Colombano di Bobbio

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San Colombano
Vetrata della cripta dell'abbazia di Bobbio
Vetrata della cripta dell'abbazia di Bobbio

Abate

Nascita 542 ca.
Morte 23 novembre 615
Venerato da Chiesa cattolica, Chiese ortodosse, Chiesa anglicana
Beatificazione 627
Canonizzazione 23 novembre 642
Santuario principale abbazia di San Colombano
Ricorrenza 23 novembre in Italia; 21 e 24 novembre in Irlanda
Patrono di motociclisti, Luxeuil-les-Bains (in Francia), Bobbio e altre località (vedi Patronati)

Colombano (in gaelico: Colum Bán, «colomba bianca»; latino: Columbanus Bobiensis; Navan, 542 circa – Bobbio, 23 novembre 615) fu un monaco missionario irlandese, noto per aver fondato da abate numerosi monasteri e chiese in Europa. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalle Chiese ortodosse e dalla Chiesa anglicana.

È conosciuto anche con altri nomi, impropri e più rari, quali san Colombano di Luxeuil (in Francia) o san Columba il Vecchio.

Tramite le sue numerose fondazioni contribuì alla diffusione in Europa del monachesimo irlandese. Stabilì una regola monastica che in seguito fu assimilata a quella benedettina e poi definitivamente abrogata anche formalmente nel 1448 da papa Niccolò V. Introdusse con il Paenitentiale l'uso della confessione privata in sostituzione di quella pubblica per il sacramento della penitenza.

Papa Benedetto XVI lo ha definito "santo europeo"[1]. Infatti, San Colombano stesso scrisse in una lettera[2] che gli europei dovevano essere un unico popolo, un "corpo solo" che viene unito da radici cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate; inoltre usò per la prima volta l'espressione latina totius Europae[3][4].

È santo patrono dei motociclisti[5].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Colombano nacque tra il 540 e il 543 nella cittadina di Navan, nel Leinster (Irlanda centro-orientale). Secondo la leggenda agiografica della sua vita, la madre, in attesa della sua nascita, avrebbe visto un sole uscire dal suo seno per recare al mondo una grande luce.

Formazione e vita monastica in Irlanda[modifica | modifica sorgente]

Colombano andò a scuola presso un maestro laico (fer-lèighin), apprendendo a leggere e a scrivere. Come gli altri giovani si occupava inoltre dei lavori della famiglia (allevamento del bestiame, conciatura delle pelli, caccia e pesca) e apprese anche a cavalcare e ad usare l'arco e la spada.

A quindici anni decise di farsi monaco, nonostante l'opposizione della madre. Abbandonò la famiglia e si recò al monastero di Clinish Island (Cluane Inis, in gaelico), sull'isola di Cleen dei laghi Lough Erne, dove venne accolto dall'abate Sinneill, che aveva studiato nel monastero di Clonard con Columba di Iona (Columcille). Qui Colombano studiò le Sacre Scritture e apprese il latino.

Terminati gli studi si trasferì presso il monastero di Bangor (Irlanda del Nord), dove sotto la guida dell'abate Comgall si praticava una stretta disciplina ascetica e la mortificazione corporale. Secondo la tradizione monastica irlandese, Colombano decise di seguire la peregrinatio pro Domino, partendo per fondare altri monasteri e diffondere la fede cristiana.

Arrivo in Francia e monasteri in Borgogna[modifica | modifica sorgente]

Peregrinatio storica di San Colombano 590-615

Partì da Bangor verso il 590, all'età di 50 anni, imbarcandosi con 12 monaci suoi compagni del monastero di Bangor: Gall (san Gallo), Autierne, Cominin, Eunoch, Eogain, Potentino, Colum (Colomba il giovane), Deslo, Luan, Aide, Léobard, e Caldwald.

Visitò l'isola di Man e la piccola isola di San Patrizio, che secondo la leggenda custodiva la tomba di Giuseppe di Arimatea sepolto assieme al Santo Graal[6]. Sbarcato quindi in Cornovaglia, visitò il monastero di Bodmin Moor fondato da san Gonion. Percorrendo l'antica strada romana che collegava Padstow con Fowey e Lostwithiel, visitò anche Tintagel e arrivò a Plymouth, da dove si imbarcò nuovamente per la Bretagna.

Approdò nella Francia merovingia nei pressi di Saint-Malo e di Mont-Saint-Michel, nel luogo dove in seguito venne posta una grande croce. Si recò quindi a Rouen, Noyon e Reims in Austrasia e passò in Burgundia dove regnava il re Gontrano. Grazie alle concessioni del re fondò tre monasteri (Annegray, Luxeuil e Fontaines). Ad Annegray san Colombano e i suoi compagni riadattarono un antico castello diroccato, ed edificarono un monastero tra il 591 ed il 592, con una chiesa dedicata a san Martino di Tours. All'inizio i monaci vissero di elemosina e questue, ma in seguito si dedicarono anche alla coltivazione dei campi. San Colombano si ritirava nelle grotte dei dintorni per vivervi da eremita.

La comunità monastica si ingrandì e fu presto necessario creare un nuovo centro monastico a 8 miglia verso sud-est, presso le rovine della città termale di Luxeuil-les-Bains, dove venne costruito un monastero con una chiesa dedicata a San Pietro. Un altro monastero, con una chiesa dedicata a san Pancrazio, venne fondato anche a Fontaines.

San Colombano si trasferì nel 593 a Luxeuil, da dove diresse i tre monasteri con i suoi priori. Vi scrisse due regole, la Regula monachorum e la Regula cenobialis, e il Paenitentiale. La vita monastica era basata su pratiche ascetiche e sulla penitenza e comprendeva inoltre la pratica della lettura e scrittura quotidiane dei monaci, per alimentarne lo spirito: nei monasteri vennero anche fondati scriptoria.

I monasteri entrarono in conflitto agli inizi del VII secolo con l'episcopato francese: Colombano desiderava seguire le tradizioni della propria terra di origine ed ebbe particolare rilievo il differente calcolo della data della Pasqua. Colombano entrò in conflitto per questo motivo con il re di Burgundia Teodorico II, mentre Brunechilde, nonna del re, fu fortemente irritata dalle sue critiche sul proprio comportamento. Nel 609 Colombano fu espulso da Luxeuil e fu messo in carcere a Besançon, da dove però, allentatasi la sorveglianza riuscì a fuggire per tornare a Luxeuil. Nuovamente arrestato, nel 610 fu condotto in barca lungo la Loira verso Nantes, da dove avrebbe dovuto ritornare per mare verso l'Irlanda con i suoi dodici compagni.

Secondo la leggenda agiografica durante il viaggio, giunti presso Tours, essendogli stato negato dai soldati il permesso di visitare la tomba di san Martino, il battello si diresse miracolosamente verso l'approdo, dove si incagliò e i soldati riuscirono a muoverlo di nuovo solo dopo che gli fu concesso quanto desiderava. A Nantes l'assoluta mancanza di vento impedì la partenza verso l'Irlanda e quando la scorta si fu miracolosamente addormentata, Colombano, sfuggì di nuovo alla sorveglianza.

Neustria e Austrasia[modifica | modifica sorgente]

Sfuggito al re burgundo, Colombano passò quindi in Neustria, verso Rouen, Soissons e Parigi. Qui regnava Clotario II, che gli concesse la sua protezione. In Neustria santa Fara (Borgundofara), figlia di amici di Colombano, fondò l'abbazia femminile di Faremoutiers, mentre il santo e i suoi compagni e seguaci fondarono altri monasteri, tra i quali Remiremont, Rebais, Jumièges, Noirmoutier, Saint-Omer.

Colombano si spostò quindi nel 611 alla corte di Teodeberto II, re d'Austrasia, passando per le città di Coblenza, Magonza, Strasburgo, Basilea e Costanza. Il re lo invitò ad evangelizzare le terre ancora pagane dei Sassoni e degli Alemanni lungo il fiume Reno e Colombano fondò un nuovo monastero a Bregenz, sulla riva del lago di Costanza, l'eremo di Sant'Aurelia.

In Italia[modifica | modifica sorgente]

La Targa di San Colombano in bronzo posta nel giardino dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio
La cripta all'interno dell'abbazia di San Colombano di Bobbio

Nel 612 Colombano decise di recarsi a Roma per ottenere l'approvazione della propria regola da parte del papa Bonifacio IV. Lungo il cammino il suo discepolo Gallo fu costretto a fermarsi perché ammalato e fondò in quel luogo l'Abbazia di San Gallo. Secondo la leggenda agiografica, per essersi voluto fermare in seguito alla malattia, Colombano avrebbe imposto al discepolo di non celebrare più messa fino alla sua morte. Nel momento della morte di Colombano, Gallo avrebbe avuto in sogno la visione di Colombano che in forma di colomba bianca saliva al cielo e avrebbe celebrato dunque la sua prima messa in suo onore.

Per valicare le Alpi, una tradizione vuole che abbia percorso il Passo del Settimo (o Septimer Pass). Altre tradizioni, non meno significative, propongono il passo dello Spluga, punto di valico della via storica romana annoverata dalla Tabula Peutingeriana (e quindi appartenente al cursus publicus romano) che costituisce l'asse viario storico nord-sud fra Milano, Como e la Rezia attualmente noto come Via Regina/Via Francisca /Via Spluga, oppure il valico del Bernina. Giunto a Milano, Colombano si pose sotto la protezione del re dei Longobardi Agilulfo, che era tuttavia ariano, e della regina Teodolinda, che gli chiesero un suo intervento nella spinosa questione tricapitolina. Intervento che egli fece, come documentano le sue Lettere, richiamando le comunità cristiane all'ortodossia e alla fedeltà al vescovo di Roma, e prendendo le distanze da Agrippino, vescovo di Como, cristianizzatore delle terre lariane e allineato con la politica di autonomia dal papato seguita dal Patriarcato di Aquileia, di cui lo stesso Agrippino era espressione.

In cambio dell'intervento Colombano ottenne la possibilità di creare sul suolo demaniale un nuovo centro di vita monastica. Il luogo, segnalato da un certo Giocondo, venne esaminato dalla stessa regina Teodolinda, salita sulla vetta del monte Penice, la quale chiese al santo di dedicare alla Madonna la piccola chiesetta in cima alla vetta, futuro santuario di Santa Maria. L'area si trovava nel cuore dell'Appennino in una zona fertile e molto produttiva, dove abbondavano acque correnti e c'era pesce in quantità. Nella zona si trovavano anche antiche terme e sorgenti, sia termali che saline da cui si traeva il sale. La scelta del luogo ne faceva un avamposto religioso e politico controllato dal regno longobardo verso le terre liguri, ancora bizantine. Con il documento del 24 luglio del 613 che donava a Colombano il territorio per fondarvi il nuovo monastero, vennero attribuiti a questo anche la metà dei proventi delle saline del luogo, che appartenevano in precedenza al duca Sundrarit.

Colombano giunse a Bobbio nell'autunno del 614 con il proprio discepolo Attala, riparò l'antica chiesa di San Pietro (situata dove ora è il castello malaspiniano) e vi costruì attorno delle strutture in legno, che costituirono il primo nucleo dell'abbazia di San Colombano. Secondo la leggenda agiografica, nonostante la presenza di una fitta boscaglia, che ostacolava il trasporto dei materiali da costruzione, san Colombano avrebbe sollevato i tronchi come fuscelli, facendo il lavoro di trenta o quaranta uomini. La leggenda riferisce anche dell'episodio dell'orso e del bue, che fu in seguito numerose volte raffigurato nell'arte: un orso uscito dalla foresta avrebbe ucciso uno dei due buoi aggiogato all'aratro di un contadino, ma san Colombano avrebbe convinto l'orso a lasciarsi aggiogare all'aratro per terminare il lavoro al posto del bue ucciso.

Nella quaresima del 615 Colombano si ritirò nell'eremo di San Michele presso Coli, lasciando a Bobbio come suo vice Attala e tornando al monastero solo alla domenica. Qui gli giunse la visita di Eustasio, suo successore a Luxeuil, inviato dal re Clotario II, il quale aveva nel frattempo riunito sotto il suo dominio i tre regni merovingi precedentemente esistenti e desiderava il suo ritorno in Francia.

Colombano morì a Bobbio, nell'abbazia che aveva fondato, all'età di 75 anni, la domenica 23 novembre del 615. Come secondo abate del monastero gli succedette Attala (615-627). La sua tomba si trova tuttora nella cripta dell'abbazia insieme a quelle degli abati suoi successori (Attala, Bertulfo, Bobuleno e Cumiano), e di altri diciotto monaci e di tre monache.

Giona, monaco nell'abbazia di San Colombano a Bobbio, fu incaricato dall'abate Attala di scrivere una biografia in latino del santo che è la fonte principale per le vicende della sua vita.

L'eredità di san Colombano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ordine di San Colombano.
Statua del santo irlandese alle porte della città di Bobbio
San Colombano. Affresco ritrovato nell'abbazia di Brugnato

Nel panorama del monachesimo altomedioevale, l'abbazia di Bobbio acquisì un notevole rilievo, grazie non solo alla notevole dotazione patrimoniale, che ne fece un grande feudo monastico, e alla protezione regia e poi imperiale di cui godette fin dalla sua fondazione, ma anche e soprattutto per l'attività culturale che vi si svolgeva. Già nell'VIII secolo l'abbazia fu nota per l'attività del suo scriptorium e per la ricchezza della sua biblioteca.

Regola di san Colombano[modifica | modifica sorgente]

La regola monastica di san Colombano si compone di due scritti:

  • la regula monachorum, in 10 capitoli (obbedienza, silenzio, digiuno, disprezzo dei beni terreni, ripudio della vanità, castità, preghiera, discrezione, mortificazione di superbia e orgoglio, buon esempio);
  • la regula cenobialis, con numerosi capitoli relativi alle penitenze per le colpe dei monaci.

Colombano scrisse inoltre il Paenitentiale, che seguendo l'evangelico discorso della Montagna esalta la debolezza e l'umiltà contro il vigore fisico intellettuale e la potenza politica.

La regola prevedeva pratiche ascetiche e penitenza. Comprendeva l'obbligo per i monaci di esercitarsi ogni giorno anche nel campo culturale e di leggere e copiare i libri, istituendo scriptoria e biblioteche nei monasteri. La regola fu approvata al concilio di Mâcon nel 627, grazie anche all'opera dell'abate di Luxeuil san Eustasio. Venne parzialmente modificata già dalla fine del VII secolo, assimilandosi progressivamente alla meno severa regola benedettina.

Preghiera di san Colombano[modifica | modifica sorgente]

Il santo monaco irlandese si è prodigato in lettere, poesie e scritti vari, qui segue la sua celebre preghiera:

« O Signore Iddio, sradicate, estirpate dalla mia anima tutto ciò che il nemico vi ha piantato. Togliete dal mio cuore e dalle mie labbra tutta l'iniquità, datemi l'intelligenza e l'abitudine del bene, affinché in opere e verità io non serva che Voi solo: io sappia compiere i precetti del Cristo e cercare Voi, o mio Dio ! Accordatemi la memoria, la carità, la fede. Signore operate in me il bene e donatemi ciò che Voi giudicate essermi utile. Amen. »
(Giona di Bobbio, La vita di San Colombano, Bobbio, VII secolo.)

Sermoni e Lettere[modifica | modifica sorgente]

Sono attribuiti a Colombano 17 sermoni, di cui 13 ufficialmente accettati come opere autentiche del santo irlandese.

Vi sono sei lettere che Colombano scrisse a papi, vescovi e sovrani:

  1. Lettera I - Scritta attorno all'anno 600 e indirizzata a Papa Gregorio Magno (590-604), è incentrata sulla complessa questione della datazione della Pasqua
  2. Lettera II - Scritta nel 603 ed indirizzata ai Vescovi presenti al Sinodo di Chalon-sur-Saône, cui era invitato, indetto per giungere a una composizione della controversia sulla datazione della Pasqua
  3. Lettera III - Scritta o nel 604 a Papa Sabiniano o forse fra il 609 e 610 a Papa Bonifacio IV. Non potendosi recare a Roma, Colombano scrisse al successore di Papa Gregorio Magno, riaffermando la tradizione irlandese e chiedendo l'approvazione alla Sede Apostolica
  4. Lettera IV - Scritta a Nantes nel 610 da Colombano ai suoi monaci dell'Abbazia di Luxeuil, dopo il suo arresto ed essere stato bandito dal regno dalla regina Brunechilde e suo nipote Teodorico II, da Nantes attendeva di essere imbarcato per l'Irlanda, ma poi riuscì a scappare
  5. Lettera V - Scritta nel 613 al Papa Bonifacio IV, preoccupato dalla situazione complessa dell'Italia settentrionale, dall'arianesimo e dalle divisione in seno alla Chiesa
  6. Lettera VI - Non datata, la lettera è scritta a un discepolo non precisato, che di nuovo chiede di essere istruito

Poesie o Carmi[modifica | modifica sorgente]

  • Carme sulla fugacità della vita terrena
  • Versi di Colombano ad Unaldo
  • Versi di Colombano a Seth
  • Carme navale
  • Colombano al fratello Fidolio

Culto[modifica | modifica sorgente]

Il Columban's Day
Timpano della chiesa di San Gallo a Ladenburg

Dal 1998 si celebra annualmente il "Meeting internazionale delle comunità di San Colombano" (Columban's Day), organizzato dal Comitato Colombaniano di San Colombano al Lambro.[7] Il Meeting si svolge in una città legata al santo, sia in Italia che in Europa, dove viene portato il busto argenteo contenente la reliquia del teschio del santo e si celebrano diverse cerimonie solenni. A questa si accompagnano eventi in ricordo della vita del santo e della sua opera. Nel 2010 l'evento si è tenuto per la prima volta in Irlanda, a Bangor ed Armagh.[8] Nel 2011 e nel 2012 gli incontri si sono verificati nuovamente in Italia a Santa Giuletta (PV) e a Milano.[9]

Reliquie[modifica | modifica sorgente]

Parte del teschio del Santo, che è nella teca del Busto argenteo di San Colombano, e gli utensili appartenuti al monaco irlandese (come la Tazza di San Colombano ed il Coltello di San Colombano) sono conservati nel Museo dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Colombano.

Patronati[modifica | modifica sorgente]

San Colombano è patrono di alcune località italiane, tra le quali i seguenti comuni:

San Colombano il 23 novembre 2002 è stato ufficialmente nominato santo patrono dei motociclisti, con una cerimonia al Passo del Penice dove è stata posta una sua statua.[5]

Vi è inoltre un movimento europeo nato dalle comunità del santo assieme ai vescovi che ha presentato una petizione in Vaticano per fare del santo irlandese un patrono ufficiale d'Europa assieme a Benedetto ed altri santi europei. La raccolta di firme nata in Irlanda ha visto la partecipazione di tutta l'Europa fino al nord Italia.[10]

Feste[modifica | modifica sorgente]

Il giorno di festa per San Colombano è stato inserito nel calendario liturgico della Chiesa cattolica il 15 maggio 1969 da parte di Papa Paolo VI, su domanda dell'allora vescovo di Bobbio Pietro Zuccarino[11]

La festa in onore del santo a Bobbio, celebrata ogni anno in occasione della sua festività il 23 novembre, è preceduta da una novena di preghiera nella cripta dell'abbazia, e comprende la "Festa medioevale di San Colombano", con rievocazioni storiche, e processioni e cerimonie religiose presso l'abbazia.

Detti[modifica | modifica sorgente]

Antico detto Bobbiese di San Colombano: «San Colombano [23 novembre] con la neve in mano».

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Benedetto XVI, udienza generale dell'11 giugno 2008. URL consultato il 12-09-2009.
  2. ^ San Colombano abate, op. cit., lettera II
  3. ^ San Colombano abate, op. cit., lettera I, 1
  4. ^ San Colombano indica le radici per far rinascere l'Europa, Udienza papale tenutasi a Città del Vaticano l'11 giugno 2008, a cura di Papa Benedetto XVI.
  5. ^ a b Da un articolo del Corriere Della Sera
  6. ^ Renata Zanussi, San Colombano d'Irlanda - Abate d'Europa, Bobbio, 2007.
  7. ^ ::: San Colombano nel Terzo Millennio :::
  8. ^ Meeting internazionale delle Comunità di S.Colombano 2010 - IRLANDA 2298
  9. ^ Le Edizioni del Columban’s Day
  10. ^ ["Visita di Pat Cox in Oltrepò. «Omaggio a San Colombano»" http://archiviostorico.corriere.it/2004/aprile/24/Visita_Pat_Cox_Oltrepo_Omaggio_co_5_040424023.shtml], articolo di Giuseppe Spatola sul Corriere della Sera del 24 aprile 2004, p.53.
  11. ^ Settimanale "La Trebbia" n°20 del 24 maggio 1969, pag. 1 - Bobbio

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere di san Colombano[modifica | modifica sorgente]

  • San Colombano abate, Istruzioni e regola dei monaci, Abbazia San Benedetto, Milano 1997.
  • San Colombano, Lettere e poesie, Abbazia San Benedetto, Milano 1998. ISBN 978-88-87796-36-0
  • San Colombano. Le opere, a cura di Inos Biffi e Aldo Granata, Jaca Book, Milano 2001.

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

  • Ionas Bobiensis, Vita Sancti Columbani.
    • Giona di Bobbio, Vita di San Colombano, Abbazia San Benedetto, Milano 1999.
    • Vita di San Colombano, Abbazia San Benedetto, Milano 2001.
    • Giona di Bobbio, Vita di San Colombano e dei suoi discepoli, Bobbio 2010.
  • Miracula sancti Columbani (opera di un anonimo monaco di Bobbio, indirizzata al vescovo di Tortona, Giseprando [944-963/967], per contrastare le pretese da quest'ultimo avanzate sul patrimonio dell'abbazia)

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Gianelli, Vita di San Colombano abbate, irlandese: protettore della città e diocesi di Bobbio, Torino 1844.
  • (EN) M. Stokes, Six Months in the Appennines in Search of the Irish Saints in Italy, London 1892.
  • (FR) Abbè Martin, Saint Colomban, Paris 1905.
  • (EN) T. Concannon, The life of St.Columban, Catholic T. Society of Ireland, Dublino 1915.
  • Carlo Guido Mor, San Colombano e la politica ecclesiastica di Agilulfo, Piacenza 1933.
  • Anselmo M. Tommasini, I Santi irlandesi in Italia, Società editrice Vita e Pensiero - Tipografia Pontificia ed Arcivescovile S. Giuseppe, Milano 1932
  • H. Bresslau, Miracula sancti Columbani, in Mon. Germ. Hist., Scriptores, XXX, 2, Hannoverae 1934, pp. 1001 ss.
  • A. Maestri, Il culto di San Colombano in Italia, in "Archivio storico di Lodi", 1939 e segg.
  • San Colombano e la sua opera in Italia, atti del convegno storico colombaniano (Bobbio, 1-2 settembre 1951) a cura della Deputazione di storia patria per le Prov. Parmensi - Sezione di Piacenza, Bobbio 1953.
  • C. Carbeni, S. Colombano e la sua regola, Piacenza - Anno Accademico 1988-89.
  • Tomàs O' Fiaich, San Colombano attraverso le sue parole, Abbazia San Benedetto, Milano 2000.
  • Renata Zanussi, San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa, 2000 p. 160. ISBN 88-86754-38-8
  • AA. VV., San Colombano e l'Europa. San Colombano e il monachesimo celtico-cristiano, la spiritualità e l'etica, a cura di Luciano Valle e Paolo Pulina, IBIS 2001. Pag. 172. ISBN 88-7164-111-6
  • (FR) Jean Markale, Le periple de Saint Colomban, Geneve 2001. ISBN 2-8257-0692-2
  • Inos Biffi, La disciplina e l'amore. Profilo spirituale di san Colombano, Jaca Book, Milano 2002.
  • Maria Giuseppina Muzzarelli, Il penitenziale di Colombano nella storiografia recente, in Ovidio Capitani: quaranta anni per la storia medioevale 1, a cura di Maria Consiglia De Matteis, Bologna 2003, pp. 141–155.
  • Paolo Gulisano, Colombano: un santo per l'Europa, Milano 2007. ISBN 978-88-514-0472-7
  • San Colombano abate d'Europa, a cura di Paolo Gulisano, Adolfo Morganti, Mauro Steffenini; fotografie di Manuela Ravanello, Luisa Vassallo, Castel Bolognese 2007. ISBN 978-88-526-0152-1
  • Flavio G. Nuvolone, Colman, Columba, Giona: destino singolare d'un Sole d'Irlanda, fondatore dell'Abbazia di Bobbio. Nuova biografia di San Colombano (615/2015), Edizioni Pontegobbo, Rimini 2014. ISBN 978-88-96673-47-8

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Abate di San Colombano (Bobbio) Successore Prepozyt.png
Fondatore 614-615 Sant'Attala
615-627

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