Arbeit macht frei

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La scritta "Arbeit macht frei" che sovrasta la cancellata d'ingresso del Campo di concentramento di Auschwitz, realizzata dall'internato Jan Liwacz invertendo il senso della lettera "B".
La scritta presente nel campo di concentramento di Terezin

Arbeit macht frei (che in tedesco significa: "Il lavoro rende liberi") era il motto posto all'ingresso di numerosi campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale.

La scritta assunse nel tempo un forte significato simbolico, sintetizzando in modo beffardo le menzogne dei campi di concentramento, nei quali i lavori forzati, la condizione disumana di privazione dei prigionieri e sovente il destino finale di morte, contrastavano con il significato opposto del motto stesso.

L'idea di porre la scritta ad Auschwitz è probabilmente dovuta al maggiore Rudolf Höß, primo comandante responsabile del campo di sterminio; la frase, comunque, è tratta dal titolo di un romanzo del 1872 dello scrittore tedesco Lorenz Diefenbach[1], ed era già stata utilizzata a Dachau. I prigionieri che lasciavano il campo per recarsi al lavoro, o che vi rientravano, erano costretti a sfilare sotto il cancello d'entrata, a volte accompagnati dal suono di marce marziali eseguite da un'orchestra di deportati appositamente costituita. Tuttavia, contrariamente a quanto rappresentato in alcuni film, una buona parte dei prigionieri era detenuta nel campo di Auschwitz II - Birkenau e non passava quindi da questo cancello.

Jan Liwacz, prigioniero polacco non ebreo numero 1010 entrato ad Auschwitz il 20 giugno del 1940, venne incaricato di forgiare la macabra scritta. Di professione fabbro, era a capo della Schlosserei, l'officina che fabbricava lampioni, inferriate e oggetti in metallo. Nel costruire la scritta, Liwacz decise di saldare la lettera «B» della parola Arbeit sottosopra, per indicare almeno moralmente il suo dissenso.

Asportata da soldati russi alla fine della guerra, la scritta venne barattata con della vodka e messa al sicuro nel Municipio di Oswiecim. All'apertura del campo di sterminio come museo fu ricollocata al suo posto.

La mattina del 18 dicembre 2009 le forze di sicurezza polacche si accorsero del furto della scritta presente sopra il cancello di ingresso di Auschwitz: il telaio metallico era stato svitato su un lato e divelto dall'altro. Il furto era probabilmente avvenuto tra le 3:00 e le 5:00 del mattino. I responsabili del furto, un gruppo di neonazisti negazionisti, furono arrestati il 21 dicembre. La scritta, che era stata spezzata in tre parti, fu ritrovata nel nord del paese. Restaurata, è stata ricollocata al proprio posto.

Questo motto era presente in molti campi di concentramento e sterminio (ed è ancora presente per memoria storica nei campi dismessi) tra i quali: il campo principale di Auschwitz, Dachau, Flossenbürg, Gross-Rosen, Sachsenhausen, e al ghetto-campo di Terezin.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ che a sua volta è l'irriverente parodia di una frase evangelica (Gv 8:32): "Wahrheit macht frei": la verità vi farà liberi. cfr. Th. Bruns, C. Häfner (Hrsg.): Rezension zu Europa im Jahre 1848 von J. Gaume, Neues Repertorium für die theologische Literatur und kirchliche Statistik 19, 1849, S. 38

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