Impressionismo musicale

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Con l'espressione Impressionismo musicale (o anche Musica impressionista) si intende una corrente musicale di musica colta sviluppatasi in Europa (in particolare in Francia) tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, avente alcune analogie con l'omonima corrente pittorica e facente capo alle idee compositive di Claude Debussy[1]. Questa espressione è stata data a posteriori dai musicologi poiché lo stesso Debussy non vi si riconosceva in toto. L'Impressionismo musicale è inoltre strettamente legato alla poetica simbolista[2].

Indice

Caratteristiche [modifica]

Come nell'impressionismo i contorni del disegno non sono più netti ma sfumati, ugualmente nella musica i contorni musicali sono più sfuggenti, volti a comunicare atmosfere immaginarie e sensazioni vaghe. I musicisti cercano di rappresentare la natura e comunicare all'ascoltatore le loro "impressioni", ponendo l'accento sul colore e sul timbro dei suoni; a differenza dei sentimenti forti della musica romantica, queste impressioni sono però evanescenti, oniriche, irreali. In particolare, per quanto riguarda la musica di Debussy, si intende il progressivo dissolversi della forma musicale in favore di costruzioni basate su delle "macchie sonore" attraverso l'impiego del cromatismo[3].

L'impressionismo musicale rifiuta quindi i modi tradizionali della musica classica, come la sonata, la sinfonia, e il concerto, affidandosi piuttosto a pezzi brevi.

Protagonisti [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Compositori impressionisti.

Il fondatore del genere fu Claude Debussy, considerato dopo Richard Wagner il “padre” della musica moderna. Debussy e Maurice Ravel sono generalmente considerati i due maggiori impressionisti. Altri importanti rappresentanti furono comunque Erik Satie, Paul Dukas, Alexander Scriabin, Frederick Delius, Ralph Vaughan Williams, e Arnold Bax.

Tra gli italiani sono da ricordare invece Ottorino Respighi e Alfredo Casella.

Note [modifica]

  1. ^ treccani.it
  2. ^ Baroni, Fubini, Petazzi, Santi, Vinay, Storia della musica, Torino, Einaudi 1999, p.392
  3. ^ Baroni, Fubini, Petazzi, Santi, Vinay, Storia della musica, Torino, Einaudi 1999, p.389


Collegamenti esterni [modifica]

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