Abbazia di San Colombano
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'abbazia di San Colombano è un monastero fondato da san Colombano nel 614, nella città di Bobbio, in provincia di Piacenza.
Vi si tengono le funzioni religiose solo nei giorni festivi alle ore: 10.00.
La festa annuale è il 23 novembre, festa del Santo patrono di Bobbio.
Indice |
[modifica] Storia
L'origine della Sede di Bobbio, in verità della città stessa, risale alla creazione di un monastero da parte del santo irlandese, Colombano, nel 614. Nel 568 il nord Italia era stato invaso dai Longobardi guidati da Alboino. L'orda semiariana, ovunque passasse, lasciava una scia di distruzione e di crudeltà. Ma, alla lunga, il nuovo re longobardo, Agilulfo, divenne meno ostile e, gradualmente, anche non negativamente disposto nei confronti della Chiesa cattolica. La regina Teodolinda, che aveva sposato nel 590, era una fervente cattolica; quest'ultima aveva una grande influenza sul consorte, che si convertì grazie alle predicazioni di Colombano. Fin dal giorno del suo battesimo, Agilulfo mostrò grande zelo verso la conversione dei suoi sudditi e, a questo scopo, donò a San Colombano una chiesa in rovina ed una terra devastata nota come Ebovium che, prima della cattura da parte dei Longobardi, aveva fatto parte del Patrimonio di San Pietro. Colombano lasciò il suo cuore in questo luogo appartato mentre, allo scopo di istruire i Longobardi scelto per se stesso e per i suoi monaci la solitudine. Da un lato di questa piccola chiesa, che era stata dedicata a San Pietro, sorsero ben presto le mura di un'abbazia. Questo fu il nucleo di quella che sarebbe diventata la biblioteca più famosa d'Italia che si basò sui manoscritti che Colombano aveva portato dall'Irlanda e sui trattati di cui egli stesso fu autore.
Il santo fondatore del cenobio di Bobbio morì in questo borgo, era il 23 novembre 615, ma la sua ereditò giunse in mani degne, a partire da Sant'Attala abate (615-627) e San Bertulfo abate (627-640). Entrambi furono grandi per santità ed erudizione, ed entrambi ereditarono lo spirito apostolico di Colombano. E ci fu davvero bisogno di queste figure per contrastare l'arianesimo, che divenne temibile con il re ariano Rotari (636-652). Arioaldo, l'immediato predecessore di Rotari, che divenne cattolico, prima della sua conversione, fece uccidere Bladulfo, un monaco di Bobbio, perché non lo aveva salutato in quanto ariano. Si narra che Attala riportò Bladulfo in vita e liberò Arioaldo da una possessione diabolica, il castigo per il suo crimine, e che questo duplice miracolo fece convertire Arioaldo. Nel 628, quando Bertulfo si recò in pellegrinaggio a Roma, papa Onorio I esentò Bobbio dalla giurisdizione episcopale, rendendo l'abbazia immediatamente soggetta alla Santa Sede (nullius dioeceseos). Con il successivo abate, Bobuleno, fu introdotta la Regola benedettina. In un primo momento, la sua osservanza fu facoltativa, ma, con il passare del tempo, essa superò la più austera regola che era stata in uso fino a quel momento, così, Bobbio entrò a far parte della Congregazione di Monte Cassino. Nel 643, su richiesta di Rotari e della regina Gundeperga, papa Teodoro I concesse all'abate di Bobbio l'uso della mitra e degli altri simboli pontificali. Si è anche affermato che, già nel VII secolo, Bobbio avesse un vescovo chiamato Pietro Aldo, ma, secondo vari eminenti studiosi, tra cui Ferdinando Ughelli e Pio Bonifacio Gams, la Sede di Bobbio non fu fondata prima di altri quattro secoli, tuttavia, una ricerca di fine '800 ha dimostrato che il nome del suo primo vescovo era veramente Pietro Aldo (Savio, 158).
Dal VII secolo in poi, in mezzo a diffuse turbolenze ed ignoranza, Bobbio rimase una casa di pietà e di cultura. Grazie agli sforzi dei discepoli di San Colombano, un numero sempre crescente di Longobardi fu ricevuto in seno alla Chiesa. Tuttavia, nella prima metà del VII secolo, la grande regione compresa tra Torino, Verona, Genova e Milano si trovava in una situazione di alta irreligiosità, dove riaffioravano anche fenomeni di idolatria. In realtà la situazione si protrasse fino al regno dell'usurpatore Grimoaldo (662-671), egli stesso un convertito, quando la maggior parte della popolazione si convertì al cattolicesimo. Da quel momento l'arianesimo scomparve dall'occidente. Gli storici dell'abbazia considerano come una delle sue principali glorie la parte di rilievo che ebbe nella parte finale della lotta a questa eresia. Il nipote di Teodolinda, Ariperto I (653-661), restituì a Bobbio tutte le terre che erano appartenute al Patrimonio di San Pietro. Ariperto II (702-712), nel 707, confermò la restituzione a papa Giovanni VII. Tuttavia, i Longobardi presto si reimpossessarono delle terre, ma, nel 756 Astolfo (749-756) fu costretto da Pipino il Breve ad abbandonare le terre di pertinenza di Bobbio. In seguito, verso la fine del IX secolo, l'abate Agilulfo (883-896) decise di spostare l'intero complesso cenobitico più a valle, iniziando la costruzione di un nuovo monastero. Nel 1153, Federico Barbarossa confermò attraverso due diversi documenti vari diritti e beni all'abbazia. Così accadde che agli abati, per secoli, furono riconosciuti grandi poteri temporali.
La fama di Bobbio raggiunse persino l'Irlanda, dove la memoria di Colombano era ancora venerata. Il successore di Bobuleno fu Cumiano, che aveva lasciato la sua sede in Irlanda, per diventare monaco a Bobbio. L'abate Gundebaldo lasciò all'abbazia la sua preziosa biblioteca consistente in circa 70 volumi, tra i quali il famoso "Antifonario di Bangor". Un catalogo del X secolo, pubblicato da Ludovico Antonio Muratori, dimostrava che, in quel periodo, ogni ramo del sapere, divino ed umano, era rappresentato in questa biblioteca. Molti dei suoi libri sono andati perduti, il resto è disperso e forma il tesoro delle collezioni che li possiedono. Nel 1616 il Cardinale Federico Borromeo recuperò, per la Biblioteca Ambrosiana di Milano, 86 volumi, tra cui il famoso "Messale di Bobbio" scritto intorno al 911, l'Antifonario di Bangor" ed una parte della versione della Bibbia di Ulfila in lingua gotica. Nel 1618, 26 volumi della biblioteca dell'abbazia furono donati a papa Paolo V per la Biblioteca Vaticana. Molti altri furono inviati a Torino dove, oltre a quelli conservati nei reali archivi, 71 si trovavano presso la Biblioteca Universitaria, fino al disastroso incendio del 26 gennaio 1904. Come gli studiosi di età più tarda dovettero molto ai manoscritti di Bobbio, così fu per quelli del X secolo. Gerard di Aurillac, per esempio, il futuro papa Silvestro II, divenne abate di Bobbio nel 982 e qui, con l'aiuto dei numerosi antichi trattati che vi erano conservati, compose il suo celebrato lavoro sulla geometria. In effetti, sembra che in un momento in cui la lingua greca era quasi stata dimenticata in tutta l'Europa occidentale, i monaci di Bobbio leggevano Aristotele e Demostene nella loro lingua originale.
Nell'anno 1014, l'imperatore Enrico II, in occasione della sua incoronazione a Roma, ottenne da papa Benedetto VIII l'erezione di Bobbio a sede vescovile. Pietroaldo, il primo vescovo, era stato abate di Bobbio dal 999 e molti dei suoi successori, per lungo tempo vissero nell'abbazia nella quale molti di loro erano già stati monaci. Secondo l'Ughelli ed altri, nel 1133, Bobbio divenne sede suffraganea di Genova; il Savio, per la prima volta, trovò menzione di questa subordinazione in una bolla pontificia di papa Alessandro III datata 19 aprile 1161. Di tanto in tanto sorsero controversie sorte tra il vescovo ed i monaci, perciò, nel 1199, papa Innocenzo III pubblicò due bolle in cui restituiva all'abbazia poteri spirituali e temporali, ma, al contempo, autorizzava il vescovo a deporre un abate se questi non gli avesse obbedito.
Nel 1803 i soldati francesi tolsero ai monaci l'abbazia e la chiesa di San Colombano; ciò che resta dell'abbazia è ora utilizzato come scuola comunale, e la chiesa dove riposano le reliquie dei santi Colombano, Attala, Bertulfo, Cumiano ed altri è diventata una chiesa parrocchiale, servita dal clero secolare. Gli altari ed i sarcofagi siti nella cripta presentano bellissimi ornamenti tipici dell'arte irlandese
[modifica] Composizione
Il monastero si compone di numerosi complessi interni ed esterni:
- Basilica di S.Colombano, risale al periodo 1456-1530;
- Abside rettangolare costruita negli anni 1456-1485;
- la Torre del Comune costruita nel 1341 ed abbattuta nel 1532;
- la Torre campanaria della fine del IX secolo;
- il Museo dell'Abbazia di S.Colombano.
All'interno della Basilica si trovano:
- la vasca battesimale del IX secolo;
- la navata centrale del 1526;
- le due navate minori;
- il transetto;
- la cappella maggiore, con il mosaico di S.Colombano;
- la cripta, con il sarcofago di S.Colombano al centro, il sepolcro di S.Attala, secondo abate, e il sepolcro di S.Bertulfo, terzo abate.
[modifica] Serie degli Abati
- San Colombano (614-615);
- Sant'Attala (615-627): il complesso si ingrandisce ed aumentano i monaci (tra i quali Giona);
- San Bertulfo (627-642): che ottiene nel 628 dal Papa Onorio I la protezione pontificia sul cenobio, e incarica Giona di scrivere la biografia di San Colombano;
- San Bobuleno (643-652): che riforma con il consenso del Papa Teodoro la vita monastica, e sotto di lui i monaci diventano 150 inoltre dal 643 è il primo Abate mitrato;
- San Cumiano (653-661): gia vescovo in Scozia viene a Bobbio da monaco nel 644; il re Liutprando gli farà dono di una stupenda lapide sepolcrale, oggi conservata nel museo dell'Abbazia;
- Congello (o Comgall) (beato) (vissuto pochi mesi);
- Vorgusto;
- Anastasio (747-800);
- Gundebaldo(800-833);
- Wala (833-836): cugino, consigliere e ministro di Carlo Magno prima e di Ludovico il Pio dopo. A causa di dissapori con il nuovo imperatore Ludovico il Pio, Wala venne allontanato dalla corte imperiale, condannato a 7 anni di esilio. Scelse Bobbio verso la fine del 830, per la sua cultura e per la regola, eletto dai monaci alla carica di abate nel 833 si diede da fare per valorizzare il monastero e la biblioteca; muore nel 836;
- Ebbone (836-843) arcivescovo di Reims;
- Amalrico (843-849), vescovo di Como;
- Hilduino (850-859) arcivescovo di Colonia;
- Amalrico II (860-865);
- Guinibaldo I (865-883);
- Agilulfo (883-896): abbandonò la sede originaria sulla collina, dove è ora il castello, ed iniziò la costruzione del monastero nella posizione attuale;
- Liutwardo (896-?), arcivescovo di Vercelli;
- Raperto (?-903);
- Teodelassio (903-917);
- Silverado (917-927);
- Gerlanno (928-936), per ottenere protezione, decise di trasportare il corpo di S.Colombano a Pavia davanti al re Ugo di Provenza nel 929. Il suo successo non sarà duraturo;
- Luifredo (936-943);
- Giseprando (943-973), vescovo di Tortona, riprende l'uso della commenda;
- Pietro I (973-980);
- Guinibaldo II (980-982);
- Gerberto di Aurillac (982-999), arcivescovo di Reims, futuro papa Silvestro II. Analogamente a molti predecessori, Gerberto rimase a Bobbio pochi mesi, tornando a Reims dopo la morte dell'Imperatore, anche se continuò a rivestire il titolo abbaziale fino all'ascesa al soglio di Pietroaldo, avvenuta nell'anno 999;
- Abate-Vescovo Pietroaldo (999-1017), designato da Silvestro II. A lui si deve il progetto di trasformare il monastero in sede vescovile, per scongiurare i tentativi di usurpazione da parte dei vicini vescovi di Piacenza e Tortona. A Natale del 1013 l'abate incontrò a Pavia l'imperatore Enrico II e, nel febbraio 1014, l'imperatore ottenne dal papa Benedetto VIII l'assenso alla fondazione della nuova sede vescovile. Ciò conferì a Bobbio il titolo di città. Primo vescovo fu lo stesso Pietroaldo che, dal 1014 al 1017, cumulò le due cariche, inoltre Bobbio diventa diocesi esente ed Imm. Sogg. alla Santa Sede.
- Abate-Vescovo Attone (1017-1017): scelse come chiesa cattedrale l'antica Basilica di San Pietro, abbandonata nel nono secolo. Quindi vi fu poi un nuovo abate.
- Bosone (1017-?);
- Placido (?-1073);
- Abate-Vescovo-Conte Guarnerio (1073-1076) (inizia la costruzione del Duomo di Bobbio, nel 1076 lascia la carica di abate, scomunicato nel 1081, muore nel 1095);
- Lanfranco (1076-1087);
- Jacopo I (1087-1096);
- Gandolfo (1096-1125);
- Abate-Vescovo-Conte Simone Malvicino (1125-1143) (nel 1133 trasforma la diocesi di Bobbio in suffraganea aggragandola alla diocesi metropolita di Genova, cede nel 1143 inoltre la carica di abate ad Oglerio)
- Abate-Vescovo-Conte Oglerio Malvicino (1143-1153);
- Anselmo (1153-1157);
...
- Giovanni Malaspina (1414-1448) (ultimo abate della linea colombaniana);
- Priore Antonio da Mantova (1449-1454) (priore benedettino rettore);
- Abate Eugenio de Leodio (1454-1461) (primo abate benedettino);
- Antonio da Piacenza (1461-?);
...
- Bruno Solaro (?-1803).
[modifica] Museo
Il Museo dell'Abbazia di S.Colombano da alcuni anni ha trovato una sua degna collocazione nei locali del monastero, ed è articolato nelle seguenti sezioni:
- Età della romanizzazione:
- Tomba Cocceia
- Tomba Vipponi
- Tomba Calvisia
- Anfore cinerarie
- Embrici romani
- Idria di alabastro
- Teca eburnea
- Ara a Diana
- Ampolle votive
- Età Longobarda:
- Capitelli protoromanici
- Transenne Longobarde
- Lapide di Cumiano, abate dal 653 al 661
- Lapide di S.Colombano
- Capitello Longobardo
- Età Carolingia:
- Pilastrino prismatico
- Tomba di Gaudino
- Pinacoteca:
- Polittico del Luini
- Madonna con santi
- Natività
- Vita di Cristo
- Madonna del Campi
- Statua lignea
[modifica] Curiosità
Il cenobio di Bobbio fu il monastero usato come modello per il romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa.
[modifica] Bibliografia
- Catholic Encyclopedia, Volume II. New York 1907, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1907. Remy Lafort, S.T.D.
- Michele Tosi Bobbio Guida storica artistica e ambientale della città e dintorni - Archivi Storici Bobiensi 1983
- Bruna Boccaccia Bobbio Città d'Europa - Ed. Pontegobbo 2000 ISBN 8886754337
- R. Zanussi San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa - Ed. Pontegobbo

