Lista Nazionale

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Lista Nazionale

cartello elettorale di partiti politici italiani
Leader Benito Mussolini
Fondazione 28 gennaio 1924
Coalizione estrema destra
Ideologia nazionalismo, interventismo, liberismo
Internazionale nessuna
Deputati 356 (Listone) e 16 (Listone bis)
Senatori 0
Organo ufficiale Il Popolo d'Italia

La Lista Nazionale, nota anche come il Listone, fu un'alleanza politica ideata e presieduta da Benito Mussolini, in vista delle elezioni politiche del 6 aprile 1924.

Il Duce in un discorso tenuto il 28 gennaio del 1924 dal balcone romano di Palazzo Venezia affermò la propria volontà di combattere i partiti di sinistra (socialista e comunista) e di respingere ogni alleanza elettorale con gli altri partiti, ma si disse disponibile ad accogliere nella sua lista elettorale "al di fuori, al di sopra, e contro i partiti" gli uomini propensi a una "attiva e disinteressata collaborazione". In particolare egli disse: "sono invitati a entrare in una grande lista elettorale tutti quegli uomini del popolarismo, del liberalismo e delle frazioni della democrazia sociale, disposti a collaborare con una maggioranza fascista".

L'adesione al Listone doveva quindi essere a titolo puramente personale, allo scopo di superare i vecchi gruppi e partiti politici (fatta eccezione ovviamente per quello fascista).

Oltre al Partito Nazionale Fascista (PNF) entrarono nel Listone la maggioranza degli esponenti liberali e democratici (tra cui Vittorio Emanuele Orlando, Antonio Salandra, Enrico De Nicola, che però ritirò la sua candidatura prima delle elezioni), ex popolari espulsi dal partito, demosociali e sardisti filofascisti, e numerose personalità della destra italiana: ciò diede la certezza che il Listone avrebbe sicuramente ottenuto il 25% dei voti utile ad ottenere i privilegi previsti dalla legge Acerbo, approvata poco prima.

Altri liberali e demosociali, filogovernativi ma contrari all'adesione individuale al Listone, presentarono liste "parallele", tra cui una capeggiata da Giovanni Giolitti.

Inoltre i fascisti, sicuri di conquistare la maggioranza dei 2/3 dei seggi previsti dalla legge elettorale, allo scopo di diminuire ulteriormente il numero dei seggi riservati alle minoranze, presentarono in varie circoscrizioni (Lombardia, Toscana, Lazio e Umbria, Abruzzi e Molise, Puglie), oltre alla lista ufficiale, un'altra lista fascista fiancheggiatrice, detta comunemente Lista nazionale bis, formata dai più estremisti fra gli iscritti al partito e contrari alla collaborazione con la destra moderata.

Alle elezioni il Listone (che aveva come simbolo il fascio littorio) ottenne il 60,1% dei voti e 356 deputati (poi ridotti a 355 per la morte di Giuseppe De Nava, non sostituito); ad essi si aggiunsero il 4,8% di voti e i 19 seggi conseguiti dalla lista bis (con il simbolo aquila romana e fascio littorio). Nel complesso le due liste governative raccolsero il 64,9% dei voti validi, eleggendo 375 parlamentari, di cui 275 iscritti al PNF (cioè sette in più della maggioranza assoluta dell'Assemblea, fissata a quota 268).

Le consultazioni si erano svolte in clima di violenza ed intimidazioni e con un duro discorso il deputato socialista Giacomo Matteotti chiese di annullarle. Dopo il suo rapimento e assassinio da parte di una banda fascista, si creò verso il governo un clima di indignazione che portò non solo l'opposizione parlamentare socialista, ma anche i popolari di De Gasperi e i liberali di Giolitti ad uscire dalla maggioranza governativa (c.d "Scelta dell'Aventino").

Con un veemente discorso alla Camera, il 3 gennaio del 1925 Mussolini, pressato dalle frange più estremiste del partito, si assunse "la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto" e poco dopo progettò di sciogliere tutti i partiti politici, tranne il PNF.

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