Chiesa di San Pietro a Majella

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Coordinate: 40°50′58.26″N 14°15′10.71″E / 40.849518°N 14.252974°E40.849518; 14.252974

Chiesa di San Pietro a Majella
Facciata laterale col campanile
Facciata laterale col campanile
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cattolicesimo
Stile architettonico architettura gotica

La chiesa di San Pietro a Majella è una chiesa gotica di Napoli, situata nel centro antico della città, adiacente all'omonimo conservatorio musicale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa fu costruita alla fine del Duecento sul luogo dove sorgevano due monasteri femminili, intitolati a sant'Eufemia e a sant'Agata, ad opera dell'architetto Pipino da Barletta, per volere del re Carlo II d'Angiò.

Fu dedicata, sotto la tutela dell'ordine dei Celestini, al santo pontefice Celestino V, al secolo Pietro Angeleri da Morrone, e fu comunemente detta di "San Pietro a Majella", in ricordo del romitaggio del santo sulla Maiella.

Nel corso del XIV secolo interventi sulla chiesa vennero decisi dal re Roberto d'Angiò e da Andrea di Ungheria. Un radicale restauro, voluto dal re Alfonso I e terminato nel 1508, spostò in avanti la facciata, originariamente allineata col campanile. Nel XVI secolo l'interno ricevette una decorazione barocca in stucco e marmo, il presbiterio venne rialzato e si sostituì il vecchio soffitto a capriate.

L'ordine dei Celestini fu cacciato nel corso della Repubblica di Napoli del 1799. I restauri novecenteschi, terminati nel 1933 rimossero le decorazioni barocche per restituire alla chiesa l'originario aspetto gotico. Alla riapertura il culto venne affidato all'ordine dei Servi di Maria.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Interno, vista di scorcio della navata centrale

L'interno si presenta a tre navate, separate da pilastri sorreggenti archi gotici, con nove cappelle laterali, più quattro ai lati del presbiterio, e dal transetto.

Sulla controfacciata è visibile un notevole Crocifisso ligneo seicentesco, di autore ignoto.

La tomba di Pipino da Barletta, architetto della chiesa, è posta sulla parete di fondo ed è databile attorno alla prima metà del XIV secolo, opera di Giovanni Barrile, mentre i monumenti sepolcrali di alcuni membri della famiglia Petra sono opera dello scultore napoletano Lorenzo Vaccaro.

Nell'abside è collocato il seicentesco altare maggiore, realizzato da Cosimo Fanzago e Pietro e Bartolomeo Ghetti, è decorato con candelieri e grandi vasi in argento e preceduto da un balaustra rivestita di marmi colorati. Si innalza su di esso un quattrocentesco crocefisso ligneo, mentre alle spalle vi sono affreschi del Seicento ed opere scultoree del Cinquecento.

Soffitto della navata centrale

I soffitti della navata mediana, con cassettoni, e del transetto presentano dipinti di Mattia Preti come Episodi della vita di san Pietro Celestino e di Santa Caterina d'Alessandria, eseguite tra il 1657 ed il 1659, durante il soggiorno napoletano dell'artista.

Le opere sulla navata mediana, a partire dall'ingresso, sono:

  1. San Pietro celestino vestito da eremita prende possesso della sede pontificia preceduto da Carlo II d'Angiò con la croce
  2. Il santo sulla Maiella in preghiera
  3. Il santo in abiti papali, viene trasportato in cielo, accompagnato da san Benedetto
  4. Il santo sulla Maiella, in preghiera, viene tentato dal demonio
  5. Il santo con la tiara in mano, in atto di fare il gran rifiuto

Le opere del transetto, da sinistra a destra, sono:

  1. Santa Caterina difende la sua fede in disputa con i sofisti
  2. La santa ferita e in prigione assistita dagli angeli
  3. La decollazione della santa davanti al tiranno Massenzio
  4. Sposalizio mistico di santa Caterina
  5. Il corpo esanime della santa, cosparso di rose, è portato in cielo dagli angeli

Cappelle[modifica | modifica sorgente]

Navata di sinistra[modifica | modifica sorgente]

I cappella

Vi è un dipinto di Niccolò Rossi, San Biagio Vescovo, ed è caratterizzata da un pavimento che presenta maioliche con disegni tipici aragonesi.

II cappella (Cappella Spinelli-Raetano)

Vi è la cappella della famiglia Spinelli-Raetano, con due monumenti funebri della famiglia dei quali uno, quello sulla parete di sinistra, caratterizzato da un busto di epoca romana raffigurante Traiano. Sulla parete frontale, invece, vi è un dipinto autografo e datato (1705) di Giacomo del Po: l'Assunzione della Vergine.

III cappella

Costituisce un punto di entrata o di uscita laterale del complesso, conducendo direttamente su piazza Luigi Miraglia tramite la porta posta sotto al campanile.

IV cappella

Ospita tre monumenti funebri dei quali uno risulta essere il sepolcro del filosofo, medico e scienziato Leonardo Di Capua. La cappella è inoltre caratterizzata da decorazioni in marmi e da una Crocifissione di Sant'Andera di Domenico Viola.

V cappella (Cappella Colonna Zagarola)

La cappella è dedicata alla famiglia Colonna Zagarolo ed oltre ad essere caratterizzata da diverse opere (un altare e marmi) scultoree di ignoti, ospita anche tre tele di Francesco De Mura: Predicazione di SantOronzo (sull'altare), Battesimo di Sant'Oronzo (sulla parete di sinistra) e Martirio di Sant'Oronzo (sulla parete di destra).

Transetto - I a sinistra dell'abside (Cappella Petra)

Dedicata alla famiglia Petra, la cappella ospita nelle due pareti laterali i monumenti funerari di Domenico e Vincenzo Petra, arcivescovo di Damasco, cardinale, deputato alla congregazione di Propaganda Fide, entrambi opere di Lorenzo Vaccaro. Oltre al pavimento maiolicato, dove sono poste due lapidi di cui una del 1739 ad Isabella Altemps dei duchi di Gallese moglie del duca Nicola Petra, la cappella è anche caratterizzata da un affresco raffigurante la Madonna del Soccorso.

Transetto - II cappella a sinistra dell'abside (Cappella Pipino)

Il pavimento presenta mattonelle maiolicate ed è caratterizzata da un monumento funebre di Paolo Salbana e da affreschi che rappresentano Storie della Maddalena. Gli affreschi, attentamente studiati per la prima volta da Ferdinando Bologna (1969), sono caratterizzati da un impianto di tendenza giottesco-masiana e rivelano la presenza di un artista aggiornato alla lezione plastica e coloristica del Giotto più tardo, cioè quello della basilica inferiore di San Francesco d'Assisi. L'autore degli affreschi è stato identificato da Bologna con l'anonimo "Maestro di Giovanni Barrile" attivo a Napoli nella cappella Barrile a San Lorenzo Maggiore. Il ciclo di affreschi potrebbe essere stato realizzato, secondo lo studioso, in una data precedente il 1356, anno della morte del possibile committente Giovanni Pipino.

La navata di destra

Navata di destra[modifica | modifica sorgente]

I cappella (Cappella Stinga)

Vi si trova il sepolcro della famiglia Stinga, con pitture, busti e marmi di ignoti autori napoletani.

II cappella

Vi si trova un dipinto di Girolamo Cenatiempo, San Benedetto si congeda da santa Scolastica.

III cappella

La cappella subì gravi danni durante il secondo conflitto mondiale ed ospita un altare ed un dipinto raffigurante i Sette Santi Fondatori dell'ordine dei Servi di Maria, datato 1892. Entrambi gli elementi artistici provengono dalla distrutta chiesa di San Tommaso d'Aquino.

IV cappella (Cappella San Pietro)

Sul fronte è presente una tela di Massimo Stanzione, la Madonna che appare a san Pietro Celestino, mentre sui lati vi sono due tele di Girolamo Cenatiempo: a destra vi è una Natività di San Pietro, mentre a sinistra vi è la Morte di san Pietro Celestino, entrambi datati al 1711. Infine, nella volta e nelle lunette vi sono raffigurate l'Apoteosi di San Pietro Celestino e figure allegoriche sempre del Cenatiempo.

V cappella

Vi è un dipinto del Cenatiempo, lo Sposalizio di santa Caterina, una tela di Nicola Malinconico Sogno di santa Caterina e diverse decorazioni marmoree di ignoti.

Transetto - I cappella a destra dell'abside

Si trovano opere di Giovanni da Nola e di Onofrio De Leone. Del primo vi è un altare con una Deposizione (pittura) ed una scultura raffigurante San Sebastiano. Del secondo vi sono invece due dipinti, San Cristoforo da Padova con l'ostia e la muta ed un datato 1643 San Francesco di Paola davanti ai Reali d'Aragona mentre spezza una moneta dalla quale sprizza sangue, e diverse pitture nelle volte raffiguranti la Madonna, San Domenico, Giovanni Battista e San Francesco.

Affreschi trecenteschi della cappella Leonessa
Transetto - II cappella a destra dell'abside (Cappella Leonessa)

Ospita un ciclo di affreschi databili tra il 1355 ed il 1360 raffiguranti le Storie di san Martino. La cappella presenta anche sculture in marmo, rappresentanti due stemmi dei quali uno della famiglia Leonessa e l'altro, della famiglia Petra (la cui cappella è posta all'interno della chiesa, alla sinistra dell'abside), raffigurante un leone rampante che regge in una zampa una pietra e nell'altra un capo mozzo.

Il campanile visto da quello della chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta

Campanile[modifica | modifica sorgente]

Il campanile si trova sul fianco sinistro della chiesa ed è suddiviso in tre parti con relativa cuspide, secondo uno schema tipico nell'architettura campana dell'epoca.

Di attribuzione incerta (forse eseguito dall'architetto Giovanni Pipino), fu edificato all'inizio del XIV secolo all'interno della prima arcata della navata sinistra, con uno schema molto simile a quello seguito nella cattedrale di Lucera, in stile gotico provenzale.

È alto 42 metri ed è in tufo con angoli in piperno, con quattro piani, l'ultimo esagonale e sormontato da una cuspide, sopra il basamento nel quale si apre una porta. Tra il secondo e il terzo piano furono collocati tavole marmoree con gli stemmi del papa Celestino V.

Convento e chiostri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conservatorio di San Pietro a Majella e Chiostri di San Pietro a Maiella.

Il convento dei Celestini annesso alla chiesa, cessò di funzionare nel 1799 e dal 1826 vi ha sede il conservatorio di San Pietro a Majella, nato dalla fusione di altri quattro conservatori storici della città (Santa Maria di Loreto, Pietà dei Turchini, Sant'Onofrio a Capuana e Poveri di Gesù Cristo).

I chiostri del complesso sono due: il primo risale al 1660 circa e da esso, tramite un corridoio sulla destra, si giunge al secondo minore, che dà accesso alla biblioteca ed al museo del conservatorio di San Pietro a Majella, che conserva una sezione dedicata agli strumenti storici, dei manoscritti rari e ritratti e busti di musicisti celebri.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.
  • Ferdinando Bologna, I pittori alla corte angioina di Napoli, 1266-1414, e un riesame dell'arte fridericiana, Roma 1969

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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