Francesco Jerace

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« Patisco d'amor patrio, soffro di sentimentalità per il glorioso nostro passato, mi cruccio dell'abbandono in cui siamo caduti e tenuti... e specialmente cerco di far apparire nobile, grande e bella la nostra Calabria, anche quando è giustamente accusata. »
(Francesco Jerace, 1909)
Jerace ritratto da Alfonso Frangipane

Francesco Jerace (Polistena, 26 luglio 1854Napoli, 1937) è stato un pittore e scultore italiano, esponente della scuola napoletana a cavallo del 1900. Fratello di Gaetano, pittore, e Vincenzo, pittore e scultore; fu zio dello scultore Fortunato Longo. Suo padre era un disegnatore e costruttore di opere murarie.

Indice

[modifica] Biografia

Statua di Beethoven, Conservatorio San Pietro a Majella 1927 (Napoli)

Nato a Polistena nel 1854, Francesco Jerace lasciò la provincia di Reggio Calabria nel 1869 per andare a Napoli dallo zio Vincenzo Morani che però rifiutò di ospitarlo. Dopodiché entrò nell'accademia delle arti e iniziò la sua carriera di pittore e scultore, dove fu allievo di Stanislao Lista.

Il suo primo lavoro fu un bassorilievo di gesso con una testa barbuta conservata tuttora nel Municipio di Polistena. Nel 1880 a Torino scolpì Victa. Con Victa, Marion e i Legionari di Germanico Francesco Jerace partecipò al triplice concorso dell'Esposizione Nazionale di Torino con successo.

Scolpì teste possenti come Giosuè Carducci, Francesco Crispi, Finali. Modellò busti di Fiorentino, Teresa Ravaschieri, Andrea Cefaly, Di Rudinì, Rattazzi, e più recentemente Gioacchino Toma, e Rubens Santoro.

Tra i monumenti da lui scolpiti si ricordano: quello al Martucci a Capua, quello a Pietro Rosano ad Aversa (1907), quello al Cefaly nella villa catanzarese; quello a Umberto I, a Pizzo Calabro, a Gabriele Pepe (1913), e infine all'austero ricordo dell'Arcoleo (1918) e i monumenti di guerra e d'arte sacra recentissimi a Reggio Calabria, a Sorrento, a Stefanaconi e a Polistena.

Jerace scolpì numerosi monumenti e sculture a Reggio Calabria, tra cui il Monumento ai caduti di tutte le guerre, il pulpito marmoreo con le palme e le sculture di San Paolo e Santo Stefano di Nicea presso il Duomo, il Monumento a Giuseppe De Nava.

Scolpì due episodi storico-religiosi nel Duomo di Napoli; due bassorilievi in cui in uno è raffigurato il Martirio di San Gennaro, nell'altro è raffigurato l'episodio del Miracolo delle Reliquie durante una eruzione del Vesuvio. Sempre a Napoli, scolpì presso il Palazzo Reale di Napoli la statua di Vittorio Emanuele II, e nel 1927, per il Conservatorio San Pietro a Majella, la statua di Beethoven.

Jerace si espresse maggiormente nell'arte sacra e nell'arte allegorica, iniziò come scultore con monumenti di arte funebre, ma l'opera più nota dell'artista è certamente la scultura presente al Vittoriano di Roma: "L'azione".

Fu un artista di dimensione internazionale, sue opere sono presenti all'estero in parecchie città. In Europa a Madrid, Londra, Monaco di Baviera, Atene, Odessa, Berlino, Varsavia, La Haye e l'Irlanda e fuori Europa a Bombay.

[modifica] Galleria

[modifica] Curiosità

A Francesco Jerace è dedicato il museo civico di Polistena, contenente tra le altre, sue opere e degli artisti della famiglia.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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