Abbazia di San Colombano

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Abbazia di San Colombano
Facciata della basilica di San Colombano
Facciata della basilica di San Colombano
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna
Località Bobbio
Religione cattolicesimo
Diocesi Diocesi di Piacenza-Bobbio
Consacrazione 883
Stile architettonico misto gotico e romanico
Inizio costruzione 883
Completamento 1522
Sito web Cooltour.it

L'abbazia di San Colombano è un monastero[1] che venne fondato da San Colombano nel 614 a Bobbio, in provincia di Piacenza, ed un tempo sottoposto alla sua regola monastica e all'Ordine di San Colombano.

Attualmente la basilica è una parrocchia del vicariato di Bobbio, Alta Val Trebbia, Aveto e Oltre Penice della diocesi di Piacenza-Bobbio.[2]

Sorge nel centro del tessuto urbano della cittadina, che si formò poco per volta attorno alla vasta area occupata dal monastero.

Essa fu per tutto il Medioevo uno dei più importanti centri monastici d'Europa, facendone fra il VII ed il XII secolo una Montecassino dell'Italia settentrionale; infatti è resa famosa dallo scriptorium, il cui catalogo, nel 982, comprendeva oltre 700 codici e che dopo la dispersione in altre biblioteche conservò 25 dei 150 manoscritti più antichi della letteratura latina esistenti al mondo.[3]

Divenne abbazia matrice dell'ordine monastico la cui potenza si estendeva sia in Italia sia in Europa grazie a numerose abbazie e monasteri fondati dai suoi monaci fin dall'epoca longobarda. In Italia del nord si creò rapidamente il feudo monastico di Bobbio, poi sostituito dalla "contea vescovile di Bobbio".

Vi si tengono le funzioni religiose solo nei giorni festivi. La festa annuale è il 23 novembre, festa del santo patrono di Bobbio.

Dalla parrocchia di San Colombano dipendono:

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cristianesimo celtico, Monachesimo irlandese e Ordine di San Colombano.
La navata centrale

L'origine della Sede di Bobbio[5], in verità della città stessa, risale alla creazione di un monastero da parte del santo irlandese, Colombano, nel 614. Nel 568 il nord Italia era stato invaso dai Longobardi, guidati da Alboino. L'orda semiariana, ovunque passasse, lasciava una scia di distruzione e di crudeltà. Ma, alla lunga, il nuovo re longobardo, Agilulfo, divenne meno ostile e, gradualmente, anche non negativamente disposto nei confronti della Chiesa cattolica. La regina Teodolinda, che aveva sposato nel 590, era una fervente cattolica; quest'ultima aveva una grande influenza sul consorte, che si convertì grazie alle predicazioni di Colombano. Fin dal giorno del suo battesimo, Agilulfo mostrò grande zelo verso la conversione dei suoi sudditi e, a questo scopo, donò a San Colombano una chiesa in rovina ed una terra devastata nota come Ebovium che, prima della conquista da parte dei Longobardi, aveva fatto parte del Patrimonio di San Pietro. Colombano lasciò il suo cuore in questo luogo appartato mentre, allo scopo di istruire i Longobardi, scelse per sé stesso e per i suoi monaci la solitudine. Da un lato di questa piccola chiesa, che era stata dedicata a San Pietro, sorsero ben presto le mura di un'abbazia. Questo fu il nucleo di quella che sarebbe diventata la biblioteca più famosa d'Italia che si basò sui manoscritti che Colombano aveva portato dall'Irlanda e sui trattati di cui egli stesso fu autore.

La Targa di San Colombano in bronzo posta nel giardino dell'Abbazia di Bobbio

Il monaco fondatore del cenobio di Bobbio morì in questo borgo, ma la sua eredità giunse in mani degne, a partire da Sant'Attala (615-627) e San Bertulfo (627-640). Entrambi furono grandi per santità ed erudizione, ed entrambi ereditarono lo spirito apostolico di Colombano. E ci fu davvero bisogno di queste figure per contrastare l'arianesimo, che divenne temibile con il re ariano Rotari (636-652). Arioaldo, l'immediato predecessore di Rotari, che divenne cattolico, prima della sua conversione, fece uccidere Bladulfo, un monaco di Bobbio, perché non lo aveva salutato in quanto ariano. Si narra che Attala riportò Bladulfo in vita e liberò Arioaldo da una possessione diabolica, il castigo per il suo crimine, e che questo duplice miracolo fece convertire Arioaldo. Nel 628, quando Bertulfo si recò in pellegrinaggio a Roma, papa Onorio I esentò Bobbio dalla giurisdizione episcopale, rendendo l'abbazia immediatamente soggetta alla Santa Sede (nullius dioeceseos). Con il successivo abate, Bobuleno, fu introdotta la Regola benedettina. In un primo momento la sua osservanza fu facoltativa ma, con il passare del tempo, essa superò la più austera regola che era stata in uso fino a quel momento, così Bobbio entrò a far parte della Congregazione di Monte Cassino. Nel 643, su richiesta di Rotari e della regina Gundeperga, papa Teodoro I concesse all'abate di Bobbio l'uso della mitra e degli altri simboli pontificali. Si è anche affermato che, già nel VII secolo, Bobbio avesse un vescovo chiamato Pietro Aldo, ma, secondo vari eminenti studiosi, tra i quali Ferdinando Ughelli e Pius Bonifacius Gams, la Sede di Bobbio non fu fondata prima di altri quattro secoli, tuttavia una ricerca di fine Ottocento ha dimostrato che il nome del suo primo vescovo era veramente Pietro Aldo (Savio, 158).

La cripta di San Colombano

Dal VII secolo in poi, in mezzo a diffuse turbolenze e ignoranza, Bobbio rimase una casa di pietà e di cultura. Grazie agli sforzi dei discepoli di Colombano, un numero sempre crescente di Longobardi fu ricevuto in seno alla Chiesa. Tuttavia, nella prima metà del VII secolo, la grande regione compresa tra Torino, Verona, Genova e Milano si trovava in una situazione di alta irreligiosità, dove riaffioravano anche fenomeni di idolatria. In realtà la situazione si protrasse fino al regno dell'usurpatore Grimoaldo (662-671), egli stesso un convertito, quando la maggior parte della popolazione si convertì al cattolicesimo. Da quel momento l'arianesimo scomparve dall'occidente. Gli storici dell'abbazia considerano come una delle sue principali glorie la parte di rilievo che ebbe nella parte finale della lotta a questa eresia. Il nipote di Teodolinda, Ariperto I (653-661), restituì a Bobbio tutte le terre che erano appartenute al Patrimonio di San Pietro. Ariperto II (702-712), nel 707, confermò la restituzione a papa Giovanni VII. Tuttavia i Longobardi presto si reimpossessarono delle terre ma, nel 756, Astolfo (749-756) fu costretto da Pipino il Breve ad abbandonare le terre di pertinenza di Bobbio. In seguito, verso la fine del IX secolo, l'abate Agilulfo (883-896) decise di spostare l'intero complesso cenobitico più a valle, iniziando la costruzione di un nuovo monastero. Nel 1153, Federico Barbarossa confermò attraverso due diversi documenti vari diritti e beni all'abbazia. Così accadde che agli abati, per secoli, furono riconosciuti grandi poteri temporali.

La fama di Bobbio raggiunse persino l'Irlanda, dove la memoria di Colombano era ancora venerata. Il successore di Bobuleno fu Cumiano, che aveva lasciato la sua sede in Irlanda per diventare monaco a Bobbio. L'abate Gundebaldo lasciò all'abbazia la sua preziosa biblioteca consistente in circa 70 volumi, tra i quali il famoso Antifonario di Bangor. Un catalogo del X secolo, pubblicato da Ludovico Antonio Muratori dimostrava che, in quel periodo, ogni ramo del sapere, divino ed umano, era rappresentato in questa biblioteca. Molti dei suoi libri sono andati perduti, il resto è disperso e forma il tesoro delle collezioni che li possiedono. Nel 1616 il cardinale Federico Borromeo recuperò, per la Biblioteca Ambrosiana di Milano, 86 volumi, tra cui il famoso "Messale di Bobbio" scritto intorno al 911, l'"Antifonario di Bangor" ed una parte della versione della Bibbia di Ulfila in lingua gotica. Nel 1618 26 volumi della biblioteca dell'abbazia furono donati a papa Paolo V per la Biblioteca Vaticana. Molti altri furono inviati a Torino dove, oltre a quelli conservati nei reali archivi, 71 si trovavano presso la Biblioteca Universitaria, fino al disastroso incendio del 26 gennaio 1904. Come gli studiosi di età più tarda dovettero molto ai manoscritti di Bobbio, così fu per quelli del X secolo. Gerberto di Aurillac, per esempio, il futuro papa Silvestro II, divenne abate di Bobbio nel 982 e qui, con l'aiuto dei numerosi antichi trattati che vi erano conservati, compose il suo celebrato lavoro sulla geometria.

L'altare

Nell'anno 1014 l'imperatore Enrico II, in occasione della sua incoronazione a Roma, ottenne da papa Benedetto VIII l'erezione di Bobbio a sede vescovile. Pietroaldo, il primo vescovo, era stato abate di Bobbio dal 999 e molti dei suoi successori vissero per lungo tempo nell'abbazia nella quale molti di loro erano già stati monaci. Secondo l'Ughelli ed altri, nel 1133 Bobbio divenne sede suffraganea di Genova; il Savio, per la prima volta, trovò menzione di questa subordinazione in una bolla pontificia di papa Alessandro III datata 19 aprile 1161. Di tanto in tanto sorsero controversie tra il vescovo ed i monaci perciò, nel 1199, papa Innocenzo III pubblicò due bolle in cui restituiva all'abbazia poteri spirituali e temporali ma, al contempo, autorizzava il vescovo a deporre un abate se questi non gli avesse obbedito.

La comunità dei monaci dell'Ordine di San Colombano venne sciolta a Bobbio da papa Niccolò V il 30 settembre del 1448, successivamente subentrarono i monaci benedettini della Congregazione di Santa Giustina di Padova.

Nel 1803 i soldati francesi tolsero ai monaci l'abbazia e la chiesa di San Colombano; ciò che resta dell'abbazia è ora utilizzato come scuola comunale e la chiesa dove riposano le reliquie dei santi Colombano, Attala, Bertulfo, Cumiano ed altri è diventata una chiesa parrocchiale, servita dal clero secolare. Gli altari ed i sarcofagi siti nella cripta presentano bellissimi ornamenti tipici dell'arte irlandese

Complesso abbaziale[modifica | modifica sorgente]

Il porticato di Piazza Santa Fara

Il complesso abbaziale del monastero si compone di numerosi edifici: la Basilica e la piazza San Colombano, il corridoio-cavedio con l'abitazione abbaziale, il chiostro interno con il Museo della Città ed i giardini interni, il Museo dell'Abbazia nella zona dell'antico Scriptorium di Bobbio, il porticato con il giardino di Piazza Santa Fara, l'ex chiesa delle Grazie e vari edifici diventati oggi privati o rimasti pubblici come le ex carceri ed il tribunale oggi ostello.

Basilica di San Colombano[modifica | modifica sorgente]

Costruita tra il 1456 ed il 1522, sopra i resti della chiesa conventuale anteriore al 1000.

La Basilica rinascimentale presenta numerosi affreschi all'interno dei quali è stata collocata una fitta serie di citazioni dalla Sacre Scritture. Un attento esame di queste citazioni rivela come una sola sia la citazione a cui è stato volutamente attribuito il massimo rilievo sulle pareti della Basilica, tanto da rivelarsi la vera "chiave di lettura" dell'intera serie di brani biblici.
Si tratta del versetto 6,63 del Vangelo secondo Giovanni, un versetto tutto volto a sottolineare il "primato dello Spirito", che così recita: «È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita».
Questa citazione, che costituisce il "cordolo spirituale" dell'intera basilica, invita a riconsiderare tutti i riferimenti alla carne, al sangue e al sacrificio di Cristo sotto tale particolare angolazione.
Questa scelta assume inoltre sfumature particolarmente significative se letta in rapporto alla complessa situazione vissuta dalla Chiesa nel periodo in cui la Basilica fu decorata. Oltre a costituire un forte invito alla conversione e a una riforma della Chiesa ispirata dalla Spirito, è da valutare se tale scelta si ispiri anche a correnti religiose dell'epoca come il movimento dell'Evangelismo, o se sia frutto del confronto con le idee proprie della Riforma protestante, confronto caldeggiato da alcuni elementi di spicco della Congregazione Cassinese. Occorre evidenziare come, proprio in base a questo versetto, lo svizzero Zwingli arrivò in quegli stessi anni a distaccarsi dalla concezione cattolica dell'Eucaristia. Per questi motivi ben si addice a questa chiesa la definizione di "Basilica dello Spirito" .[6]

Anche gli affreschi che decorano le navate interne, le due navate minori ed il transetto, eseguiti da Bernardino Lanzani e da un suo aiutante intorno agli anni (1527)- 1530, riprendono e sviluppano con spunti originali il tema della centralità dello Spirito già evidenziato nelle scelta delle citazioni.[7]
Come già in alcuni lavori eseguiti a Pavia, il Lanzani si lascia ispirare da alcune opere di Albrecht Durer, come sembra evidente nella suggestiva scena del Noli me tangere con Maria Maddalena ai piedi di Gesù risorto, affrescata nella volta centrale.[8]

Sopra il portale d'accesso e sotto il portico detto Paradiso vi sta la scritta, monito dei templari: terribilis est locus iste (questo luogo è terribile), stante ad indicare un luogo sacro, mistico e misterioso da non profanare, pena la morte. Il Coro ligneo in stile gotico è del 1488.

Subito all'interno della chiesa vi è, a sinistra, la vasca battesimale del VII secolo, secondo la leggenda dono della regina Teodolinda allo stesso San Colombano e dove lui stesso celebrò il primo battesimo (un tempo era collocata nella cripta).

L'abside è stranamente rettangolare ed asimmetrico ed è slegato al resto della chiesa. Esso fu costruito negli anni 1456-1485, sostituendolo al precedente di forma ovale.

Nella cripta vi sono:

  • la cappella maggiore, con il mosaico pavimentario di San Colombano dell'XI secolo.
  • la cripta vera e propria, con il sarcofago di S. Colombano al centro, opera di Giovanni de' Patriarchis (1480), il sepolcro di Sant'Attala (2º abate), e il sepolcro di San Bertulfo (3º abate), con le loro transenne marmoree longobarde usate come lastre tombali sopra gli antichi affreschi, la cancellata transenna in ferro battuto del X secolo e la cappella di San Colombano a sinistra con la statua bianca del santo in grandezza naturale ed un antico affresco della Madonna dell'Aiuto.

Esternamente:

  • la Torre del Comune costruita nel 1341 ed abbattuta nel 1532;
  • la Torre campanaria della fine del IX secolo;

Cronotassi degli Abati[modifica | modifica sorgente]

Immagine di San Colombano della vetrata della cripta dell'Abbazia di Bobbio
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abati di Bobbio.

Museo dell'Abbazia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo dell'Abbazia di San Colombano.

Il museo dell'Abbazia, nato nel 1963, ha trovato collocazione nei locali del monastero dove aveva anticamente sede lo Scriptorium di Bobbio con la sua biblioteca[3], custodisce reperti che spaziano dai primi secoli dell'era cristiana fino alla metà del XVI secolo.

Museo della città[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo della città di Bobbio.

Situato in locali originali del IX secolo, è costituito dal refettorio con il grande affresco della Crocefissione attribuito a Bernardino Lanzani, le cucine, il cavedio interno e le grandi cantine con volte a botte.

Il museo si propone come percorso didattico introduttivo alle altre istituzioni museali e all'intera città.

Nelle varie sezioni, attraverso un allestimento costituito da espositori trasparenti e supporti informatici, sono affrontate le tematiche legate alla vita e all'opera di San Colombano, la situazione geopolitica dell'Italia Longobarda ed all'attività del famoso Scriptorium.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ CEI - Scheda Basilica di San Colombano di Bobbio
  2. ^ Parrocchie, chiese ed oratori del comune di Bobbio
  3. ^ a b Parte della raccolta dei manoscritti della biblioteca sono attualmente custoditi dalla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.
  4. ^ CEI - Scheda oratorio di San Salvatore di Bobbio
  5. ^ Storia di Bobbio - Sito comunale
  6. ^ V.Alberici, San Colombano, Basilica dello Spirito, Archivum Bobiense 30.
  7. ^ V. Alberici, Per una lettura complessiva degli affreschi rinascimentali della Basilica di San Colombano a Bobbio, Archivum Bobiense 31.
  8. ^ V. Alberici, Maria Maddalena nell'Abbazia di San Colombano a Bobbio, Archivum Bobiense 31.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bruna Boccaccia, L'Abbazia e il Museo di San Colombano in Bobbio - Ed. Pontegobbo
  • Catholic Encyclopedia, Volume II. New York 1907, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1907. Remy Lafort, S.T.D.
  • Carlo Cipolla e Giulio Buzzi, Codice diplomatico del monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno 1208, Bottega d'Erasmo, Torino
  • C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Vol. I - Fonti per la Storia d'Italia - VOLUME I - n.52, Roma 1918
  • C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Vol. II - Fonti per la Storia d'Italia - VOLUME II - n.53, Roma 1918
  • C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Vol. III - Fonti per la Storia d'Italia - VOLUME III - n.54, Roma 1918
  • Eleonora Destefanis, Il Monastero Di Bobbio in Eta Altomedievale (Hardcover), All'insegna del giglio, ISBN 88-7814-207-7
  • Eleonora Destefanis, La Diocesi di Piacenza e il monastero di Bobbio, Spoleto 2008 ISBN 978-88-7988-933-9
  • Valeria Polonio Felloni, Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia, Genova 1962, pp. 136 (Fonti e studi di storia ecclesiastica, II)
  • Valeria Polonio Felloni, Il monachesimo nel Medioevo italico, in G. M. Cantarella - V. Polonio - R. Rusconi, Chiesa, chiese, movimenti religiosi, Roma-Bari 2001 (Manuali Laterza 149), pp. 81-187.
  • Valeria Polonio Felloni, Colombano europeo?, in: San Colombano e l'Europa, a cura di L. Valle - P. Pulina, Como - Pavia, 2001, (Ibis, Minimalia), pp. 137-148.
  • Alberto Attolini, Il Monastero di San Colombano in Bobbio, con prefazione di Andrea Padovani - Mucchi Editore 2001, pp. 120
  • Alessandro Zironi, Il monastero longobardo di Bobbio. Crocevia di uomini, manoscritti e culture, Spoleto, 2004 ISBN 88-7988-090-X
  • Andrea Piazza, Monastero e vescovado di Bobbio (dalla fine del X agli inizi del XIII secolo), Spoleto 1997, pp. VI-190, ISBN 88-7988-382-8
  • ATTI DEL 4º CONGRESSO INTERNAZIONALE DI STUDIO SULL'ALTO MEDIOEVO: « PAVIA CAPITALE DI REGNO » (Pavia - Scaldasole - Monza - Bobbio, 10-14 settembre 1967), Spoleto 1969
  • Carlo Guido Mor, San Colombano e la politica ecclesiastica di Agilulfo, Piacenza, 1933.
  • Gabriella Airaldi, Storia della Liguria vol. II, Ed. Marietti 1820, Genova, ottobre 2009, ISBN 978-88-211-8032-3
  • Michele Tosi, Bobbio, Guida storica artistica e ambientale della città e dintorni - Archivi Storici Bobiensi 1983
  • Bruna Boccaccia, Bobbio Città d'Europa, Ed. Pontegobbo, 2000, ISBN 88-86754-33-7
  • Angelo Alpegiani Le otto Parrocchie e Frammenti di Bobbio, Monumenti, edifici storici, religiosi e votivi e luoghi di interesse del comune di Bobbio - Foto A. Alpegiani - Testi storia e progetto grafico G.L. Libretti - Ed. Libreria Internazionale Romagnosi (LIR) - Bobbio 2011 ISBN 0516860000000
  • H. Balducci, Bobbio-La Chiesa, il Monastero ed il Mosaico di San Colombano in Bobbio, ristampa, Milano, 1992
  • Giovanni Ferrero, Genova - Bobbio: frammento di un legame millenario, 2003
  • A. Maestri, Il culto di San Colombano in Italia, Archivio storico di Lodi, 1939 e segg.
  • R. Zanussi, San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa, Ed. Pontegobbo
  • Gregorio Penco Storia del monachesimo in Italia: dalle origini alla fine del Medioevo Ed. Jaca Book 1983
  • Archivum Bobiense, Rivista annuale degli Archivi storici Bobiensi (1979-2008), Bobbio
  • V. Alberici, San Colombano, Basilica dello Spirito, Archivum Bobiense n. 30, Bobbio 2009
  • V. Alberici, Per una lettura complessiva degli affreschi rinascimentali della Basilica di San Colombano a Bobbio, Archivum Bobiense n. 31, Bobbio 2010
  • V. Alberici, Maria Maddalena nell'Abbazia di San Colombano a Bobbio, Archivum Bobiense n. 31, Bobbio 2010

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