Tartesso

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Tartesso
Dati amministrativi
Lingue parlate lingua tartessica
Capitale Tartesso
Politica
Forma di governo Monarchia
Nascita XIII secolo a.C.
Fine VI secolo a.C.
Territorio e popolazione
Bacino geografico Europa meridionale
Tartesso - Mappa
L'area culturale di Tartesso
Ora parte di Spagna

Tartesso (greco Τάρτησσος, latino Tartessus) è un'antica città-stato protostorica dell'Iberia meridionale, di ubicazione incerta, probabilmente in Andalusia nei pressi della foce del Guadalquivir.

Tartesso nelle fonti antiche[modifica | modifica wikitesto]

Tartesso nella Bibbia?[modifica | modifica wikitesto]

È probabilmente menzionata nell'Antico Testamento col nome di Tarsis[1]. Se ne parla tra l'altro nel libro del profeta Ezechiele:

«Tarsis commerciava con te [Tiro] per le tue ricchezze di ogni specie, scambiando le tue mercanzie con argento, ferro, stagno e piombo...» (Ez 27, 12)

In effetti con questo nome i Greci chiamavano l'estremo Occidente, dal quale provenivano i metalli, in particolare l'argento e lo stagno.

Tartesso è la Turdetania?[modifica | modifica wikitesto]

Strabone (I secolo a.C.) riferisce:

«I Turdetani [probabilmente i Tartessiani] sono i più civilizzati tra gli iberici: conoscono la scrittura e possiedono libri antichi, ed anche poemi e leggi in versi che essi consideravano antichi di settemila anni...» (Geografia III, 2-8)

Tartesso è citata anche dallo storico latino Rufo Festo Avieno che la identifica con Gades nell'opera Ora Maritima.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sovrani mitologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Gerione: Primo re mitologico di Tartesso. Secondo la leggenda, era un gigante tricefalo, o anche con tre corpi, che pascolava i suoi buoi e le sue pecore nei pressi del Guadalquivir. Il mito narra che una delle dodici fatiche di Ercole fu il furto del bestiame di Gerione. Un'altra leggenda dice invece che Gerione era un gigante mitico che Ercole uccise e sulla cui tomba costruì la Torre di Ercole a La Coruña.
  • Habis: Scoprì l'agricoltura, legando due buoi ad un aratro. Promulgò le prime leggi, divise la società in sette classi e proibì il lavoro ai nobili. Sotto il suo regno si sviluppò un sistema sociale nel quale pochi privilegiati vivevano sulla miseria e la povertà della maggior parte della popolazione. Si dice che Habis divise il regno in 7 città.

Su questi due ultimi sovrani, è stata scritta la Tragicommedia di Gargoris e Habis, che racconta di un sistema sociale basato sullo sfruttamento e sulla prevaricazione dei più deboli, sviluppatosi dopo la scoperta dell'agricoltura. Si tratta chiaramente di personaggi mitologici, la cui reale esistenza è tanto problematica quanto quella di Ercole.

Eventi storici[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio dove si ritiene fosse collocata Tartesso era sede durante il II millennio a.C. di un'importante facies culturale che si estendeva anche al Portogallo meridionale e all'Extremadura chiamata bronzo iberico del sud-ovest. Segni di una cultura materiale specificamente tartessica compaiono tra la tarda età del bronzo e l'età del ferro.

Tarda età del bronzo (1200 a.C.-900 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

In questa fase si ha l'apparizione di insediamenti stabili dove si ha anche testimonianza di una certa stratificazione sociale [2]. I primi villaggi tartessici vengono datati quindi a questa tappa finale dell'età del bronzo; erano composti da case a pianta circolare ed erano situati in luoghi strategici da dove si potevano dominare le vie di accesso e le risorse agricole o minerarie del territorio circostante.[3] Alcuni dei più importanti siti di questa epoca sono:

  • Setefilla (Siviglia)
  • Carmona (Siviglia)
  • Montemolín (Siviglia)

Età proto-orientalizzante (900 a.C.-700 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Stele da Almargen

Nel bronzo finale si ha un incremento sia della popolazione che degli oggetti in metallo (anche preziosi). I villaggi sono ancora costituiti da capanne circolari con pareti di fango e rami. La società è dominata da una elitè militare le cui testimonianze archeologiche sono delle statue stele riproducenti dei guerrieri.[2]

Nel 800 a.C. circa si registrano le prime influenze tartessiche in Andalusia orientale dove si intensifica lo sfruttamento delle miniere di argento nell'area del fiume Tinto.[4]

Il cosiddetto "Bronzo Carriazo" rappresentante la dea fenicia Astarte

Età orientalizzante (700 a.C.-650 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

L'età del ferro coincide con l'apogeo socio-culturale di questa civiltà; in alcuni centri vengono costruite delle mura difensive come nel caso dell'insediamento di Tejada la Vieja. La fondazione di enclavi commerciali fenicie avviò un processo di acculturazione con la conseguente adozione di nuove tecniche quali la ruota del vasaio o la tecnica della filigrana nel campo dell'oreficeria. Per quanto riguarda le usanze funebri, il rito dell'incinerazione dei defunti sostituisce quello più antico dell'inumazione.[2]

Modello del sito di Cancho Roano

Età tarda (650 a.C.-500 a.C.).[2][modifica | modifica wikitesto]

Di questo periodo ci è noto anche il nome di un re di Tartesso, Argantonio. Primo re di cui si ha evidenza storica e ultimo re di Tartesso. Visse 120 anni secondo Erodoto, sebbene alcuni storici ritengano che sotto questo nome siano in realtà raggruppati vari regnanti conosciuti con il medesimo nome. Lo stesso Erodoto riferisce che il suo regno durò 80 anni. Favorì il commercio con i greci, in particolare con la città di Focea che, durante il suo regno, istituì proprie colonie costiere nei pressi di Tartesso. I greci di Focea fondarono infatti in quel periodo due colonie in Spagna, Mainake (ad est dell'odierna Málaga) e Hemeroskopeion (nella zona de Peñón de Ifac, presso Denia).

Nella battaglia navale di Alalia (presso l'attuale Aleria), i Focesi vennero sconfitti dai Cartaginesi e Tartesso perse un forte alleato commerciale. Tartesso sparisce dalla storia proprio a seguito di questa battaglia; secondo alcune ipotesi venne distrutta dagli stessi punici.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il vaso di Valdegamas, forse di produzione (o imitazione) etrusca

La ricchezza di Tartesso era dovuta principalmente all'attività metalluriga e all'esportazione di oro, argento, rame, stagno, ferro e piombo. L'oro abbondava lungo i fiumi del sud e dell'ovest della penisola, l'argento nella regione di Huelva e lungo il corso del Guadalquivir, il rame e lo stagno oltre che dall'occidente iberico venivano importati dalle isole britanniche. Il ferro venne introdotto invece dai fenici che lo conobbero grazie alle loro relazioni con gli ittiti.

Il commercio era una parte fondamentale dell'econmia tartessica. Le imbarcazioni si spingevano nell'oceano Atlantico fino alla Britannia nonché nei vicini fiumi di "Tartessos" e "Anas". Il commercio avveniva anche via terra lungo le vie che raggiungevano il Tajo e la Meseta. Lungo queste rotte commerciali circolarvano lingotti di metallo, di forma rettangolare, che venivano esportati nel vicino Oriente da mercanti fenici e greci[5].

Importanti attività erano anche l'agricoltura, l'allevamento e la pesca. Si specializzarono soprattutto sulla coltivazione di cereali, utilizzando tecniche importate dai fenici, ma anche di alberi da frutto.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

I dati a disposizione per la comprensione della religione tartessica sono scarsi ma si presume che, come gli altri popoli del Mediterraneo, i tartessici avessero una religione di tipo politeista. Attraverso i fenici si diffuse il culto di divinità orientali quali Astarte e forse Melqart.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Iscrizione in lingua tartessica
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua tartessica.

Dalle ricerche linguistiche sembra probabile che vi si parlasse una particolare lingua, il cosiddetto tartessico di cui esiste traccia letteraria.

Il Tartessico, sorprendentemente, non risulta imparentato con il basco, con l'iberico e con il lusitano (quest'ultimo sicuramente indoeuropeo), che sono le altre famiglie linguistiche dell'Iberia precedenti all'arrivo dei Celti. C'è incertezza se farne una famiglia linguistica separata, o tentare di inserirlo nelle esistenti famiglie linguistiche.
Il tartessico in effetti mostra qualche somiglianza con le lingue indoeuropee anatoliche (quali l'ittita e il luvio), come anche l'etrusco e questo rafforzerebbe la tesi, a suo tempo proposta, che i fondatori della città fossero i cosiddetti Teres dei Popoli del mare.

Recentemente, nel 2008, a seguito di un'interpretazione, la lingua tartessica è stata riconosciuta come un'antica lingua celtica [6][7] .

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'identificazione di Tarsis quale nome semitico di Tartesso è sostenuta ad esempio da Santo Mazzarino in Fra Oriente e Occidente. Firenze, 1947, pp. 116 e segg.
  2. ^ a b c d Jorge Juan Eiroa García, Prehistoria del mundo, 1ª ed., Barcellona, Sello Editorial SL, 2010, pp. 882-887, 945-946 e 951, ISBN 978-84-937381-5-0.
  3. ^ Carlos G. Wagner, Tartessos y el Orientalizante Peninsular, 1ª ed., Barcellona, pp. 8-22.
  4. ^ http://www.historiayarqueologia.com/profiles/blogs/cronologia-de-tartessos-en-relaci-n-al-mediterr-neo-y-entorno CRONOLOGIA DE TARTESSOS EN RELACIÓN AL MEDITERRÁNEO Y ENTORNO. SONIA BARJA, mayo 8, 2012
  5. ^ Juan Maluquer de Motes, Tartessos, pp. 141-150.
  6. ^ O'Donnell Lecture 2008 Appendix.
  7. ^ Aberystwyth University - News

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • ABAD, L., Consideraciones en torno a Tartessos y los orígenes de la cultura ibérica, Archivo Español de Arqueología 52, 1979, págs. 175-193.
  • ALMAGRO-GORBEA, M., 1996: Ideología y poder en Tartessos y el mundo ibérico, Madrid.
  • AUBET, M. E., El impacto fenicio en Tartessos: las esferas de interacción, La cultura tartésica y Extremadura, Mérida, 1990, págs. 29-44.
  • BENDALA, M., Notas sobre las estelas decoradas del S. O. y los oríenes de Tartessos, Habis 8, 1977, págs. 177-205.
  • BLÁZQUEZ, J.M. Tartessos y los orígenes de la colonización fenicia en Occidente, Salamanca, 1975.
  • CARUZ ARENAS, A. La localización de la ciudad de Tartessos Tartessos. V Simposium Internacional de Prehistoria Peninsular, Barcelona , 1969.pag. 347-368.
  • CARRIAZO, J. DE MATA, 1973: Tartessos y El Carambolo, Madrid.
  • CHOCOMELI, J., En busca de Tartessos, Valencia, 1940.
  • CORREA, J. A., Consideraciones sobre las inscripciones tartesias, Actas del III Coloquio sobre Lenguas y Culturas prerromanas de la Península Ibérica, Salamanca, 1985, págs. 377-395
  • FERNÁNDEZ JURADO, J., 1988-89: Tartessos y Huelva, Huelva Arqueológica, X-XI, vol. 3, 101-121.
  • MARTÍN DE LA CRUZ, J. C., Problemas en torno a la definición del Bronce Tardío en la Baja Andalucía, Cuadernos de Prehistoria de la U. A. de Madrid 11-12, 1984-1985, págs. 205-215
  • OLMOS, R., 1986: Los griegos en Tartessos: replanteamiento arqueológico-histórico del problema, Homenaje a Luis Siret (Cuevas de Almanzora, 1984), 584-601.
  • RUIZ MATA, D., 1994: Fenicios, tartesios y turdetanos, Huelva Arqueológica XIV, 325-367.
  • SCHULTEN, A., Tartessos, Madrid, 1945.
  • VIOLAT BORDONAU, F. «Tartessos, Mastia y las rutas comerciales de la antigüedad», 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]