Reliquie attribuite a Gesù

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Secondo la tradizione cristiana antica, non accettata dai protestanti, esistono numerose reliquie di Gesù, che si possono classificare come segue.

Tracce di sangue di Gesù sono tuttora conservate nelle chiese di Mantova, Ferrara, Crema, Sarzana, Weingarten, Bruges e Fécamp. In particolare, la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo conservata nella cripta della Basilica di Sant'Andrea di Mantova, secondo il racconto tradizionale, fu portata in quella città dal centurione romano Longino che, secondo la tradizione evangelica, aveva trafitto Gesù in croce con la propria lancia. Anche nella Chiesa di San Giacomo, a Clauzetto, in Provincia di Pordenone, si conserva un'ampolla donata alla locale comunità nel Settecento da un nobile della Serenissima Repubblica di Venezia e oggetto di vasta venerazione.

Altre tracce di sangue, e in alcuni casi frammenti di carne, derivano da miracoli eucaristici: tra queste vi sono quelle conservate a Orvieto (dal miracolo di Bolsena) e a Lanciano.

Fino al 1983 era conservato nella chiesa di Calcata, vicino Viterbo, il presunto prepuzio del piccolo Gesù (circonciso, secondo i Vangeli, come tutti gli Ebrei). Ad ogni Capodanno esso veniva esposto al pubblico dei fedeli.

A Cannobio è conservata, in un prezioso reliquiario, una costa proveniente da un dipinto raffigurante la deposizione che intorno all'anno 1500, una sera di un 7 gennaio, avrebbe iniziato a sanguinare ed avrebbe emesso l'osso, tuttora conservato.

Strumenti della Passione[modifica | modifica sorgente]

Sono chiamati "Strumenti della Passione" gli oggetti usati per la crocifissione di Gesù: la croce, i chiodi e la corona di spine. Secondo la tradizione, essi sarebbero stati ritrovati dall'imperatrice Elena, madre dell'imperatore Costantino I, venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

  • Dei tre chiodi trovati da Elena, oggi uno sarebbe conservato a Roma (Santa Croce in Gerusalemme) ed un altro a Milano (appeso sull'altare maggiore del Duomo di Milano); il terzo secondo la tradizione è inserito nella Corona Ferrea a Monza (usata per incoronare i Re d'Italia, ma alcuni ipotizzano che si tratti del il diadema all'elmo di Costantino I, essendo stato scoperto che è d'argento), secondo altri nella Sacra Lancia di Longino, oggi a Vienna. Il quarto, non riconosciuto ufficialmente, è custodito secondo la tradizione a Colle Val d'Elsa.
  • La croce, che veniva conservata a Gerusalemme, andò perduta nel 1187 durante le Crociate, ma ne sono rimasti diversi frammenti. Le parti principali si trovano nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, mentre innumerevoli frammenti e schegge sono sparsi in tutto il mondo. I reliquiari della Vera Croce sono detti stauroteche.
  • La corona di spine sarebbe stata portata a Parigi da Luigi IX di Francia, noto come Il Santo, che avrebbe fatto costruire la Sainte-Chapelle per custodirla. Una spina della corona sarebbe conservata a Bari nella Basilica di San Nicola. Presenta sulla punta del sangue coagulato, che secondo la tradizione in alcune date diventerebbe sangue vivo[senza fonte]. Un'altra spina (chiamata dai devoti Sacra Spina) è conservata ad Andria ed in occasione del Venerdì Santo anch'essa sanguinerebbe e fiorirebbe[1]. Un'ulteriore spina sarebbe tenuta nella chiesa della Santa Spina di Petilia Policastro in Calabria. Un'altra farebbe parte del tesoro conservato nel Duomo di Cagliari in Sardegna. Un'altra è custodita nel Santuario di Pompei. Una spina è conservata nel Museo dell'Opera del Duomo di Pisa mentre un'altra fu posta sempre a Pisa nella chiesa di Santa Maria di Ponte Nuovo, poi diventata della Spina, ma adesso conservata nella chiesetta di Santa Chiara. Una spina fu donata da San Luigi IX, re di Francia, al beato Bartolomeo di Breganze nel XII secolo. Il vescovo Bartolomeo, nativo di Breganze in territorio vicentino, esiliato a in Francia da Ezzelino da Romano, la portò con sé a Vicenza al ritorno dall'esilio e fece costruire un'apposita chiesa, detta di Santa Corona, per custodirla. Una invece, venne donata alla fine del Trecento al Cardinale Leonardo De Rossi da Giffoni da Carlo IV, che, a sua volta la donò alla sua città natale, Giffoni Valle Piana oggi conosciuta in tutto il mondo per il Giffoni Film Festival. Fino al 1800 venne custodita nel trecentesco convento di San Francesco. Oggi, la Spina Santa, è conservata nella chiesa Madre dell'Annunziata, nella cui sacrestia si può ammirare un coro ligneo del XVI secolo e la balaustra in legno del XIV secolo, provenienti proprio dal convento di San Francesco. Ogni anno, nei venerdì del mese di marzo la reliquia viene esposta al culto dei fedeli e al termine di ogni celebrazione viene fatta baciare.
  • Elena avrebbe ritrovato inoltre la scala del palazzo di Ponzio Pilato: questa è conservata a Roma, presso la Scala Santa, vicino alla Basilica di San Giovanni in Laterano.

La sindone di Torino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindone di Torino.
Dettaglio del volto dell'uomo della Sindone: a sinistra l'immagine reale, a destra il negativo in bianco e nero.

In epoca contemporanea la più nota, studiata e discussa[2] reliquia attribuita a Gesù è la Sindone ("lenzuolo" in greco), attualmente conservata a Torino e di possesso personale del Papa. Secondo la tradizione è il lenzuolo nel quale è stato avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. Il tessuto è di lino e misura 442x113 cm. Presenta la doppia immagine (frontale e dorsale) di un uomo con barba, baffi e capelli lunghi, recante sul corpo i segni corrispondenti alla descrizione della passione: flagellazione, coronazione di spine, mani e piedi trapassati da chiodi, ferita di lancia nel costato. L'immagine non è dipinta ma deriva da un graduale ingiallimento della fibra tessile, come se si trattasse dell'impressione negativa di una pellicola fotografica. In corrispondenza delle ferite più profonde sono presenti tracce di sangue di tipo AB.

La storia della Sindone è documentata con certezza solo a partire dal 1353, quando il cavaliere francese Goffredo di Charny, che aveva combattuto in medioriente, ne dichiarò il possesso. La Chiesa non si è mai ufficialmente pronunciata circa l'autenticità della Sindone e ne permette comunque la venerazione. In epoca contemporanea è stata oggetto di numerosissimi studi scientifici. Ha destato grande eco l'esame del carbonio 14 realizzato nel 1988, secondo il quale va datata tra il 1260 e 1390[3], date compatili con le prime testimonianze documentali della sua esistenza, e si tratterebbe quindi di un falso medievale.

Il Sudario di Oviedo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sudario di Oviedo.

Un'altra reliquia attribuita a Gesù, meno nota e studiata della Sindone, è il Sudario di Oviedo, un panno di lino che sarebbe stato usato per pulire il volto di Gesù durante la deposizione e prima di essere avvolto dalla Sindone. Contiene macchie indistinte di sangue di tipo AB. L'esame al carbonio 14 lo ha datato al VII secolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il miracolo della spina documentato dai devoti
  2. ^ Secondo molti si tratta probabilmente dell'oggetto più studiato al mondo (vedi p.es. articolo del CICAP).
  3. ^ P.E. Damon et al., Radiocarbon dating of the Shroud of Turin, Nature 337, 611-615 (1989), consultabile sul sito shround.com

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]