Chiesa dei Girolamini

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Coordinate: 40°51′06.78″N 14°15′30.2″E / 40.851884°N 14.25839°E40.851884; 14.25839

Chiesa dei Girolamini
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cristiana Cattolica di Rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Architetto Giovanni Antonio Dosio, Dionisio Nencioni di Bartolomeo, Dionisio Lazzari, Ferdinando Fuga
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione novanta del XVI secolo
Completamento 1639
Sito web Sito ufficiale

La chiesa dei Girolamini (o Gerolomini) è una chiesa di Napoli con impianto architettonico di tipo basilicale intitolata alla Natività di Maria Santissima e a tutti i santi. Con i suoi 68 metri di lunghezza e i 28 metri di larghezza è tra i più vasti edifici di culto napoletani. La sua decorazione in oro, marmi e madreperla le valsero il titolo di Domus aurea; il suo interno presenta una concentrazione di opere di grande qualità di artisti sia napoletani che di estrazione toscana, emiliana e romana.

Il convento dei Girolamini si presenta come uno dei più importanti monumenti della città, sia dal punto di vista artistico che storico-culturale. Al suo interno sono presenti, infatti, una prestigiosa quadreria (prima pubblica di Napoli)[1], una ricca biblioteca (la più antica biblioteca pubblica di Napoli e seconda in Italia)[2], due chiostri monumentali e l'oratorio dell'Assunta (detto "degli artisti").

Il complesso monumentale è stato dichiarato monumento nazionale nel 1866 con le leggi eversive del patrimonio ecclesiastico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Confederazione dell'Oratorio di San Filippo Neri.
Facciata di notte
Le Tavole dei Comandamenti in ebraico

Il complesso di San Filippo Neri nacque nel 1586, quando si insediarono in città i religiosi conosciuti con il nome di Girolamini in quanto residenti a quel tempo nella chiesa di San Girolamo della Carità di Roma. I seguaci di san Filippo erano anche noti con il nome di Oratoriani in quanto membri della Congregazione dell'Oratorio fondata dal santo toscano.

Inizialmente il complesso era costituito da una chiesa, di dimensioni ridotte rispetto all'attuale, e un annesso convento, ottenuto dall'adattamento di palazzo Seripando, che sorgeva di fronte al Duomo, acquistato con le donazioni della Curia arcivescovile e della nobiltà napoletana. In seguito (1592) i lavori di demolizione, che interessarono anche alcune chiesette e proprietà delle famiglie Seripando e Filomarino, consentirono la realizzazione del largo dei Girolamini e l'edificazione dell'odierna chiesa. Quest'ultima venne eretta negli anni novanta del XVI secolo su progetto di Giovanni Antonio Dosio in forme architettoniche di ispirazione brunelleschiana; dopo la sua morte fu continuata da Dionisio Nencioni di Bartolomeo fino all'ultimazione nel 1619. Arricchita di opere d'arte nel corso del Seicento e del Settecento, subisce un primo incisivo restauro nella prima metà dell'Ottocento con il rifacimento della tribuna e della cupola. Restaurata dopo la seconda guerra mondiale perché danneggiata da un bombardamento è stata sottoposta a frequenti interventi di manutenzione e recupero.

Complesso dei Girolamini: particolare della facciata d'ingresso di fronte al Duomo dove sorgeva palazzo Seripando

La chiesa, dopo una chiusura durata oltre trent'anni[3], pur necessitando di restauri, è stata riaperta al pubblico nel settembre 2009. Tuttavia, dopo alcuni danneggiamenti subiti durante il capodanno 2011 che hanno richiesto ulteriori lavori, nel maggio dello stesso anno viene ancora una volta aperta al pubblico, con la presentazione del restauro di dipinti in deposito da diversi anni. Si tratta di quattro tele di Luca Giordano (San Gennaro nella fornace, San Carlo Borromeo e San Filippo Neri, San Carlo Borromeo bacia le mani a San Filippo Neri e San Nicola di Bari ed i fanciulli salvati dal tino) e tre di Guido Reni (Gesù incontra San Giovanni Battista, San Francesco in estasi e la Fuga in Egitto).[4]

Successivamente vengono mostrati al pubblico altre due tele di Luca Giordano, interessate da recenti lavori di restauro: San Canuto Re e una Madonna col Bambino.

Nel novembre 2011 il complesso dei Girolamini apre per la prima volta al pubblico le porte del convento; viene inaugurata una mostra di disegni e stampe del XVIII e XIX secolo recuperate dall'archivio oratoriano e viene aperta la storica sala della biblioteca detta Sala del Camino.

Nel giugno 2013, grazie al lavoro dello staff del conservatore ad interim Umberto Bile, sono restituiti alla chiesa, dopo 34 anni di permanenza al museo di Capodimonte, due angeli marmorei di Giuseppe Sanmartino ed un dipinto degli Angeli che reggono la mitra di Luca Giordano, fino ad allora al museo diocesano di Napoli.

Il complesso è ora aperto al pubblico regolarmente, sia per la visita che per le funzioni religiose che si svolgono, prevalentemente, nell'oratorio dell'Assunta.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La cupola vista dal chiostro piccolo

La facciata principale è su largo dei Girolamini, lungo via dei Tribunali, l'ingresso alla chiesa avviene però dalla laterale via Duomo tramite il chiostro della porteria al civico 142 dove sorgeva il rinascimentale palazzo Seripando, in sostituzione del quale, fu edificato il complesso religioso.

Il prospetto su Largo Girolamini è impaginato su due ordini delimitati da una trabeazione: nel registro inferiore, articolato per mezzo di lesene scanalate, si aprono tre portali, di cui quello centrale è il maggiore; il gruppo scultoreo sovrastante il portale centrale, opera di Giuseppe Sanmartino, raffigura Mosè ed Aronne con le tavole dei comandamenti in ebraico sorrette da angeli. La parte superiore della facciata è alleggerita mediante un finestrone rettangolare sormontato da un timpano triangolare, oltre il quale svetta un coronamento costituito da un timpano arcuato e spezzato, al centro del quale si innalza un setto decorato con l'immagine della Madonna col Bambino, sormontato da un ulteriore timpano arcuato.Sulla trabeazione, in corrispondenza dei campanili, sono poste le statue di Pietro e Paolo iniziate da Cosimo Fanzago e ultimate da Giuseppe Sanmartino.

La cupola fu eretta a metà del XVII secolo da Dionisio Lazzari, poi demolita e ricostruita nel corso dell'Ottocento. Il Lazzari realizzò anche la facciata, che fu rifatta in marmi bianchi e bardiglio nel 1780 su disegni di Ferdinando Fuga; ai lati è delimitata da due campanili gemelli dotati di orologi (uno solare e uno di sei ore).

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio delle tre navate
Controfacciata

L'interno presenta una pianta a croce latina suddivisa in tre navate per mezzo di dodici colonne di granito dell'Isola del Giglio (sei per lato). Le cappelle sono undici, sei al lato sinistro (cornu Evangelii) e cinque a destra (cornu Epistulae), tutte decorate quasi omogeneamente, da artisti di estrazione toscana, emiliana e napoletana.

Sulla controfacciata c'è un affresco di Luca Giordano raffigurante la Cacciata dei mercanti dal tempio del 1684; ai lati, sulle porte di accesso ai campanili, ci sono gli affreschi, datati 1736, di Ludovico Mazzanti che rappresentano La cacciata di Eliodoro e La punizione di Ozia.

Il soffitto a cassettoni, gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943 venne decorato nel 1627 dai napoletani Marcantonio Ferrara, Nicola Montella e da Giovanni Iacopo De Simone con La Gloria di San Filippo e La Madonna della Vallicella. La navata è affrescata nel 1681 con immagini in lunette di santi da Giovan Battista Beinaschi.

L'altare maggiore e la zona absidale
Vista della navata destra

Tra la navata centrale e quella a sinistra, lungo il colonnato, è visibile una lapide in memoria di Giambattista Vico sepolto, secondo le antiche guide di Napoli nell'ipogeo sotto la cappella di Sant'Agnese. Proprio al filosofo napoletano, che donò le prime edizioni di tutte le sue opere al convento, è dedicata una sala (la sala Vico) dell'annessa biblioteca, mai aperta al pubblico, quest'ultima custode di circa 200.000 manoscritti (di cui circa 6.500 riguardano composizioni ed opere musicali dal XVI al XIX secolo)[5].

Il presbiterio è cinto da una balaustra marmorea e nell'abside, a pianta rettangolare, è collocato sul fondo il dipinto di Giovanni Bernardino Azzolino (secondo altri Luigi Rodriguez) raffigurante la Madonna della Vallicella e tutti i santi con ai lati le due grandi tele di Belisario Corenzio raffiguranti la Cattura di Cristo e la Crocifissione (1615 ca.). Intorno l'altare sono collocate le statue lignee scolpite da Giuseppe Picano, allievo di Giuseppe Sanmartino, raffiguranti San Pietro, Sant'Andrea, San Giovanni e San Giacomo tutte del 1780 circa (i bozzetti delle prime due si trovano al Metropolitan di New York). Ai lati della balaustra sono collocati due Angeli reggi fiaccola (1787) del tardo Settecento scolpiti in marmo bianco di Carrara da Giuseppe Sanmartino.[6] L'altare è ottocentesco, l'originale secentesco opera di Dionisio Lazzari è ora collocato nella chiesa di Sant'Agata a Sant'Agata sui Due Golfi vicino Sorrento. La tribuna è invece caratterizzata da un'opra attribuita a Luca Cambiaso su Angeli che portano i simboli della Passione, da un dipinto sul Compianto sul Cristo morto (1603) di Giovanni Bernardo Azzolino, da Luca Giordano, con un frammento di un dipinto su Angeli che portano i simboli della Passione del 1680 ca.) e da un ignoto del XVII secolo con una Flagellazione 1605-1610.

Opere della navata sinistra
  • Cappella di San Giorgio e San Pantaleone: San Cosma (Giovanni Battista Beinaschi); Angelo Custode (attribuito a Cesare Fracanzano); San Giorgio e san Pantaleone (Gaetano Gandolfi); busti reliquiari ligeni su San Flaviano e San Giusto (Aniello Stellato); San Damiano (Giovanni Battista Beinaschi); San Domenico Soriano con la Madonna, santi, Maria Maddalena e Marta (attribuito a Cesare Fracanzano).
  • Cappella di Santa Maria della Neve e Sant'Anna (concessa a Giovan Vincenzo Sebastiano): Angeli (Francesco de Maria); San Sebastiano (Mathias Stomer); affresco su Santa Maria della Neve ( scuola di Polidoro da Caravaggio); Eterno padre con sant'Anna, e san Gioacchino (Giuseppe Marullo); busti reliquiari lignei su San Vito e San Giulio (Aniello Stellato); Sant'Anna svegliata dall'Angelo (Francesco de Maria).
  • Cappella di San Carlo Borromeo: San Carlo Borromeo bacia le mani a San Filippo neri (fine XVII secolo, Luca Giordano); San Carlo Borromeo e San Filippo Neri in preghiera (fine XVII secolo, Luca Giordano); Re San Canuto (fine XVII secolo, Luca Giordano); San Filippo Neri incontra San Carlo Borromeo sul cantiere di Santa Maria della Vallicella in Roma (Luca Giordano); Madonna con Bambino (Luca Giordano); Gloria di San Filippo Neri (statua in legno e cartapesta, Giovanni Antonio Colicci).
  • Cappella di Sant'Agnese: San Nicola da Bari salva tre fanciulli da un tino (fine XVII secolo, Luca Giordano); Sant'Agnese (Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio); Angeli reggi mitra (Luca Giordano); Angeli reggi ampolle (Luca Giordano); San Gennaro (Luca Giordano); San Francesco di Sales (Luca Giordano); statua in legno e cartapesta raffigurante San Gennaro (creata appositamente per le riprese del film di Dino Risi Operazione San Gennaro).
  • Cappella di San Francesco d'Assisi: San Francesco in estasi (1622, Guido Reni);Angeli (Giovanni Maria Morandi); San Pietro d'Alcantara (Giovanni Maria Morandi); Crocifisso ligneo (Ignoto campano metà sec. XIII); Sant'Antonio da Padova (Giovanni Maria Morandi).
  • Cappella di San Francesco di Sales: Santa Francesca di Chantal (scuola di Fabrizio Santafede); Incontro tra i santi Francesco di Sales e Francesca di Chantal (Francesco De Mura); Madonna con gli apostoli Pietro e Paolo (Paolo De Matteis); San Vito busto reliquiario ligneo (Ignoto napoletano metà sec. XVII); San Francesco di Sales (scuola di Fabrizio Santafede); Incontro tra i santi Filippo e Francesco di Sales (Francesco De Mura).
Opere della navata destra
  • Cappella di Sant'Alessio: Cattura dei Santi Pietro e Paolo (scuola di Marco Pino); Sant'Alessio Morente (Pietro da Cortona); Vergine con San Giuseppe e Sant'Antonio da Padova (ignoto napoletano inizi sec. XVII); Arcangelo Raffaele (Pietro del Po).
  • Cappella di San Giuseppe: San Casimiro re di Polonia (Giacomo del Po); Sacra Famiglia con Eterno Padre (Fabrizio Santafede); Arcangelo Gabriele (Pietro del Po); San Odoardo re (Nicola Malinconico).
  • Cappella di San Girolamo: Vergine con santa Caterina e san Girolamo (copia dal Correggio); San Girolamo e l'Angelo (Francesco Gessi); San Francesco di Paola (Fabrizio Santafede); Apparizione  della Vergine col Bambino a san Gaetano (scuola di Andrea Vaccaro); San Pietro (ignoto lombardo sec. XVI).
  • Cappella dell'Epifania (disegnata da Jacopo Lazzari): Epifania (Belisario Corenzio); Martirio di santa Cordula (Giovan Antonio D'Amato); San Paolo (ignoto lombardo sec. XVI); Martirio di sant'Orsola (Giovan Antonio D'Amato).
  • Cappella di Santa Maria Maddalena dei Pazzi: decorazioni di Francesco Gizio nel 1694; San Michele Arcangelo (Giacomo del Po); Santa Maria Maddalena dei Pazzi (Luca Giordano); Sant’Antonio Abate (Giacomo del Po).

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

Transetto sinistro - cappellone della Natività
Transetto destro - cappellone dei santi martiri

Frammenti di un ciclo di affreschi della cupola, ricostruita nel 1845, furono eseguiti da Camillo Guerra sul Paradiso (1845); Ludovico Mazzanti compose invece una serie di Evangelisti (1735-40) nei peducci della cupola; di Giovanni Battista Beinaschi sono i Santi Agostino e Tommaso e Santi Bonaventura e Girolamo (1680) sui sottarchi della navata; Francesco Solimena con Abramo e Melchisedech e Mosè e Davide (1727-30) affrescò le arcate.

  • Cappella di San Filippo Neri: disegnata da Jacopo Lazzari ospita una scultura in marmo di Ottaviano Lazzari sulla Madonna e sul Cristo (sec. XVII); di Dionisio Lazzari è invece il notevole altare con le decorazioni plastiche architettoniche (1647); di Giovan Battista Salvi (detto il Sassoferrato) la Vergine appare a San Filippo (copia da Guido Reni del 1647); di Franceco Solimena sono infine gli affreschi sul Paradiso e Santi Carlo Borromeo, Ignazio, Felice da Cantalice, Pio V, la Vergine appare a San Filippo in punto di morte, la Colomba dello Spirito Santo, ed il Cristo appare a San Filippo Neri (datati 1724-30).
  • Cappellone dei Santi Martiri: interamente in legno, dietro la tela di Giuseppe Piscopo raffigurante tutti i santi martiri, e i pannelli laterali, custodiva i reliquiari lignei opera di Aniello Stellato di cui rimangono oggi nove esemplari. Di Federico Zuccari è invece la Madonna della Vallicella (1605 ca.).

Sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

Da una porta posta nel transetto destro si accede alla sacrestia. Le porte dorate e l'altare sono databili al XVIII secolo; nella volta notevole è un affresco seicentesco raffigurante San Filippo Neri in gloria (740×400 cm) opera di Giovan Battista Beinaschi, secondo i più recenti studi, mentre la guida secentesca del Celano (1692) lo assegna a Luca Giordano

Sacrestia

Di particolare pregio anche il pavimento a commesso marmoreo e gli armadi in noce che recano lo stemma del cardinale Vincenzo Maria Orsini di Gravina, papa col nome di Benedetto XIII, mentre sull'altare vi è una copia antica dell'Incontro di Cristo con San Giovanni Battista di Guido Reni.

La sacrestia ha ospitato fino ad epoche recenti l'antica quadreria dei padri oratoriani; i quadri erano anche collocati nella sala attigua che conduce alla chiesa attraverso il cappellone dei martiri

Fino al 1907 era presente in loco anche il Sant'Antonio Abate (1517-1518 circa) del Correggio, poi spostato in quell'anno al museo nazionale di Capodimonte.[7]

Sotterranei[modifica | modifica wikitesto]

Posti dietro all'altare maggiore, i sotterranei dei Girolamini costituiscono un luogo ricco di suggestione.

La cripta è costituita da due stanze: la prima serviva come sepoltura nella terra dei padri oratoriani, la seconda è custode di centinaia di ossa. Inoltre il luogo è caratterizzato da un affresco raffigurante San Filippo, la cui base è accompagnata da un altarino in marmo. In base ad una antica tradizione i teschi erano oggetti di culto (vi si trovano ancora bigliettini di richieste), esattamente come accadeva nel ben più vasto cimitero delle Fontanelle. Secondo la leggenda il luogo fungeva come ulteriore laboratorio di studio del principe Raimondo di Sangro.

I sotterranei sono stati chiusi nel 1979 e riaprono solo in via eccezionale.

Oratorio dell'Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oratorio dell'Assunta (Napoli).

All'interno del complesso monumentale vi è l'Oratorio dell'Assunta. L'antico luogo di culto è posto di fronte alla porta d'ingresso laterale della chiesa monumentale a cui si accede dal civico 144 di via Duomo.

Chiostri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiostri dei Girolamini.
Chiostro degli Aranci

I chiostri della chiesa (l'accesso è in via Duomo, al numero 142) sono due:

  • il chiostro piccolo, a pianta quadrata, detto Maiolicato venne realizzato su progetto del Dosio sullo spazio occupato da Palazzo Seripando. Il corpo di fabbrica è sorretto da quattro colonne per lato, mentre agli angoli ci sono pilasti in piperno con due semicolonne; la pavimentazione in maioliche è di fine ottocento. Al centro c'è un pozzo tardocinquecentesco;
  • il secondo, più grande, è detto degli Aranci, proprio per le coltivazioni di agrumi. Fu eretto negli anni Trenta del Seicento sui disegni di Dionisio Nencioni di Bartolomeo e di Dionisio Lazzari. La struttura del corpo di fabbrica è sorretta da possenti pilastri ed i giardini sono ad una quota più bassa rispetto agli ambulacri con cui sono collegati tramite due scale con ringhiera in ferro battuto.

Quadreria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quadreria dei Girolamini.

Il complesso religioso custodisce la quadreria dei Girolamini, nella quale sono esposte importanti opere di scuola napoletana (Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Francesco Solimena e Luca Giordano) e di altri importanti autori operanti in città (Jusepe de Ribera, Guido Reni e Francesco Gessi).

La quadreria è frutto di donazioni fatte da privati, già dalla fondazione del complesso, e da opere provenienti dalla chiesa monumentale. Aperta al pubblico negli anni venti del XVII secolo, si tratta della prima quadreria pubblica della città.[1]

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Biblioteca dei Girolamini.

Celebre è anche la storica biblioteca dei Girolamini, la raccolta aperta al pubblico più antica della città ospitata in sale di grande pregio artistico.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b AA.VV., La quadreria dei Girolamini, Elio De Rosa Editore 1995 (ISBN non disponibile)
  2. ^ a b Biblioteca statale oratoriana del monumento nazionale dei Girolamini - Napoli
  3. ^ Articolo su blogarcheologia.it. URL consultato il 24 giugno 2012.
  4. ^ Articolo su Il mattino. URL consultato il 24 giugno 2012.
  5. ^ Musica sacra dell'Oratorio dei Gerolamini. URL consultato l'11 gennaio 2012.
  6. ^ Articolo Video su "Il Mattino" di Napoli. URL consultato il 20 giugno 2013.
  7. ^ Scheda dell'opera dal sito ufficiale del museo. URL consultato il 13 ottobre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.
  • Luigi Catalani, Le chiese di Napoli. Descrizione storica ed artistica dell'architetto Luigi Catalani, Vol. I, Tipografia fu Migliaccio, Napoli 1845.
  • Achille della Ragione, Finalmente riapre la chiesa dei Girolamini, Napoli 2009.
  • Ministero per i Beni culturali e Ambientali Bollettino d'Arte n° 71 Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1992
  • D'Engenio, Napoli Sacra, 1623
  • Carlo de Lellis Supplimento a Napoli sacra di Cesare d' Engenio Caracciolo. Napoli 1654
  • Luigi Scaramuccia, Le finezze de pennelli italiani, 1674
  • Sarnelli Guida de forestieri Napoli 1688
  • Celano, Delle Notitie del bello, dell'antico, e del curioso della Città di Napoli 1692
  • Domenico Antonio Parrino, Guida de' forestieri, 1751
  • Giuseppe Sigismondo Descrizione Della Città Di Napoli E Suoi Borghi, Volume 1 Napoli 1788
  • Giuseppe Ma. Galanti Nuova guida per Napoli, e suoi contorni 1845 
  • Vincenzo Corsi, Principali edificii della città di Napoli, 1850
  • Luigi d' Afflitto Guida per i curiosi e per i viaggiatori che vengono alla città di Napoli, Volume 1 1854
  • Achille de Lauzières Descrizione della città di Napoli e delle sue vicinanze divisa in XXX giornate, Volume 2 1855 
  • Camillo Napoleone Sasso Storia dei monumenti di Napoli e degli architetti che gli edificavano 1856
  • Chiarini Notizie del bello dell'antico e del curioso della Città di Napoli 1870
  • Ceva Grimaldi, Memorie storiche della Città di Napoli, 1911

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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