Opera seria

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L'opera seria è un genere dell'opera italiana. Si contrappone storicamente al genere dell'opera buffa, al punto tale che la decadenza di quest'ultima, nel corso del XIX secolo, finì per renderne prima incerti, poi irriconoscibili i contorni. I temi portanti dell'opera seria sono il dramma e le passioni umane.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il suo momento di maggiore diffusione e splendore si colloca nel XVIII secolo, specificatamente negli anni che vanno dal 1720 al 1770. Su libretti convenzionalmente strutturati secondo il modello messo a punto da Metastasio, le opere serie venivano allestite non soltanto presso le corti e i palcoscenici italiani ma anche in quelli del resto d'Europa; soprattutto in Inghilterra, Austria e Germania, ma in minor misura anche in Spagna, Portogallo e in altri paesi.

Produzione cospicua
Locandina dell'Ariodante di Haendel
G.F.Haendel



Georg Friedrich Händel è stato uno dei maggiori compositori di opere serie. Il Giulio Cesare in Egitto ne è un esempio fra i più chiari, come pure l'Ariodante (qui sopra la locandina)

Nei paesi anglosassoni l'opera seria italiana si affermò anche grazie a Georg Friedrich Händel, un vero specialista di questo genere.

Solo la Francia, al tempo, scelse di dotarsi di una propria differente tradizione operistica.

In questo periodo, la forma principe dell'opera seria, articolata in tre atti, è l'aria con da capo, caratterizzata dalla ripresa "da capo" della prima delle due strofe alla fine del brano. Con la sua ridondanza musicale, di gusto ancora tardo barocco, essa si contrappone alla schematicità di recitativi basati sulla reiterazione di poche formule cadenzali, nonché accompagnati solo dal basso e dal clavicembalo.

Nella seconda parte del secolo, l'opera seria accolse alcune forme nate col genere buffo, in particolare i pezzi d'assieme, collocati nei finali dei primi due atti. Cominciarono inoltre ad affacciarsi i primi recitativi accompagnati dall'orchestra.

Già alla fine del Settecento, si cominciò a preferire l'articolazione in due atti a quella tradizionale in tre. Fu in questa forma che l'opera seria fece il suo ingresso nell'Ottocento, per vivere la sua ultima stagione trionfale nelle opere napoletane di Gioachino Rossini. Le sue forme, tuttavia, non si distinsero più da quelle dell'opera buffa e il progressivo raccordo tra i due generi fu evidenziato e favorito dal diffondersi del genere semiserio.

La poetica degli "affetti"[modifica | modifica sorgente]

Sin dall'inizio, al genere dell'opera seria fu assegnato il compito di esprimere gli "affetti" elevati e sublimi di personaggi eccezionali, tratti quasi sempre dall'epica, dalla mitologia e dalla storia antica. Sentimenti che il canto e la musica si prestavano naturalmente a incarnare.

Al tempo stesso, però, proprio la presenza della musica spinse a temperare la dimensione eroica, propria del teatro tragico, rileggendola in una chiave più umana, avvicinando al pubblico i celebri personaggi. Circostanza, quest'ultima, che spiega la straordinaria fortuna che l'opera seria ha avuto presso i poeti dell'Arcadia.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

In quanto locuzione in lingua italiana ma entrata nel lessico operistico, "opera seria" è invariabile nella forma anche quando venga riportata su libretti pubblicati in altre lingue.

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