Otto Dix

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Otto Dix (Gera, 2 dicembre 1891Singen, 25 luglio 1969) è stato un pittore tedesco, esponente di spicco della "Neue Sachlichkeit" (Nuova oggettività).

Autoritratto, 1926

Dipinse le sue opere più note durante gli anni della fragile Repubblica di Weimar, incentrate su tematiche forti e disegnate con crudezza, come la guerra e la morte al fronte, i reduci storpi nelle città del dopoguerra, le deformità della bruttezza, il rapporto tra eros e morte, oltre a numerosi ritratti e gli autoritratti che realizzerà con costanza per tutta la vita.

Gli esordi[modifica | modifica sorgente]

Di origini proletarie (il padre era operaio in fonderia), nel 1910 entrò alla Scuola d'Arti Decorative di Dresda, specializzandosi come ritrattista; la frequentazione di gallerie e mostre di pittura (sempre a Dresda, nel 1912, visitò una mostra di Vincent Van Gogh, restandone fortemente colpito) fu determinante per il suo perfezionamento anche come autodidatta.

Il trauma della guerra[modifica | modifica sorgente]

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Dix si arruolò entusiasticamente volontario nell'esercito tedesco. In qualità di sottufficiale combatté sia sul fronte occidentale, contro gli eserciti inglese e francese, che sul Fronte Orientale, contro l’esercito russo; nel corso della guerra fu ferito e decorato più volte.

L’esperienza della guerra scioccò profondamente Dix, trasformandolo in un convinto pacifista: una parte importante dell’opera di Dix rifletterà proprio quel tragico periodo. Solo dopo molti anni arriverà a mettere su tela un documento di valore eccezionale come il "trittico sulla guerra", realizzato a Dresda nei primi anni trenta, dopo un lungo periodo di incubazione, ad appena un anno dalla salita al potere di Hitler.

Nel pannello centrale, tra corpi maciullati ed in decomposizione, emerge una unica figura viva, uno spettrale soldato con maschera antigas; sovrasta il tutto uno scheletro impigliato fra travi d'acciaio, che sembra puntare l'indice della mano destra verso qualcuno o qualcosa. Addirittura successivo cronologicamente è "Le Fiandre", dipinto nel 1936, ultima opera sulla grande guerra, una drammatica esemplificazione della vita dei soldati in trincea.

Tra espressionismo e dadaismo[modifica | modifica sorgente]

Al termine della Prima guerra mondiale, Dix tornò a Dresda. Nel 1919 aderì al gruppo espressionista della Secessione di Dresda ma ben presto, con George Grosz, Rudolf Schlichter e John Heartfield, diede vita al gruppo dadaista tedesco, che prendeva ispirazione da quello di Zurigo, organizzando nel 1920 a Berlino la Prima fiera internazionale dada. Nel 1922 si trasferì a Düsseldorf, dove nella locale accademia perfezionò il suo tipico stile: un realismo acuto, narrativo e morale, pieno di significati simbolici.

È di questo periodo la serie dei dipinti con mendicanti, mutilati, marinai, prostitute e scene di violenza sessuale, tecnicamente eseguiti tramite una pittura volutamente antiartistica e infantile, tipica del dadaismo. Dix fu estremamente critico nei confronti della società tedesca del tempo e le sue opere ne espressero gli aspetti più squallidi; tra questi, particolare enfasi venne data al tema della guerra e alla conseguente emarginazione sociale dei reduci (questo concetto fu sviluppato anche in ambito letterario da scrittori come Erich Maria Remarque).

Come modelli usò spesso immagini reali di soldati sfigurati, raffigurando corpi squartati e decomposti in trincee e in campi di battaglia, servendosi di un realismo crudo e tragicamente impietoso per lanciare un violento atto d’accusa antimilitarista.
Nella Germania del tempo, queste tele causarono un tale turbamento che spesso furono rimosse dai musei e dalle gallerie d’arte dove erano esposte. Esemplare in tal proposito il caso del dipinto La trincea, acquistato da un Museo di Colonia nel 1923, ma restituito dal Direttore nel 1925 a seguito del giudizio scandalizzato dei critici. I nazisti nel 1937 la esposero come opera degenerata con l'indicazione "Sabotaggio alla difesa dipinto dal pittore Otto Dix"; il quadro finirà per scomparire, probabilmente bruciato,

Nel 1925 Dix partecipò alla mostra della Nuova oggettività a Mannheim e nel 1927, dopo due anni di soggiorno a Berlino, fu chiamato a insegnare all’Accademia di Dresda.

L’emarginazione col nazismo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1933, con la presa del potere nazista, Dix fu considerato un artista degenerato, perse l’incarico di professore all’Accademia di Dresda e gli venne proibito di esporre le proprie opere, alcune delle quali furono esibite nell’esposizione nazista d’arte degenerata e furono poi bruciate. Trasferitosi sul lago di Costanza, fu costretto a dedicarsi esclusivamente alla pittura di paesaggio, evitando i temi sociali.

In quanto veterano pluridecorato della Prima guerra mondiale, allo scoppio della Seconda guerra mondiale Dix fu nuovamente richiamato nell’esercito tedesco; catturato dalle truppe francesi, fu rilasciato nel 1946. Nel dopoguerra riprese l’attività artistica realizzando soprattutto allegorie religiose e scene di sofferenze legate alla guerra. Otto Dix morì a Singen, in Germania, il 25 luglio 1969.

Opere celebri[modifica | modifica sorgente]

  • Il venditore di fiammiferi
  • Invalidi di guerra giocano a carte
  • I sette peccati capitali
  • Fiandre dopo il fuoco
  • La Guerra

Otto Dix nei musei[modifica | modifica sorgente]

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