Francesco Jerace

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« Patisco d'amor patrio, soffro di sentimentalità per il glorioso nostro passato, mi cruccio dell'abbandono in cui siamo caduti e tenuti… e specialmente cerco di far apparire nobile, grande e bella la nostra Calabria, anche quando è giustamente accusata. »
(Francesco Jerace, 1909)
Jerace ritratto da Alfonso Frangipane

Francesco Jerace (Polistena, 26 luglio 1853Napoli, 18 gennaio 1937) è stato un pittore e scultore italiano, esponente della scuola napoletana a cavallo del 1900.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Statua di Beethoven, Conservatorio San Pietro a Majella, 1895 (Napoli)

Nato a Polistena nel 1853, Francesco Jerace era fratello di Gaetano, pittore, e Vincenzo, pittore e scultore. Suo padre Fortunato era un disegnatore e costruttore di opere murarie, di ponti e di facciate di chiese (importante la chiesa della Santissima Trinità di Polistena dove fece innalzare tutte le colonne granitiche della facciata). Suo cognato era Fortunato Longo in quanto aveva sposato una sorella dello scultore.

Lasciò la provincia di Reggio Calabria nel 1869, dov'era un seminarista, per trasferirsi a Napoli dallo zio Vincenzo Morani. Il padre e lo zio non approvarono. Successivamente entrò all'Accademia delle Belle Arti di Napoli, dove fu allievo di Stanislao Lista, e iniziò la sua carriera di pittore e scultore.

Il suo primo lavoro fu un bassorilievo di gesso con una testa barbuta conservata tuttora nel Municipio di Polistena. Nel 1880 a Torino scolpì Victa. Con Victa, Marion e i Legionari di Germanico, Francesco Jerace partecipò con successo al triplice concorso dell'Esposizione Nazionale di Torino.

Scolpì teste possenti come Giosuè Carducci, Francesco Crispi, Finali. Modellò busti di Fiorentino, Teresa Ravaschieri, Andrea Cefaly, Di Rudinì, Rattazzi, e più recentemente Gioacchino Toma e Rubens Santoro.

Tra i monumenti da lui scolpiti si ricordano: quello al compositore e pianista Martucci a Capua, quello al politico ed avvocato Pietro Rosano ad Aversa (1907), quello al musicista Domenico Cimarosa e quello ai Caduti della prima guerra mondiale, sempre ad Aversa, quello al Cefaly nella villa catanzarese; quello a Umberto I, a Pizzo Calabro, a Gabriele Pepe a Campobasso, (1913), e infine all'austero ricordo dell'Arcoleo (1918) e i monumenti di guerra e d'arte sacra recentissimi a Reggio Calabria, a Sorrento, a Stefanaconi e a Polistena.

Jerace scolpì numerosi monumenti e sculture a Reggio Calabria, tra cui il Monumento ai caduti di tutte le guerre, il pulpito marmoreo con le palme e le sculture di San Paolo e Santo Stefano di Nicea presso il Duomo, il Monumento a Giuseppe De NavaDove è eternato il padre con lo squadro in mano nell'altorilievo frontale.

Scolpì due episodi storico-religiosi nel Duomo di Napoli; due bassorilievi in cui in uno è raffigurato il Martirio di San Gennaro, nell'altro è raffigurato l'episodio del Miracolo delle Reliquie durante una eruzione del Vesuvio. Sempre a Napoli, scolpì presso il Palazzo Reale di Napoli la statua di Vittorio Emanuele II, e nel 1895, per il Conservatorio San Pietro a Majella, la statua di Beethoven. Suo è il monumento funebre a Mary Somerville, all'interno del cimitero acattolico di Santa Maria della Fede. Sue sono alcune statue sparse per la città, come quella del sindaco di Napoli Nicola Amore.

Jerace si espresse maggiormente nell'arte sacra e nell'arte allegorica, iniziò come scultore con monumenti di arte funebre, ma l'opera più nota dell'artista è certamente la scultura presente al Vittoriano di Roma: L'azione.

Fu un artista di dimensione internazionale, sue opere sono presenti all'estero in parecchie città. In Europa a Madrid, Londra, Monaco di Baviera, Atene, Odessa, Berlino, Varsavia, L'Aia e l'Irlanda e fuori Europa a Bombay.

A Francesco Jerace è dedicato il museo civico di Polistena, contenente tra le altre, sue opere e degli artisti della famiglia.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Carolina Brook, JERACE, Francesco in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 62, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004. URL consultato il 26 giugno 2014.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]