Poggiomarino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Poggiomarino
comune
Poggiomarino – Stemma Poggiomarino – Bandiera
Piazza e Via De' Marinis
Piazza e Via De' Marinis
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Napoli-Stemma it.png Napoli
Amministrazione
Sindaco Pantaleone Annunziata (centro-sinistra) dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 40°48′00″N 14°33′00″E / 40.8°N 14.55°E40.8; 14.55 (Poggiomarino)Coordinate: 40°48′00″N 14°33′00″E / 40.8°N 14.55°E40.8; 14.55 (Poggiomarino)
Altitudine 26 m s.l.m.
Superficie 13,28 km²
Abitanti 21 353[1] (31-12-2010)
Densità 1 607,91 ab./km²
Frazioni Flocco, Fornillo
Comuni confinanti Boscoreale, Palma Campania, San Giuseppe Vesuviano, San Valentino Torio (SA), Scafati (SA), Striano, Terzigno
Altre informazioni
Cod. postale 80040
Prefisso 081
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 063055
Cod. catastale G762
Targa NA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti Poggiomarinesi
Patrono Sant'Antonio di Padova
Giorno festivo 13 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Poggiomarino
Posizione del comune di Poggiomarino nella provincia di Napoli
Posizione del comune di Poggiomarino nella provincia di Napoli
Sito istituzionale

Poggiomarino è un comune italiano di 21.353 abitanti della provincia di Napoli in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Situato sul margine orientale della valle del Sarno, alle falde del Vesuvio, ha la forma poligonale e somiglia ad uno scarpone, con andamento piuttosto pianeggiante e una leggera prevalente pendenza da ovest (Somma Vesuvio Comune di Terzigno) verso est (fiume Sarno). Su questa direttrice, lunga circa 4,5 km, le quote estreme sono di circa 44 e 13 metri sul livello del mare, con dislivello di 31 metri circa e pendenza globale dell'1%. Confina a Nord con Palma Campania e San Giuseppe Vesuviano, a Est con Striano, a Sud con Scafati e Boscoreale, a Ovest con Terzigno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Sarrasti vivevano lungo la zona paludosa del fiume Sarno in condizioni simile agli attuali Arabi delle paludi

Gli indigeni dell'attuale territorio di Poggiomarino furono i Sarrasti, un popolo di origine osca. I primi insediamenti risalgono alla media età del Bronzo (20001750 a.C.) fino agli inizi del VI sec.a.C., come testimoniato dai ritrovamenti straordinari venuti alla luce accidentalmente nel 2000, nell'attuale località di Longola, durante i lavori per la costruzione del depuratore delle acque reflue di Poggiomarino e Striano. Il villaggio più antico risale al XXI secolo a.C.ed era costruito su una rete di isolotti artificiali poggiati su palafitte a bonifica, a loro volta sostenute da robusti tronchi di quercia piantati nel fondale melmoso in modo da consolidarlo. Gli isolotti erano circondati da canali navigabili che avevano i bordi rafforzati da pali e travi squadrate. I Sarrasti si spostavano grazie all'utilizzo di imbarcazioni lunghe e strette.[2]

XVII secolo[modifica | modifica wikitesto]

La storia moderna della città è legata in modo indissolubile a quella di Striano, suo antico capoluogo. L'origine dell'abitato è collegata alla costruzione, verso la fine del XVI secolo, del canale "Conte di Sarno", un'opera di ingegneria idraulica, voluta dal nobile Muzio Tuttavilla, all'epoca conte di Sarno. Nel 1553 il conte acquistò il feudo di Torre Annunziata e decise di portarvi le acque del fiume Sarno, per alimentare i mulini del luogo. I lavori iniziarono nel 1592[3] e gli operai impegnati nella costruzione crearono delle abitazioni, precarie dapprima, più stabili in seguito, intorno ad una taverna, la "Taverna Penta", che diede il nome alla borgata. Durante l'eruzione del vesuvio del 1631, le popolazioni vesuviane furono costrette a trasferirsi in un territorio più sicuro, contribuendo così alla crescita demografica del nuovo villaggio.[4] Nel 1726 l'osteria era circondata da poche case e una cappella dedicata a sant'Antonio di Padova, sotto la giurisdizione del parroco della Chiesa di San Giovanni Battista di Striano.[5]

XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Corso de Marinis - 1930. Sulla destra è visibile un angolo del Palazzo del Principe e relativa cappella (costruzioni ormai rimpiazzate)

Nel 1738 il borgo assunse il nome di Podio Marino dal nuovo proprietario Giacomo de Marinis, un noto mercante genovese che aveva acquistato il Principato di Striano e il Marchesato di Genzano.[6] Nello stesso periodo il Principe de Marinis fece costruire il suo omonimo palazzo, ed iniziò a chiamare quante più persone possibili per la coltivazione delle sue vaste tenute nella vicina località di Longola, offrendo loro delle franchigie e delle case che fece costruire in loco. Fu così che nel giro di poco tempo la popolazione iniziò a crescere a dismisura[5] fino a raggiungere, nel 1804, circa 2200 abitanti.[7] A quei tempi nel territorio vi erano coltivazioni di grano, lino, vite, gelsi e mele, inoltre tra Poggiomarino e Striano c'era un ponte di pietra sotto il quale scorreva il fiume Sarno, all'epoca chiamato Dragone, ricco di anguille e granchi.[8]

Giacomo de Marinis morì senza lasciar eredi e nel 1753, tutti i sui averi andarono a suo nipote Giovanni Andrea, Feudatario sino al 1806, epoca in cui fu abolita la feudalità. Nel 1798, subito dopo la prima campagna d'Italia delle truppe francesi, il Regno di Napoli entrava nuovamente in guerra. Il Re Ferdinando IV, persa la battaglia di Civita Castellana, si rifugiò a Palermo, lasciando il suo regno nell'anarchia più totale, che ben presto degenerò in guerra civile fra i lazzari (esponenti della classe popolare e fedeli al Re) e i repubblicani (personalità filofrancesi di grande rilievo e cultura). In tale contesto, insorse il movimento rivoluzionario napoletano, appoggiato dai francesi, al quale aderì anche Filippetto de Marinis, figlio di Giovanni Andrea. Il giovane ragazzo, appena diciottenne, prese parte all'insurrezione, parteggiando alla famosa Compagnia della Morte, formata da 300 giovani patrioti. Il 23 gennaio 1799, con il consenso dei francesi, venne instaurata la nuova Repubblica Napoletana che ebbe vita breve a causa dell'inesperienza dei repubblicani e il mancato appoggio del popolo. Infatti dopo pochi mesi venne restaurato il potere borbonico e alla caduta della Repubblica Napoletana, Filippetto De Marinis, insieme agli altri repubblicani, fu arrestato e sottoposto a procedimento penale. Il 23 settembre 1799, la Suprema Giunta di Stato lo condannò alla pena capitale tramite decapitazione.[9][10][11] Il 1º ottobre 1799, in piazza Mercato a Napoli, Filippetto de Marinis, all'età di soli 21 anni, sali sul patibolo e dopo aver chiesto perdono a tutti, baciò il suo boia facendo ammutolire il popolo e morendo da vero eroe.[12][13]

Durante la grande eruzione del Vesuvio del 15 giugno 1794, a cui seguirono delle alluvioni il territorio fu danneggiato gravemente. Dalle pendici del vulcano scesero due colate di fango, pressappoco alte 6 m e larghe 900 m, che spezzarono e sradicarono molti alberi. Dal versante del monte Somma franarono circa 7 tonnellate di rocce, una delle quali era approssimativamente alta 1,5 m e lunga 3 m, che devastarono vari km² di terra.[7][14]Le alluvioni probabilmente, furono il risultato di intense piogge causate dall' eruzione vulcanica esplosiva che produsse grandi quantitativi di vapore, creando così dei temporali di origine vulcanica, che si riversarono sulle pendici del Vesuvio creando così delle valanghe di fango che scesero a valle inondando e devastando la cittadina.[senza fonte]

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il regno di Giuseppe Bonaparte, il 2 agosto 1806, venne abolità la feudalità e sul modello francese, il regno di Napoli fu suddiviso in province, distretti, circondari e comuni. Con la legge n° 272 dell'8 dicembre 1806,[15] Poggio Marino divenne comune del Circondario di Bosco Tre Case, sotto il Distretto di Castellammare.[16]Striano, da antico capoluogo divenne per un brevissimo periodo, borgo di Poggio Marino fino a quando nel 1809 fu reso autonomo come comune di Striano.[senza fonte]

Il 15 giugno 1851, il comune di Poggiomarino presentò una richiesta di risarcimento da parte del comune di Boscoreale per errori catastali rilevati dagli atti del 1821 ed anni successivi. Il comune chiese la rivendica dei territori appertenenti di diritto alla sua giurisdizione. La disputa si concluse dopo molti anni quando Il 6 settembre 1946 la frazione di Flocco, fino ad allora parte del comune di Boscoreale, venne aggregata a Poggiomarino.[17][18]

Il Brigante Antonio Cozzolino, detto Pilone

Con la nascita del Regno d'Italia nel 1861, sorsero delle insurrezioni popolari, ad opera dei cosiddetti Briganti, contro il nuovo governo, che interessarono le ex province del Regno delle Due Sicilie. Le motivazioni furono: Il serio peggioramento delle condizioni economiche; l'incomprensione e indifferenza della nuova classe dirigente verso la popolazione da loro amministrata; l'aumento delle tasse e dei prezzi di beni di prima necessità; l'aggravarsi della questione demaniale, dovuta all'opportunismo dei ricchi proprietari terrieri.[19] Anche il popolo di Poggiomarino patteggiava per la restaurazione del potere borbonico, tant'è che nella speranza del ritorno del re, nella piazza venne affisso un manifesto per incitare il popolo:

« Viva il nostro re Francesco II ; questa è la volontà del popolo,

e se nò, sangue correrà a fiumi per la volontà del popolo,

e se no, sangue correrà a fiumi per la difesa del nostro re Francesco II.

Fuori l'Italia, sangue, sangue sangue »

Nelle campagne di Poggiomarino, Flocco e Ottajano (oggi Ottaviano) si nascondevano due bande di Briganti: i Pilone[20] e Micciariello. Questi estorcevano denaro ai ricchi e ne donavano una parte ai bisognosi.[21] La risposta al brigantaggio da parte dei Savoia fu molto violenta e per certi versi crudele. Il nuovo regno, al fine di riordinare l'esercito, istitui 13 Legioni territoriali dei Carabinieri che tra l'altro ebbero il compito di combattere il brigantaggio locale.[22] Il vicebrigadiere Luigi Galimberti, della 7ª legione dei Carabinieri di Napoli, fu decorato con una medaglia d'argento, nel comune di Poggio Marino, perché attaccò quattro briganti e dopo aver lottato corpo a corpo con due di loro, riuscì a disarmarli ed arrestarli.[23]

Fino al XIX secolo l'approvvigionamento dell'acqua avveniva tramite cisterne e pozzi artesiani. Quando venne realizzato il "Conte di Sarno", soprattutto in tempi di siccità per cui le cisterne erano secche, senza curarsi della potabilità dell'acqua, la si raccoglieva direttamente lungo le rive del canale. L'acqua veniva trasportata con botti sui carri o portata in testa con bigonce. Verso la fine del XIX secolo iniziarono i lavori per la costruzione dell'Acquedotto del Sarno che andò in funzione il 18 aprile 1892. Le condutture raggiunsero anche Poggiomarino e così furono installate le prime fontane pubbliche, alcune delle quali tutt'ora esistenti e funzionanti. Spesso, sempre quando le cisterne erano secche, per attingere un secchio d'acqua bisognava fare una fila di ore e l'mpazienza era tale che facilmente vi erano litigi e battibecchi fra le persone in fila.[24]

Costruita nel 1890, "Vesuvio" è stata la prima locomotiva della ferrovia Napoli-Ottajano.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1906 il paese fu raggiunto dalla Ferrovia Circumvesuviana, con i primi treni a vapore, sia con la linea Napoli-Ottaviano-Sarno sia con la linea Napoli-Pompei-Poggiomarino. In seguito nel 1924 le due linee vennero interamente elettrificate.[25] La nuova via di comunicazione diede nuove orizzonti occupazionali agli abitanti i quali iniziarono a spostarsi agevolmente in molti paesi vesuviani. In quel periodo molti abitanti lavoravano come operai soprattutto a Portici, Resina (attuale Ercolano), Torre del Greco e Torre Annunziata.[26] La ferrovia in un’epoca in cui vi erano pochi mezzi di comunicazione, si rilevò anche un elemento fondamentale per la crescita demografica del paese. Infatti mentre negli altri paesi vi furono forti riduzioni di popolazione dovute a vari motivi quali emigrazione verso gli Stati Uniti, mortalità per colera nel 1908, mortalità per influenza spagnola nel 1919, caduti in guerra nel 1915-1918, morti durante le eruzioni del Vesuvio del 1929-1930, nonostante ciò a Poggiomarino vi fu un considerevole aumento di popolazione: da 4663 residenti del 1901 si arrivo a 5815 residenti nel 1931.[27]

Il Fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Sfilata a Roma del Fascio femminile di Poggiomarino

Dopo l’instaurazione del fascismo nel 1926, si tentò di mutare il modo d'essere e comportarsi degli Italiani sul modello sociale ed etico dettato dall'ideologia del nuovo regime dittatoriale. La propaganda del nuovo regime imponeva ideali quali il nazionalismo, il patriottismo, il militarismo, l'atletismo, l'eroismo e l'autoritarismo. In quel contesto venne costruita la scuola elementare in via Roma intitolata al martire e patriota Filippetto De Marinis[28][29], mentre l'altra scuola in via Filippo Turati (attuale Plesso Tortorelle) venne intitolata a "Rachele Mussolini". Sulla facciata principale del Comune venne incisa la frase "DUX REX" . Fu fondato anche il Fascio Femminile di Poggiomarino che il 1º gennaio del 1939, partecipò alla sfilata fascista lungo via San Gregorio a Roma.[30]

Foto di Rosa Velardo

La dittatura emanò le leggi fascistissime, con lo scopo di debellare tutti i partiti e le associazioni d’opposizione. A Poggiomarino, nel 1931, furono arrestate due ragazze, Annunziata e Giulia Bonagura, che facevano parte della Gioventù femminile di Azione Cattolica. L'associazione fu fondata a Poggiomarino nel 1928, da un insegnante, Rosa Velardo (Poggiomarino, 1912 – 1955) la quale per proteggere le Associazioni di Azione Cattolica minacciate dalla chiusura, le trasformò, con l’aiuto dei Frati minori, in Terz'ordine francescano, in modo che, essendo legati ad un Ordine Religioso, la soppressione da parte del regime risultasse più difficile.[31]

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Durante la seconda guerra mondiale, dopo lo sbarco anglo-americano a Salerno, avvenuto il 9 settembre 1943, i tedeschi, nel tentativo di fermare l'avanzata alleata, furono costretti a risalire verso nord, per poi appostarsi sul monte Cassino che era l'unica via d'accesso. La guerra cominciò così ad interessare la Campania suscitando paura e timori tra le popolazioni che non erano state ancora toccate, in modo diretto, dal conflitto.

La popolazione tirò un sospiro di sollievo quando, il 25 luglio di quell'anno, vi fu la caduta del regime fascista, iniziando così a sperare che in pochi giorni la guerra sarebbe finita. Quando poi in un pomeriggio dell’8 settembre, sempre del 1943, un comunicato radio riferì che il 3 settembre, a Cassibile, in provincia di Siracusa, era stato firmato l'armistizio, tutta la popolazione si riversò per le strade in preda all'euforia mentre le campane suonavano a festa. Purtroppo l'entusiasmo durò poco perché il giorno seguente la guerra arrivò nelle strade di Poggiomarino. Infatti a notte fonda del 9 settembre,[32].[33] una lunga colonna di carri armati tedeschi proveniente da Terzigno, percorrendo via Piano del Principe, si fermò a "Pizzo lampione" della località Flocco terrorizzando gli abitanti del luogo. La colonna avanzò poi nel pomeriggio del giorno dopo, attraversando Piazza de Marinis a Poggiomarino per poi proseguire verso San Marzano, per ostacolare l’avanzata anglo-americana.

L'artiglieria tedesca intanto avevano piazzato alcuni cannoni in località Fornillo e da li, per alcuni giorni, di tanto in tanto venivano sparate delle granate verso la valle del Sarno. La gente terrorizzata dai colpi che facevano vibrare le case come in un terremoto si rifugiarono nelle campagne circostanti. Nel cielo sereno di quell'estate ebbero luogo vari combattimenti aerei fra i velivoli americani "a due code" e gli "Stuka" tedeschi.

Nel frattempo, per impedire l'avanzate delle truppe alleate, i nazisti fecero saltare il ponte sul fiume Sarno di San Marzano, stabilendosi a Poggiomarino. il 25 settembre, tramite manifesti pubblici, tutti i cittadini, compresi i carabinieri e vigili urbani, furono intimati a consegnare le armi. La maggioranza della popolozione rispettò gli ordini per paura di rappresaglia. Tutte le armi vennero ammucchiate in piazza De Marinis, dopodiché furono schiacciate con un carro armato.

Intanto con un altro manifesto venne ordinato, pena la fucilazione, a tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni di presentarsi in Piazza De Marinis. Ovviamente nessuno si presentò e tutti si occultarono nelle campagne. Allora i tedeschi nella notte fra il 25 e il 26 settembre rastrellarono le zone di Striano, della contrada Marra e di Poggiomarino, riacciuffando quasi tutti. Gli uomini furono incolonnati lungo la via Piano del Principe e condotti verso la stazione delle FF.SS. di Terzigno per essere deportati in Germania. Alcuni di loro riuscirono a scappare attraverso le siepi della strada, rifugiandosi nelle campagne circostanti.

Nell’edificio della scuola in contrada Tortorelle venne allestito un ospedale militare tedesco per i feriti del fronte di Scafati e San Marzano. Nel cortile adiacente la scuola venivano seppelliti i morti che successivamente, dopo la guerra, vennero esumati e portati in patria.

La retroguardia tedesca intanto iniziò a devastare ed incendiare molte case lungo il tragitto al fine di impedire il passaggio delle colonne corazzate alleate che stavano avanzando. Purtroppo gli alleati tardarono a risalire verso Poggiomarino e le devastazioni furono ingenti: la linea elettrica fu totalmente distrutta; la Circumvesuviana in completa rovina; le strade bloccate dalle macerie.

Nella notte del 27, si udirono molti spari di fucili, raffiche di mitraglie e rombi di cannoni dei pochi soldati nazisti che tentavano di coprire la ritirata del grosso delle truppe. Poi, il mattino seguente, finalmente arrivarono da Scafati le truppe inglesi del 1/7° Queen's Royal Regiment, protette dagli aerei che sorvolano la zona e accolte con esultanza dal popolo che vedeva in loro i liberatori. Gli inglesi entrarono abbastanza facilmente nel paese, ma a nord di esso dovettero affrontare una forte resistenza dei tedeschi.[33][34]

Nel gennaio del 1944, nelle campagne fra la località di Fornillo (attualmente frazione di Poggiomarino) e Terzigno, gli americani allestirono in brevissimo tempo un aeroporto militare, che per la sua vicinanza alla più conosciuta cittadina di Pompei, venne denominato Pompeii Airfield (Campo d'aviazione Pompei). I campo ospitò gli aerei B-25 Mitchell del 340º stormo bombardieri, utilizzati per radere al suolo la fortezza di Montecassino.[35][36] Intorno all'aeroporto vi erano gli accampamenti delle varie squadriglie. L'area di atterraggio, il Quartier Generale, la 486ª e la 488ª Squadriglia si trovavano nella zona di Terzigno, mentre le campagne di Poggiomarino a confine, ospitavano la 487ª Squadriglia. Sul diario di guerra della 487ª il 5 gennaio c'è una simpatica descrizione della cittadina:

(EN)
« The 487th Squadron Area is in the little town of Poggio Marino. Inhabitants say the buildings bordering the road were dynamited by the Germans. Population is poor. There is a market place, laid out each morning with hand-made baskets, chairs, ladders, etcetera. Baskets of oranges and apples are displayed prettily with green leaves. The small shops are cluttered with cheap merchandise. The women seem to be hardworking and cheerful, but men, young and old, appear cynical and dismayed. The new-born babies look undernourished, but the other kids have plenty of vigor. The 487th area begins on the outskirts of town, with buildings that look as if they were molded in wet lava by a giant-child who tried but couldn't quite get his corners square and lines straight. Roofs are of different levels, sprouting odd little chimneys at frequent and odd intervals. A few are tiled, but most are just rounded off lava. All are old. [...] »
(IT)
« L'area della 487ª Squadriglia si trova nel piccolo comune di Poggio Marino. Gli abitanti raccontano che gli edifici che si affacciano sulla strada sono stati fatti saltare dai tedeschi. La popolazione è povera. Ogni mattina è previsto un mercato, con cesti fatti a mano, sedie, scale, eccetera. I cesti di arance e mele vengono esposti graziosamente con le foglie verdi. I piccoli negozi sono pieni di merce a buon mercato. Le donne sembrano essere lavoratrici ed allegre, mentre gli uomini, giovani e vecchi, appaiono freddi e demoralizzati. I neonati hanno un aspetto denutrito, ma i ragazzi hanno molta forza. L'area della 487ª comincia dalla periferia della città, con edifici che sembrano come se fossero stampati nella lava fresca da un bambino gigante che ha provato senza riuscirci ad ottenere gli angoli quadrati e le linee rette. I tetti sono di diversi livelli, da dove spuntano piccoli camini in modo casuale a intervalli frequenti e imprevedibili. Alcuni sono piastrellati, ma la maggior parte sono solo di lava smussata. Ogni cosa è vecchia. [...] »
(Prepared by Lt. Clifford e W. Swearingen, War Diary, 487th Bombardment Squadron of 340th Bombardment Group[37])

Oltre alla 487ª, la periferia di Poggiomarino ospitò anche la 489ª squadriglia. Entrambe arrivarono nel luogo il 4 gennaio dove trovarono molti edifici vuoti perché precedentemente molte famiglie erano state sfrattate con la forza. Malgrado il dramma di quelle povere persone, gli americani ebbero la fortuna di non dover erigere delle tende personali vivendo così nelle case abbandonate.[38]

Foto di un B-25 danneggiato dalla cenere e i lapilli del Vesuvio

I militari avevano a disposizione grandi quantitativi di cibo e materiale di ogni genere e ciò favorì lo sviluppo di traffici fra i soldati e la popolazione locale, che in quel periodo di carestia era sempre alla ricerca di cibo e generi di prima necessità. Il 15 marzo del 1944 vi fu un'eruzione del Vesuvio che con polveri e lapilli danneggiò tutti gli aerei del campo costringendo gli americani a rimorchiarli ed abbandonare precipitosamente il campo trasferendosi, il 23 marzo, al Paestum Airfield. Finita l'eruzione la gente del luogo saccheggiò quello che gli americani avevano lasciato, mentre i proprietari dei terreni si affrettarono a riappropriarsi delle loro terre.[39]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Scavi archeologici in località Longola[modifica | modifica wikitesto]

Sito Archeo-Fluviale di Longola
Scavi: isolotto artificiale poggiato su palafitta, sostenuta da robusti tronchi di quercia piantati nel fondale melmoso. Gli isolotti erano lambiti da canali navigabili che avevano i bordi rafforzati da pali e travi squadrate.
Scavi: isolotto artificiale poggiato su palafitta, sostenuta da robusti tronchi di quercia piantati nel fondale melmoso. Gli isolotti erano lambiti da canali navigabili che avevano i bordi rafforzati da pali e travi squadrate.
Civiltà Sarrasti
Epoca età del bronzo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Poggiomarino
Scavi
Data scoperta novembre 2000
Date scavi 1° saggio: gennaio-febbraio 2001
Organizzazione Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei
Archeologo Claude Albore Livadie
Amministrazione
Ente Comune di Poggiomarino
Visitabile no per il momento.

Progetto in atto dal 20/05/14[40]

sito web

Come spesso accade, il sito fu scoperto per puro caso. Nel novembre del 2000, in una discarica fra Sarno e San Valentino Torio furono individuati cumuli di terreno di scarto ricchi di resti ceramici, faunistici e lignei, di epoca protostorica e di conseguenza fu avvisata la Soprintendenza archeologica di Pompei (oggi Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei) che subito avviò un'indagine. Arrivò sul posto Claude Albore Livadie, direttore di Ricerca presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS), la quale indagò sulla provenienza del terreno portato come rifiuto scoprendo che proveniva dalla vicina località Longola di Poggiomarino, dove si stava scavando una vasca per la costruzione di un depuratore del fiume Sarno. I lavori furono immediatamente sospesi dalla Soprintendenza e fra febbraio e gennaio del 2001 fu istituito un team di archeologi sotto la direzione della stessa Claude Albore Livadie per effettuare il primo saggio di scavo.[41]

Durante i saggi furono portati alla luce dei reperti di straordinaria importanza e una serie di abitati, sovrapposti l'uno all'altro, databili dal Tardo Bronzo (2000–1750 a.C.) fino agli inizi del VI sec.a.C. attribuiti al popolo dei Sarrasti. La scoperta fu di grande importanza in quanto per la prima volta in Campania erano stati rinvenuti insediamenti di tale continuità e collocabili in una linea temporale così estesa: grazie a ciò fu possibile colmare la lacuna conoscitiva tra le fasi dell'età del Bronzo e la fondazione di Pompei.

L'insediamento, che avrebbe avuto probabilmente la funzione di porto fluviale sulle rive del fiume Sarno, era caratterizzato da tanti piccoli isolotti sostenuti da palafitte a bonifica, costituite da robusti tronchi di quercia piantati nel fondale melmoso in modo da consolidarlo. I bordi erano raffortati con fusti d'albero infitti verticalmente (successivamente sostituiti da travi squadrate) formando così una rete di canali navigabili. Il legno portato alla luce era in eccellente stato di conservazione e furono rinvenuti resti di capanne e di alcune imbarcazioni.

Dal ritovamento di resti paleobotanici e paleofaunistici fu possibile ricostruire il contesto ambientale caratterizzato dalla presenza di boschi di querce e di abbondante fauna anche selvatica quali cinghiali, orsi, caprioli, cervi ecc. Il tipo di insediamento dimostra che gli abitanti del luogo avevano una buona conoscenza di ingegneria idraulica e una conoscenza dei materiali utilizzabili per costruire le abitazioni: la superficie degli isolotti era stata bonificata e rialzata varie volte durante il corso dei secoli utilizzando tecniche diverse. Per giunta Il rinvenimento di numerosi oggetti semilavorati di uso comune e i relativi scarti di lavorazione quali bronzo, ferro, ambra e pasta vitrea, confermava l'attitudine di questa comunità nella lavorazione di tali materiali e allo scambio di beni di prestigio.

Gli studiosi ipotizzano che la zona venne abbandonato a causa di un'alluvione avvenuta all'inizio del VI secolo a.C. e che proprio da questa migrazione unita a quella degli abitanti della valle superiore del Sarno potrebbe essere nata l'antica Pompei.[42]

Nonostante oggi (2014) siano passati 14 anni dalla scoperta, il sito è ancora chiuso al pubblico. Il 17 gennaio 2012 ci fu una conferenza fra il sindaco Leo Annunziata ed i rappresentanti dei vari organi competenti , quali Soprintendenza per i beni archeologici di Napoli e Pompei, Ministero dei beni culturali, il gruppo archeologico "Terramare 3000" e l'Assessorato regionale ai lavori pubblici. Dal dibattito emerse che a causa della mancanza di fondi per bonificare la zona e portare a termine gli scavi, l'unica soluzione per evitare il deterioramento del villaggio portatato alla luce, era quella di ricoprire tutto con l'argilla e di valorizzare il sito con la realizzazione di un parco archeologico sperimentale.[43]

Il 20 maggio 2014, viene presentato il progetto di valorizzazione degli scavi denominato Sito Archeo-Fluviale di Longola. Il progetto si sviluppa in un'area di circa 30mila metri quadri intorno all'area degli scavi che resterà di competenza esclusiva della soprintendenza. Prevede l'ingresso dall'area ovest del sito e procedendo lungo il percorso in senso antiorario sarà possibile incontrare, nell'ordine: un'area di accoglienza e parcheggio , una struttura per spettacoli all'aperto, punti di ristoro e servizi, una vasca per la fitodepurazione, aree giochi, orti, laboratori, serre e spazi per le attività didattiche all'aperto, un padiglione per birdwatching ed un'aula multimediale. L' area più interessante sarà quella est del sito, dove verrà ricostruito un vero e proprio villaggio lacustre con la riproduzione fedele delle capanne preistoriche e del sistema di isolotti e paludi così come erano al tempo sei Sarrasti.[40][44]

Palazzo Nunziata[modifica | modifica wikitesto]

Fu realizzato verso la fine del 700 assieme ad una cappella, in stile neoclassico, per volere di Francesco dell'Annunziata. Si racconta che il terremoto del 1830, oltre a causare ingenti danni al paese, mandò in frantumi tutte le cristallerie e le porcellane facenti parte dell’arredo del palazzo. Dopo un periodo di abbandono, Giacinto Nunziata ebbe l'idea di prendere tutti i cocci delle ceramiche e cristallerie varie per decorare gli stucchi del palazzo e della cappella, in modo tanto originale che da allora la residenza fu ribattezzata "Palazzo di Cristallo", nome che ha conservato nel tempo fino ad oggi. L’edificio, attualmente è la sede della Prima Scuola Media “E. De Filippo”.[45]

Portone di Boccapianola[modifica | modifica wikitesto]

Nella periferia sud-ovest di Poggiomarino, in via Passanti Flocco, proprio all'ingresso della cittadina, è possibile ammirare il "Portone di Boccapianola" che conduce alla "Masseria Croce." Sebbene oggi faccia parte del comune di Boscoreale, per motivi storici e per la sua posizione all'ingresso della città, il portone viene attribuito a Poggiomarino. La masseria nel 1700 apparteneva alla nobile famiglia dei Boccapianola che vi fecero costruire l'omonimo portale d'ingresso. Nell'800 la proprietà passò al Barone del Flocco, Don Nicola Croce, che vi fece costruire una villa divenuta poi sede di una scuola di agraria, tra il 1893 e i primi anni del 900.[46]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa SS. Rosario[modifica | modifica wikitesto]

Foto d'epoca della chiesa del SS Rosario di Flocco

La chiesa, risalente alla metà del '700, si trova in piazza SS Rosario, in località Flocco. Dispone di una sola navata ma è circondata da altre strutture adiacenti quali il campanile, l'ufficio del parroco, la cappella della Riconciliazione, la sacrestia e la cappella dell'Addolorata. Al piano superiore c'è la canonica.

A suo interno l'altare è in stile barocco e accoglie nell'abside la statua seicentesca fatta in in legno della Madonna del SS. Rosario. Ai due lati dell'altare prendono posto le statue del Cristo e di Sant'Antonio da Padova. Il soffitto è decorato con dipinti su tela, del pittore Mozzillo da Afragola, allievo di Giordano Bruno.[47]

Miracolo della Vergine del Flocco[modifica | modifica wikitesto]

Statua della Vergine del SS Rosario di Flocco

Nel marzo 1875, nella chiesa del SS. Rosario di Flocco, all'epoca appartenente al comune di Boscoreale, l'antica statua lignea della Vergine del Rosario sudò abbondantemente soprattutto nel volto. Il prodigio si manifestò sottoforma di scuotamento della statua, di emanazione di sudore e di lacrime, anche nel 1876 e nel 1877.[48] Nessun fedele ebbe il coraggio di asciugare il volto della Vergine, forse per timore riverenziale. Il prezioso liquido veniva raccolto solo da Brigadella Giuliani, una contadinella di 14 anni, molto devota del Rosario.In riferimento a questi prodigi Bartolomeo Longo, più volte testimone, scrisse:

« Onde fu appunto nel novembre di quello stesso anno 1875, che alcuni terziari domenicani, inanimati fortemente da questi segni miracolosi della Vergine del Rosario di Flocco, ad iniziativa del Vescovo di Nola diedero origine a quel novello tempio parrocchiale, che a gloria della loro miracolosa Regina intitolarono al Rosario. »
(Bartolo Longo, I quindici sabati del SS. Rosario, pp. 93-94.)

Si racconta che Bartolo Longo, osservato il fenomeno, pensò di fondare a Flocco il santuario da lui progettato, ma a causa dell'intemperanza della famiglia Orsini, abbandonò l'idea e così l'8 maggio 1876, pose a valle di Pompei la prima pietra del Santuario.[47][49]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Materne ed elementari[modifica | modifica wikitesto]

  • I Circolo Didattico "Filippetto De Marinis" in via Roma
  • II Circolo Didattico "Plesso Tortorelle" in via Filippo Turati
  • II Circolo Didattico "Plesso Miranda" (ex asilo Maria Pia di Savoia) ad angolo fra via G. Iervolino angolo via Dante
  • Istituto Comprensivo "Eduardo De Filippo" in via Papa Giovanni XXIII
  • II Circolo Didattico "Plesso Flocco" in P.zza SS. Rosario

Medie[modifica | modifica wikitesto]

  • Istituto Comprensivo "Eduardo De Filippo" in via XXV Aprile
  • II Scuola Media "Giovanni Falcone" in via S. Gaspare Bertone

Superiori[modifica | modifica wikitesto]

  • I.S.E. F. Istituto e Formazione scuola paritaria in Via Nappi Palazzo Boccia
  • I.T.G.C.L.S. Statale in via Turati

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[50]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli inizi del 1990 Poggiomarino ha aumentato di molto la sua popolazione in quanto nel suo territorio si sono stabiliti numerosissimi immigrati provenienti prevalentemente dal Maghreb e dalla Cina. Essi ammontano a circa 2000 unità (contando quelli che hanno dichiarato la residenza) e tuttora (inizi del 2011) continuano gli arrivi. Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 1.248 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 276 1,29%

Marocco Marocco 276 1,29%

Cina Cina 274 1,28%

Ucraina Ucraina 240 1,12%

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana appartenente principalmente alla Chiesa cattolica. Il territorio del comune è spartito tra due diocesi ed è suddiviso in due parrocchie:

L'altra confessione cristiana presente è quella evangelica con una comunità[51]:

  • Chiesa Evangelica Pentecostale ADI.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
30/05/2011 in carica Pantaleone Annunziata PD Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Gli sport più diffusi a Poggiomarino sono il calcio e la pallavolo.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Poggiomarino possiede attualmente due squadre di calcio: la A.S.D. A.C. Juve Pro Poggiomarino e la A.S.D. Real Poggiomarino entrambe militano nel campionato di Promozione Campania nel girone B. Lo stadio dove si disputano le partite in casa è lo Stadio Europa.

Calcio a 5[modifica | modifica wikitesto]

L'Isef Poggiomarino aveva sia una squadra maschile sia una femminile. La maschile riuscì a raggiungere la promozione in Serie A2 al termine della stagione 2009-2010 e ci rimase per due anni fino al fallimento della squadra. La femminile riuscì a vincere il campionato di Serie A1 2009-2010, primo trofeo nazionale vinto da una squadra poggiomarinese.

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Poggiomarino possiede attualmente tre società di pallavolo: A.S.D. Volley Poggiomarino, Azzurra Volley P.S.V. e Lafeniceclub Poggiomarino.

Personalità sportive legate a Poggiomarino[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Pietro Giovanni Guzzo e Maria Paola Guidobaldi, Nuove ricerche archeologiche nella area vesuviana (scavi 2003-2006), L'Erma di Bretsschneider, 2008, p. 473.
  3. ^ Manifatture in Campania: dalla produzione artigiana alla grande industria, Guida Editori, 1983, p. 154.
  4. ^ Poggiomarino (Taverna Penta fino al 1738; Podio Marino) in dct.unipa.it, Università degli studi di Palermo.
  5. ^ a b Nicol' Andrea Siani, Memorie storico-critiche sullo stato fisico ed economico antico e moderno della città di Sarno e del suo circondario, 1816, p. 184.
  6. ^ www.comune.poggiomarino.na.it.
  7. ^ a b Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, 1804, p. 219.
  8. ^ Giuseppe M. Alfano, Istorica descrizione del regno di Napoli, 1823, p. 71.
  9. ^ Felice Marciano e Armando De Stefano, Filippetto de Marinis : un martire della Rivoluzione del 1799, Poggiomarino, Il graffio, 1999.
  10. ^ GENZANO DI BASILICATA - Cronografia - di Ettore Lorito - PARTE SECONDA - CAPITOLO IV - LA FAMIGLIA DE MARINIS.
  11. ^ Nobili Napoletani - Famiglia de Marinis.
  12. ^ Carlo Tivaroni, Storia critica del risorgimento italiano: L'Italia durante il dominio francese 1789-1815, vol. 2, L. Roux, 1889, p. 211.
  13. ^ Clodomiro Perrone, Storia della Repubblica Partenopea del 1799, 1860, p. 576.
  14. ^ Emanuele Scotti, Della eruzione del Vesuvio accaduta il dì 15. Giugno 1794, Napoli, 1794, p. 28.
  15. ^ Bullettino delle leggi del Regno di Napoli, Anno 1806, Napoli, Fonderia Reale e Stamperia della Segreteria di Stato, 1813, p. 452, ISBN non esistente. URL consultato il 29 aprile 2012.
  16. ^ Massimo Fabi, Corografia d'Italia, Pagnoni, 1854, p. 849.
  17. ^ 6 settembre 1946, n. 274, in materia di "Aggregazione della frazione Flocco al comune di Poggiomarino."
  18. ^ Unione tipografico-editrice torinese, Giurisprudenza italiana e la legge riunite, 1912.
  19. ^ G. Fortunato, Il Mezzogiorno e lo stato italiano, vol. II.
  20. ^ Bartolo Longo, Storia del Santuario di Pompei - Libro I, Scuola tip. E.B. Longo, 1890, p. 49.
  21. ^ Luigi Saviano, Flocco (frazione del Comune di Poggiomarino) - Lineamenti storici, Napoli, Laurenziana, 1988, pp. 31-32.
  22. ^ Arma dei Carabinieri, Legioni, carabinieri.it.
  23. ^ Secondo elenco delle ricompense accordate da S. M. in Gazzetta Ufficiale del Ragno d'Italia, nº 81, 4 aprile 1862.
  24. ^ Luigi Saviano, Flocco (frazione del Comune di Poggiomarino) - Lineamenti storici, Napoli, Laurenziana, 1988, pp. 33-34.
  25. ^ La Napoli-Ottajano-Sarno in eavcampania.it, Circumvesuviana.
  26. ^ Ufficio del lavoro, Bollettino dell'Ufficio del lavoro, vol. 2, Tip nazionale di G. Bertero, 1904, p. 632.
  27. ^ Giovanni Conza, Poggiomarino : Storie e immagini, Il Graffio, 1992, p. 51.
  28. ^ Storia in Poggiomarino.na.it, Comune di Poggiomarino.
  29. ^ Stradario Comune di Poggiomarino - Edifici in Poggiomarino.na.it, Comune di Poggiomarino.
  30. ^ Fondo Amoroso, Adunata a Roma di fascisti napoletani, Archivio Luce.
  31. ^ Rosa Velardo, Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno.
  32. ^ (EN) Guides to German Reords Microfilmed at Alexsandria, VA, nº 76, National Archives of United States, 1978, p. 148.
  33. ^ a b Luigi Saviano, Flocco (frazione del Comune di Poggiomarino) - Lineamenti storici, Napoli, Laurenziana, 1988, pp. 49-52.
  34. ^ Patrick Delaforce, Churchill's Desert Rats 2, Sutton, 2002, p. 177.
  35. ^ (EN) 57th Bomb Wing Association, War Diary of the 340th Bombardment Group - March 1944, 57thbombwing.com/.
  36. ^ Hyde Park, “Rischio Vesuvio – Terzigno ’44: i bombardieri bombardati” di MalKo, rivistahydepark.org.
  37. ^ (EN) Prepared by Lt. Clifford e W. Swearingen,, Month of January, 1944 - 5. Wed. in War Diary, 487th Bombardment Squadron, 340th Bombardment Group, p. Sheet no. 2..
  38. ^ 489° Squadron, Tecnical Diary, 1944, p. One Ninety-four.
  39. ^ Giovanni Conza, Poggiomarino : Storie e immagini, Il Graffio, 1992, p. 56.
  40. ^ a b Longola, via al parco archeo-naturalistico in Il Fatto Vesuviano, 21 maggio 2014.
  41. ^ Nuccia Negroni Catacchio, PREISTORIA E PROTOSTORIA IN ETRURIA, Centro Studi di Preistoria e Archeologia – Onlus, 2010.
  42. ^ Soprintentendenza Archeologica di Pompei, SCOPERTE A POGGIOMARINO in pompeiisites.org, 31 maggio 2005.
  43. ^ Scavi di Poggiomarino: «Longola da coprire, non c'è alternativa» in Il Mattino, 17 gennaio 2012.
  44. ^ Presentato il progetto di recupero degli scavi di Longola. Il sindaco: “È un sogno che si realizza” in Ufficio Stampa comune di Poggiomarino, 20 maggio 2014.
  45. ^ Rossella Capuano, La Villa di porcellana: Palazzo Nunziata a Poggiomarino, Grimaldi, 2007.
  46. ^ Frazione Marchesa in I.C 3 °CASTALDI RODARI.
  47. ^ a b La Storia della chiesa SS.Rosario di Flocco in parrocchiaflocco.it, Parrocchia Flocco.
  48. ^ Ed. di Storia e Letteratura, Bartolo Longo e il suo tempo, 1983, pp. 178-179.
  49. ^ Luigi Saviano, Flocco (frazione del Comune di Poggiomarino) - Lineamenti storici, Napoli, Laurenziana, 1988, pp. 83-84.
  50. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  51. ^ Evangelici.net - Indirizzi utili

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Poggiomarino in Open Directory Project, Netscape Communications. (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Poggiomarino")