Santa Fara

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Santa Fara
S.Fara.jpg

Badessa

Nascita 595
Morte 675
Venerata da Chiesa cattolica
Santuario principale Abbazia di Faremoutiers
Ricorrenza 3 aprile (a Faremoutiers il 7 dicembre)
Patrona di Faremoutiers (FRA), Cinisi (PA), invocata dai malati agli occhi

Fara, al secolo Burgondofara o Borgundofara (Poincy, 595Faremoutiers, 7 dicembre 675), fu una monaca di regola colombaniana, quindi prima badessa dell'Abbazia di Faremoutiers, da lei stessa fondata. È venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era figlia di Cagnerico, conte di Meaux e di Champigny in Borgogna, maestro di palazzo dei re merovingi Teodeberto II e Teodorico II, e di Leodegonda. Nacque nel castello di Champigny, vicino al villaggio di Pipimisicum (oggi Poincy), fra le città di Champigny e Meaux.

Venne battezzata con il nome di Borgundofara (o Burgundofara) dal santo irlandese San Colombano, allora abate di Luxeuil, rifugiatosi presso i suoi genitori dopo aver lasciato temporaneamente l'abbazia, colpito dalle ire della regina merovingia Brunechilde.

I genitori di Borgundofara promisero all'abate irlandese che la loro prima figlia sarebbe stata votata a Dio e che avrebbe preso i voti monastici. Infatti Colombano, dopo la nascita di Fara, benedisse lui stesso la bambina promettendo che Dio l'avrebbe preservata da ogni male per il voto fatto.

Essa ebbe due fratelli che divennero anche loro santi: Cagnoaldo, che divenne monaco colombaniano a Luxeuil e fu poi priore con la sorella a Faremoutiers, e Farone, che prese anche lui i voti monastici e che in seguito divenne vescovo di Meaux. Ebbe anche una sorella, Agnetrude ed un altro fratello di nome Agnulfo.

Borgundofara un giorno si presentò da Colombano recando in mano spighe di grano raccolte di fresco e fuori di stagione. L'abate irlandese, riconosciuto il prodigio, ne fu compiaciuto e le spiegò che il frumento rappresentava Gesù Cristo. La giovane rispose che desiderava servirlo, infatti, senza saper nulla di lui, lei riferì a Colombano che Gesù le si mostrava qualche volta di notte, talora sotto forma di fanciullo, talora sotto quella di un uomo pieno di maestà, ma lacerato da colpi di frusta, coronato di spine, inchiodato a una croce e accompagnato dalla Santa Madre; talvolta ancora risplendente di gloria e tutto circondato di luce. San Colombano colse in lei la fede profonda e la consigliò di prepararsi per il suo futuro.

Divenuta adulta, in età da marito, il padre pensò di maritarla accordandosi come allora si faceva e dimenticando il voto fatto a Colombano. Il matrimonio avrebbe enormemente arricchito la famiglia sia economicamente che in prestigio.

Borgundofara improvvisamente si ammalò gravemente, perse totalmente la vista e rimase in stato catatonico, allorché la madre, addolorata, ricordò al marito la promessa fatta a Colombano e chiamò San Eustasio, succedutogli come priore nella direzione dell'abbazia di Luxeuil dopo l'arresto del santo irlandese. Egli rivelò al padre Cagnerico che, lasciata libera di consacrarsi a Dio, sarebbe prontamente guarita. Il padre nuovamente fu costretto a promettere, dietro le pressioni della madre e dello stesso Eustasio: miracolosamente Borgundofara si svegliò e riebbe la salute.

Ma nuovamente il padre cambiò idea: con il futuro matrimonio della figlia aveva stretto un accordo vantaggioso e non poteva mancare alla parola data; ma la madre, schieratasi dalla parte della figlia, disse che la promessa a Dio era superiore ad ogni altra promessa e che lei doveva essere libera di scegliere, ma il padre non recedette dalla sua decisione.

Burgundofara prontamente lasciò la casa paterna e si rifugiò presso la locale chiesa di San Pietro insieme ad una fedele amica, contando nella protezione del parroco. Il padre Cagnerico, dopo aver saputo dalla madre dove si era rifugiata, irruppe in chiesa minacciandola persino di morte se avesse rifiutato di ritornare a casa e di dimenticarsi dei voti; allora il parroco prontamente intervenne ricordando che quello era un luogo sacro a Dio e dove chiunque poteva trovarvi asilo e rifugio e che la violenza era bandita.

Il padre uscì dalla chiesa rimanendovi al di fuori e promettendo che nessuno sarebbe potuto uscire od entrare senza il suo permesso e che avrebbe costretto la figlia a più miti consigli con la sete e la fame.

Eustasio, informato di ciò che stava accadendo, lasciò Luxeuil e si diresse alla chiesa di San Pietro intervenendo nella diatriba. Ammonì severamente Cagnerico, entrò in chiesa ed impose il velo alla fanciulla, che da allora prese il nome di Fara. Essa poi si rifugiò a Luxeuil assieme ai fratelli Cagnoaldo e Farone.

Fara in seguito ricevette in eredità dal padre un terreno tra due fiumi ed attorno al 627 vi fondò l'abbazia di Evoriacum (oggi Faremoutiers), di cui divenne la prima badessa per quarant'anni, adottando la regola dell'Ordine di San Colombano, la prima avente un ramo femminile. Il cenobio era un monastero doppio, ossia vi erano presenti sia monaci che monache separati, e fu il primo del suo genere in Francia. Il fratello Cagnoaldo, monaco a Luxeuil, venne nominato priore del monastero maschile.

Ben presto attorno al monastero crebbe l'attuale cittadina di Faremoutiers che prese il nome in onore alla santa fondatrice.[1]

Fara morì il 7 dicembre del 675 e il suo corpo venne sepolto presso l'altare dell'abbazia, alla presenza del fratello vescovo Farone. Le sue esequie furono solenni, tanto che vi intervenne il vescovo di Parigi. Fu sepolta in una tomba di pietra, fatta preparare da lei stessa. Lasciò in donazione al monastero tutti i beni ereditati dal padre, tra i quali due mulini, uno sulla Marna e l'altro sull'Aube. Le successe come badessa Sestrude, figlia della regina dell'Anglia settentrionale.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Alla distanza di quaranta anni dalla morte, Maiolo, abate del monastero colombaniano di Santa Croce di Meaux, ne levò le reliquie da terra, fece la ricognizione del suo corpo alla presenza di molti fedeli e vari vescovi. Le sue reliquie furono deposte in un ricco reliquiario ed esposte alla pubblica venerazione.

Fara venne fatta oggetto di culto e le furono attribuiti numerosi miracoli (fra i quali quello di aver reso la vista ad una monaca cieca). La devozione verso la Santa andò diffondendosi sempre più e molti miracoli furono operati per sua intercessione. Le vennero dedicate numerose città in epoca longobarda sia in Francia che in Italia.

Santa Fara è invocata specialmente contro i mali degli occhi.

Viene ricordata il 3 aprile.

A Faremoutiers se ne celebrava la memoria il 7 dicembre, giorno della morte, data assegnata per la sua festa indicata anche dal Martirologio romano; la commemorazione del 3 aprile deriva da un'aggiunta presa da alcuni codici della Vita S.Columbani scritta dal monaco Giona di Bobbio, incaricato nel VII secolo dall'abate San Bertulfo di Bobbio, secondo successore di San Colombano, di scrivere tutte le biografie dei santi colombaniani e non, inseriti in quella del santo irlandese.

Santa Fara a Bobbio[modifica | modifica wikitesto]

Santa Fara visitò Bobbio e l'Abbazia di San Colombano, dove pregò sulla tomba del santo irlandese che l'aveva consacrata a Dio.

Negli anni cinquanta a Bobbio venne intitolata una piazza in suo onore, accanto all'abbazia dove vi era l'antico orto monastico ed il pozzo della città, di fronte al porticato dove oggi vi sono anche i giardini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'abbazia verrà distrutta durante la Rivoluzione francese e restaurata nel 1931.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giona di Bobbio, La vita di San Colombano, Bobbio, VII secolo.
  • Dio è corazza dei forti. Testi del cristianesimo celtico (VI-X sec.), Ed. Il Cerchio, Rimini, 1998.
  • Macnamara, Jo Ann, Halborg, John E. & Whatley, E. Gordon, Sainted Women of the Dark Ages, Duke University Press, 1992. ISBN 0-8223-1200-X
  • (FR) Régine Pernoud, Les Saints au Moyen Âge - La sainteté d'hier est-elle pour aujourd'hui?, Plon, Paris, 1984
  • (FR) Pierre Riché, Dictionnaire des Francs: Les temps Mérovingiens, Éditions Bartillat, 1996. ISBN 2-84100-008-7
  • (FR) P. Brodard et J. Taupin, Sainte-Aubierge : notice historique, Éditions Abit (Coulommiers), 1936.
  • (FR) Eugène de Fontaine de Resbecq, Histoire de Faremoutiers, Éditions Res universis, 1991. ISBN 2-87760-669-4
  • Archivum Bobiense, Rivista annuale degli Archivi storici Bobiensi (1979-2008), Bobbio

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Badessa di Faremoutiers Successore Prepozyt.png
Abbazia non ancora fondata 672-675 Sestrude