Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei

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Coordinate: 40°45′00.21″N 14°30′02.25″E / 40.750058°N 14.500625°E40.750058; 14.500625

Pontificia basilica santuario maggiore cattedrale della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei
La facciata del santuario
La facciata del santuario
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Località Pompei
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Madonna del Rosario
Diocesi Prelatura territoriale di Pompei
Consacrazione 1901
Inizio costruzione 1876
Completamento 1901

Il pontificio santuario maggiore cattedrale della Beata Vergine del Santo Rosario[1], è una basilica pontificia situata a Pompei.

È cattedrale della prelatura territoriale ed è sede della delegazione pontificia.

Storia del santuario[modifica | modifica sorgente]

La storia del santuario è legata a quella del beato Bartolo Longo, suo fondatore e della contessa Marianna de Fusco (moglie del conte Albenzio de Fusco), con la quale condivise una vita al servizio dei più bisognosi. Il santuario è stato eretto con le offerte spontanee dei fedeli di ogni parte del mondo. La sua costruzione ebbe inizio l’8 maggio 1876, con la raccolta dell’offerta di “un soldo al mese”. Primo a seguirne i lavori fu Antonio Cua, docente dell’Università di Napoli, che diresse gratuitamente la costruzione della parte rustica. Giovanni Rispoli in seguito si occupò della decorazione e della monumentale facciata inaugurata nel 1901. Il santuario fu eretto in basilica pontificia maggiore da papa Leone XIII il 4 maggio 1901. A croce latina, inizialmente aveva una sola navata, con abside, cupola, quattro cappelle laterali e due cappelle nella crociera. Ai due lati del santuario vi erano altre due cappelle con ingressi distinti, ma intercomunicanti con la navata centrale: a sinistra, la cappella di S. Caterina da Siena, ove fu esposto inizialmente il quadro della Madonna durante la costruzione del santuario; a destra, la cappella del SS. Salvatore, così chiamata perché fu sede dell’omonima parrocchia fino al 1898, quando fu costruita la nuova parrocchia a poche decine di metri di distanza. Nel 1925 fu ultimata la costruzione del campanile alto ben 88 metri

Col passare del tempo e il sensibile aumento delle folle di fedeli fu necessario ampliare il santuario. Tale ampliamento fu eseguito dal 1934 al 1938, su progetto del Chiappetta. Il santuario ebbe così tre navate (quella centrale non fu modificata), abside e cupola di maggiori dimensioni. L’esterno fu rivestito in armonia con la monumentale facciata, facendole acquistare l’aspetto di una grande Basilica romana. Negli anni successivi il santuario sopravvisse a prove molto impegnative quali l’eruzione del Vesuvio del 1944 e l'arrivo delle truppe naziste che arrivarono a minacciarne la distruzione. È stato meta di pellegrinaggi da parte di papa Giovanni Paolo II, il 21 ottobre 1979 e il 7 ottobre 2003, e di papa Benedetto XVI, il 19 ottobre 2008. L'11 novembre 1962 nella piazza antistante il santuario fu collocato il monumento a Bartolo Longo, opera di Domenico Ponzi di Ravenna. Alla solenne cerimonia inaugurale intervenne l'allora presidente della Repubblica, Antonio Segni. Il santuario è oggi meta di pellegrinaggi religiosi, ma anche di molti turisti affascinati dalla sua maestosità. Ogni anno oltre quattro milioni di persone si recano in visita al santuario che risulta pertanto tra i più visitati d'Italia. In particolare, l'8 maggio e la prima domenica di ottobre, decine di migliaia di pellegrini affollano la città di Pompei, per assistere alla pratica devozionale della Supplica alla madonna di Pompei (l'ora del Mondo) scritta dal Beato Bartolo Longo che viene trasmessa tramite la televisione e la radio in tutto il Mondo.

Storia del dipinto della Madonna[modifica | modifica sorgente]

Il dipinto della Madonna di Pompei

Bartolo Longo, nel suo intento di propagandare la pratica del Rosario tra i Pompeiani, si recò a Napoli per comprare un dipinto della Madonna del Rosario. L’idea era quella di acquistarne uno già visto in un negozio, ma le cose non andarono così. Per puro caso infatti incontrò in via Toledo Padre Radente (suo confessore) che allo scopo gli suggerì di andare al Conservatorio del Rosario di Portamedina e di chiedere, in suo nome, a suor maria Concetta De Litala un vecchio dipinto del Rosario che egli stesso le aveva affidato dieci anni prima. Bartolo seguì tale suggerimento, ma fu presto preso da sgomento quando la suora gli mostrò il dipinto: una tela corrosa dalle tarme e logorata dal tempo, mancante di pezzi di colore, con la Madonna in atteggiamento antistorico, cioè con la Vergine che porge la corona a santa Rosa, anziché a santa Caterina da Siena, come nella tradizione domenicana. Bartolo fu sul punto di declinare l’offerta, ma ritirò comunque il dono per l’insistenza della Suora. Nel tardo pomeriggio del 13 novembre 1875, l’immagine della Madonna giunse così a Pompei, su un carretto guidato dal carrettiere Angelo Tortora e adibito al trasporto di letame. Fu scaricata con la sua consunta copertura di fronte alla fatiscente Parrocchia del SS. Salvatore, ove ad aspettarla c’erano l’anziano parroco Cirillo, Bartolo e altri abitanti. Lo sgomento che inizialmente aveva colto Bartolo, colse anche tutti gli altri presenti, quando tolta la coperta, fu mostrato il dipinto. Furono tutti d’accordo che il dipinto non si potesse esporre per timore di interdetto, prima di un restauro anche solo parziale.

Il primo restauro fu opera di Guglielmo Galella, un pittore riproduttore delle immagini dipinte negli scavi dell'antica Pompei. La vecchia tela, esposta nella parrocchia del SS. Salvatore, nei successivi tre anni, subì ulteriori deterioramenti. Essa fu così restaurata per la seconda volta e sempre gratuitamente dal pittore napoletano Federico Maldarelli, che si occupò anche di trasformare la figura di santa Rosa in Santa Caterina da Siena. Un altro artista napoletano, Francesco Chiariello, sostituì la malandata tela, allungandola di un palmo, prima che il Maldarelli facesse il secondo vero restauro.

Il dipinto non fu più posto nella parrocchia del SS. Salvatore, ma su di un altare provvisorio, in una cappella (detta poi di Santa Caterina) nel santuario in costruzione. L’immagine della Madonna si coprì ben presto di pietre preziose, offerte quali attestazioni di grazie ricevute. Papa Leone XIII nel 1887 benedisse il meraviglioso diadema che cinse la fronte della Vergine. E tra i diamanti e gli zaffiri che formavano le aureole sul capo della Madonna e del Bambino si potevano notare quattro rarissimi smeraldi, dono di due ebrei beneficati.

L’ultimo restauro fu effettuato nel 1965, al Pontificio istituto dei padri benedettini olivetani di Roma, un restauro altamente scientifico, durante il quale, sotto i colori sovrapposti nei precedenti interventi, furono scoperti i colori originali che svelarono la mano di un valente artista della scuola di Luca Giordano (XVII secolo). In tale restauro furono eliminate quasi tutte le pietre preziose, onde evitare danni e perforazioni alla tela. In quell’occasione l’immagine della Madonna rimase esposta alla venerazione dei fedeli per alcuni giorni nella basilica di San Pietro e il 23 aprile, il dipinto fu incoronato da papa Paolo VI.

Il ritorno dell’Icona a Pompei, avvenne in maniera solenne, con un corteo di ecclesiastici e di fedeli che si ingigantiva man mano che si attraversavano le città, lungo il tragitto Roma-Pompei. A sera inoltrata, il dipinto giunse a Napoli ove fu accolto con luminarie e fiaccolate, per poi proseguire con un largo seguito di Napoletani fino a Pompei, ove il viaggio si concluse in modo trionfale con una grande manifestazione.

Nel 2000, per il 125º anniversario, il dipinto ha sostato per cinque giorni nel Duomo di Napoli, dove è stato venerato da migliaia di fedeli. Il ritorno a Pompei è stato fatto a piedi, seguendo il tracciato del 1875, con diverse soste nelle città della provincia. Per tutto il giorno centinaia di migliaia di persone hanno affollato il percorso di trenta chilometri che separa Pompei dal capoluogo.

Il 16 ottobre 2002, il dipinto è tornato a piazza San Pietro, per esplicita richiesta del papa Giovanni Paolo II che, accanto alla “bella immagine venerata a Pompei”, ha firmato la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

Facciata[modifica | modifica sorgente]

Esterno

Ha aspetto basilicale ed è caratterizzata da due ordini sovrapposti. L’ordine inferiore, in stile ionico, presenta centralmente un corpo avanzato in corrispondenza della navata centrale. In quest’ordine sono presenti tre arcate (con la centrale maggiore) che immettono al portico e quindi ciascuna ad una navata. Nella parte bassa di quest’ordine è presente un robusto basamento dal quale si elevano, in corrispondenza di ciascuna arcata, pilastri (per le arcate laterali) e quattro colonne monolitiche di 6.80 metri di granito rosa (per l’arcata centrale). Tali pilastri e colonne hanno basi attiche e capitelli ionici.

L’ordine superiore segue la disposizione di quello inferiore, nella distribuzione dei pilastri e delle colonne, ma in stile corinzio. Nella parte centrale dell’ordine superiore, ovvero al di sopra dell’arcata maggiore, è situata la Loggia Papale, caratterizzata da una balaustra di marmo bianco. L’ordine superiore presenta una cornice, abbellita con mensole, e nel mezzo un frontone, nel cui timpano è collocato lo stemma in marmo bianco di Papa Leone XIII, dal quale il santuario è stato dichiarato Basilica il 4 maggio 1901.

Alla sommità dell’ordine superiore è presente un attico con balaustra. Ai lati di quest’ultima sono posti un grosso orologio (a sinistra) e una meridiana di pari dimensioni (a destra). Al centro invece, su di una robusta base, è collocata la statua della Vergine del Rosario. Tale statua, opera dello scultore Gaetano Chiaramonte è alta ben 3.25 metri ed è stata tratta da un sol pezzo di marmo di Carrara dal peso di 180 quintali. Sulla base su cui poggia la statua, è scolpito il motto “PAX” (Pace) cui l’intera facciata è dedicata e più in basso la data MCMI (1901).

Nel portico della facciata sono collocate quattro nicchie ove poste le statue in marmo di Padre Ludovico da Casoria, di S. Luigi Guanella, di S. Leonardo Murialdo e di S. Francesca Saverio Cabrini, nomi legati alla storia del santuario.

Il campanile[modifica | modifica sorgente]

Il campanile
Dettaglio del campanile, con la statua del Cristo

La posa della prima pietra del campanile avvenne il 12 maggio 1912. Dopo tredici anni, il 24 maggio 1925 avvenne l’inaugurazione con una solenne cerimonia in presenza di Bartolo Longo (che allora aveva 84 anni). Il campanile sorge su una palizzata in cemento armato di una superficie di circa 400 m². Architettonicamente la struttura è costituita da tre parti: l’esterna, decorata di granito grigio; l’interna di mattoni pressati; una terza centrale composta da un’armatura a castello di travi metalliche che forma una torre di collegamento, dal peso di 100000 kg, che sostiene una scala in ferro che conduce fino alla sommità. Il campanile è visibile anche a chilometri di distanza in quanto è alto ben 80 metri e presenta al vertice una croce di bronzo alta 7 metri (illuminata di notte), opera dell’arch. Aristide Leonori. È in stile corinzio ed è caratterizzato da cinque ordini sovrapposti, all’ultimo dei quali è presente una terrazza con balaustra, raggiungibile mediante ascensore interno, visitabile tutti i giorni e dalla quale è possibile godere di una notevole panoramica che va dalle isole del golfo fino all’Appennino, agli Scavi, al Vesuvio e alla Valle del Sarno. Al primo ordine è presente un monumentale portone splendidamente decorato. Una nicchia al quarto ordine racchiude una imponente statua di 5.5 metri e dal peso di 180 quintali in marmo di Carrara, rappresentante Gesù. Ai quattro angoli del terzo ordine sono invece posti quattro grandi angeli in bronzo che danno fiato alle trombe. Un sistema elettrico mette in funzione un concerto di otto campane, di differenti dimensioni e quindi di suono. La campana maggiore ha 2 metri di diametro e pesa 50 quintali. Tali campane, riccamente decorate, furono formate dalla fonderia Marinelli nel cortile della allora proprietà Falanga in Via Sacra, a poche decine di metri dal santuario, usando 100 quintali di cannoni di guerra, cui si aggiunsero 50 quintali di rame e una quantità proporzionale di stagno per ottenere i 180 quintali di bronzo necessari.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Interno

Durante i lavori di ampliamento del santuario del 1934-38 la superficie sacra fu quintuplicata fino a raggiungere ben 5000 m². In particolare la navata centrale rimase intatta, ma fu prolungata notevolmente, furono create le due navate laterali in corrispondenza dei due ingressi laterali della facciata, fu abbattuta la vecchia cupola per costruirne un’altra più alta, più avanti e fu aumentato il numero degli altari. Infine utilizzando lo spazio tra le grandi campate in cemento armato che si erano rese necessarie per sostenere l’imponente peso della struttura, tra le fondazioni, fu ricavata una cripta. La navata centrale, che quindi non subì grandi modifiche, presenta tutto intorno un grande cornicione corinzio. La volta, divisa in vari compartimenti riccamente decorati, presenta nel mezzo un grande affresco del Paliotti. Ai lati della navata centrale, trovano spazio anche le due statue bronzee (opera del Tonnini) dei Fondatori (Bartolo Longo e la Contessa De Fusco).

L’attuale abside, quintuplicata rispetto all’originale, è sostenuta da due grandi colonne di marmo grigio e da 8 colonne più piccole in marmo colorato che sorreggono le 9 arcate su cui poggia la volta centrale dell’abside. L’affresco della volta centrale che rappresenta l’Assunzione della Vergine è opera dell’Arzuffi. Una balaustra a semicerchio circonda il trono e l’altare maggiore. Al centro di essa vi è un artistico cancello con cinque nicchie in ciascuna delle quali è collocata una statua d’argento (rappresentano la religione, la fede, la carità, la speranza e la purità).

Il trono è distaccato dall’altare. Due pilastri rivestiti in marmo nero sorreggono il piano del trono. Su di esso sono collocate due angeli di bronzo (opera dell’artista Salvatore Cepparulo). Quattro colonne in marmo alte 4 metri, si innalzano dal piano del trono e presentano basi e capitelli corinzi in bronzo dorato. La parte posteriore del trono è rivestita di marmi preziosi.

Il quadro della Madonna è collocato tra marmi policromi, lastre di onice e lapislazzuli ed intorno sono presenti 15 medaglioni in rame sui quali il Paliotti dipinse i “quindici misteri” del Rosario.

Il ciborio, ad imitazione del Pantheon di Roma, è ricco di metalli e marmi preziosi. Ha forma ottagonale e per la quantità e qualità di oro, argento, bronzo, marmo e statue bronzee è di per sé un capolavoro. Nelle volte delle cappelle delle navate laterali e dell’abside sono rappresentati i “quindici misteri” in mosaico della Scuola Vaticana. E sugli altari di tali cappelle vi sono quadri dipinti da valenti artisti.

La primitiva cupola, alta 29 metri, fu sostituita dopo i lavori di ampliamento con l’attuale, di maggiori dimensioni e alta ben 57 metri. Essa è al centro di altre quattro cupole minori. Architettonicamente si compone di due tamburi sovrapposti e termina con un cupolino dal quale svetta la croce. Essa è stata affrescata dall’artista Angelo Landi, il quale vi ha dipinto 360 figure su una superficie di ben 509 m².

Il primo grande organo plurifonico, inaugurato nel 1890, fu sostituito nel 1949 dall’attuale grande organo. Esso è diviso in due nuclei: uno portale, racchiuso in una cassa lignea dorata e contenente in buona parte le canne del preesistente organo, l’altro completamente nuovo e sistemato nella cupola centrale. Una cantoria splendidamente decorata racchiude il grande organo.

Cripta[modifica | modifica sorgente]

Ricavata tra le fondazioni del santuario, dopo i lavori di ampliamento, la cripta è in effetti un secondo santuario ove si celebrano le messe ed hanno luogo le confessioni. Al centro è collocato l’altare maggiore mentre gli altri altari sono alle spalle di quello principale. Dietro l’altare centrale, in una cappella dedicata al Beato, riposano i resti di Bartolo Longo, raccolti e ricomposti in un'urna esposta ai fedeli. Riposano nella cripta anche i resti della Contessa De Fusco, di padre Radente, di suor Maria Concetta De Litala, del vescovo di Nola mons. Formisano, del patriarca Anastasio Rossi, del vicario mons. Vincenzo Celli e di mons. Francesco Saverio Toppi, arcivescovo emerito di Pompei e frate cappuccino. I pilastri della cripta sono stati affrescati da Mirco Casaril con vicende che illustrano le prime vicende della storia del santuario e dell’Incoronazione dell’immagine della Vergine, fatta da Paolo VI nel 1965, dopo il restauro. Sulle pareti della cripta si ammira anche la “Via Crucis” donata da padre Ludovico da Casoria, quando il santuario era ancora in costruzione.

Organi[modifica | modifica sorgente]

L'organo a canne

Organo a canne[2][modifica | modifica sorgente]

Durante la costruzione del santuario, Bartolo Longo ordinò a Pacifico Inzoli la costruzione dell'organo a canne del santuario. Lo strumento venne collocato sopra la cantoria in controfacciata e la sua inaugurazione fu l'8 maggio 1890. L'organo era a tre tastiere (Grand'Organo-Espressivo-Espressivo) con pedaliera; i registri della seconda e della terza tastiera erano gli stessi. Dopo la seconda guerra mondiale, Vincenzo Mascioni ricostruì l'organo su progetto di Fernando Germani; il nuovo strumento venne realizzato nel 1949 e inaugurato nel 1952. A causa di una scarsa manutenzione, l'organo Mascioni è stato sostituito nell'accompagnamento delle liturgie da un organo elettronico.

Un organista storico del santuario di Pompei fu il fratello delle scuole cristiane: Nicolino Sicignano (1907-1990).

Attualmente, l'organo a canne Mascioni opus 650, a trasmissione integralmente elettrica, consta di sei corpi separati: sulla cantoria in controfacciata il Positivo, il Grand'Organo, l'Espressivo', comandati rispettivamente dalla prima, dalla seconda e della terza tastiera, e la prima sezione del Pedale; nella cupola, il Solo, l'Eco, comandati rispettivamente dalla seconda e dalla terza tastiera, e la seconda sezione del Pedale. La consolle, a tre manuali di 61 note ciascuno e pedaliera concavo-radiale di 32, si trova in cantoria.

Di seguito la disposizione fonica dello strumento:

Prima tastiera - Positivo Espressivo
Principale 8'
Eufonio 8'
Bordone 8'
Viola 8'
Flauto 4'
Ottava 4'
Sesquialtera 2 file
Quintadecima 2'
Ripieno 4 file
Voce Umana 8'
Tromba Dolce 8'
Clarinetto 8'
Cornetto combinato
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale I 8'
Principale II 8'
Corno di Camoscio 8'
Flauto 8'
Dulciana 8'
Flauto a Camino 4'
Ottava 4'
XII 2.2/3'
XV 2'
Ripieno I 3 file
Ripieno II 7 file
Controfagotto 16'
Tromba 8'
Trombina 4'
Arpa
Seconda tastiera - Solo
Principale 16'
Principale I 8'
Principale II 8'
Salicionale 8'
Flauto a Camino 8'
Ottava 4'
Ripieno 2 file
Ripieno 4-5 file
Sesquialtera 2 file
Quintadecima 2'
Terza tastiera - Espressivo
Principale 8'
Flauto 8'
Bordone 8'
Viola da Gamba 8'
Salicionale 8'
Flauto 4'
Ottava 4'
Fugara 4'
Silvestre 2'
Ripieno 3 file
Voce Celeste 8'
Coro Viole
Tromba Armonica 8'
Oboe 8'
Voce Corale 8'
Tremolo
Terza tastiera - Eco
Diapason 8'
Flauto 8'
Violoncello 8'
Principalino 4'
Quinta 2.2/3'
Flautino 2'
Quintadecima 2'
Terza 1.3/5'
Bordone 8'
Unda Maris 8'
Cornetto combinato
Tremolo
Pedale I
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Violone 16'
Subbasso 16'
Basso 8'
Principale 8'
Violoncello 8'
Bordone 8'
Ottava 4'
Bombarda 16'
Tromba 8'
Pedale II
Basso Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Principale 4'
Superottava 2'
Campane

Organo del deambulatorio[3][modifica | modifica sorgente]

Nel deambulatorio, alla destra dell'altare maggiore, si trova un organo costruito dalla ditta Consoli nel 2011; esso è costituito da una consolle elettronica Viscount Unico 300 con registri campionati e da un corpo di canne da essa comandato. I registri reale, in totale quindici, sono distribuiti sulla seconda e sulla terza tastiera e sulla pedaliera della consolle elettronica, che ha due tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. La sua disposizione fonica del corpo di canne è la seguente:

Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Ottava 4'
XV 2'
Ripieno 3 file
Terza tastiera - Positivo
Bordone 8'
Viola 8'
Flauto 4'
Nazardo 2.2/3'
Flauto 2'
Ripieno 3 file
Pedale
Subbasso 16'
Basso 8'
Basso corale 4'

Donazione delle sacre reliquie[modifica | modifica sorgente]

Nel 1902 la famiglia Ciccodicola di Arpino donò al santuario di Pompei due preziose reliquie[4]. Nello specifico si trattava di una spina, intrisa di sangue, che sarebbe appartenuta alla corona di spine posta sul capo di Gesù Cristo e di un pezzetto di legno della santa croce.

Galleria immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sito ufficiale. URL consultato il 25 giugno 2012.
  2. ^ L'organo dal sito La pagina dell'organo.it
  3. ^ Lo strumento sul sito del costruttore
  4. ^ Cfr. carteggio fra il beato Bartolo Longo e mons. Edoardo Ciccodicola archiviato nella sezione XV n°1018 dell'Archivio B.Longo presso il santuario di Pompei.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Nunzio Tamburro - "Pompei Fondata Da Bartolo Longo, Storia E Guida (1875-1987)" - 1987
  • Antonio Ferrara, La memoria e lo zelo di Luigi Fato, 1° zelatore del Pontificio Santuario di Pompei, Sarno 2009
  • Antonio Ferrara, Angelandrea Casale, I Prelati del Pontificio Santuario di Pompei dal 1890 al 2012. La storia, la cronotassi, i ritratti, i cenni biografici e gli emblemi araldici, edizioni Santuario di Pompei, Sarno 2012


Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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