kcal e considerando che oltretutto i prigionieri erano costretti a lavorare tra le 10 e le 12 ore al giorno, e che erano inoltre oggetto di continue angherie e violenze da parte delle SS.

Nei primi mesi di esistenza del lager i morti venivano trasportati a Mauthausen e lì cremati; ma l'elevatissima mortalità rese indispensabile la costruzione di un forno crematorio all'interno dello stesso campo di Ebensee.

Il massimo della popolazione del lager fu raggiunto nell'aprile del 1945 con 18.509 prigionieri. Dei complessivi 27.000 prigionieri più di 8.000, dunque quasi un terzo, morirono ad Ebensee, fra cui 552 italiani, su un totale di 955. La maggioranza dei detenuti furono polacchi, cecoslovacchi, sovietici, francesi ed italiani. Gli ebrei costituirono il 30-40% della popolazione.

Fra i deportati italiani, uno dei più conosciuti è stato Shlomo Venezia che vi giunse essendo partito da Birkenau ed essendo passato per Mauthausen e per il sottocampo di Melk, in una lunga Marcia della Morte. Come ricorda Venezia, il comandante del campo il 5 maggio, annunciò agli internati che avrebbero combattuto contro gli americani, e che per difendersi potevano entrare nelle fabbriche sotto la montagna. Gli internati, capendo che avrebbero fatto esplodere le gallerie, si rifiutarono così decisamente che al comandante e agli ufficiali non rimase altro che fuggire. L'indomani il campo fu liberato[4]. Il forno crematorio non era riuscito a smaltire tutti i corpi: 1.179 furono sepolti dopo la liberazione in una fossa comune.

Dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo la fine della guerra il lager fu smantellato e in gran parte lottizzato per costruirvi villette private.

Oggi il cimitero commemorativo, dove si svolgono ogni anno le celebrazioni della liberazione del lager, lo Zeitgeschichte Museum Ebensee (il Museo di storia contemporanea) e una delle gallerie adibita a mostra permanente, sono a disposizione del visitatore come testimonianza delle tragedie del periodo nazista. A Prato, città gemellata con Ebensee, da dove furono deportate più di 100 persone che finirono nel lager, esiste il Museo della deportazione che documenta le vicende storiche legate al fenomeno delle deportazioni nella Germania nazista.

Film[modifica | modifica wikitesto]

  • Luci nel Buio, documentario del 2003 per la regia di Gabriele Cecconi. Esso documenta la vita al campo di Ebensee del prigioniero italiano Roberto Castellani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Ebensee - Portale d'ingresso al campo.
  1. ^ (DE) Tom Agoston, Teufel oder Technokrat? - Hitlers graue Eminenz; SS-General Hans Kammler, Amburgo, Nikol, 1997, pp. 98, ISBN 3-930656-55-8.
  2. ^ (DE) Geschichte-Konzentrationslager in Zeitgeschichte Museum Ebensee.
    «Nel maggio 1944 Riemer da ubriaco sparò e uccise non meno di otto prigionieri. Quando le aziende da cui i prigionieri dipendevano si lamentarono dell'accaduto presso il comando di Mauthausen, Riemer venne degradato.».
  3. ^ Campo di concentramento di Mauthausen - Sottocampo di Ebensee in lagerpuntoit.
  4. ^ Shlomo Venezia 2010, capitolo La marcia della morte: Mauthausen, Melk, Ebensee

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Drahomír Bárta, Tagebuch aus dem KZ Ebensee, a cura di Florian Freund e Verena Pawlowsky, Traduzione dal cecoslovacco: Mojmír Stránský, Vienna, Turia & Kant, 2004, pp. 150, ISBN 3-85132-345-9.
  • (DE) Robert Bouchal e Johannes Sachslehner, Unterirdisches Österreich - vergessene Stollen, geheime Projekte, Vienna, Gruppe Styria Verlag, 2013, ISBN 978-3-222-13390-9.
  • (DE) Florian Freund, Die Toten von Ebensee - Analyse und Dokumentation der im KZ Ebensee umgekommenen Häftlinge 1943 - 1945, Vienna, Dokumentationsarchiv d. österr. Widerstandes, 2010, ISBN 978-3-901142-57-4.
  • Shlomo Venezia, Sonderkommando Auschwitz, Bur Saggi, 2010, ISBN 978-88-17-02863-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


nazismo Portale Nazismo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di nazismo