Nuova oggettività

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La Nuova oggettività (in tedesco Neue Sachlichkeit) è stata un movimento artistico nato in Germania alla fine della prima guerra mondiale che coinvolse principalmente la pittura.

L'anno più importante per il movimento fu probabilmente il 1925, quando si tenne una mostra d’arte a Mannheim dedicata alla Nuova oggettività.

Ebbe punti di contatto più o meno marcati con il realismo, il neoclassicismo, l’espressionismo, il dadaismo e il surrealismo. In particolare, fu come reazione all’espressionismo che alcuni artisti cercarono la rappresentazione della realtà senza trucco; questi artisti, disillusi e pieni di cinismo e di rassegnazione nel tragico dopoguerra tedesco, volevano osservare le cose concrete con amara acutezza e con una lucidità descrittiva quasi glaciale, usando l’arte come un’arma, come un freddo specchio teso alla società malata e corrotta. La Nuova oggettività si distingue tuttavia dal realismo, in quanto conserva una certa componente emotiva, tipica della tradizione culturale tedesca: è per questa componente che alcuni particolari vengono accentuati all’estremo ed intensificati espressivamente.

La Nuova oggettività terminò con la fine della Repubblica di Weimar e con la presa del potere da parte dei nazisti, che consideravano la Nuova oggettività come arte degenerata: fu allora che numerosi artisti emigrarono, per lo più verso gli Stati Uniti.

La Nuova oggettività in pittura[modifica | modifica sorgente]

In pittura la Nuova oggettività fa parte di quel vasto fenomeno di rinnovato interesse per la realtà tangibile che caratterizza la situazione artistica europea intorno al 1920, con la corrente dei Valori plastici in Italia e con la parentesi neoclassica in Francia.

All'interno della Nuova oggettività si possono distinguere due gruppi: una corrente verista e una corrente più classica. Nonostante le loro divisioni, entrambi i rami sentivano la stessa necessità di tornare al reale ed al quotidiano, dopo l’eccesso soggettivista dell'espressionismo.

La corrente verista[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo verista, attivo soprattutto tra Berlino e Dresda, era molto attento alle vicende del tempo ed era impegnato politicamente nel caotico dopoguerra tedesco.

La società del tempo era considerata profondamente cinica ed era giudicata in modo radicalmente critico. I soggetti sono rappresentati con una pittura freddamente oggettiva, con una esattezza clinica implacabile, nonostante sia in parte ancora segnata dai modi dell’espressionismo e del dadaismo, con accentuazioni emotive e tensioni espressive esageratamente grottesche che talvolta arrivano alla caricatura.

I soggetti più frequentemente usati per mettere inclementemente a nudo le realtà più cupe del tempo sono i profittatori, gli sfruttatori, le prostitute, i mutilati di guerra messi vicino a distruzioni e rovine. Tra gli esponenti più noti di questa corrente si ricordano George Grosz, Otto Dix, Conrad Felixmüller, Rudolf Schlichter, Georg Scholz e Heinrich Maria Davringhausen.

La corrente classica[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo chiamato Realismo magico, riconducibile ai centri artistici di Monaco di Baviera e Karlsruhe, era più aperto alle influenze del movimento italiano Valori Plastici, di cui ammirava gli intenti plastici e prospettici.

Fu scelto il nome di realismo magico perché mirava a cogliere le zone di magico incanto della realtà quotidiana, alla ricerca di un classicismo armonioso e senza tempo per comprendere l’essenza dell’oggetto nella sfera artistica, al di là delle leggi fisiche dello spazio e del tempo.

Questi artisti, che possono essere considerati come un ponte verso il surrealismo, erano poco impegnati politicamente, più interessati alle tecniche ed ai modi stilistici tradizionali; generalmente dipingevano paesaggi, nature morte e ritratti. Tra gli esponenti più noti di questa corrente si ricordano Georg Schrimpf, Alexander Kanoldt, Franz Radziwill, Carl Grossberg e Christian Schad.

La Nuova oggettività nelle altre arti[modifica | modifica sorgente]

In campo fotografico, la Nuova oggettività si caratterizzò per la forte dimensione sociale. Per smarcarsi dalla pittura, cercò di sottolineare la specificità della macchina fotografica nella resa realistica delle qualità tattili, luminose, spaziali degli oggetti.

Anche in architettura la Nuova oggettività rappresentò una linea di demarcazione con l’espressionismo. I rappresentanti del movimento ritenevano che il lavoro dell'architetto non fosse di creare una costruzione semplicemente bella esteticamente, ritenendo la bellezza intrinseca ad una struttura moderna e funzionalmente efficiente.

In letteratura la Nuova oggettività cercò una direzione sobria e realistica per rappresentare la società moderna con l’accuratezza di un documentario ed apparentemente senza sentimenti, attraverso la pura e semplice osservazione della realtà, senza il pathos tipico dell'espressionismo. Secondo questi scrittori, la concezione espressionista del poeta come guida era stata spazzata via dal mondo moderno, dominato dal progresso tecnologico.

Nel cinema[modifica | modifica sorgente]

La Nuova oggettività fu una delle tre correnti principali del cinema tedesco degli anni Venti, assieme all'Espressionismo e al Kammerspiel. Detta anche nuovo realismo, fu la corrente che più si focalizzò sulla descrizione e la documentazione di quel difficile periodo della storia tedesca, narrando le storie disperate degli individui. La mescolanza di scene prese dal vero e di finzione serviva a qualificare la storia come reale, autenticandola. Questa scelta, per la prima volta usata al cinema, venne poi ripresa e messa a frutto nel cinema successivo, divenendo uno degli input più importanti del Neorealismo italiano.

Piel Jutzi ad esempio mescolò scene vere di documentario con scene di finzione (Il viaggio di mamma Krausens verso la felicità, 1929, o Nostro pane quotidiano, 1929), con comparse non professioniste assieme ad attori, luoghi originali e scene di vera vita quotidiana. Oppure Kühle Wampe, girato nel 1932 da Slatan Dudow e Bertold Brecht, mostra la storia di finzione di un operaio che si uccide, ma mostra anche lunghe riprese di Berlino e del campeggio che ospitava i cittadini rimasti senza casa chiamato appunto "Kühle Wampe".

Un grande tema della Nuova oggettività fu quello della strada, intesa come luogo di perdizione e divoratrice di vite umane (La strada di Karl Grune, 1923, Tragedia di prostitute di Bruno Rahn, 1927, o Asfalto di Joe May, 1928).

Aderente al realismo, ma di stampo più teatrale, è l'opera del grande regista Georg Wilhelm Pabst, artefice di alcuni ritratti femminili tra più affascinanti della storia del cinema, con la "trilogia della donna perduta" (La via senza gioia, 1925, Il vaso di Pandora, 1929, e Diario di una donna perduta, 1929), che ebbe come protagoniste Asta Nielsen, una giovane Greta Garbo e Louise Brooks, entrata col suo caschetto nero nell'immaginario collettivo come donna-icona della sua epoca.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]