Conservatorio di San Pietro a Majella

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Coordinate: 40°50′57.91″N 14°15′08.53″E / 40.84942°N 14.25237°E40.84942; 14.25237

Conservatorio di San Pietro a Majella
Facciata del portone Conservatorio San Pietro a Majella.jpg
Esterno
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Napoli
Informazioni
Condizioni In uso
Uso residenziale
 

Il conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli è un celebre istituto musicale. È situato nel centro antico, nell'ex convento dei Celestini annesso alla chiesa di San Pietro a Majella.

Il complesso risulta essere una delle più prestigiose scuole di musica in Italia ed è stato nel corso della sua storia punto cardine nell'influenza della cultura musicale europea contribuendo fortemente allo sviluppo della scuola musicale napoletana.[1]

Il conservatorio è frutto dell'unione di quattro precedenti istituti musicali i quali testimoniano l'elevato interesse della città partenopea verso la cultura musicale. Nei complessi infatti si sono formati un numero elevatissimo di eccellenti compositori che portarono al successo lo stile musicale napoletano che si diffuse a sua volta rapidamente nelle corti di tutta Europa. Nel 1739, infatti, lo scrittore e politico francese Charles de Brosses, riferendosi alla città partenopea, la definì capitale mondiale della musica.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Facciata del palazzo

Il conservatorio nacque nel 1808 col nome di Real Collegio di Musica dall'unificazione di altre quattro preesistenti istituzioni musicali nate come orfanotrofi e nelle quali si era iniziato ad impartire insegnamenti di catechismo e di canto per i fanciulli abbandonati già a partire dal Cinquecento: il "Santa Maria di Loreto", quello della "Pietà dei Turchini", quello di "Sant'Onofrio a Capuana" e quello dei "Poveri di Gesù Cristo".[1] La sede antica era quella del vicino convento di San Sebastiano.

Nel 1825 avviene la prima assoluta di Adelson e Salvini di Vincenzo Bellini.

Dal 1826, per ordine di Francesco I, il complesso fu invece trasferito nella sede attuale, in via San Pietro a Majella 35, assumendo la denominazione di Reale Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella.[3]

Una targa posta all'ingresso dell'edificio recita:

« Questo antico edificio, già venerabile convento dei padri celestini di San Pietro a Majella nel 1826 per volontà di Francesco re delle Due Sicilie fu destinato ad accogliere la gloriosa scuola napoletana ed a conservare le preziose testimonianze degli antichi conservatori dei Poveri di Gesù Cristo, Santa Maria di Loreto, Sant'Onofrio a Capuana, Pietà dei Turchini. »
Targa del conservatorio su uno dei portali di accesso

Proprio nel corso dell'Ottocento e dei primi anni del Novecento il complesso si arricchì di opere. Busti, ritratti di musicisti e strumenti di personalità illustre venivano, infatti, di volta in volta donati dagli stessi artisti con lo scopo di lasciar custodire al regio collegio le proprie opere o la propria storia.[4] In tal senso diverse sono le lettere conservate nell'archivio del conservatorio, che testimoniano le suddette donazioni. Ad esempio, nel 1868, sotto la direzione di Saverio Mercadante, il bibliotecario Francesco Florimo scrisse una lettera all'istituto nella quale palesava l'intenzione di rilasciare in loco la propria collezione:[4]

« Napoli, 15 maggio 1868
Signor Direttore,
Essendo riuscito nel giro di molti anni a riunire una interessante collezione di ritratti ad olio dei compositori di musica più celebri, così italiani come stranieri, mi sono deciso farne grazioso dono al Collegio, sicuro che in nessuno luogo possano essere meglio conservati al culto ed all'ammirazione della posterità, come in questo santuario dell'arte; ed affinché siano del Governo del luogo più accetti e graditi, prego voi signor Direttore, offrirli in nome mio, conservandone per questo atto di vostra cortesia sentita gratitudine, nel mentre che mi pregio ripetermi. »
(Lettera al direttore Saverio Mercadante di Francesco Florimo)

Fra i direttori di maggior rilievo che il conservatorio ha avuto, durante il corso della sua storia, spiccano su tutti: Giovanni Paisiello, Gaetano Donizetti, Saverio Mercadante e Francesco Cilea.

I precedenti conservatori[modifica | modifica sorgente]

Scultura raffigurante Beethoven di Francesco Jerace (1895) posta nel chiostro grande

Il più antico conservatorio era quello di "Santa Maria di Loreto" (1535), di cui Ferdinando IV di Borbone decretò la chiusura nel 1797, trasformandolo in un ospedale militare ed inglobandolo al conservatorio di Sant'Onofrio a Porta Capuana. Il conservatorio sorgeva nei pressi di via Marina, dove oggi è ubicato l'omonimo ospedale cittadino. All'epoca, con i suoi millecinquecento iscritti circa, era sicuramente il conservatorio più frequentato di Napoli. La provenienza degli allievi era per lo più partenopea e spagnola. Tra i compositori più illustri che hanno frequentato l'istituto, si ricorda Alessandro Scarlatti che nel 1689 assunse il ruolo di primo Maestro e Francesco Durante, il quale insegnerà nel conservatorio dal 1742 fino alla sua morte (1756).

Il conservatorio della Pietà dei Turchini (1573) nacque con l'intento di ospitare i ragazzi orfani o abbandonati. La sua sede era nell'attuale via Medina, precisamente nell'omonimo complesso religioso. Il nome proveniva dal colore delle divise degli orfanelli ivi ospitati e questa fu l'ultima istituzione a sopravvivere accogliendo gli allievi delle altre che man mano venivano chiuse; di fatto, il conservatorio subirà un semplice trasferimento con cambio di denominazione.[1].

Il conservatorio di Sant'Onofrio a Porta Capuana (1578) era nato da confraternite religiose seicentesche che vollero dare nuovo indirizzo alla precedente sede di una fabbrica di tessuti d'eccellenza. Lo scopo era sempre il medesimo, aiutare i bambini più bisognosi. Divenuto conservatorio nella prima metà del Seicento, l'ingresso presso l'istituto, dietro pagamento di una retta, era consentito a tutti. Nel 1797 all'istituto confluì quello di santa Maria di Loreto.

Il conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo era stato fondato nel 1589 da un terziario francescano e venne soppresso nel 1743 in seguito a pesanti tumulti. Il complesso nacque nell'odierno largo dei Girolamini, a ridosso dell'omonima chiesa ed anche in questo caso, lo scopo dell'istituto era quello di accogliere bambini orfani e poveri. Alla sua chiusura, i bambini ospitati nella struttura furono divisi nei restanti tre conservatori della città.

Persone legate al conservatorio[modifica | modifica sorgente]

Alcuni diplomati al conservatorio di Napoli. In senso orario, a partire dall'immagine in alto a sinistra: Saverio Mercadante, Vincenzo Bellini, Ruggero Leoncavallo e Riccardo Muti

Dalla data della sua fondazione (1808) a oggi, diverse illustri personalità vedono la loro vita musicale legata al conservatorio. Tra questi si ricordano:[5][3]

Didattica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiostri di San Pietro a Majella.
Il chiostro piccolo
Un'ala dell'istituto visto dal chiostro piccolo

Gli insegnamenti avvengono negli ambienti conventuali dell'adiacente chiesa di San Pietro a Majella.

Questi i corsi principali impartiti presso il conservatorio:

  • Arpa
  • Canto Lirico
  • Chitarra
  • Clarinetto
  • Clavicembalo
  • Composizione
  • Composizione sperimentale
  • Contrabbasso
  • Corno
  • Direzione di orchestra
  • Fagotto
  • Flauto traverso e flauto dolce
  • Mandolino
  • Jazz
  • Oboe
  • Organo
  • Pianoforte
  • Percussioni
  • Tromba
  • Trombone
  • Viola
  • Violino
  • Violoncello

Museo storico e biblioteca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo del conservatorio di San Pietro a Majella.

All'interno del conservatorio è presente il museo, che espone strumenti, busti e ritratti di compositori e musicisti passati per l'istituto; la biblioteca, che possiede manoscritti, libretti ed autografi illustri; e l'archivio storico, con la documentazione ufficiale che testimonia la vita del conservatorio.

Si tratta probabilmente del museo di musica più importante al mondo.[6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Il Conservatorio di San Pietro a Majella, Electa (2008)
  2. ^ Lettres familières écrites d'Italie en 1739 et 1740, Parigi 1799.
  3. ^ a b San Pietro a Majella.it. URL consultato il 05 settembre 2011.
  4. ^ a b eBooks. URL consultato il 30 novembre 2011.
  5. ^ Storia dei conservatori di Napoli. URL consultato il 05 settembre 2011.
  6. ^ Napoliinternos.it. URL consultato il 04 settembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco Florimo, La scuola musicale di Napoli e i suoi conservatorii. Con uno sguardo sulla storia della musica in Italia, Morano, Napoli 1880-1882 (ristampa Forni, Bologna 1969)
  • Dinko Fabris, La città della Sirena. Le origini del mito musicale di Napoli nell’età spagnola, in: Monika Bosse & André Stoll (cur.), Napoli viceregno spagnolo. Una capitale della cultura alle origini dell'Europa moderna (sec. XVI - VII), Napoli: Vivarium ; Kassel: Reichenberger, 2001, vol. II, pp. 473-501.
  • Guido Gasperini, Catalogo delle opere musicali del conservatorio San Pietro a Majella, (Ristampa anastatica dell'ed. di Parma 1934) Forni, Sala Bolognese 1988
  • AA.VV., Il Conservatorio di San Pietro a Majella, Editrice Electa, Napoli 2008, ISBN 978-88-510-0514-6

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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