Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa
Coordinate: 40°49′18″N 14°19′14″E / 40.821729°N 14.320528°E
| Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa | |
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| Tipo | Ferrovia |
| Data fondazione | 7 ottobre 1989 |
| Indirizzo | via Pietrarsa, Napoli |
| Sito | Sito ufficiale FS |
Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa è un museo ferroviario ubicato tra le estreme propaggini della periferia orientale di Napoli, nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio, al confine con i comuni di Portici e San Giorgio a Cremano. È ubicato in posizione adiacente alla stazione ferroviaria Pietrarsa - San Giorgio a Cremano.
Indice |
[modifica] Storia
Il museo ferroviario è stato realizzato laddove sorgeva il Reale Opificio Borbonico di Pietrarsa, struttura concepita da Ferdinando II di Borbone nel 1840 come industria siderurgica e dal 1845 come fabbrica di locomotive a vapore. L'attività ebbe inizio con il montaggio in loco di 7 locomotive, utilizzando le parti componenti costruite in Inghilterra secondo uno dei precedenti modelli inglesi acquistati nel 1843. Il 22 maggio di quell'anno, Ferdinando II emanò un editto nel quale tra l'altro riportava: "E’ volere di Sua maestà che lo stabilimento di Pietrarsa si occupi della costruzione delle locomotive, nonché delle riparazioni e dei bisogni per le locomotive stesse degli accessori dei carri e dei wagons che percorreranno la nuova strada ferrata Napoli-Capua". Nel 1853 a Pietrarsa prestavano la loro opera circa 700 operai facendo dell' Opificio il primo e più importante nucleo industriale italiano oltre mezzo secolo prima che nascesse la Fiat e 44 anni prima della Breda.[1]
La struttura ebbe varie visite importanti tra cui lo zar di Russia, Nicola I, che manifestò l'intenzione di prendere Pietrarsa a modello per il complesso ferroviario di Kronstadt e nel 1849 anche del papa Pio IX.
Con l'Unità d'Italia, dal 1861 l'opificio di Pietrarsa entrò in una fase difficile; una relazione dell'ingegnere Grandis, voluta dal governo piemontese dipingeva negativamente l'attività e la redditività dell'opificio consigliandone addirittura la vendita o la demolizione[2]. L'anno dopo avveniva la cessione della gestione alla ditta Bozza; ciò portò alla riduzione dei posti di lavoro, a scioperi e gravi disordini repressi nel sangue. Il 6 agosto 1863 una carica di bersaglieri provocava 7 morti e 20 feriti gravi[3]. Tuttavia, nonostante la parziale dismissione degli impianti, nel successivo decennio vennero prodotte oltre 150 locomotive. Il ridimensionamento di Pietrarsa continuò fino alla riduzione a 100 dei posti di lavoro fino a che nel 1877 lo Stato assunse direttamente la gestione sotto la direzione dell'ingegnere Passerini risollevandone le sorti e migliorandone la produttività; da allora e fino al 1885 vennero prodotte ulteriori 110 locomotive, oltre 800 carri merci e quasi 300 carrozze viaggiatori oltre a parti di ricambio per rotabili. Nel 1905 in seguito alla statalizzazione delle ferrovie entrò a far parte delle infrastrutture primarie delle nuove Ferrovie dello Stato divenendo una delle officine di Grandi Riparazioni specializzata in particolare nel settore delle locomotive a vapore.[4] Secondo i dati forniti dall'album ufficiale, delle Locomotive ed Automotrici in servizio ed in costruzione al 30 giugno 1914, edito nel 1915 dalle Ferrovie dello Stato, a Pietrarsa, tra il 1867 e il 1888 erano state prodotte, per le Meridionali, la Rete Mediterranea, la Rete Adriatica, la Rete Sicula e la Società della Ferrovia Sicula Occidentale, ben 185 locomotive a vapore con tender dei gruppi (secondo immatricolazione FS) FS 120, FS 155, FS 185, FS 190, FS 200, FS 206, 215, FS265, FS 268, FS 385, FS 391, 420. Successivamente al 1888 le ordinazioni risultano rivolte a fabbriche estere o del Nord Italia indicando un nuovo indirizzo di utilizzazione dell'opificio come impianto di manutenzione e riparazione.[5] Con l'avvento dei nuovi sistemi di trazione elettrica e poi diesel , ebbe inizio il lento ma inesorabile declino, culminato il 15 novembre 1975 con il decreto di chiusura e la decisione di fare di Pietrarsa un museo ferroviario a tutti gli effetti, sfruttando i vecchi capannoni della prima fabbrica di locomotive d'Italia. L'inaugurazione avvenne il 7 ottobre 1989 in occasione del 150° anniversario delle ferrovie italiane. Successivamente chiuso dopo un lungo periodo di ristrutturazione, il museo è stato riaperto il 19 dicembre del 2007.
[modifica] L'esposizione
Costituito da 7 padiglioni per un'estensione complessiva di circa 36.000 metri quadrati, ospita locomotive a vapore, locomotive elettriche trifase, locomotive a corrente continua, locomotori diesel, elettromotrici, automotrici e carrozze passeggeri.
Interessante è il Treno Reale, convoglio di undici vagoni, costruito nel 1929 per le nozze di Umberto II di Savoia con Maria José del Belgio, mentre di recente è stata acquisita una vettura presidenziale offerta nel 1989 da Francesco Cossiga.
Nel museo trovano spazio celebri locomotive a vapore come la Gruppo 290, Gruppo 835, Gruppo 480, elettriche in corrente continua come la E.326, E.626, nonché locomotive elettriche trifase, gioielli della storia ferroviaria italiana.
Imponente è la statua di Ferdinando II di Borbone, opera fusa in ghisa nello stesso opificio, di rilievo il salone reale stile liberty dal soffitto in oro zecchino e dal tavolo in mogano esotico.
[modifica] I rotabili del museo
Locomotive a vapore.
- Locomotiva Bayard, riproduzione del 1939 della locomotiva e del treno inaugurale della Ferrovia Napoli-Portici.
- Locomotiva a vapore 290.319.
- Locomotiva a vapore 477.011, di costruzione austriaca.
- Locomotiva a vapore 480.017.
- Locomotiva a vapore 625.030.
- Locomotiva a vapore 640.088.
- Locomotiva a vapore 680.037.
- Locomotiva a vapore 685.068.
- Locomotiva a vapore 735.128.
- Locomotiva a vapore 736.114.
- Locomotiva a vapore 740.115.
- Locomotiva a vapore 741.137.
- Locomotiva a vapore 744.118.
- Locomotiva a vapore 800, il "cubo"
- Locomotiva a vapore 835.001.
- Locomotiva a vapore 851.110.
- Locomotiva a vapore 875.039.
- Locomotiva a vapore 896.030.
- Locomotiva a vapore 899.006.
- Locomotiva a vapore 905.032.
- Locomotiva a vapore 910.001.
- Locomotiva a vapore 940.033
- Locomotiva a vapore 980.002
- Locomotiva a vapore R.370.022,a scartamento ridotto e cremagliera.
- Locomotiva a vapore R.302.019,a scartamento ridotto.
- Locomotiva a vapore MMO 22, della Ferrovia Monza-Molteno-Oggiono
Locomotive elettriche.
- Locomotiva elettrica E.400.001,a corrente continua 3 kV.
- Locomotiva elettrica E.326.004,a corrente continua 3 kV.
- Locomotiva elettrica E.428.209,a corrente continua 3 kV.
- Locomotiva elettrica E.626.005,a corrente continua 3 kV.
- Locomotiva elettrica E.444.001,a corrente continua 3 kV (unica unità superstite dei quattro prototipi del gruppo E.444, restaurata nell'O.G.R. di Foligno per poi essere esposta in questo museo).
- Locomotiva elettrica E.333.026,a corrente alternata trifase 3,6 kV, 16,6 Hz
- Locomotiva elettrica E.432.001,a corrente alternata trifase 3,6 kV,16,6 Hz
- Locomotiva elettrica E.551.001,a corrente alternata trifase 3,6 kV,16,6 Hz
- Locomotiva elettrica E.440.3,a corrente alternata trifase 3,6 kV, 16,6 Hz della Ferrovia Alta Valtellina.
Automotrici ed automotori.
- Elettromotrice Ale 792.004
- Elettromotrice E. 623.106 restaurata e riportata all'originale E.107 a terza rotaia, e livrea verde.
- Automotrice a nafta ALn 556.1202
- Automotrice a nafta ALn 556.2312
- Automotrice a nafta ALn 772.3375
- Automotrice a nafta ALn 880.2018
- Automotore 216.006 Badoni
- Automotore 207.020
Locomotive Diesel
Altri rotabili
[modifica] Note
- ^ Il-museo-nazionale di Pietrarsa.pdf
- ^ Il-museo-nazionale di Pietrarsa.pdf a pag 19
- ^ Il-museo-nazionale di Pietrarsa.pdf a pag 21
- ^ Il-museo-nazionale di Pietrarsa.pdf
- ^ L'album delle Locomotive a vapore,Duegi Editrice eGroup,Albignasego 2005.Volume I-Ristampa del catalogo ufficiale edito dalle Ferrovie dello Stato nel 1915 in 2 volumi:Locomotive ed Automotrici in servizio ed in costruzione al 30 giugno 1914
[modifica] Bibliografia
- Centro Relazioni Aziendali FS (a cura di), Da Pietrarsa e Granili a Santa Maria La Bruna, Napoli-Roma, 1971
- Museo Nazionale Ferroviario di Napoli Pietrarsa. Riuso musealistico delle antiche officine borboniche, Roma, Ferrovie dello Stato, 1982
- AGF, Da Pietrarsa a Pietrarsa. Storia e immagini del treno italiano, Roma, 1990
- A. Tanzillo (a cura di ), Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, (s.l. e s.d.)
- Gian Guido Turchi, 150 anni e un museo, in iTreni 99, 1989
[modifica] Filmografia
- Il museo di Pietrarsa: Napoli-Portici, la prima ferrovia italiana scritto e diretto da Paolo Jorio 2002
[modifica] Voci correlate
- Musei di Napoli
- Officine di Pietrarsa
- Napoli-Portici
- Lista dei rotabili italiani
- Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Il Museo sul sito FS
- Scheda del Museo
- Descrizione ed immagini
- 6 agosto 1863, la tragedia di Pietrarsa