Giudice di pace

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Il giudice di pace è un magistrato onorario chiamato a decidere cause minori, in ambito civile e penale. Alla denominazione corrispondono, però, significati diversi a seconda dell'ordinamento giuridico di riferimento.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La figura del giudice di pace trova la sua origine negli ordinamenti di common law: sorta in Inghilterra, dove il termine compare sin da 1361, si è poi diffusa negli altri paesi appartenenti a quest'area. Nel 1790 è stata adottata anche in Francia (dove è stata soppressa nel 1958) e, in seguito, da altri paesi di civil law, quali il Belgio, alcuni cantoni della Svizzera (ad esempio, Vaud) e, più recentemente, l'Italia (ma era già presente in alcuni stati pre-unitari).

Una figura simile e con lo stesso nome era già presente in molti regni dell'Italia pre-unitaria, come nel Regno di Napoli, introdotta da Napoleone sull'esempio francese del juge de paix, ed originariamente nominato direttamente dall'imperatore. La sua figura permane anche nei primi decenni dell'unità d'Italia: era un giudice eletto direttamente dal popolo (rectius: dagli aventi diritto al voto, non esistendo, allora, il suffragio universale); "onnipotente e parzialissimo", così definiva il giudice di pace il criminologo Cesare Lombroso nel narrare delle sanguinarie lotte fra partiti che si svolgevano durante le tornate elettorali.

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Istituzione e caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La figura venne istituita con la legge 21 novembre 1991 n. 374 prendendo il posto del vecchio giudice conciliatore. Essa stabiliva l'organico dei giudici di pace in 4.690 unità, distribuite sul territorio nazionale in 845 sedi. Di fatto, attualmente, vi sono 2.206 giudici di pace, quindi circa il 47,04% dell'organico previsto, diversamente dai Giudici Onorari di Tribunale, pari al 75,35% e dai Vice Procuratori Onorari pari all'83,07%[1].

L'entrata in funzione dell'istituto venne più volte procrastinata fino a quando, ad opera dell'Associazione Nazionale Giudici di pace,[2] il governo ruppe gli indugi fissandone l'avvio al 1º maggio 1995.[3]

Il giudice di pace è un magistrato onorario (comunemente detto "non togato"), nominato dal Ministro della giustizia a seguito di una selezione per titoli, bandita, a livello distrettuale, dal Presidente della Corte d'Appello, su conforme deliberazione del Consiglio superiore della magistratura, tra i laureati in giurisprudenza che abbiano conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione forense o che abbiano esercitato funzioni giudiziarie, di età non inferiore agli anni trenta e non superiore ai settanta. I giudici onorari sono citati nell'articolo 106 della Costituzione Italiana.[4]

Nomina e requisiti[modifica | modifica sorgente]

I giudici di pace sono nominati a seguito di concorso per titoli, tra i laureati in giurisprudenza che abbiano conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione forense o che abbiano esercitato funzioni giudiziarie, di età non inferiore a 30 anni e non superiore ai 70 (dapprima erano previsti limiti di età più rigorosi, rispettivamente 45 e 72 anni)[5], che abbiano cessato l'esercizio di qualsiasi attività lavorativa e, se avvocati, purché non esercitino la professione forense nel circondario del tribunale dove ha sede l'ufficio del giudice di pace al quale appartengono (la legge n. 374/1991 impediva la nomina a giudice di pace a quegli avvocati che esercitavano la professione nel distretto di Corte di appello). La legge prevede comunque che la nomina debba cadere su persone capaci di assolvere degnamente per indipendenza e prestigio acquisito e per esperienza giuridica e culturale maturata, le funzioni di magistrato onorario. Si prevede inoltre che venga selezionato un numero di candidati pari al doppio dei posti messi a concorso. Verranno nominati, fino a concorrenza del numero prefissato, coloro che avranno superato positivamente un periodo di tirocinio di tre mesi in materia civile e tre mesi in materia penale.

Oltre ad una base fissa, il giudice di pace viene retribuito con un compenso che tiene conto delle udienze tenute e dei provvedimenti definitivi emessi, senza alcuna tutela previdenziale ed assistenziale. Dura in carica quattro anni, e tale periodo può essere rinnovato per una sola volta.[6]

Al giudice di pace la legge attribuisce il potere di conciliare le controversie di qualsiasi valore e materia. Il verbale di conciliazione redatto dinanzi al giudice di pace ha valore di titolo esecutivo se la controversia rientra nella sua competenza, mentre ha valore di scrittura privata riconosciuta in giudizio se eccede detta competenza.

Competenza per territorio[modifica | modifica sorgente]

La competenza territoriale appartiene al giudice del luogo in cui è stata commessa l'infrazione ed è retta dal principio di inderogabilità, vale a dire dal divieto delle parti di introdurre la causa dinanzi al giudice territorialmente non competente (rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza territoriale inderogabile).

Uffici del Giudice di Pace in Italia[modifica | modifica sorgente]

In base al D. Lgs. del 16 dicembre 2011, che ha soppresso 674 uffici del Giudice di pace dislocati in tutto il territorio, ad oggi in Italia sono sede di uffici del Giudice di pace i seguenti 166 uffici:

Competenza per materia[modifica | modifica sorgente]

Civile[modifica | modifica sorgente]

In sede giurisdizionale il giudice di pace dirime, in materia civile, un'ampia gamma di controversie. In particolare, in base all'art.7 del codice di procedura civile (c.p.c.), il giudice di pace è competente per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a 5.000,00 euro, quando dalla legge non sono attribuite alla competenza di altro giudice nonché per le cause di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e di natanti, purché il valore della controversia non superi 20.000,00 euro.

È competente qualunque ne sia il valore:

  • 1) per le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi;
  • 2) per le cause relative alla misura ed alle modalità d'uso dei servizi di condominio di case;
  • 3) per le cause relative a rapporti tra proprietari o detentori di immobili adibiti a civile abitazione in materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni che superino la normale tollerabilità.
  • 4) per le cause relative agli interessi o accessori da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali.

Il giudice di pace in base all'art. 113 c.p.c. decide secondo equità le cause il cui valore non supera i millecento euro, salvo quelle derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi mediante moduli o formulari; negli altri casi decide secondo diritto.

In base all'art. 114 c.p.c. la causa può essere decisa secondo equità su richiesta delle parti.

Procedimento civile[modifica | modifica sorgente]

Il procedimento davanti al giudice di pace è regolato prima di tutto dal seguente articolo:

« Il procedimento davanti al pretore e al giudice di pace, per tutto ciò che non è regolato nel presente titolo o in altre espresse disposizioni, è retto dalle norme relative al procedimento davanti al tribunale, in quanto applicabili. Articolo così sostituito dall'art. 22, L. 21 novembre 1991, n. 374. »
(art. 311 c.p.c. - Rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale)

L'art.313 c.p.c. disciplina l'eventualità che venga proposta querela di falso, che è di competenza del tribunale. In questo caso il giudice di pace, se accerta la rilevanza per il giudizio del documento impugnato, sospende il processo e rimette le parti davanti al tribunale, potendo però disporre di continuare il giudizio sulle parti della controversia non relative al documento.

L'art.316 c.p.c. stabilisce che la domanda davanti al giudice di pace si propone con atto di citazione ma si può proporre anche verbalmente, con verbale raccolto e redatto direttamente dall'ufficio dello stesso giudice di pace.

L'art. 82 c.p.c. stabilisce che davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede Euro 1.100,00, ovvero anche di valore superiore se autorizzati dal giudice di pace in base alla natura ed entità della causa. Altrimenti occorre l'assistenza di un difensore. n.b. nelle opposizioni alle sanzioni amministrative (L. 689/81) la parte può sempre proporre ricorso e stare in giudizio personalmente cioè senza difensore.

L'art. 322 c.p.c. prevede la possibilità di fare un'istanza anche verbale al giudice di pace al fine di convocare per tentare la conciliazione in sede non contenziosa un soggetto con il quale vi sia in atto un contenzioso ancora stragiudiziale, che si vuole evitare con un accordo bonario che sfoci in seguito in una controversia giudiziale, cioè in una causa vera e propria. se la conciliazione viene raggiunta verrà redatto il verbale di conciliazione che rappresenta titolo esecutivo solo e se la competenza viene attribuita al giudice di pace,viceversa il verbale verrà considerato come una scrittura privata autenticata.

Penale[modifica | modifica sorgente]

Ancorché prevista dalla legge istitutiva, l'entrata in funzione del giudice di pace quale giudice penale venne vivacemente contrastata dall'avvocatura e, seppure in maniera più blanda, da una parte della magistratura.[7] Dal 2000 col D. Lgs. n. 274/2000, il giudice di pace esercitò la propria competenza in materia penale, relativamente a reati in genere di modesta entità, sia punibili a querela di parte, sia punibili d'ufficio. Fra questi, i reati di ingiuria, minaccia, percosse, diffamazione, danneggiamento (tutti nelle forme non aggravate), invasione di terreni o di edifici, lesioni colpose lievi, gravi o gravissime, lesioni volontarie che abbiano comportato una prognosi non superiore a venti giorni.
Il giudice dichiara la non-procedibilità dei casi che hanno recato lieve danno o pericolo, di natura occasionale (non recidivi) e del grado di consapevolezza, tali da rendere non opportuno l'esercizio dell'azione penale, per l'ottimizzazione di tempi e costi della giustizia, e del pregiudizio che tale azione reca alle esigenze di studio, lavoro, famiglia o salute (D. Lgs. 274/2000, art. 34).

È previsto un particolare procedimento che impegna il giudice di pace a ricercare anzitutto la conciliazione delle parti: ove il tentativo non riesca, il giudice procede al dibattimento che si concluderà con una sentenza di non doversi procedere perché il fatto è di speciale tenuità, ovvero che il reato è estinto per avvenuta riparazione, con l'assoluzione o con la condanna a pena pecuniaria, alla permanenza domiciliare o ai lavori di pubblica utilità. Le pene irrogate dal giudice di pace sono state istituite ex novo dal decreto predetto, in quanto quelle del Codice penale, o delle altre leggi, sono sostituite, anche se prevedono pene detentive, in sanzioni pecuniarie, del genere da cui derivano. Non possono godere della sospensione condizionale.

Da ultimo, è stata attribuita al giudice di pace la convalida dei provvedimenti del prefetto in materia di espulsione dal territorio dello stato, e dei provvedimenti di accompagnamento alla frontiera o di trattenimento in un centro di accoglienza temporanea emanati dal questore. Dal 2 gennaio 2008 tali provvedimenti sarebbero dovuti divenire di competenza del Tribunale in composizione monocratica secondo quanto previsto dal decreto legge 29 dicembre 2007 n. 249, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 1 del 2 gennaio 2008; il decreto, tuttavia, non è stato convertito in legge.

Con la legge 15 luglio 2009, n. 94 (a decorrere dall'8 agosto 2009), è di competenza del giudice di pace il nuovo reato di immigrazione clandestina per il quale è previsto un particolare procedimento "a presentazione immediata" in udienza. Il nuovo reato però prevede come condanna una ammenda o la pena sostitutiva dell'espulsione dal territorio italiano in ossequio al principio che il giudice di pace non può irrogare pene detentive.

Amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Il giudice di pace è competente per materia a decidere sul ricorso in opposizione a sanzione amministrativa per violazione di disposizioni del Codice della strada (articoli 204-bis e 205 C.d.S.).

Il giudice di pace è inoltre competente per valore, sino alla somma di € 15.493, in materia di opposizioni avverso le ordinanze-ingiunzione di pagamento di sanzioni amministrative pecuniarie, in base agli articoli 22 e 22-bis della legge 24 novembre 1981 n. 689, ad esclusione delle fattispecie riservate, per materia, al Tribunale (ad esempio non è competente in materia di ordinanze-ingiunzione emesse dalla Direzione provinciale del lavoro, ed in genere avverso tutti i ricorsi in materia di lavoro e previdenza sociale).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fonte: CSM, Organico della magistratura onoraria, consultibile sul sito www.csm.it.
  2. ^ Costituita nel giugno 1994, per iniziativa di Franco Petrelli, l'Associazione Nazionale Giudici di pace svolse un'azione molto importante di stimolo per l'avvio della nuova figura.
  3. ^ Art. 49 legge 21 novembre 1991 n. 374 come modificato dapprima dall'art. 1 legge 4 dicembre 1992 n. 477 e poi dall'art. 13 decreto-legge. 7 ottobre 1994 n. 571 convertito in legge 12 giugno 1994 n. 673
  4. ^ http://it.wikisource.org/wiki/L.cost._18_ottobre_2001,_n._3_-_Modifiche_al_titolo_V_della_parte_seconda_della_Costituzione articolo 116, modif.2001
  5. ^ Fonte: Giampiero Balena: Istituzioni di diritto processuale civile, Volume 1 I principi
  6. ^ Fonte: Giampiero Balena: Istituzioni di diritto processuale civile, Volume 1 I principi
  7. ^ Anche in questo caso, si rivelò decisiva l'azione dell'Associazione guidata da Franco Petrelli, che aveva fatto parte della Commissione ministeriale che aveva predisposto il disegno di legge.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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