Afragola

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Afragola
comune
Afragola – Stemma Afragola – Bandiera
Afragola – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Napoli-Stemma it.png Napoli
Amministrazione
Sindaco Domenico Tuccillo (PD) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 40°55′00″N 14°19′00″E / 40.916667°N 14.316667°E40.916667; 14.316667 (Afragola)Coordinate: 40°55′00″N 14°19′00″E / 40.916667°N 14.316667°E40.916667; 14.316667 (Afragola)
Altitudine 43 m s.l.m.
Superficie 17,99 km²
Abitanti 63 820[1] (31.12.2011)
Densità 3 547,53 ab./km²
Frazioni Capo Mazzo, Saggese
Comuni confinanti Acerra, Caivano, Cardito, Casalnuovo di Napoli, Casoria
Altre informazioni
Cod. postale 80021
Prefisso 081
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 063002
Cod. catastale A064
Targa NA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 036 GG[2]
Nome abitanti afragolesi
Patrono sant'Antonio di Padova
Giorno festivo 13 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Afragola
Posizione del comune di Afragola nella provincia di Napoli
Posizione del comune di Afragola nella provincia di Napoli
Sito istituzionale

Afragola (IPA: [afraˈɡɔla][3], Afravola in napoletano [afraˈvɔla], Afraòl in afragolese, è un comune italiano di circa 65 000 abitanti della provincia di Napoli in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Afragola si colloca nel cuore dell'antica Campania felix, l'area più fertile della penisola italica, nella piana dei Regi Lagni.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Storicamente rappresenta uno dei maggiori centri dell'entroterra napoletano, con una forte vocazione rurale. Oggi l'abitato prosegue senza soluzione di continuità a sud verso Napoli, a est verso il nolano e a nord e a ovest verso la provincia di Caserta, il suo agglomerato costituisce un unicum urbano con Casoria, Cardito e Casalnuovo.

La suddivisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Alcune zone abitate, gravitanti verso la città di Afragola, o storicamente collegate con essa, dipendono tuttavia amministrativamente dai comuni limitrofi (contrada Casamerola nel comune di Casoria, contrada Arcopinto, in parte nei comuni di Casoria e Cardito, località di Casone, Filichito e Tamburiello, a cui si è quindi aggiunta la località di Botteghella (antico villaggio di Arcora), nel comune di Casalnuovo di Napoli e nella sua frazione di Tavernanova).

Al comune di Volla, precedentemente parte del comune di San Sebastiano al Vesuvio, vennero aggiunte alcune parti del comune di Afragola (San Salvadore delle Monache e Lufrano): rimase invece dipendente da Afragola la contrada Salice, che attualmente costituisce un'isola amministrativa.

La borgata di "Saggese" non ha più soluzioni di continuità con l'abitato cittadino, mentre la borgata di "Capo Mazzo" ospita solo un gruppo di case sparse, che si affiancano a un agglomerato industriale di modeste dimensioni e a una zona commerciale in costante espansione che si va saldando all'abitato.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Afragola era abitato dai Sanniti, dei quali sono state ritrovate diverse tombe risalenti al IV-III secolo a.C. (tra cui la tomba dipinta rinvenuta nel 1961 in località "Cantariello" e oggi esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e la necropoli rinvenuta in località "Sanguineto" nel 1982).

Secondo la tradizione la città è stata fondata nel 1140 dal re Ruggero II di Sicilia, detto Ruggero il Normanno, che avrebbe distribuito terre incolte ai suoi veterani (l'episodio è raffigurato nell'affresco della sede municipale, eseguito dal pittore Augusto Moriani nel 1866). La tradizione era tuttavia già stata riconosciuta come falsa dallo storico ottocentesco Bartolommeo Capasso.

Probabilmente il centro si sviluppò a partire da una serie di insediamenti rustici, divenuti piccoli villaggi (tra i quali Arcopinto, costruito forse presso le arcate di un antico acquedotto romano, Cantarello, Casavico, San Salvatore delle monache, Archora e Salice) e attorno a chiese probabilmente preesistenti (Santa Maria la nova, dell'XI secolo, San Marco in sylvis, Santa Maria di Ajello e San Giorgio martire).

La prima menzione del nome (Afraore o Afraora) risale alla prima metà del XII secolo. Altre varianti in carte successive sono "Afragone", "Afraolla", "Fraolla", "Afrangola". Secondo la tradizione il nome sarebbe stato collegato all'esistenza delle fragole, che compaiono infatti nello stemma comunale. Un'ipotesi fa derivare il nome dalla locuzione latina "ad fragorem" (presso il rumore). Più probabilmente, esso deriva dalla progressiva storpiatura della locuzione medievale "villa Afragore", con l'eliminazione della parola "villa" e la trasformazione della liquida r in l.

Parte del suo territorio fu feudo dell'arcivescovo di Napoli e uno dei "casali" considerati parte integrante di Napoli. Alcune terre furono possesso feudale di vari personaggi, mentre altre appartenevano al demanio regale; la collettività locale si era organizzata in una universitas guidata da un syndicus. Nel 1576 l'universitas acquistò i diritti della parte feudale e della parte demaniale del suo territorio, mentre il re si riservava il diritto di nominare un governatore per l'amministrazione del "casale".

Nel 1639 il duca di Medina, viceré di Napoli, decise la vendita dei "casali" per finanziare la guerra dei Trent'anni e gli abitanti di Afragola furono costretti a versare nuovamente una considerevole somma di denaro. Nel 1799 Afragola partecipò alla Repubblica Napoletana e fu issato nell'attuale piazza Municipio l'albero della libertà. Solo nel 1809 si ebbe la prima amministrazione comunale (con il primo sindaco Cesare Castaldo).

Il periodo fascista[modifica | modifica sorgente]

Sotto il regime fascista Afragola, come tutte le città di una certa importanza, era amministrata da un podestà (dal 1927 al 1943 Luigi Ciaramella). L'area urbana si ampliò, e molte strade furono dotate di rete fognaria e pavimentazione regolare. Il 5 ottobre 1935 il re Vittorio Emanuele III, su proposta del podestà, conferì al Comune il titolo di "città", come commemorato da una targa marmorea affissa nell'atrio di Palazzo Civico il successivo 28 ottobre.

Con l'armistizio dell'8 settembre 1943, la città fu occupata dai tedeschi, che posero un campo di prigionia all'interno del Casone Spena, nell'area dell'Arcopinto. Il 3 ottobre dello stesso anno i tedeschi furono messi in fuga dai contingenti alleati[4].

Ultimi ritrovamenti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005, durante alcuni lavori ferroviari, è stato ritrovato un villaggio, in località Marziasepe, risalente all'età del Bronzo Antico, sepolto dalle ceneri della eruzione del Vesuvio cosiddetta delle Pomici di Avellino risalente a circa 1.800 anni a.C. Sono venute alla luce capanne, orme, ossa, ma soprattutto vasellame che attesta il periodo cui si fa riferimento.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]


Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Basilica di Sant'Antonio[modifica | modifica sorgente]

Il santuario, poi elevato a basilica pontificia, fu eretto in stile barocco a partire dal 1633 con annesso convento dei frati minori riformati dell'ordine francescano, nonostante l'opposizione dei domenicani. L'interno, rivestito di marmi, è a tre navate, con abside e cappelle sul lato sinistro. In Basilica è conservato un miracoloso crocifisso attribuito a frate Umile da Petralia la statua in legno di Sant'Antonio di Padova del XVII secolo collocata in un grande tabernacolo del 1922 conosciuto come "Trono del Santo", un pulpito marmoreo di Francesco Jerace, e altre opere d'arte di rilievo. Nella sacrestia un dipinto di Agostino Beltranio raffigurante l'apparizione del Bambino Gesù a Sant'Antonio (1630). Sulla sinistra del Santuario si erge l'alto campanile costruito a partire dal 1950.

Il culto di Sant'Antonio ha reso il santuario un celebre luogo di pellegrinaggio (con festa il 13 giugno), facendo di Afragola la "Padova del Sud". Dal 18 febbraio 1995 il santuario è ufficialmente gemellato con la Basilica di Sant'Antonio in Padova, ma contatti informali sono esistiti da sempre, in quella occasione i Frati Minori Conventuali di Padova donarono alla città una importante reliquia del Santo, conservata in una cappellina nella parte posteriore del Trono del Santo.

Il convento, con il collegio serafico, ospita la Biblioteca di Sant'Antonio che raccoglie oltre quindicimila volumi, tra cui numerosi pezzi unici o rari.

Piazza del Municipio[modifica | modifica sorgente]

In origine esisteva come piccolo slargo con il nome di "piazza dell'Arco". Vi si affacciava la piccola chiesa di San Nicola di Bari. L'antica universitas, organizzazione degli abitanti che rappresentava la città, che si era riunita inizialmente nella chiesa di Santa Maria della Misericordia (piazza Ciampa), prese in affitto nella prima metà del XVIII secolo alcuni ambienti di "palazzo Tuccillo" in via San Giovanni.

Nel 1860 si decise di abbattere alcuni edifici, compresa la chiesa di San Nicola, tra la via suddetta e il vicolo dell'Arco per creare una piazza antistante; fallite le trattative per l'acquisto del palazzo Tuccillo, una nuova sede municipale fu eretta nel 1870 sul fondo della piazza, ad opera degli architetti Carlo Ciaramella e Francesco Danise.

Sull'attuale piazza si affaccia anche il "palazzo Migliore", del XVII secolo.

Castello[modifica | modifica sorgente]

Documentato dal 1495, fu probabilmente costruito dopo il 1420 dalla famiglia che deteneva in quel momento il feudo di Afragola (Capace-Bozzuto). Secondo la tradizione fu residenza della regina Giovanna II d'Angiò. Si presentava in origine come un vasto quadrilatero protetto da quattro torri e circondato da un fossato, più tardi riempito.

Nel 1571 fu venduto alla univesitas, corrispondente all'attuale comune. In stato di degrado fu venduto nel 1726 a Gaetano Caracciolo duca di Venosa, che lo restaurò. nuovamente in abbandono alla fine del secolo, vi fu installato un orfanotrofio.

Attualmente il castello ospita una scuola dell'infanzia e primaria paritaria, denominata Addolorata, il cui ente gestore è la Città di Afragola, la cui frequenza è gratuita. Tale scuola è erede dell'orfanotrofio gestito dalle Suore Compassioniste Serve di Maria nel secolo scorso in base a un protocollo d'intesa, non più vigente, siglato tra la fondatrice della Congregazione, la beata suor Maria Maddalena Starace, e l'amministrazione comunale. La Congregazione ha ancora una comunità nel castello, che ospita anche il centro di accoglienza diurno "Il Bruco", semiconvitto per ragazzi in difficoltà gestito da una cooperativa sociale.

Villa comunale[modifica | modifica sorgente]

Esiste anche un parco, vicino alla basilica di S. Antonio, adibito a villa comunale. Detto dai ragazzi del posto "La pineta", è un importante luogo di ritrovo per i giovani è le famiglie, ospitando concerti e manifastazioni varie.

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale di Afragola è disseminato di chiese e cappelle, quasi tutte di rilevante interesse storico-artistico, architettonico o culturale. Ad eccezione di Santa Maria la Nova e di alcune cappelle non più esistenti in località Cantariello e in contrada Salice, gli edifici di culto sono tutti situati nell'abitato principale del Comune. Negli anni '60 il territorio risultava essere suddiviso in oltre 40 parrocchie, ridotte a 12 negli anni '90 e rimaste, attualmente, a sole 8 con l'ultimo ridimensionamento operato dalla Diocesi di Napoli, che ha anche esteso i confini del decanato a Casoria (precedentemente, il decanato, XV, si chiamava "Afragola" e comprendeva il territorio del comune di Afragola precedente all'istituzione del comune di Casalnuovo di Napoli). Tali riforme si sono rese necessarie, nonostante l'incremento della popolazione, a causa della penuria di sacerdoti secolari.

Le chiese più antiche e le chiese più rilevanti sotto il profilo artistico sono le seguenti:

  • Parrocchiale di Santa Maria d'Ajello. Fondata nel 1190, si trova in pieno centro storico. Secondo la tradizione ha inglobato una precedente cappella, esistente prima di Santa Maria la Nova. Fu rimaneggiata nel 1583 (aggiunta delle navate laterali) e nel 1780. In una cripta sotterranea erano ospitate le tombe. Conserva dipinti di Giovan Angelo Criscuolo (tardo Cinquecento), di Alessandro Viola (1695) e di Angelo Mozzillo, che era peraltro un parrocchiano (1787). Sulla sinistra della chiesa le si accostò tra il 1603 e il 1608 la cappella della Confraternita dell'Immacolata Concezione, ristrutturata nel 1867. Conserva un dipinto di Girolamo Imparato.
  • San Marco in sylvis (che insieme a San Marco all'olmo costituisce la parrocchia di San Marco evangelista). Costruita in un territorio all'epoca campestre e forse paludoso (donde il complemento di termine in sylvis) probabilmente intorno al 1179, fu diverse volte rimaneggiata (in particolare si ebbe un innalzamento del pavimento). Alla costruzione originaria risale il campanile. Sul muro esterno dell'abside è inserita la pietra di San Marco, sulla quale, secondo la devozione popolare, si sarebbero seduti in momenti diversi San Marco e San Gennaro. Nel XVII secolo la sede parrocchiale fu trasferita a San Marco all'olmo (costruita nel 1615 e ampliata nel XIX secolo), più facilmente accessibile.
  • San Marco all'olmo (sede della parrocchia di San Marco evangelista). Fu eretta nel 1615, in séguito a un decreto della curia arcivescovile di Napoli finalizzato a dotare le anime del quartiere di Casavico, la cui chiesa parrocchiale era San Marco in sylvis, di una cappella più facilmente accessibile. Nonostante il successivo ampliamento, dovuto al progressivo trasferimento degli uffici parrocchiali, mantiene ancora la struttura originaria, di cui è intatto il puro stile barocco. Nonostante l'espansione del XX secolo che ha determinato l'urbanizzazione totale della zona intorno alla chiesa di San Marco in sylvis, più popolosa rispetto alla parte storica di Casavico, gli uffici parrocchiali sono rimasti ubicati a San Marco all'olmo.
  • Parrocchiale di San Giorgio martire. Situata alle spalle del Castello, fu eretta tra il 1695 e il 1702 al posto di una precedente cappella. Questa, attestata dal 1131 e rimaneggiata nel 1380, sorgeva nel punto più alto della città e andò distrutta nel terremoto del 1688. La cupola, opera dell'architetto Blasotti, fu realizzata nel 1741. Il campanile, di Mario Gioffredo, è del 1772. Accanto è possibile ammirare la cappella dell'Ave Gratia plena, rimasta intatta sin dal XII secolo, anche se chiusa al pubblico perché in corso di restauro (in realtà il restauro è stato deliberato e autorizzato dalla competente soprintendenza già da diversi anni, ma non è mai partito).
  • Parrocchia del Sacratissimo Rosario. Eretta nel 1602 insieme al vicino convento dei domenicani, si trova in centro storico. Ha subìto diversi rimaneggiamenti e fu restaurata da ultimo nel 1989 a seguito dei danni subiti nel terremoto del 1980.
  • Chiesa madre del cimitero (rettoria). Di stile neoclassico, fu eretta, su progetto dell'architetto Ferdinando Patturelli, nel 1841, quando fu costruito il nuovo cimitero in località Cantariello.
  • Santa Maria della misericordia: edificata alla fine del XV secolo dall'Ordine dei servi di Maria, subì radicali rifacimenti nel 1857, nel 1938 e nel 1970. Si trova in via Ciampa.
  • San Giovanni battista. Innalzata presso l'attuale piazza Municipio (ove è situata anche la chiesa di San Giuseppe) tra il XV e il XVI secolo, fu rimaneggiata nel 1784.
  • Santuario dei Sacri Cuori. Situato nel centro storico vi è annesso il convento dei Missionari dei Sacri Cuori di gesù e Maria fondati da San Gaetano Errico. Nel complesso monumentale è situato un teatro con oltre mille posti a sedere, attualmente inagibile a causa del danneggiamento provocato dal terremoto del 1980.
  • San Michele arcangelo. Costruita agli inizi del Novecento su modello classicheggiante, è stata soppressa come sede parrocchiale con la costruzione del rione Salicelle, la cui chiesa, intitolata al santo medesimo, è stata eretta in sede parrocchiale.

Altre sedi parrocchiali sono Sant'Anna e Santa Maria delle grazie.
Tra le numerose sedi parrocchiali soppresse sono da ricordare Sant'Antonio abate (via Antonio Guerra), Santa Veneranda (piazza Ciampa), Santa Maria delle grazie (via Domenico Morelli, angolo via Arturo de Rosa, che fu sostituita dalla nuova sede) e varie chiese non parrocchiali intitolate alla Madonna, come quella dell'Immacolata (Via Milano) o del Rosario di Pompei (Corso Vittorio Emanuele).

Rilevantissima sotto il profilo storico - artistico è, infine, la chiesa di Santa Maria La Nova, detta Scafatella, intitolata alla Madonna di Costantinopoli, situata nella borgata Capo Mazzo (di fronte all'ingresso dei centri commerciali della contrada omonima). Si è ritenuto che risalisse al XII secolo, ma recenti studi ne hanno posticipato la costruzione al XV.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Periodici locali[modifica | modifica sorgente]

  • Il Mosaico, pubblicato dal 2008. Direttore Giovanni De Cicco.
  • La Vetta, inizi XX secolo
  • La Vela, inizi XX secolo
  • Il taumaturgo di Padova', periodico dei frati minori di Afragola, dal 1925 al 1950
  • L'eco afragolese, anni trenta-quaranta
  • Il Gazzettino campano, dal secondo dopoguerra al 1986 (fondatore Salvatore Papa)
  • Liburia, anni settanta
  • Afragola oggi, dal 1979 (fondato da Giuseppe Cuccurese)
  • MomentoCittà, dal 1986 al 1991 (fondato da Luigi Grillo, Marco Corcione e Renato Rizzuto)
  • Nuova città, dal 1989 al 2008 direttore Elsa Diletto dal 2008 direttore Gigi Casciello
  • Insieme con..., anni novanta(diretto da Angelo Castaldo, fondato da Domenico Di Fiore, Sante Cossentino, Massimo Gaudiello, Lucio Iavarone, Sara Di Falco e Angelo Castaldo)
  • Insieme con voi, dal 1992 al 1996 (diretto da Massimo Gaudiello, fondato da Domenico Di Fiore, Sante Cossentino, Massimo Gaudiello, Lucio Iavarone, Sara Di Falco e Angelo Castaldo)
  • Cogito, dal 1994 (fondato da Natale Cerbone)
  • Sud, dal 1994 al 1996 (fondato e diretto da Tommaso Travaglino)
  • InformAzione, dal 1997 al 1998 (diretto da Tommaso Travaglino)
  • Il Giovedì, dal 1997 al 2002
  • Area nord, dal 1998 al 2001
  • Prometeo, prima serie anni dal 1995 al 1998, seconda serie dal 1999 al 2001 (diretto da Eduardo Maria Piccirilli, direttore seconda serie Ferdinando Pelliccia)
  • Il Tribuno, dal 2000 al 2006
  • Napoli metropoli, dal 2000 al 2005
  • Inform@città, dal 2001, organo del Circolo degli universitari di Afragola
  • Afragola summer, uscito nell'estate del 2001 (fondato e diretto da Amedeo Francesco Mosca)
  • La Terra di Mezzo, uscito nell'anno 2002 (fondato e diretto da Ferdinando Pelliccia)
  • 10 e lode, uscito nell'anno 2002
  • DodiciPagine, pubblicato dal 2002 al 2005 direttore Ferdinando Pelliccia
  • Asse mediano, dal 2003 al 2006 (diretto da Tommaso Travaglino)
  • L'Urlo, dal 1998 al 2000
  • La Quercia, organo dell'unità di base "Enrico Berlinguer" dei Democratici di sinistra, dal 2003 al 2005
  • Articolo 1, dal 2005, supplemento di Inform@città
  • Articolo 21, edito dal 2005 direttore Ferdinando Pelliccia
  • 12DodiciPagine, pubblicato dal 2006 diretto da Gennaro Espero
  • La Strada (direttore Maria Balsamo)
  • Impegno cristiano
  • Il Confronto
  • Il Confronto nuovo
  • Sud zone, organo della sezione afragolese di Rifondazione comunista
  • Retroterra del Nord, periodico realizzato dall'ufficio stampa del Comune di Afragola
  • Annali del XXVIII distretto, rivista ufficiale del XXVIII distretto scolastico
  • Rassegna storica dei comuni, rivista di storia locale fondata e diretta da Marco Corcione
  • Sant'Antonio in Afragola, periodico dei frati minori presso la basilica di Sant'Antonio
  • Carpe diem
  • Auto&più
  • I Cento passi(2005-2006)
  • Il Corriere del Mezzogiorno, dal 1986 (fondato da Eduardo Chianese).

Feste tradizionali[modifica | modifica sorgente]

Festa di Sant'Antonio di Padova[modifica | modifica sorgente]

Quella del 13 giugno e sicuramente la festa principale della città, gli afragolesi, infatti, riconoscono come loro protettore Sant'Antonio (e non San Gennaro che sembra sia l'unico Patrono e al quale però non è dedicata alcuna commemorazione pubblica o religiosa). Secondo la tradizione, nell'Ottocento, nei giorni precedenti la festa dei carretti giravano casa per casa per raccogliere le offerte in natura che venivano infine vendute all'asta, carretti che partivano anche dalle città circonvicine. La tradizione della raccolta delle offerte continua tuttora, ma vengono raccolte solo offerte in denaro. La statua del santo, ospitata nella basilica di Sant'Antonio, viene rivestita dei paramenti liturgici alla vigilia della festa, poi, durante la notte, è solennemente traslata sul sagrato della Basilica per permettere alle migliaia di fedeli, provenienti da tutta la provincia e da molte zone d'Italia (in particolare dal Sud) di rendere omaggio alla venerata e taumaturga effigie. Durante la giornata vengono celebrate 14 messe, 13 in Basilica e 1 in piazza, alle 6.30, con la presenza di un Vescovo. Dal 14 al 20 la statua del Santo gira in processione per tutto il territorio comunale e alcuni quartieri della vicina Casoria, e sosta ogni sera (e la domenica) presso la Cappella in Piazza Municipio. Il 20 giugno dalla vicina Casoria parte la processione di conclusione, conosciuta come la "ritirata" del santo, migliaia di fedeli seguono il Santo per l'ultimo km prima che rientri in Santuario a notte inoltrata.

"Incendio del campanile"[modifica | modifica sorgente]

La manifestazione pirotecnica conosciuta come Incendio del Campanile si fa risalire ad un'antica tradizione, ripristinata nel 1995 in occasione del 800enario della nascita del Santo, il giorno dell'Assunzione, per oltre un decennio si è ripetuto il grandioso spettacolo pirotecnico che ha come fulcro il campanile della basilica di Sant'Antonio. Negli ultimi anni la manifestazione è stata nuovamente abolita in seguito al restauro del campanile, oggi, nella stessa giornata, si tengono spettacoli canori o fontane d'acqua danzanti.

Festa di San Marco evangelista[modifica | modifica sorgente]

Patrono del quartiere "Casavico" (meglio noto nella dizione dialettale Casuobbc) si tiene il 25 aprile.

Festa dei fujenti[modifica | modifica sorgente]

Legata al culto della "Madonna dell'Arco", venerata nell'omonimo santuario del comune di Sant'Anastasia e che fu introdotta nel XIX secolo.

Premio "Città di Afragola"[modifica | modifica sorgente]

La città è sede del premio "Città di Afragola - Ruggero il Normanno", istituito nel 1990 da Luigi Grillo, divenuto internazionale in occasione della decima edizione. Il premio viene assegnato ogni anno a personalità di rilievo nei campi della cultura, della politica, dell'imprenditoria, delle professioni, o ad autorità religiose e militari, e consiste in una statuetta in argento raffigurante il re normanno a cavallo. Vengono inoltre conferiti premi speciali (medaglia d'oro). Presenziano i discendenti della casa d'Altavilla.

Antichi giochi e passatempi[modifica | modifica sorgente]

Alcuni giochi erano particolarmente adatti ai bambini: ’o treno a ffuoco era il più semplice. Altri giochi richiedevano qualche abilità: a nascónnere (= a nascondino) detto anche a vvieneténne, acchiappamuro (o acchiappammuro, cioè toccamuro), acchiappafierro, cioè toccaferro.[senza fonte] Buone capacità ginniche erano richieste per altri giochi. Il più complicato si chiamava scaricacemmenera (= spazzacamino). Ma c’era anche lo scaricavarrile (= scaricabarile), ’A vacca ’e Foggia, ’o zompaparmo (cioè saltapalmi), ’a sciuliarèlla, ’o scarfamàne (= scaldamani), a nzicco nzicco...[senza fonte] Altri giochi erano legati a particolari momenti dell’anno. Carnevale si preannunciava già nella prima domenica di quaresima con la cosiddetta ruttura d’’a pignata. Natale e Pasqua consentivano un certo scialo: infatti ritornavano di moda i giochi con le carte o direttamente con i soldi: capa o roce (= testa o croce), azzeccam¬muro (o azzeccamuro, cioè battimuro, perché il gioco si faceva battendo una moneta sul muro), ’o parmo e ’o ziracchio... A Natale, con le noccioline tornava di moda giocare a singhetiello, a pizzechillo, a fussetiello, a castella, a cucco o viento. Con dei pezzettini di piastrella o di marmo (detti quastulelle) si faceva la pastora. Il più avvincente dei giochi, però, era quello con lo strùmmolo. Si poteva giocare a piglià oppure a spaccastrómmole. Con armi finte confezionati da loro stessi, i ragazzi giocavano alla sparatoria e ’e contrabbandiere. Infine veniva il gioco detto mazza e pìvezo, cioè la lippa.[senza fonte] Nelle sere d’inverno si accendeva sempre il fuoco nel cortile e si formava un’ampia cerchia di ragazzi desiderosi di ascoltare ’e cunte (= i racconti). Si divertivano anche gli anziani a raccontare o ad ascoltare e i ragazzini sostavano volentieri, come se la presenza degli anziani fosse per essi una protezione e ci si riscaldava, forse non solo per la fiamma, che si spegneva sempre troppo presto.[senza fonte]

Il cibo[modifica | modifica sorgente]

La cucina afragolese si inserisce nella tradizione della Campania centro-settentrionale ("cucina napoletana") con alcune varianti (per esempio nella composizione del ragù): ad Afragola non esiste il casatiello dolce, e con questo termine si intende il "casatiello salato", tradizionale durante la Pasqua insieme alla pastiera e alla "pizza di tagliolini", mentre il "tortano" è ancora una pietanza differente.

La pizza, che ha il medesimo impasto – anch'esso lievitato naturalmente – di quella napoletana, se ne differenzia nella scelta degli ingredienti per i condimenti e nella denominazione delle ricette tipiche. La "pizza fritta" è chiamata qui anche "calzone" per la sua caratteristica forma a mezzaluna; di solito è farcita con ricotta (che nella zona si fa con latte misto di mucca e di bufala), fiordilatte, salame casereccio e pepe nero (a Napoli la si preferisce fare con due dischi sovrapposti e, soprattutto, provola, ricotta e ciccioli, non presenti nella tradizione afragolese).

Il menù delle feste comprende le polpette di San Marco (polpettine di carne suina e bovina con cavolo nero o cappuccio fatte nella borgata di Casavico in occasione della festa patronale), e i croccantini o torroncini di Sant'Antonio, venduti sulle bancarelle in occasione delle celebrazioni per il santo protettore.

Prodotti tipici sono la mozzarella e il fiordilatte di Frattamaggiore.

Pietanze tipiche[modifica | modifica sorgente]

  • "Pane cafone": fatto di farina poco raffinata, acqua e sale lievitati naturalmente con il cosiddetto crìscito (o crescente), la pasta di risulta. La prima volta che occorre fare il pane viene utilizzata della pasta acida, la cosiddetta "pasta madre". L'impasto così ottenuto viene cotto in forme lunghe, con le punte arrotondate, del peso medio di un chilo a cotto. Il pane viene per lo più prodotto artigianalmente, e ogni forno ha la sua ricetta segreta e il suo sapore: solitamente si presenta, comunque, di colore giallo paglierino o un po' più scuro, non uniforme, con crosta doppia e più esternamente croccante ben salda a una mollica soffice ed elastica. Grazie all'acidità degli agenti di lievitazione si conserva per diversi giorni, anche se perde in croccantezza. Non presenta tagli in superficie, poiché non ne vengono utilizzati per favorire il processo di lievitazione.
  • "Zeppulelle", costituite di farina di grano tenero, nelle friggitorie, o di farina di granoturco grossa e pepe, quelle casalinghe.
  • Cuori di carciofo dorati e fritti.
  • "Frustino", pizza al forno a forma di mezzaluna ripiena di provola, kebab, prosciutto cotto, crocché e patatine fritte. (Con aggiunta opzionale di ketchup e maionese).
  • Le polpette con la cappoccia: sono polpette ripiene di cappoccia (ovvero verza) sono tradizionali della festa di San Marco che si festeggia il 25 aprile

Tuttavia secondo un'inchiesta pubblicata sull'Espresso, Afragola sarebbe la capitale del "pane nero della camorra".infatti è il comune in assoluto con il più alto tasso di forni illegali, sembrerebbe che quindi anche il prezzo del pane venga gestito dalla camorra[6]

Afragola oggi[modifica | modifica sorgente]

Nelle zone periferiche del Capomazzo e del Cantariello hanno sede alcune tra le maggiori strutture commerciali del Mezzogiorno (tra cui Ikea e Le porte di Napoli che comprende un Ipercoop di Unicoop Tirreno) ed è attualmente in costruzione lo scalo ferroviario dedicato all'alta velocità, progettato da Zaha Hadid. Nell'anno accademico 2005-2006 è stato attivato un corso di laurea ("Ingegneria gestionale delle reti di servizi") dell'Università degli Studi di Napoli "Parthenope", con sede presso il palazzo Cuccurese, appositamente restaurato.

Afragola è tuttavia attanagliata da numerosi problemi sociali, tra i quali l'emergenza rifiuti e gli elevatissimi tassi di inquinamento, l'alto tasso di disoccupazione e la criminalità.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Ferrovia[modifica | modifica sorgente]

La stazione più vicina è quella di Casoria-Afragola sulla linea Roma-Formia-Napoli.

Nell'ambito della ristrutturazione del nodo ferroviario di Napoli per la ferrovia ad alta velocità, sarà realizzata ad Afragola una stazione, progettata dal noto architetto Zaha Hadid e finanziata in maggioranza con fondi pubblici, stanziati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con il coinvolgimento delle società TAV SpA e Italferr (società di ingegneria del gruppo delle Ferrovie dello Stato) per conto di Rete Ferroviaria Italiana. La stazione rientrerà nel circuito gestito da Grandi Stazioni, la società del gruppo che si occupa della gestione dei maggiori scali ferroviari italiani, mentre il traffico treni sarà gestito da Trenitalia, la stazione inoltre sarà collegata anche con la Circumvesuviana.

Autostrade e strade statali[modifica | modifica sorgente]

La città è collegata alla rete autostradale dal casello di "Napoli nord" della Milano-Napoli (A1), che prosegue verso sud con Salerno-Reggio Calabria (A3). Dalla A1 sono raggiungibili i vicini allacci per la Napoli-Canosa (A16) e per la tangenziale di Napoli (A 56) verso Pozzuoli.

Dopo la barriera di Napoli nord, ci sono due uscite in territorio afragolese: Casoria - Afragola, che immette sulla SP527 Cantariello, e Afragola - Acerra, che immette sulla SRexSS162 NC (asse mediano).

Autobus[modifica | modifica sorgente]

Esistono linee di autobus extraurbani della "Compagnia Trasporti Pubblici" ("CTP") verso Napoli e verso Caserta, integrate da collegamenti specifici per l'utenza scolastica verso i comuni limitrofi. La "Società consortile trasporti afragolesi", a capitale misto, dovrebbe gestire il trasporto pubblico urbano, ma ha attivato solo un servizio di scuola-bus.

Sanità[modifica | modifica sorgente]

Se da un lato esiste un alto numero di medici rispetto alla popolazione, dall'altro è presente solo un punto di primo soccorso, mentre non sono disponibili posti letto per il ricovero. L'Azienda sanitaria locale "NA/3", comprendente circa la metà dei comuni dell'"area a nord di Napoli" (gli altri rientrano nel territorio di competenza delle ASL "CE/2" e "NA/4"), gestisce un solo presidio ospedaliero, situato a Frattamaggiore, mentre altri ospedali pubblici sono a Napoli e Aversa e una clinica convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale è presente a Casoria e una rilevante struttura privata ad Acerra.

Disagio sociale[modifica | modifica sorgente]

Tra gli abitanti dell'antico centro storico resta ancora ai massimi livelli italiani l'indice di disoccupazione ed è diffuso il lavoro nero[7].

Il nuovo centro residenziale, costruito in applicazione della legge 219/1981 dopo il terremoto del 1980 tra le località Salicelle e Quattrovie (periferia nord-occidentale della città) e popolato quasi esclusivamente da famiglie provenienti da altri comuni, in larga misura Napoli, è teatro stabile di scippi, furti, rapine, evasione scolastica. Il trasferimento della stazione dei carabinieri in loco e la presenza di altre istituzioni di rilievo (sezione staccata di tribunale, motorizzazione civile, vigili del fuoco) ha contribuito tuttavia a ridurre il fenomeno.

La presenza della camorra[modifica | modifica sorgente]

In città si registra anche la presenza del quartier generale di un clan camorristico tra quelli ritenuti più attivi. Anna Mazza, soprannominata "Vedova nera", nata nel 1937, ormai molto anziana, massimo esponente del Clan, è stata la prima donna in Italia ad essere indagata, e poi condannata, per il reato di associazione a stampo mafioso. Nel 1999 il consiglio comunale fu sciolto con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell'Interno, per infiltrazioni dell'organizzazione malavitosa nella gestione della macchina comunale, rilevate da una commissione d'accesso inviata dalla Prefettura, in seguito riabilitato dalla sentenza del Tar che ha ritenuto i fatti contestati per lo scioglimento non sufficienti[8]. Nel 2005 l'amministrazione in carica, con decisione del Ministero dell'interno del 25 ottobre 2005, è stata sciolta perché gli accertamenti svolti dalla commissione di accesso hanno avvalorato «l'ipotesi della sussistenza di fattori di inquinamento dell'azione amministrativa dell'ente locale a causa dell'influenza della criminalità organizzata». Questa volta nessuna riabilitazione: sia il Tar che il Consiglio di Stato rigettano il ricorso presentato dall'amministrazione sciolta[9].

Persone legate ad Afragola[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio dati ISTAT[modifica | modifica sorgente]

  • altitudine minima 22 m s.l.m.
  • altitudine massima 65 m s.l.m.
  • altitudine media 43,5 m s.l.m.

Popolazione per singolo centro o nucleo abitato

  • Afragola (altitudine media 43 m) 61.507 abitanti
  • Capo Mazzo (altitudine media 25 m) 200 abitanti
  • Masseria Santa Teresa (altitudine media 26 m) 226 abitanti
  • Murillo Fatigati (altitudine media 23 m) 88 abitanti
  • case sparse 298 abitanti

Nota: gli abitanti di Saggese sono ricompresi in quelli del capoluogo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ISTAT data warehouse
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 14 giugno 2013.
  4. ^ http://vetusetnovus.blogspot.it/2014/02/afragola-sconosciuta-il-casone-spena.html.
  5. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Pane e camorra - l’Espresso
  7. ^ "Afragola, Casalnuovo, Casavatore, Frattamaggiore, Frattaminore, Pompei, Castellammare di Stabia, Giugliano, Villaricca, Lago Patria, Varcaturo, Ischia, Procida è sospesa la democrazia e sono stati cancellati i diritti individuali e collettivi di centinaia di lavoratori e lavoratrici" dice Ciro Crescentini dirigente provinciale della Fillea Cgil di Napoli: cfr. ((http://archivio.rassegna.it/2007/sicurezza/articoli/napoli2.htm))
  8. ^ Da Repubblica.it: Afragola, il Tar riabilita il sindaco. URL consultato il 12 marzo 2010.
  9. ^ Da Repubblica.it. URL consultato il 12 marzo 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Castaldi, Memorie storiche del comune di Afragola.
  • Bartolomeo Capasso, Monumenta ad Neapolitani ducatus Historiam pertinentia, Napoli, 1892.
  • Domenico Chianese, I casali antichi di Napoli, Napoli, 1938.
  • Angelo Giacco, Etimologia della parola Afragola, in L'eco afragolese, 1946.
  • Gaetano Capasso, Afragola. Origini, vicende e sviluppo di un “casale” napoletano, Athena mediterranea, Cardito, 1974.
  • Ciro Pelliccio, Afragola tra feudalesimo e capitalismo. Volume I: La struttura sociale, Editrice UNI Service, Trento, 2008 ISBN 978-88-6178-122-1.
  • Giuseppe Giacco, Terra Mia, Cultura popolare del territorio afragolese, ARCA, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]