Scuola musicale napoletana

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« Napoli è la capitale musicale d'Europa, che vale a dire, del mondo intero »
(Charles de Brosses, 1739)

Il termine Scuola musicale napoletana o Opera napoletana identifica una specifica scuola di musica sviluppatasi nell'area della città di Napoli lungo un arco di oltre cinque secoli, dalla prima metà del Cinquecento fino al primo Novecento.

Tale scuola, probabilmente la più longeva tra quelle italiane, si consolida ed assume un ruolo di riferimento accademico in tutto il mondo in epoca barocca, nel XVIII secolo, quando la stessa ha il merito di aver fatto nascere la cosiddetta opera comica e opera buffa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Cinquecento: i conservatori[modifica | modifica sorgente]

La storia della scuola napoletana ruota attorno alla creazione, in tempi successivi, di quattro conservatori nella capitale del Regno di Napoli, sorti tutti nella seconda metà del XVI secolo e che tutti hanno assunto un ruolo di grande miniera per la vita musicale locale. In ordine cronologico di fondazione, i conservatori sono:

Inizialmente questi istituti avevano lo scopo di accogliere i bambini orfani e/o poveri non solo della città di Napoli ma di tutto il regno. Successivamente, al finire del secolo XVII, tra le materie insegnate fu introdotta anche la musica e ci si accorse ben presto che grazie alla presenza straordinaria di insegnanti del calibro di Francesco Durante, si riuscirono ad ottenere risultati inaspettati e di grande qualità.

Gli insegnamenti erano specializzati in canto (essenzialmente di natura musicale ecclesiastica) composizione, armonia, arpa, corno, violino e clavicembalo. I primi studenti erano gli orfani presi dalle strade napoletane. Successivamente, raggiunta una certa fama e prestigio, divennero delle vere e proprie scuole di musica con l'ammissione anche di studenti esterni provenienti dai ceti non poveri, dunque dietro pagamento di una retta.

Sotto la guida di Durante, nacquero alcuni tra i più rilevanti compositori del XVII secolo, quali Giovanni Battista Pergolesi, Niccolò Jommelli, Tommaso Traetta, Niccolò Piccinni, Pietro Alessandro Guglielmi, Giovanni Paisiello, Antonio Sacchini.

Epoca barocca[modifica | modifica sorgente]

L'Opera nacque a Napoli intorno alla metà del Seicento, coincidendo con l'apertura di due importanti teatri d'Opera cittadini: il teatro dei Fiorentini (1618) ed il San Bartolomeo, aperto nel 1654.

Se si deve dare un nome al fondatore dell'Opera napoletana, questi fu senza dubbio Francesco Provenzale, autore di numerose opere, molte delle quali andate purtroppo perdute. Fu un compositore austero che si distinse anche come insegnante in uno dei conservatori di Napoli. La fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII fu il periodo del più alto rappresentante della scuola napoletana nonché uno dei più importanti musicisti dell'epoca: Alessandro Scarlatti. Nato a Palermo, probabilmente allievo del Carissimi e del Provenzale, dopo aver debuttato con la sua prima opera a Roma e dopo un viaggio in diverse città in Italia, si stabilì a Napoli dove rimase fino al la sua morte. Alessandro Scarlatti, padre di Domenico Scarlatti, famoso clavicembalista, è uno dei compositori più prolifici che siano esistiti; ha scritto più di 100 opere, circa 20 oratori, più di 400 cantate, 200 messe, mottetti e numerose composizioni strumentali. Tra le sue migliori opere vi sono: La Rosaura, Tutto il male non vien per nuocere, Il trionfo dell'onore, Griselda, Attilio Regolo, Il Tigrane, Gli equivoci del sembiante, La Laodicea e Berenice. A Scarlatti sono dovute innumerevoli innovazioni in campo operistico:

  • l'acquisizione nei melodrammi della forma tripartita (o scarlattiana);
  • l'introduzione del recitativo accompagnato (ossia accompagnato dall'intera orchestra o da più strumenti[1]);
  • l'introduzione nelle arie dello schema aria col da capo;
  • l'utilizzo dei concertati per terminare ogni atto.

Alessandro Scarlatti, che intanto divenne maestro della cappella reale di Napoli, raggiunse ben presto una certa fama che si diffuse in tutta Europa. La sua figura fu talmente importante da influenzare molti compositori che l'hanno seguito.

Gli elementi introdotti da Scarlatti, caratterizzeranno l'opera seria dei secoli a seguire. Napoli diventa così un fattore essenziale nell'istruzione musicale. Diviene una tappa fondamentale per i giovani compositori europei (tra i quali anche Händel e Gluck) in cerca di perfezionamenti tecnici, fama e denaro.

Successivamente, l'Opera napoletana entra in un periodo di intenso sviluppo che la caratterizzerà per tutto il resto del XVIII secolo. La forte cultura musicale ed operistica a Napoli, darà luogo nel 1737 ad uno dei teatri più importanti d'Europa, il Real teatro di San Carlo. La costruzione di questo edificio, sarà simbolo del livello qualitativo che la città ha raggiunto, divenendo di conseguenza il palcoscenico di tutti i più grandi compositori dell'epoca.

In questo periodo e fino a metà Ottocento, Napoli, con 300.000 abitanti, la più grande città della penisola, si impose come uno dei massimi centri operistici europei, divenendo col tempo la principale scuola musicale italiana. La qualità e la quantità della musica prodotta a Napoli durante il periodo del Classicismo è testimoniata anche da una lettera del 23 febbraio del 1778 che il padre di Wolfgang Amadeus Mozart, Leopold, scrisse al figlio:[2]

« Adesso la questione è solo: dove posso avere più speranza di emergere? forse in Italia, dove solo a Napoli ci sono sicuramente 300 Maestri [...] o a Parigi, dove circa due o tre persone scrivono per il teatro e gli altri compositori si possono contare sulle punte delle dita? »

La nascita del San Pietro a Majella[modifica | modifica sorgente]

Intanto i conservatori musicali continuano nel tempo a fornire altri maestri dell'Opera e della composizione.

Nel 1808 avvenne l'ultima tappa della politica di accorpamento dei suddetti conservatori e nacque così il conservatorio di San Pietro a Majella. Questo istituto, dal quale uscirono fuori altri importanti esponenti della composizione e dell'Opera, fu motivo di una certa continuazione del filone culturale nato intorno al Cinquecento. Infatti passarono di qui: Vincenzo Bellini, Francesco Cilea, Saverio Mercadante, Ruggero Leoncavallo e tanti altri ancora.

Innovazioni della scuola napoletana: l'Opera comica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opera comica.
La serva padrona del Pergolesi (1733) andata in scena per la prima assoluta al San Bartolomeo di Napoli.

Tra le più importanti introduzioni che si sono avute con la scuola napoletana, vi è quella dell'Opera comica. Questa, divenne nel corso del Settecento un genere a sé stante, non assumendo più il ruolo di "intermezzo" dell'opera seria. Anzi, l'opera comica, fatta di storie popolari, divertenti, dal lieto fine e con personaggi burleschi, si pone in realtà in netta contrapposizione all'opera seria.

Seppure lo stile inizia a svilupparsi già a partire dai primi anni del XVIII secolo, più precisamente con La Cilia (1707) di Michelangelo Faggioli su libretto di Francesco Antonio Tullio, considerata la prima opera comica in assoluto, sarà solo con Il trionfo dell'onore di Alessandro Scarlatti del 1718 (prima opera comica dello Scarlatti) che il genere prenderà coscienza di sé. A partire dalla metà dello stesso secolo, con opere quali La serva padrona del Pergolesi (1733), che si affermò come modello base dell'opera buffa, La Cecchina del Piccinni (1759), Il matrimonio segreto del Cimarosa (1792), e quindi con le grandi opere comiche di Mozart e, più tardi, di Rossini, il nuovo genere raggiungerà la definitiva consacrazione in campo operistico.

Fra il 1750 e il 1800, lo stile comico, che comprendeva fino alla fine del Settecento l'intermezzo, l'opera buffa, il dramma giocoso e semiserio, divenne il genere di rappresentazione teatrale più diffuso in Italia, raccogliendo consensi anche in Europa.

Esponenti[modifica | modifica sorgente]

Per secoli la scuola napoletana attrasse musicisti da tutta Italia ed Europa. Gli importanti conservatori cittadini furono inoltre importanti strumenti di sviluppo della musica operistica locale determinando nei secoli il cambio generazionale che ha potuto permettere alla città di mantenere un livello qualitativo particolarmente elevato per circa quattro secoli.

Tra i partenopei che più di tutti hanno dato il contributo alla scuola si annoverano il campano Domenico Cimarosa, Nicola Antonio Zingarelli, Domenico Scarlatti, Francesco Provenzale, Francesco Durante, Francesco Feo, Nicola Porpora, Niccolò Jommelli, Gaetano Greco e tanti altri ancora.

Altri grandi compositori sono annoverati fra i maestri indiscussi di quello che è stato più di un fenomeno culturale europeo destinato a generare un semplice genere musicale. Fra questi maestri ci furono: Gioacchino Rossini, pesarese di nascita e cittadino del mondo (avrebbe chiuso la sua vita in una località alle porte di Parigi, pur lasciando la sua città natale quale erede universale della sua immensa fortuna), gli altri marchigiani Giovan Battista Pergolesi e Nicola Vaccaj, il ligure Pasquale Anfossi, il toscano Antonio Sacchini, il calabrese Leonardo Vinci, il siciliano Andrea Perrucci e i pugliesi Tommaso Traetta, Niccolò Piccinni e Leonardo Leo.

I fasti dell'epoca barocca avrebbero dato vita anche ad una lunga generazione di castrati in grado di maravigliare con l'uso della propria voce il pubblico di corte. Si ricorda tra i tanti Carlo Broschi, detto Farinelli, che proprio a Napoli, con Porpora studiò canto; Nicolò Grimaldi e Gaetano Majorano.

Tra i librettisti invece spiccano il Metastasio, che a Napoli trovò formazione, Salvadore Cammarano, il più importante del periodo romantico, Andrea Leone Tottola e Vincenzo Torelli.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fino ad allora invece l'accompagnamento avveniva col solo clavicembalo (recitativo secco).
  2. ^ Scialò, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pasquale Scialò, Mozart a Napoli, Napoli, Alfredo Guida Editore, 1995, ISBN 88-7188-092-7.
  • Don Michael Randel, The Harvard Dictionary of Music, 4ª ed., Harvard, Harvard University Press, 2003, ISBN 978-0-674-01163-2.
  • Alberto Basso, Storia della Musica dalle origini al XIX secolo, Torino, UTET, 2006, ISBN 88-02-07267-1.
  • Mario Carrozzo e Cristina Cimagalli, Storia della musica occidentale, Roma, Armando Editore, 2008, ISBN 978-88-6081-106-6.
  • Pierfranco Moliterni, A proposito di Sacre. Paisiello e Napoleone Bonaparte imperatore in Stella Castellaneta e Francesco Minervini (a cura di), Sacro e/o profano nel teatro fra Rinascimento ed Età dei Lumi, Bari, Cacucci, 2009, ISBN 978-88-8422-840-6.
  • Elvidio Surian, Manuale di storia della musica, vol. 2, 5ª ed., Milano, Rugginenti [1988], 2010, ISBN 978-88-7665-582-1.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]