Poggiomarino

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Poggiomarino
Stato: bandiera Italia
Regione: Campania
Provincia: stemma Napoli
Coordinate: 40°48′0″N 14°33′0″E / 40.8, 14.55Coordinate: 40°48′0″N 14°33′0″E / 40.8, 14.55
Altitudine: 47 m s.l.m.
Superficie: 13,28 km²
Abitanti:
20.856 (31-12-06)
Densità: 1536 ab./km²
Frazioni: Flocco, Fornillo 
Comuni contigui: Boscoreale, Palma Campania, San Giuseppe Vesuviano, Scafati (SA), Striano, Terzigno
CAP: 80040
Pref. telefonico: 081
Codice ISTAT: 063055
Codice catasto: G762 
Nome abitanti: poggiomarinesi 
Santo patrono: Sant'Antonio di Padova 
Giorno festivo: 13 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Poggiomarino è un comune di 20.856 abitanti in provincia di Napoli. Poggiomarino è uno dei paesi campani, dopo ovviamente Pompei ed Ercolano, ad avere un generoso patrimonio culturale; infatti, uno dei centri storici più comuni, è il sito archeologico TERRAMARE 3000. Esso risale infatti al 3000 a.C, ossia nell'era dell'età del Bronzo. Dal punto di vista ambientale, meriterrebbe opportune modifiche, come qualche punto verde. Esso presenta una piazza, circondata da piccoli bar molto caratteristici, ed una stuoia molto progredita di negozi di alto livello. Ad affacciarvi sul passeggio, vi è la chiesa di Sant'Antonio di Padova, che attualmente è stata chiusa al pubblico a causa di ristrutturazioni. Poggiomarino, specialmente nei periodi estivi , ma anche festivi, offre molte opportunità di divertimento, come sagre, manifestazioni sportive e culturali, ed il magnifico Carnevale, che di anno in anno, sta aqiustando, sempe più, grosso valore e fama.

Indice

[modifica] La Storia

L'origine del paese è collegata alla costruzione del Canale "Conte di Sarno": i lavori di questo manufatto iniziarono nel 1592. Lo scopo dell'opera era quello di rifornire di acqua i mulini, di proprietà della famiglia Tuttavilla, siti in Torre Annunziata. Le acque del Canale alimentavano ben tre ordini di mulini in altrettante successive cascate. Lo scavo attirò molta manodopera che abitò in capanne ed abitazioni di fortuna, poi in dimore sempre più stabili. Prima di parlare di tale opera facciamo un attimo un punto sul fiume Sarno e sulla sua valle.

[modifica] La Valle Del Sarno

La Valle del Sarno è racchiusa in un territorio di circa 250 Kmq e comprende 22 Comuni tra cui proprio Poggiomarino. E’ bagnata per 10 km dal mar Tirreno, nel tratto Torre Annunziata-Castellamare; per il resto del territorio è racchiusa per buona parte da monti: a Nord-Est dai monti Picentini che si ergono alle spalle della collina del Saro, da dove nasce il fiume Sarno, e che si legano all’Appennino Campano e si congiungono ai monti Lattari della penisola sorrentina. A ovest si erge solitario il monte Vesuvio che insieme al fiume Sarno ha determinato la storia di questa valle. Infatti, le acque, che da questi rilievi scendono verso il mare, trasportano materiali che allontanano lentamente il lido. La Valle è, dunque, il risultato della combinazione di queste forze della natura, infatti il Vesuvio e il fiume Sarno hanno determinato nel corso dei secoli la storia di questa valle. In epoca antica, tra 10 mila e 20 mila anni fa, laddove oggi sono fertili terre, vi era il mare che lambiva le coste dirupate della collina del Sarno. Successivamente,cominciano le eruzioni vulcaniche sotto le acque del mare; con i materiali eruttati si formò, dapprima, un’isola; poi vennero ad accumularsi depositi di argilla e successivamente rocce calcaree. Su questi terreni si sono poi adagiati i tufi e le ceneri vulcaniche, mescolandosi e alternandosi a materiali sciolti e alluvionali provenienti dai monti circostanti. Questa tesi è confermata dai risultati delle numerose trivellazioni; infatti, dal livello del mare in giù, sono state trovate materie vulcaniche intervallate da detriti di rocce sedimentarie con fossili di molluschi marini. Un terreno ricco di sostanze vulcaniche e di minerali fertili, un fiume generoso di acque, l’assenza di rilievi che ostacolino il lavoro dei contadini, infine un clima mite, con precipitazioni ben distribuite, fanno l’eccezionalità e la fortuna di questa pianura. Generalmente la piana del Sarno viene considerata parte integrante di quella vasta pianura campana, che i romani chiamarono “ager Campanus”; ma le sue caratteristiche la rendono talmente unica da farla distinguere nettamente da essa.


[modifica] Il Fiume Sarno

Il suo bacino occupa e feconda tutto l’agro Nocerino-Sarnese. Sfocia nel golfo di Napoli, di fronte allo scoglio di Rovigliano, dopo un percorso serpeggiante di circa 25 Km. Segna il confine tra la provincia di Salerno e quella di Napoli. Parte dalle falde montane della Foce e raccoglie per via tutte le acque di altre quattro sorgenti provenienti tutte dal monte Sarno. Sicché le sue sorgenti principali sono cinque e danno origine ad altri ruscelli. Dalle sorgenti di Foce hanno origine:


1. il rio Foce 2. il canale del Conte, cosi detto perché costruito dal conte di Sarno Muzio Tuttavilla. 3. dalle sorgenti di piazza mercato nasce il rio Palazzo, detto anche "Gualchiera”,da una fabbrica di carta ivi esistente nel passato. 4. dalle sorgenti della Cerola,quello della Rogna,cosi detto per la sua virtù di guarire questa malattia,un tempo molto diffusa tra le capre. 5. una sorgente di acqua ferrata forma il rio “Acquarossa” 6. alle sorgenti di Santa Maria nasce il rio detto Traversa. 7. dalle sorgenti di San Mauro,in territorio di Nocera,nasce il rio Migliaro.


Tra questi due ultimi scorre un canale di bonifica, che segna il confine tra Sarno e Nocera, detto “Fosso Imperatore” perché costruito da Carlo d’Angiò per trasportare pietre e legname, per la costruzione della badia di Real Valle (1270). La portata di acqua è notevole e costante, tanto da poter garantire l’irrigazione dei campi di tutta la piana e l’approvvigionamento idrico di molti comuni, sia della provincia di Napoli che di Salerno. Alla sua sinistra, il Sarno, ha degli affluenti che sono ruscelli o poco più: la Solofrana che nasce a Solofra in provincia di Avellino; la Cavaiola nasce dalle montagne di Cava dei Tirreni e unendosi alla Solofrana forma il Canalone di Nocera che confluisce nel Sarno nei pressi di San Marzano. Gli affluenti di destra sono, pressoché, inesistenti, eppure le ripide pendici del Vesuvio dovrebbero crearne, e anche di una certa impetuosità. I motivi di questa assenza potrebbero essere individuati nell’eruzione del 79 d.C. che sconvolse l’idrografia del luogo, costringendo le acque a svolgere il loro corso nel sottosuolo. La costruzione del CANALE CONTE DI SARNO e la conseguente nascita di Poggiomarino avrebbe fatto il resto; infatti il canale scorre in parallelo alla destra del fiume Sarno, convogliando le acque di questo lato. Il corso del fiume Sarno è più volte mutato nel volgere dei secoli, per mano della natura e per mano dell’uomo. Queste vicissitudini sono la testimonianza più concreta della vitalità del corso d’acqua, che oggi, è fortemente compromessa dall’uomo.

[modifica] Il Canale Conte Sarno

Il Canale Conte di Sarno attraversa il territorio di Poggiomarino, provenendo dalle sorgenti del Sarno, in località Foce, fino a sfociare a Torre Annunziata. Questo canale oggi ha perduto ogni suo attributo peculiare; infatti è asciutto, senza vita, scolo di fogne. Per alcuni tratti è stato “coperto”, non per salvaguardarlo, ma per “coprire” lo stato vergognoso in cui si trova. Sicuramente, se il suo costruttore, quattrocento anno fa, avesse potuto prevedere tutto ciò, sicuramente avrebbe destinato ad altre imprese il suo tempo e le sue finanze. Il suo ideatore e costruttore fu Muzio Tuttavilla, conte di Sarno e le vicende di questa impresa si intrecciano a quelle familiari del conte, nonché a quelle dei contadini e artigiani che vivevano nel territorio attraversato dal canale.I lavori di costruzione del Canale furono molto laboriosi. Iniziarono nel 1592 e costarono molto denaro al Conte Muzio Tuttavilla. Lo scopo dell’opera era quello di rifornire di acqua i mulini, di proprietà della famiglia Tuttavilla, siti in Torre Annunziata, infatti, le acque del canale alimentavano ben tre ordini di mulini in, altrettante, successive cascate. Molte difficoltà, anche di natura tecnica, come la scarsa pendenza, rallentarono la costruzione del Canale, per tale motivo fu chiamato l’Ingegnere Domenico Fontana (il canale era lungo circa 21 km, con un dislivello di circa 32 metri dall’incline della sorgente al lido del mare); alla fine furono tutte superate e nel 1605 l’opera fu completata.La costruzione del canale ha, però, perso il suo scopo principale per acquisire altri meriti, che ci riguardano più della molitura del grano. Innanzitutto lo scavo attirò molta manodopera che abitò in capanne ed abitazioni di fortuna, poi in dimore sempre più stabili; taluni hanno avanzato l’ipotesi che si trattasse di galeotti imprestati ai Conti di Sarno dalle regie galere, con la promessa di libertà alla fine del lavoro. Possiamo anche ipotizzare la presenza di personale più qualificato con compiti di direzione e sorveglianza dello scavo: sicuramente fu gente di questo tipo a costituire i primi nuclei abitati poggiomarinesi. Notevole fu anche la bonifica del territorio attraversato dal canale; infatti, lo scavo, oltre a convogliare le acque di Foce, raccoglieva nel suo alveo le molte fiumare che scendevano dalle pendici del Vesuvio. La costruzione del canale ebbe un altro merito, importantissimo, e anche involontario: i problemi posti dal superamento dello Sperone di Pompei portarono alla costruzione di una galleria (lunga 1764 metri) e lo scavo fece venire alla luce i resti dell’antica Pompei. Nel corso dei lavori si trovarono templi, case, strade, portici, monumenti, ruderi, antichi acquedotti e l’ing. Fontana accortosi dell’importanza del ritrovamento fece deviare più a sud la costruzione del canale. L’opera fu terminata alla fine del sec. XVI e l’acqua scorreva agevolmente nel canale, e, saltando sulle ruote idrauliche dei mulini, azionava le macine. Tutto improvvisamente si arrestò nel 1631, il giorno 16 dicembre, ebbe inizio la terribile eruzione del Vesuvio, il canale fu interrato dalla cenere e i mulini distrutti, e per alcuni anni ogni attività si fermò. La popolazione che abitava le ricche e, fino allora, sicure pendici del vulcano, fu costretta a scegliere la vallata sottostante o ad emigrare più lontano. In origine la borgata si chiamò "Taverna Penta", per la presenza di un'osteria lungo il canale, che recava un'insegna con dipinto un pulcinella o una penta (tacchino). L'antica denominazione restò in vigore fino al 1738 quando il borgo assunse il nome di "Podio Marino" dal nuovo proprietario Giacomo de Marinis, un noto mercante genovese che aveva acquistato il Principato di Striano e il Marchesato di Genzano. Nel 1652 i mulini vennero convertiti in fabbriche d’armi, si provvide a ripristinare il corso del Canale e venne amministrato dalla Real Corte. Quando le fabbriche a Torre, furono chiuse, l’acqua del canale continuò a svolgere una funzione importante per l’irrigazione dei campi, lo dimostrano gli innumerevoli “casotti” o “portelloni” che lo costeggiano da Sarno a Torre. Se l’acqua era lontana, i contadini provvedevano a loro spesa a costruirsi dei pozzi, i cosiddetti “ngegni” azionati dalle ruote idrauliche e dagli animali. Al Canale Conte di Sarno, nato per motivi produttivi, è legata quindi la nascita e la successiva crescita di Poggiomarino.

[modifica] Le Origini Di Poggiomarino

Come precedentemente si è detto, le origine del paese si erano avuti con la costruzione del canale, ci furono in seguito degli avvenimenti che contribuirono in modo determinante alla loro crescita: l’eruzione del Vesuvio del 1631 ed il passaggio del feudo di Striano dai Tuttavilla ai De Marini. L’Eruzione del Vesuvio fece si che gli abitanti sparsi alle sue falde, fuggirono verso il fiume Sarno e nei territori della valle medesima; alcuni di essi si fermarono nel territorio di Flocco e la contrada, in breve tempo, aumentò sensibilmente la popolazione. Improvvisarono abitazioni primordiali: pagliai e baracche, e poi case agricole, e a mano a mano che le loro possibilità finanziarie crescevano, costruirono le prime case in Via Ascolese, Via Pagliarelle, Via Botteghelle, Via Palmieri. Nei primi anni del 1700, il Marchese de Marinis si fece costruire un palazzo nella località conosciuta come Tavernapenta, così detta perché vicino al Canale sorgeva una bottega e un forno che aveva per insegna una penta (tacchino) o un altro dipinto (penta) [forse un pulcinella?]; la taverna era vicino al canale lungo la strada che portava a Palma, Striano e Torre. La costruzione del palazzo diede nuova importanza al luogo, tanto è vero che, nel volgere di pochi anni, a fianco del tradizionale toponimo, Tavernapenta, compare in alcune cartine quello di Poggio Marino; il nome fu ricavato dalla combinazione della parola Poggio e del nome Marino. Il Poggio, in latino Podio, era un basamento dove i de Marini usavano salire a cavallo, esso si trovava nei pressi delle scuderie del palazzo, nel luogo detto ancora oggi “Stallone” (grande stalla) accanto al palazzo del Principe. I popolani, fino ad allora, per soddisfare le properi esigenze di culto erano costretti a recarsi a Striano, ma i signori Marini edificarono una cappella di fianco al palazzo. L’operà ebbe inizio nel 1742 e fu dedicata a S. Antonio di Padova. I primi documenti civili che fanno menzione di Poggiomarino sono alcuni atti amministrativi del Regno di Napoli del 1734 dove si registrava la morte della principessa di Striano Ippolita Maria Spinola che anni addietro aveva acquistato il feudo dai Tuttavilla. Alla principessa succedette il figlio Stefano de’Marini. La disponibilità di terre da coltivare attirò, quindi, l’abbondante manodopera esistente nel regno napoletano. Le fortune dei prezzi della terra e dei prodotti agricoli furono i principali fattori del rapido e costante incremento della popolazione.

[modifica] Le Palafitte Di Poggiomarino

Durante degli scavi per la realizzazione di un depuratore per disinquinare le acque del fiume Sarno sono affiorati a Poggiomarino, in località Longola, reperti archeologici che hanno indotto i responsabili dei lavori ad informarne la Soprintendenza archeologica di Pompei. Questa, arrivata sul posto, ha disposto di bloccare le ruspe ed ha iniziato i primi studi del terreno. Già i primi screening hanno fatto affiorare una realtà eccezionale, ricca di reperti di ceramica, ma anche di bronzo, pasta vitrea, ambra, ferro, piombo, legno, osso e corno lavorato. Poi gli scavi sono stati seguiti dalla paleoarcheologa Claude Albore Livadie del Centro nazionale francese di Ricerche, aiutata dall’Ispettrice Caterina Cicirelli e dalla Soprintendenza di Pompei. Con il loro intervento si è potuti giungere ad una scoperta clamorosa: nei 7 ettari sondati, profondi 4 m, c’è stato il ritrovamento di un intero villaggio risalente al II millennio a.C. costruito su palafitte, ricavate da potenti tronchi di quercia piantati nei fondali melmosi, con la formazione d’isolotti su cui si costruivano le capanne. Questi isolotti, in cui si pensa che i Sarrasti allevassero bestiame e producessero utensili, erano circondati da canali navigabili, dove quegli antichi abitanti si muovevano e commerciavano (forse anche con i Greci), usando delle imbarcazioni lunghe e strette. I canali avevano i bordi rafforzati da palificazioni e travi squadrate, prova che già all’epoca la popolazione locale aveva una buona conoscenza d’ingegneria idraulica. Dai primi studi fatti, inoltre, si è calcolato che questa sorta di “piccola Venezia” contasse 400 abitanti i quali dimoravano in capanne a forma di ferro di cavallo o a forma allungata con tramezzi. Queste ultime dovevano avere più ambienti, forse destinati ai vari nuclei familiari di una stessa famiglia.Il Prof. Renato Peroni, docente di Protostoria all’Università “La Sapienza” di Roma, ritiene possibile che l’antica Pompei possa essere stata fondata proprio dagli antichi abitanti di Poggiomarino. Infatti, quel villaggio su palafitte subì nel tempo alluvioni ricorrenti che spinsero gli abitanti, stanchi delle distruzioni, a trasferirsi gradualmente, tra la fine del VII secolo a.C. e la metà del VI, sotto le pendici del Vesuvio, zona a loro parere meno ostile ma che, però, alcuni secoli più tardi, si rivelò più pericolosa a causa della lava del Vesuvio, che cancellò la splendida Pompei.Sicuramente è la prima volta in assoluto che si è avuto in Campania la testimonianza di una continuità d’insediamento in un periodo così prolungato,che va almeno dal 1500 a.C. sino al 600 a.C. Centri abitati vissuti tanto a lungo sono stati ritrovati in Etruria, nel Lazio, in Calabria, in Puglia e sotto il Tempio d’Apollo a Cuma. E’ interessante anche la tipologia dell’insediamento di Poggiomarino di cui si conoscevano esempi solo al Nord, nella Pianura padana, e mai al Sud. Quindi, questa scoperta archeologica è assai importante dal punto di vista perché consente la ricostruzione delle fasi storiche immediatamente precedenti la fondazione di Noceria e Pompei, di Cuma ed anche della più antica colonia greca, Pithecusa, sull’isola d’Ischia, colmando la lacuna conoscitiva tra le fasi iniziali dell’età del Bronzo testimoniate dai villaggi di Nola, Palma Campania e Sarno.

[modifica] Le Chiese

[modifica] La Chiesa Del SS. Rosario Del Flocco

Eretta intorno alla metà del '700, la Chiesa ha una sola navata, ma nel corpo di fabbrica vi è subito di fianco la canonica costituita dall'ufficio del parroco, un salone per riunioni ed un teatrino a piano terra, mentre a quello superiore vi è l'abitazione del Parroco che è attualmente Don Pietro Grimaldi da Boscoreale. La Chiesa ha un altare di stile barocco che accoglie nell'abside la statua lignea di fattura seicentesca della Madonna del SS. Rosario. Il soffitto è decorato con dipinti su tela, del pittore Mozzillo da Afragola, che meriterebbe maggiore considerazione. La statua lignea della Vergine del SS. Rosario, per più giorni nel marzo del 1875, sudò abbondantemente soprattutto nel volto. Il fatto attirò la fede e la curiosità non solo dei fedeli locali, ma anche dei paesi vicini. Il beato Bartolo Longo, saputo del fatto prodigioso, venne anche lui a Flocco e costatò di persona la sudorazione della Madonna, come scrive nel suo libro "I Quindici Sabati", scritto nel 1877. Si tramanda che Bartolo Longo, osservando il prodigio, avesse espresso l'idea di fondare a Flocco il santuario da lui progettato, ma per l'intemperanza della famiglia Orsini, abbandonò l'idea e così l'8 maggio 1876, pose a valle di Pompei la prima pietra del Santuario.

[modifica] Chiesa Di S. Antonio Da Padova

La Chiesa di S. Antonio da Padova è stata eretta nel 1753, ma nel 1943, i tedeschi, durante la ritirata la rasero al suolo insieme ai principali palazzi del Comune. La riedificazione fu terminata nel 1951 sull'impianto originario a tre navate con altarini laterali. L'abside è stata affrescato, nel 1963, dal Prof. triestino, Luciano Bartoli, con grandiose scene della Trinità, della Vergine, di volti dei Santi, delle Anime del Purgatorio, delle opere di misericordia, dei Sacramenti.


[modifica] Chiesa Dei SS. Sposi

La Chiesa fu eretta, insieme ad un vasto complesso di opere parrocchiali, nel 1969. Si compone di una sola ampia navata con abside affrescato.

[modifica] Chiesa Dell'Assunta

Era la cappella privata della famiglia De Sangro. Fu donata al Parroco di Punto Alfonso Annunziata da parte della principessa Donna Amalia De Sangro fu Oderisio. Si trova all'inizio di via Sambuci. Si anima di fedeli, soprattutto a cavallo del 15 agosto, festa della Madonna Assunta.

[modifica] Chiesa Di S. Maria Del Carmelo

La Chiesetta è ormai cadente e diruta. E' contemporanea del vicino palazzo. Entrambi le costruzioni sono della seconda metà del 1700. Fu costruita da Don Cristoforo Nunziata ed è rimasta di proprietà di questa casata. La cappella ha un unico altare, sotto il titolo di S. Maria S. del Carmelo, il cui quadro è di fattura settecentesca. L'interno della Cappella è tutto adornato di porcellana e cristalli a piccoli quadretti.


[modifica] Chiesa Di S. Francesco allo Stradone

Fu costruita da Francesco Vastola alla fine dell'ottocento. Fu demolita e ricostruita tra il 1976 e 1977. Le messe domenicali sono sempre affollate.

[modifica] I Siti Monumentali

[modifica] Il Palazzo di Cristallo

Il monumento più antico della città è il palazzo Nunziata che risale all'incirca al 1738. Il palazzo, attuale sede della Prima Scuola media, fu fatto edificare da Don Cristoforo Nunziata della ricca borghesia napoletana. E' uno degli esemplari minori di quelle splendide ville vesuviane, che, nel settecento, venivano costruite da nobili e borghesi per i loro passatempi estivi. Il palazzo ha l'appellativo popolare di "Palazzo di Cristallo" perché fu preziosamente arricchito da Don Giacinto Nunziata, si dice, dopo un violento terremoto che, nel 1831, distrusse tutti i ricchi arredi in cristallo e porcellana. Il nobil uomo, dopo essersi ripreso dallo spavento e dallo sconforto, volle incastonare i cocci nei muri perimetrali, interni ed esterni, della costruzione, conferendole un effetto straordinario ed originale. Il palazzo disponeva di un ricco giardino, ornato di statue e di fontane all'interno e all'esterno. Di fianco vi è la Cappella della Madonna del Monte Carmelo, dello stesso periodo e popolarmente conosciuta come "Zi Cristofaro", in onore del suo costruttore. La Cappella al suo interno reca decorazioni identiche a quelle del palazzo, alle pareti laterali vi sono i medaglioni in stucco a rilievo dei vari personaggi della famiglia Nunziata. L'altare di stile barocco, in marmi policromi, un tempo aveva alla parete una tela di Angelo Mozzillo, rappresentante la Madonna del Monte Carmelo, candelabri barocchi in bronzo massiccio. Entrambi i monumenti, nonostante i vincoli storici e monumentali, sono stati ridotti in pessime condizioni, prima dalle barbarie dei tedeschi che incendiarono la ricca biblioteca del palazzo al momento della loro ritirata, e poi dalla barbarie della speculazione edilizia dei proprietari e delle Amministrazioni Comunali, che hanno permesso la distruzione del giardino, la modifica dei luoghi, la sottrazione di ornamenti e statue.

[modifica] Villa Quinto

La "Villa Quinto" continua a versare in stato di vergognoso abbandono. Il degrado della Villa si è ormai esteso a tutta la zona: a cominciare dal maleodorante Canale Conte di Sarno, per continuare con i suoli circostanti, preda di una speculazione edilizia selvaggia, per finire a tutta la zona posta a confine tra Boscoreale e Poggiomarino.

[modifica] Masseria Croce

Degna di essere menzionata è anche la "Masseria Croce", appartenuta prima ai Boccapianola, che nel 1700 vi fecero costruire il portale di ingresso dalla via Passanti Flocco, poi ai baroni Croce, che nell'800 vi edificarono la villa divenuta sede di una scuola di agraria, tra in 1893 e il primo novecento. Gli ultimi ed attuali proprietari sono i Signori Izzo residenti a Napoli. Vi sono ancora visibili le opere di bonifica, e di irrigazione per la campagna che portava l'acqua dal Canale Sarno ai terreni circostanti. Annesso al palazzo vi sono grandi magazzini, le stalle, e un tempo la fattoria aveva un laghetto con oche, anatre, cigni e voliere con pavoni, uccelli di ogni sorta.


[modifica] Eventi Religiosi

[modifica] Festa DI S. Aantonio

Nel mese di giugno si svolge la tradizionale sagra in onore del S. Patrono di Poggiomarino, S. Antonio da Padova (13 giugno). La sagra, oltre ai festeggiamenti religiosi prevede una serie di iniziative di carattere civile. Un tempo era molto rinomata la fiera del bestiame e del materiale agricolo.

[modifica] Festa della Madonna del SS. Rosario

La Madonna del SS. Rosario di Flocco è compatrona di Poggiomarino e la sua festa si svolge nella popolosa contrada Flocco, tradizionalmente, nel mese di ottobre. Oltre ai festeggiamenti religiosi vi sono numerose iniziative di carattere civile.

[modifica] Festa di S. Francesco

La festa di S. Francesco si svolge ad ottobre nella contrada "Stradone" intorno alla chiesetta di S. Francesco. Lo "Stradone" è chiamata così la via F. Turati, che è una strada molto larga, rispetto alle tantissime stradine rurali circostanti. Oltre ai festeggiamenti religiosi vi sono numerose iniziative di carattere civile.


[modifica] Manifestazioni

[modifica] Natale - Carnevale – Estate

Grazie alla Pro Loco, al coordinamento delle Associazioni e alla collaborazione del Comune di Poggiomarino, si svolgono da alcuni anni, varie manifestazioni concentrate nel periodo natalizio, nel Carnevale e nell'estate.

[modifica] A Frasca 'e Capodanno

Vive ancora a Poggiomarino una bella e antichissima tradizione popolare legata alla fine dell'anno e all'inizio del nuovo. Gruppi di persone, in costumi folclorici e non, sfilano per la vie del paese il 31 dicembre portando in giro un grosso ramo ('a frasca) di alloro, riccamente addobbato, con nastri, luci e cibarie. I gruppi suonano e cantano una canzone caratteristica, con strumenti tipici della tradizione napoletana, con l’obiettivo di portare l’augurio del nuovo anno alla comunità.

[modifica] 'O Fucarone 'e Sant'Antuono

La sera del 17 gennaio, tutto il paese nei suoi vari rioni risplende di enormi falò. E' la festa in onore di S. Antonio Abate, patrono degli animali, delle stalle e del fuoco. La gente si impegna a raccogliere oggetti di legno vecchio per formare le cataste per il fuoco sul quale vengono arrostite salsicce e patate, da mangiare intorno al falò in grande allegria.

[modifica] Cavalcata dei Re Magi

La sera del 6 gennaio, dal 1994, viene organizzata una rappresentazione caratteristica dei 3 re magi, Melchiorre, Baldassarre, Gasparre, che offrono i loro doni al bambin Gesù. La rappresntazione, con costumi d'epoca, prevede l'attraversamento delle maggiorri strade del paese, con i 3 personaggi in groppa a cavalli, accompagnati da zampognari o da banda musicale, innegianti temi calssici natalizi. Il percorso termina alla capanna della natavità, opportunamente allestita, con i protagonisti: il bambin Gesù, Maria, Giseppe, il bue e l'asinello. La manifestazione, ogni anno sempre più ricca di particolari, e di partecipanti, è organizzata da Antonio Del Giudice e da alcuni suoi amici, rappresentanti dell'associazione "AGAPE".


[modifica] I Festival ed i Concorsi

[modifica] Concorso di poesie "Città Di Poggiomarino"

Ultima domenica di maggio - prima domenica di giugno

A decorrere dall'anno 1989, è stato istituito dalla PRO LOCO di Poggiomarino e dal LIONS Club di Pompei Host un concorso di poesia nella scuola e per la scuola denominato "Città di Poggiomarino". Il concorso si svolge presso la bella sede della Scuola Media Statale "G. Falcone" ed è giunto alla sua VIII edizione.

L'iniziativa si rivolge agli alunni delle scuole elementari, medie e superiori, favorendo un nuovo e diverso approccio alla poesia e stimolando una lettura del mondo, della vita, dell'ambiente, in chiave fortemente lirica e contribuendo a migliorare l'uso delle risorse naturali e le relazioni interpersonali. Con delibera consiliare n. 44 del 24.05.94, si è proceduto all'istituzionalizzazione del concorso, che, tra l'altro, è dotato di un proprio regolamento.

L'iniziativa ha varcato da tempo i confini provinciali e regionali, assumendo a pieno titolo il carattere di iniziativa nazionale, avendo avuto l'adesione di migliaia di alunni delle scuole elementari, medie inferiori e superiori, provenienti da quasi tutte le regioni italiane. La manifestazione è di alto valore culturale e formativo per le nuove generazioni.


[modifica] Istituti scolastici

I Circolo via Roma materna elementare

II Circolo - Plesso Tortorelle via Tortorelle materna elementare

II Circolo - Plesso Miranda via Iervolino materna elementare

II Circolo - Plesso Flocco via Arcivescovo D'Ambrosio elementare

Istituto Comprensivo E. De Filippo - Plesso Papa Giovanni XXIII via Papa Giovanni XXIII elementare materne

Istituto Comprensivo E. De Filippo - Plesso via XXV Aprile via XXV Aprile medie

Scuola Secondaria di I grado "G. Falcone" via Bertoni media

ITCGLS "Leonardo da Vinci" Via Turati superiori (polispecialistico)


[modifica] Come raggiungerci

Poggiomarino dista circa 30 Km da Napoli, 8 Km da Pompei e 36 da Salerno. Questa sua favorevole posizione geografica consente di gravitare sull’una o l’altra provincia a secondo dei casi in maniera molto semplice. Ciò è reso ancora più accattivante dagli ottimi collegamenti pubblici:


» Il servizio ferroviario:

la società ferroviaria SFSM Circumvesuviana ha una duplice linea : Napoli-Ottaviano-Sarno e Napoli-Pompei-Poggiomarino, facendo si che il nodo ferroviario di Poggiomarino sia uno dei punti cardini per il collegamento su rotaie. Il territorio è provvisto di 2 stazioni ferroviarie: -Via Roma - Trav. Ferrovia, a soli 150 metri dalla Piazza principale - Piazza De Marinis - in cui si trovano il Municipio e la Chiesa del Santo Patrono S. Antonio da Padova; -Via Flocco Vecchio, in prossimità della Piazza del SS. Rosario, dove si trova la Chiesa che da il nome alla Piazza;

» La linea autobus:

il servizio è offerto sempre dalla società Circumvesuviana che collega il Paese con le Città di Scafati, San Marzano, Napoli,…

» L’autostrada:

a 6 Km da Sarno dove è possibile imboccare l’autostrada A30, 8 Km da Pompei ove connettersi con l’A3, fa si che in pochi minuti la rete autostradale sia raggiungibile.

» La SS268

Da pochi anni attiva, anche se non completamente terminata, la statale SS268, facilita enormente gli spostamenti in direzione Napoli, attraversando tutti i Paesi dell’area vesuviana, con molte uscite. Sul territorio ve ne sono 3 uscite: -Poggiomarino-San Giuseppe Vesuviano -Poggiomarino-Terzigno -Poggiomarino-Boscoreale.

[modifica] Notizie Generali

Il territorio del Comune di Poggiomarino si estende per circa 13 Km quadrati ed è compresa nei settore nord orientale della tavoletta IGM (scala 1:25.000) di Pompei 23 del foglio 185 della Carta d'Italia. Sorge sul margine orientale della valle del Sarno in una zona pianeggiante che si stende fino ai piedi del Vesuvio. Ha la forma poligonale e somiglia ad uno scarpone, con andamento piuttosto pianeggiante, con una leggera prevalente pendenza da ovest (Somma Vesuvio Comune di Terzigno) verso est (fiume Sarno). Su questa direttrice, lunga circa 4,5 Km, le quote estreme sono di circa 44 e 13 metri sul livello del mare, con dislivello di 31 metri circa e pendenza globale dell'1%. Confina a Nord con Palma Campania e San Giuseppe Vesuviano, a Est con Striano e San Valentino Torio, a Sud con Scafati e Boscoreale, a Ovest con Terzigno.

[modifica] Le risorse

[modifica] Agricoltura

L’assenza di montagne, il terreno fertile e ben irrigato hanno favorito, da sempre, lo sviluppo dell’agricoltura. Nel passato le colture più diffuse erano quelle del grano e del granone, adesso è praticata dappertutto la coltura intensiva e si produce di tutto, ma soprattutto pomodori, nocciole e ortaggi come: cipolle, scarole, broccoli, insalata, cavoli, finocchi, piselli, fagiolini, cetrioli, melanzane e peperoni. Da alcuni anni è stata introdotta la coltivazione di fiori e ortaggi sotto serra che durano in pratica tutto l’anno. Negli ultimi anni stanno prosperando piccole fabbriche che trattano il prodotto della terra, pulendolo e confezionandolo.

Una vasta rete di canalizzazioni è stata predisposta nei secoli dal lavoro dei contadini per cui l’acqua è facilmente reperibile, a seconda della zona, sia dal Canal Sarno che da pozzi appositamente scavati.

Dalla cartina sulla produzione agraria di Poggiomarino si evidenzia come nella parte di territorio alla destra del Canal Sarno (pendici del Vesuvio) i noccioli la fanno quasi da padrone. Infatti il suolo da questa parte del territorio è più lapilloso ed asciutto adatto a tale frutto. Nella parte opposta che si estende fino al fiume Sarno c’è terreno più umido adatto alla coltivazione del “pomodoro San Marzano”. Negli ultimi anni, l’agricoltura ha ricevuto un impulso dagli immigrati extracomunitari, che in maniera massiccia hanno trovato in Poggiomarino spazi per alloggiare e lavoro.


[modifica] Industria - Artigianato - Commercio

Non si può di certo dire che il Paese sia fortemente industrializzato, amalgamandosi bene con il background industriale dei paesi limitrofi. Infatti dal dopoguerra in poi il settore ha subito una forte crisi, anche nelle piccole industriE di trasformazione di prodotti agricoli officine meccaniche ed edilizia. Solo nell’ultimo decennio si è vista una ripresa con un boom dei laboratori per la confezione di capi di abbigliamento, anche grazie allo sfruttamento della manodopera.

Verso la fine degli anni ’80 hanno avuto un forte impulso i capannoni per la lavorazione dei prodotti ortofrutticoli, con una sempre più crescente affluenza di extra-comunitari. L’edilizia ha il proprio boom tra gli anni ’60 e ’70 con un incremento di vani del 140%, contro un incremento della popolazione del 20% nello stesso periodo. Tale boom riduce anche la superficie di territorio adibita a suolo agricolo a favore della superficie di territorio urbanizzata. In pochi anni, l’uomo ha modificato sensibilmente quella fonte di sviluppo e di ricchezza del territorio che tale era stata in passato a favore di un rapido, ma non duraturo, arricchimento fino a rendere il fiume Sarno “fiume più inquinato d’Europa”. Esistono ancora aziende a carattere familiare che impegnano pochi operai stagionali.


[modifica] Servizi

Non La crisi del settore industriale è attutita dagli altri 2 settori. Infatti, le attività commerciali, la pubblica amministrazione si popola no sempre più. Ci sono molti negozi, in particolare di alimentari ed abbigliamento.


[modifica] Clima

Il clima ha carattere tipicamente mediterraneo, temperature medie nei mesi più caldi intorno ai 23 gradi con escursioni termiche fra le più basse della Campania. La corona di monti che abbraccia la pianura agisce da barriera ai venti freddi del nord e caldi del sud e solo i venti occidentali hanno facile accesso attraverso l’ampia apertura del mare.


[modifica] Flora e Fauna

Il paese una volta era conosciuto come "Orto delle fabbriche". Infatti moltissimi sono gli orti con alberi da frutta (agrumi, albicocche, pesche, pere, mele) nei giardini che si trovano quasi dietro ogni caseggiato. Nella parte a ridosso del Vesuvio sono molto estesi i noccioleti con alberi di noci e qualche vigneto. Nella parte più a ridosso del fiume Sarno vi sono estese coltivazioni di ortaggi che si raccolgono nei campi tutto l'anno, grazie anche ai numerosi impianti di serre. Piante caratteristiche sono: il pinus pinea (pino da pinoli), che con il suo maestoso ombrello si erge in numerosissimi esemplari sparsi su tutto il territorio e il pioppo, che a filari delimita i campi. La fauna selvatica del luogo è costituita in massima parte da uccelli (passeracei, merli, e qualche rapace civetta, falco) che trovano l'ambiente adatto nei numerosi giardini e frutteti.


[modifica] Le bellezze ambientali

La bellezza ambientale che può vantare il Comune di Poggiomarino è, senza dubbio, la sua fertile pianura che si trova compresa tra il Vesuvio e il fiume Sarno. Da qualsiasi punto del paese si può godere la magnifica vista di tutto il complesso Somma-Vesuvio che si erge con le sue prime pendici a 4 Km dal confine del paese.

Da circa due anni è stato costituito l'Ente parco del Vesuvio che ha la sua sede provvisoria presso il Comune di S. Sebastiano al Vesuvio. Contattando l'ente parco è possibile fruire di visite guidate lungo percorsi appositamente attrezzati. Il fiume Sarno attraversa con le sue sponde proprio il confine a sud. Contattando la Pro Loco è possibile prenotare visite guidate. Infine, nel 2003, è stato costruito ilparco del fiume Sarno. Altra bellezza nostrana sono le case rurali: esempi di architettura contadina, case caratteristiche che qualcuno ha definito “trulli vesuviani”. Hanno forma cubica, cosdetto “cubo mediterraneo” perché molto diffuso nel bacino del mare nostrum. I tetti a volta e le tipiche aperture (porta e finestre) risalgono alla casa romana.




[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Vincenzo Vastola (centrodestra) dal 12/06/2007
Centralino del comune: 081 8658111
Email del comune: sindaco@comune.poggiomarino.na.it

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali