Lazzari

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Silvestro Bossi, Lazzari giocano alle carte, 1824

I lazzari (o anche lazzaroni) erano giovani della classe popolare della Napoli del XVII-XIX secolo. Particolarmente famoso fu il ruolo da loro svolto nella difesa della città contro la Repubblica napoletana nel 1799 sostenuta dalla Francia.

Condizioni di vita[modifica | modifica sorgente]

Grazie alle favorevoli condizioni climatiche e al rapporto privilegiato con la campagna circostante, benché miseri, riuscivano a sopravvivere senza doversi preoccupare eccessivamente per questioni di cibo e vestiario. Soventemente sfaccendati, si adattavano a compiere qualsiasi mestiere che si presentasse loro occasionalmente, non disdegnando talvolta di compiere qualche piccolo furto o raggiro e, più spesso, mendicando. Per questo motivo il termine lazzarone, che ha origine dallo spagnolo lazaros[1] (con riferimento al Lazzaro evangelico e agli stracci di cui era avvolto) è sinonimo nell'italiano comune di persona pigra o poco di buono.

Gruppo sociale[modifica | modifica sorgente]

Michela De Vito: Il giaciglio del lazzaro

Secondo alcuni, i "lazzari" costituivano una società nella società del tempo e rispondevano a un loro codice di gruppo. È documentato che nella loro società si era sviluppata una vera e propria gerarchia che prevedeva anche l'elezione di un capo, ufficialmente riconosciuto e accolto alla corte reale.

I capi lazzaro si differenziavano dai gregari per una particolare foggia di abbigliamento e taglio di capelli: berretto bianco, giacca corta e capelli rasati fin sopra le orecchie (e la fronte). Il loro quartier generale era posto a Piazza Luigi Capuana. In particolari occasioni furono incaricati del mantenimento dell'ordine pubblico dal re Ferdinando IV di Napoli.

Per questo essi sono talvolta associati alle corti dei miracoli delle grandi capitali europee. C'è chi ritiene che i gruppi come quelli dei "lazzari" fossero espressione di forme di auto-organizzazione e mutuo soccorso, avallando così l'opinione che, grazie ad una certa creatività, i ceti più poveri riuscissero talvolta a sviluppare una civiltà gerarchica praticamente parallela a quella stabilita dalle norme.

Chi tuttavia interpretasse i "lazzari" come un gruppo rivoluzionario ante litteram, rischierebbe di formulare un giudizio affrettato. In occasione dell'attacco francese al Regno di Napoli (gennaio 1799), infatti, essi combatterono contro l'esercito napoleonico, percepito come giacobino, in nome della tradizione cattolica, e difesero Ferdinando IV, quale legittimo re.

I lazzari si batterono per tre giorni ininterrottamente, il 21, 22 e 23 gennaio 1799 sulle mura di Napoli. Le forze francesi li soverchiarono; morirono in diecimila per difendere la città.[2] In seguito, i lazzari si allearono alle truppe sanfediste che riconquistarono Napoli tra giugno e luglio dello stesso anno, ponendo termine alla Repubblica Napoletana.

Tuttavia alcuni capi lazzaro, quali Antonio D'Avella detto Pagliucchella e Michele Marino (detto 'o pazzo), per opportunità economica o per ideali, aderirono alla causa repubblicana e furono impiccati in piazza del Mercato il 29 agosto del 1799.

Citazioni nella musica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Secondo Benedetto Croce in: Aneddoti e profili settecenteschi, Remo Sandron Editore, 1914; il termine lazzaro deriverebbe dallo spagnolo antico laceria (dal latino lacerus: lacero, strappato) con cui si denominava sia la lebbra che la miseria, per cui lazaro ha il significato di pobre andrajoso ovvero di pezzente cencioso.
  2. ^ Piero Bargellini, Fra Diavolo, Milano, Rusconi, 1931.
  3. ^ Testo di: Lazzari felici in www.musicalstore.it. URL consultato il 17 marzo 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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