Arbeit macht frei

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"Arbeit macht frei" (che in tedesco significa: "Il lavoro rende liberi";[1] [ˈaɐ̯baɪt ˈmaxt ˈfʁaɪ]) era il motto posto all'ingresso di numerosi campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale.

La scritta assunse nel tempo un forte significato simbolico, sintetizzando in modo beffardo le menzogne dei campi di concentramento, nei quali i lavori forzati, la condizione disumana di privazione dei prigionieri e sovente il destino finale di morte, contrastavano con il significato opposto del motto stesso.

L'idea di porre la scritta ad Auschwitz è probabilmente dovuta al maggiore Rudolf Höß, primo comandante responsabile del campo di sterminio; la frase, comunque, è tratta dal titolo di un romanzo del 1872 dello scrittore tedesco Lorenz Diefenbach,[2][3] ed era già stata utilizzata a Dachau. I prigionieri che lasciavano il campo per recarsi al lavoro, o che vi rientravano, erano costretti a sfilare sotto il cancello d'entrata, a volte accompagnati dal suono di marce marziali eseguite da un'orchestra di deportati appositamente costituita. Tuttavia, contrariamente a quanto rappresentato in alcuni film, una buona parte dei prigionieri era detenuta nel campo di Auschwitz II - Birkenau e non passava quindi da questo cancello.

Jan Liwacz, prigioniero polacco non ebreo numero 1010 entrato ad Auschwitz il 20 giugno del 1940, venne incaricato di forgiare la macabra scritta. Di professione fabbro, era a capo della Schlosserei, l'officina che fabbricava lampioni, inferriate e oggetti in metallo. Nel costruire la scritta, Liwacz decise di saldare la lettera «B» della parola Arbeit sottosopra, per indicare almeno moralmente il suo dissenso.

La mattina del 18 dicembre 2009 le forze di sicurezza polacche si accorsero del furto della scritta presente sopra il cancello di ingresso di Auschwitz: il telaio metallico era stato svitato su un lato e divelto dall'altro. Il furto era probabilmente avvenuto tra le 3:00 e le 5:00 del mattino. I responsabili del furto, un gruppo di neonazisti negazionisti, furono arrestati il 21 dicembre. La scritta, che era stata spezzata in tre parti, fu ritrovata nel nord del paese. Restaurata, è stata collocata nel museo presente all'interno del campo e sostituita da una replica.[4]

Questo motto era presente in molti campi di concentramento e sterminio (ed è ancora presente per memoria storica nei campi dismessi) tra i quali: il campo principale di Auschwitz, Dachau, Flossenbürg, Gross-Rosen, Sachsenhausen, e al ghetto-campo di Terezin.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Encyclopedia of the Holocaust, Yad Vashem, 1990, vol. 4, p. 1751.
  2. ^ (EN) Kate Connolly, Poland declares state of emergency after 'Arbeit Macht Frei' stolen from Auschwitz, The Guardian, 18 dicembre 2009.
  3. ^ Diefenbach, Lorenz. Arbeit macht frei: Erzählung von Lorenz Diefenbach. J. Kühtmann's Buchhandlung, 1873.
  4. ^ (EN) Auschwitz sign theft: Swedish man jailed, BBC News, 30 dicembre 2010.

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