Ludovico da Casoria

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Ludovico da Casoria, al secolo Arcangelo Palmentieri (Casoria, 11 marzo 1814Napoli, 30 marzo 1885), è stato un religioso italiano dell'Ordine dei Frati Minori Alcantarini.

Insegnò per vent'anni filosofia e matematica a Napoli, fin quando dopo un'esperienza mistica vissuta durante un'adorazione eucaristica dedicò la sua vita al riscatto dei bambini africani tenuti in schiavitù. Fondatore dei Frati Bigi e delle Suore elisabettine. Resse, inviato dal Vaticano, la missione di Scellal in Sudan. Morì a Napoli il 30 marzo 1885. Proclamato beato da Papa Giovanni Paolo II il 18 aprile 1993, la sua memoria cade il 30 marzo, la Chiesa napoletana lo ricorda il 17 giugno. Il prossimo 23 novembre verrà Canonizzato in Piazza San Pietro da Sua Santità Papa Francesco.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque come Arcangelo Palmentieri a Casoria, nei pressi di Napoli, l'11 marzo 1814. Terzogenito di una famiglia di artigiani, dopo aver fatto l'apprendista falegname a 18 anni fu accolto tra i Frati Minori nel noviziato presso il Convento San Giovanni del Palco di Taurano, in provincia di Avellino, proseguì poi gli studi negli istituti di Sant'Antonio ad Afragola, di Sant'Angelo a Nola e di San Pietro ad Aram a Napoli.

Fu ordinato presbitero il 4 giugno 1847 ed iniziò la sua attività di insegnante di filosofia e matematica presso vari istituti dell'Ordine francescano.

In quello stesso anno successe l'episodio che gli cambiò la vita: mentre era in adorazione dinanzi a Gesù Sacramento nella chiesa napoletana di San Giuseppe dei Ruffi cadde a terra avvertendo che era giunto il momento di cambiare vita dedicandosi ad un'attività caritatevole che contraddistinse il resto dei suoi giorni.

Iniziò a frequentare persone di diverse impostazioni culturali e politiche, tra cui atei e liberali, fondò accademie di cultura religiosa e numerose case di accoglienza per anziani.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Con il placet e l'aiuto di Ferdinando II riuscì a riscattare numerosi bambini di colore schiavi a Il Cairo e ad Alessandria, con lo scopo di donar loro una vita dignitosa, una educazione cristiana e una preparazione culturale tale da poterli inviare come missionari indigeni nel continente africano. Molti di loro scelsero liberamente di ricevere la Cresima e successivamente di divenire sacerdoti e donne consacrate.

Di grande aiuto gli furono molti Terziari Francescani che con lui fondarono i Frati della Carità o Bigi. Come anche le suore Bigie Elisabbettine nel 1962, che tutt'oggi continuano il carisma del Beato Ludovico da Casoria. A Napoli, in località Scudillo, fondò l'Istituto La Palma, infermeria-farmacia per i frati della Provincia Francescana e per i sacerdoti poveri del Terz'Ordine, tutt'oggi l'Istituto è attivo come luogo di studio e di giochi per i bambini e i preadolescenti meno abbienti del Rione Sanità. Inoltre, fonda ad Assisi nel 1871 l'Istituto Serafico, dove, Padre Lodovico da Casoria si fece carico di accogliere ragazzi sordi e ciechi, da lui definiti "creature infelici e abbandonate", nella convinzione che anche essi potessero avere un futuro, e ancora oggi l'Istituto Serafico porta avanti la sua opera.

Particolare aiuto alle sue opere fu dato dalla Santa Caterina Volpicelli, donna carismatica e devota al Sacro Cuore di Gesù che intrattenne rapporti anche con San Daniele Comboni, Sant'Annibale Maria Di Francia, Santa Giulia Salzano, la Beata Maria Cristina Brando (figlia spirituale dello stesso Ludovico), il Beato Pio IX, il Beato Antonio Rosmini e il Beato Bartolo Longo.

Morte e spoglie[modifica | modifica wikitesto]

Prima di morire affidò la sua opera di educazione dei bambini di colore ai Frati Bigi. Morì la mattina del 30 marzo 1885. I suoi resti riposano nella Chiesa dell'Ospizio marino di Posillipo, dove aveva fatto erigere un monumento che raffigurava Francesco d'Assisi nell'atto di abbracciare Giotto, Dante e Cristoforo Colombo, Terziari Francescani.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La Vita del p. Ludovico da Casoria. Ristampa anastatica della biografia scritta dal cardinale Alfonso Capecelatro, Velar, Gorle 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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