Opzioni in Alto Adige

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Optanten in arrivo alla stazione di Innsbruck (1940)

Le opzioni in Alto Adige (in tedesco Option in Südtirol o Südtiroler Umsiedlung) furono il sistema scelto nel 1939, previo accordo tra Italia e Germania, per risolvere il contenzioso sull'Alto Adige e sulle altre isole linguistiche tedesche e ladine presenti in Italia. Alla popolazione di lingua tedesca e ladina fu imposto di scegliere se diventare cittadini tedeschi e conseguentemente trasferirsi nei territori del Terzo Reich o se rimanere cittadini italiani integrandosi nella cultura italiana e rinunciando ad essere riconosciuti come minoranza linguistica. Le opzioni finirono di fatto nel settembre del 1943, con l'occupazione tedesca della provincia di Bolzano. Esse vengono chiamate anche la "Grande Opzione" (Große Option), per distinguerla dalle altre opzioni, minori, che avvennero nell'Alto Adige immediatamente dopo la sua annessione all'Italia avvenuta nel 1919.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Contesto[modifica | modifica sorgente]

L'Alto Adige, per quanto appartenente geograficamente alla penisola italiana, era abitato in prevalenza da popolazioni di lingua germanica e divenne parte del Regno d'Italia alla fine della prima guerra mondiale.

Le autorità fasciste perseguirono una politica di italianizzazione.[2]

Nel 1923 fu istituita l'obbligatorietà della lingua italiana nelle scuole per tutta la popolazione e poco alla volta venne sospeso l'insegnamento in lingua tedesca.[3] Il tedesco venne progressivamente bandito dalla vita pubblica, nella pubblica amministrazione venne previsto l'uso della sola lingua italiana.[3]

A partire dal 1927, quando Bolzano divenne capoluogo di provincia, i funzionari pubblici appositamente inviati in Alto Adige iniziarono gradatamente a sostituire i toponimi con il corrispettivo in italiano, utilizzando un apposito prontuario per l'italianizzazione dei nomi, redatto dal trentino Ettore Tolomei. Anche diversi cognomi furono tradotti o italianizzati nell'ambito di una campagna definita come "reintegrazione italica":[3] ad esempio, per il cognome Hüttler, Hitthaler e Hitler venne proposto l'italiano Casolari (a motivo del fatto che Hütte, in tedesco, ha un significato analogo a casolare, casetta).[4] L'italianizzazione dei cognomi palesemente stranieri fu affidata alla volontà dei singoli.[3]

Merano, manifestazione del locale Partito Nazionalsocialista

Tra il 1928 e il 1930 si organizzò la resistenza della popolazione di lingua tedesca, per mantenere il proprio carattere nazionale e opporsi alla snazionalizzazione. Ai bambini veniva insegnato - illegalmente - il tedesco nelle cosiddette Katakombenschulen (letteralmente “scuole nelle catacombe”) e la stampa e le associazioni cattoliche in lingua tedesca resistettero sotto la protezione del Vaticano. L'operazione di italianizzazione della popolazione attraverso l'utilizzo esclusivo dell'italiano nelle scuole di conseguenza non diede i risultati sperati e il governo scelse di incentivare l'immigrazione da altre zone dell'Italia.

Le tendenze filo asburgiche della popolazione di lingua tedesca che sognava l'indipendenza o la riunificazione all'Austria furono soppiantate dall'irredentismo pangermanico propugnato dalle varie sezioni del partito nazionalsocialista che nel frattempo erano sorte in tutto l'Alto Adige ed avevano fatto breccia soprattutto presso i giovani.[5] A partire dal 1933, con la presa del potere in Germania di Adolf Hitler, le aspirazioni della popolazione di lingua tedesca si rinsaldarono ulteriormente dando sfogo anche a manifestazioni che crearono problemi di ordine pubblico.[2] Sorse anche un movimento clandestino di resistenza, il Völkischer Kampfring Südtirols (VKS) di ispirazione nazista, fondato da Peter Hofer.

A fine agosto del 1933 fu inviato a Bolzano il nuovo prefetto Giuseppe Mastromattei con l'incarico di risolvere la questione. Mastromattei approntò un piano per favorire l'industrializzazione e la modernizzazione della regione,[6] che era tradizionalmente agricola, e convinse personalmente alcune grandi aziende come la Montecatini, la Lancia e la Falck a costituire un'importante area industriale in Alto Adige,[6] sfruttando l'energia idroelettrica prodotta da centrali potenziate o costruite ex novo negli anni precedenti.

Il 20 dicembre 1936 fu ufficialmente inaugurata la nuova zona industriale di Bolzano e presto un gran numero di operai vi trovò lavoro, tra essi moltissimi erano immigrati dal Trentino, dal Veneto e dal Friuli. Bolzano era così avviata a vedere un notevole incremento della popolazione che da circa trentamila del 1919 sarebbe passata oltre centomila.[6] L'arrivo di migliaia di operai italiani suscitò le proteste dei cittadini germanofoni che temevano di essere messi in minoranza come popolazione.

Le trattative italo-tedesche[modifica | modifica sorgente]

A seguito dell'Anschluss tedesco dell'11 marzo 1938, l'Austria era stata inglobata nel Terzo Reich e rinominata Ostmark, pertanto la Germania subentrò nell'annoso contenzioso che a lungo aveva opposto l'Italia e l'Austria sulla questione dell'Alto Adige. Già all'ingresso delle truppe tedesche a Innsbruck vi erano state delle manifestazioni antiitaliane e la cosa allarmò la diplomazia italiana.

In una lettera a Mussolini dell'11 marzo 1938, Hitler aveva solennemente proclamata l'intangibilità della frontiera fra i due paesi.[7] Venne quindi ripresa l'idea esposta da Hermann Göring a Ulrich von Hassell nel gennaio 1937, che prevedeva il trasferimento di tutta la popolazione di lingua tedesca dell'Alto Adige in Germania.[8] Il primo contatto in questo senso fu avviato dal console tedesco a Milano Otto Bene che in un incontro riservato prospettò questa soluzione al prefetto di Bolzano Mastromattei, ma Mussolini respinse la proposta.[9]

Il prefetto di Bolzano Giuseppe Mastromattei incontra Hitler presso il Brennero

Dopo una serie di contatti fra i rappresentanti tedeschi e italiani (per parte tedesca la questione venne seguita in particolare da Göring e Heinrich Himmler, per parte italiana da Galeazzo Ciano e dai diplomatici dell'ambasciata di Berlino).[10] La questione riprese vitalità alla vigilia della firma del Patto d'Acciaio tra Germania e Italia del 22 maggio.

In questa occasione l'ambasciatore italiano a Berlino Bernardo Attolico esaminando le proposte tedesche per l'alleanza ribadì che la risoluzione della questione altoatesina era di fondamentale importanza.[11] Il 6 maggio 1939 il concetto fu ribadito dal ministro degli esteri italiano Galeazzo Ciano all'omologo Ribbentrop, appositamente venuto a Milano.[11] Il 17 giugno 1939 Heinrich Himmler fu ufficialmente incaricato di condurre le trattative e di raggiungere una risoluzione. Da parte loro le autorità italiane desideravano ottenere la partenza di tutti i cittadini di nazionalità tedesca (circa diecimila) e dei circa quattromila allogeni vicini al partito nazionalsocialista che avevano provocato disordini negli anni precedenti.[12] Da parte loro invece i tedeschi avrebbero preferito un accordo più vago che avesse permesso di ritornare in futuro sulla questione.[12]

Il 23 giugno, al comando delle SS di Berlino, vi fu un nuovo incontro tra la delegazione italiana guidata da Attolico e Mastromattei e i rappresentanti tedeschi con Himmler, il console Bene e Karl Wolff. Himmler ripropose l'ipotesi del trasferimento in massa di tutti gli altoatesini mentre Attolico ribadì la posizione italiana di consentire agli allogeni di poter scegliere mediante le opzioni entro il 31 dicembre 1939 (30 giugno 1940 per i prelati), proposta che fu accettata dai tedeschi.[13] Da parte tedesca il console Otto Bene fu designato come delegato per la questione altoatesina, da parte italiana la scelta cadde sul prefetto Mastromattei. Gli accordi sulle opzioni furono poi ufficialmente sottoscritti il 21 ottobre 1939 a Roma e la notizia recante tutte le disposizioni fu pubblicata in Alto Adige sul quotidiano fascista "La Provincia di Bolzano". Una nota dell'Agenzia Stefani ne tratteggiò le linee essenziali:

« Viene ribadito il principio essenziale secondo cui il rimpatrio dei cittadini germanici residenti in Alto Adige è obbligatorio e deve compiersi entro tre mesi da oggi, mentre l'emigrazione degli allogeni tedeschi è volontaria. Gli accordi stabiliscono inoltre che entro il 31 dicembre 1939 tutti gli allogeni tedeschi residenti in Alto Adige o da esso originari devono liberamente ma esplicitamente dichiarare se intendono rimanere nel Regno conservando la cittadinanza italiana o se vogliono assumere la cittadinanza germanica ed emigrare nel Reich. »
(Nota diffusa dall'Agenzia Stefani[14])

Dopo aver deciso per una delle due opzioni, tale decisione diveniva irrevocabile. L'opzione era data solamente ai capofamiglia (che decidevano per la moglie e i figli) e ai maggiorenni (all'epoca con un'età di 21 anni).[15]

Ai fini di gestire l'opzione le autorità tedesche predisposero numerosi distaccamenti nelle località della provincia di Bolzano. Ma molto più spesso questi distaccamenti si trasformarono in centri di propaganda con l'obiettivo di convincere il maggior numero possibile di allogeni ad abbandonare l'Italia, facendo anche circolare false notizie come quella che i non optanti sarebbero stati trasferiti coattamente in Sicilia dalle autorità italiane (la cosiddetta "minaccia siciliana").[16] In diversi casi il prefetto Mastromattei procedette all'arresto di militanti del partito nazista che spesso erano appositamente giunti dalla Germania e che operavano come agitatori.[16] Alcuni di loro chiesero un incontro con Mussolini che si svolse solo nel marzo 1940, dopo l'accordo sulle opzioni. Per i religiosi invece il termine per le opzioni venne a giugno 1940.[17]

Per gli Optanten non era automatico il trasferimento in Germania; questi dovevano essere di pura razza ariana e per dimostrarlo bisognava procurarsi certificati di nascita e matrimonio dei propri antenati. Il tutto andava a confluire in un libretto denominato Ahnenpass, già utilizzato in Germania dal 1933.[15]

Lo svolgimento delle opzioni[modifica | modifica sorgente]

Un volantino del gruppo di tedeschi che rimasero (Andreas-Hofer-Bund)

Il termine per optare fu deciso per il 31 dicembre 1939 e gli interessati nelle province di Bolzano, Trento, Belluno ed Udine furono chiamati a scegliere se rimanere in Italia, senza alcun riconoscimento quale minoranza di lingua tedesca o ladina, rimanendo cittadini italiani a pieno titolo, o se assumere la cittadinanza tedesca, perdere quella italiana, ed emigrare nella Germania nazista, ipotesi nota come Option für Deutschland (opzione per la Germania). Secondo i dati diffusi provvisoriamente dal ministero degli interni italiano questi furono i risultati:

Zona Votanti Optanti per la Germania Optanti per l'Italia Note
Bolzano 229.500 166.488 63.012 Provincia di Bolzano
Trentino (Egna) 24.453 13.015 11.438 Provincia di Trento
Tarvisiano 5.603 4.576 1.027 Provincia di Udine
Ampezzano 7.429 1.006 6.423 Provincia di Belluno
Varie 280 280 - Provincia di provenienza non accertata
Totale optanti 267.265 185.365 81.900

[6]

I dati diffusi successivamente, confrontati anche con quelli in possesso dei tedeschi, furono lievemente più favorevoli all'opzione per l'Italia: su 266.985 persone chiamate al voto, 185.085 (69,32%) avevano optato per la Germania; ad essi andavano aggiunti i cittadini già tedeschi residenti in Alto Adige (circa 10.000), che secondo gli accordi erano automaticamente trasferiti nel Reich.[18]

I dati ufficiali in seguito sono stati variamente reinterpretati: si ritiene che l'85%-90% della popolazione in provincia di Bolzano optò per l'emigrazione (coloro che fecero questa scelta furono chiamati Optanten). Coloro che non optarono furono automaticamente considerati cittadini italiani. I primi gruppi di optanti cominciarono a partire per la Germania già nel 1939 fino al 31 dicembre 1942, in seguito prorogato al 1943, per un totale di 44.680.[12] Molti pur avendo optato per la Germania avevano poi lasciato perdere la questione preferendo restare in Italia, soprattutto quando gli eventi bellici voltarono a sfavore del Terzo Reich.

Secondo il canonico Michael Gamper tra le diverse ragioni che fecero optare per la Germania vi fu anche la "paura di finire in Sicilia", fomentata dalla propaganda di Goebbels, che seminò il panico fra molti sudtirolesi.[19] In realtà da parte fascista non vi era alcun piano in questo senso. La paura invece per gli Optanten era quella di non sapere in quale parte della Germania andassero a vivere. Diverse furono le ipotesi: la Galizia, la Borgogna, la Carinzia meridionale, la Stiria, la Crimea; insomma erano sicuri di cosa abbandonavano ma non di cosa andavano incontro. Tuttalpiù a loro era destinata un eguale proprietà come la avevano in Sudtirolo: stessa casa, stessi campi, stessi animali, eccetera.[15]

Il 30 gennaio 1940 il Völkischer Kampfring Südtirols (VKS) fu trasformato da Peter Hofer con l'aiuto delle autorità tedesche nella Arbeitsgemeinschaft der Optanten für Deutschland ("Associazione degli optanti tedeschi"). Essa aveva il compito di dare supporto agli emigranti e di fatto fu l'associazione dei residenti di lingua tedesca della provincia di Bolzano che scelsero di emigrare nel Terzo Reich, a cui fu permesso di avere la qualità di cittadini tedeschi e di far parte delle associazioni tirolesi.

La popolazione che scelse di rimanere si organizzò invece nell'Andreas-Hofer-Bund ("Lega di Andreas Hofer") che ebbe spesso l'appoggio della Chiesa e dei sacerdoti locali e fu diretta da Friedl Volgger e Hans Egarter. Al contrario, il vescovo di Bressanone della Diocesi di Bolzano-Bressanone decise di "seguire il suo gregge", optando per il Reich, seguito anche dal vicario generale della diocesi Alois Pompanin.[15]

Le opzioni dilaniarono la società altoatesina. Vi fu chi, consigliato dal Deutscher Verband, scelse di rimanere (Dableiber) e fu additato come traditore. Dall'altra parte vi fu chi seguì il Völkischer Kampfring Südtirols che spingeva la popolazione a partire per la Germania (Optanten) e venne qualificato come nazista.[15] Il suo motto era Heim ins Reich ("torniamo nella nostra antica patria").[20]

All'inizio del 1940 iniziarono a partire ogni giorno treni speciali per trasferire gli optanti al di là del Brennero; in seguito il ritmo iniziò a rallentare e anche i sudtirolesi iniziarono a rallentare la loro partenza date le notizie provenienti dal fronte. In totale emigrarono circa 75.000 persone, in maggior parte in Tirolo del Nord, nel Vorarlberg e in Baviera. Altre ancora in Lussemburgo, Slovenia e Cecoslovacchia, allora già conquistate da Hitler. Una parte di questi terminò il suo viaggio nel Tirolo del Nord nei pressi di Innsbruck, nella località Pradl dove sostarono per un loro futuro invio.[17] A fine guerra solamente 20.000 tornarono in patria, mentre gli altri rimasero in Austria o in Germania.[20]

Nel marzo 1940 Mussolini decise di ricevere una delegazione di altoatesini che avevano scelto di restare in Italia, sebbene inizialmente non avesse intenzione di riceverne alcuna[19]. In polemica con i tedeschi che avevano fatto circolare la falsa notizia che gli optanti per l'Italia sarebbero stati deportati in Sicilia, se non nell'Africa Orientale Italiana, Mussolini rassicurò: "Nessuno ha mai pensato e penserà di allontanarvi dalle vostre case".[12]

Al di fuori degli accordi, anche gli abitanti della Valle dei Mocheni e di Luserna furono ammessi alle opzioni, ma l'emergenza bellica rallentò questo processo.[17]

Occupazione tedesca[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'armistizio truppe tedesche a Bolzano accolte festosamente dalla popolazione

Lo scoppio della seconda guerra mondiale non permise che l'italianizzazione e la riallocazione oltreconfine delle persone di lingua tedesca venissero interamente completate. La Wehrmacht occupò la provincia di Bolzano quasi contemporaneamente alla diffusione della notizia dell'armistizio dell'8 settembre 1943 e il 10 settembre successivo fu creata la Zona d'Operazione delle Prealpi (Alpenvorland): l'emigrazione fu quindi ufficialmente fermata.

Peter Hofer a sinistra in borghese

Franz Hofer divenne Gauleiter dell'Alpenvorland e Peter Hofer venne nominato Volksgruppenführer (una sorta di capo nazista del gruppo etnico tedesco) e prefetto di Bolzano. Peter Hofer rimase ucciso nella sua auto durante un bombardamento alleato il 2 dicembre 1943[21] e fu sostituito da Karl Tinzl che nel dopoguerra divenne deputato della Südtiroler Volkspartei.[22]

La Arbeitsgemeinschaft der Optanten für Deutschland (ADO) fu sciolta e unificata alla Deutsche Volksgruppe, ma parte dei membri della ADO si unì al Südtiroler Ordnungsdienst (SOD) (Corpo dei Volontari Sud Tirolesi) e prese parte all'eliminazione della popolazione ebraica di Merano. Tentarono inoltre di arrestare i soldati italiani in fuga e attaccarono quelli che erano rimasti, nonostante ciò fosse stato esplicitamente proibito dalle autorità del Terzo Reich. All'interno del territorio altoatesino fu proibita l'apertura di uffici della Repubblica Sociale Italiana (pur facendone formalmente parte) e fu vietato l'arruolamento nell'esercito repubblichino; tutti i funzionari e i podestà italiani vennero rimpiazzati da tedeschi.

Alla provincia di Bolzano furono riaggregati i comuni della Bassa Atesina e quelli ladini di Cortina d'Ampezzo, Livinallongo e Colle Santa Lucia.[17]

Dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Dopo il 1945 la provincia di Bolzano ritornò ad essere parte dell'Italia e la maggior parte degli optanti per la Germania rientrò in Italia; tra questi c'erano anche molti ex sostenitori del Partito Nazionalsocialista, che scelsero di riprendere la cittadinanza italiana a seguito dell'accordo De Gasperi-Gruber (cosiddetti rioptanti). Chi ritornò dovette registrarsi insieme ai propri figli dimostrando, tramite un certificato di nascita, di avere diritto alla cittadinanza italiana.

Il ritorno degli optanti mise a dura prova la convivenza pacifica tra la popolazione di lingua italiana e quella tedesca.[23]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel 2010 fu ritrovato un volantino di Heinrich Mann, camuffato da pubblicità turistica per le Dolomiti, redatto nel luglio 1939 col titolo Deutsche, Hitler verkauft euch! ("[Sudtirolesi] tedeschi, Hitler vi sta svendendo!"), col quale lo scrittore denunciava il tentativo di pulizia etnica associato alle opzioni e invitava la popolazione sudtirolese a resistere.[24]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Stefan Lechner, Die Erste Option: die Vergabe der italienischen Staatsbürgerschaft an die Südtiroler in Folge der Annexion 1920, in Hannes Obermair, Stephanie Risse, Carlo Romeo (a cura di), Regionale Zivilgesellschaft in Bewegung – Cittadini innanzi tutto. Festschrift für/scritti in onore di Hans Heiss, Folio Verlag, Vienna-Bolzano, 2012, ISBN 978-3-85256-618-4, pp. 219–236.
  2. ^ a b Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata n° 290, gennaio 1992, Mondadori, pag. 26
  3. ^ a b c d Politica linguistica del fascismo in Alto Adige
  4. ^ Ettore Tolomei, La restituzione del cognome atesino. Elenco dei cognomi dell'Alto Adige deformati o stranieri, con le forme adottate per la restituzione o versione, Firenze, 1936.
  5. ^ Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata n° 290 gennaio 1992, Mondadori, pag. 25-26
  6. ^ a b c d Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata n° 290 gennaio 1992 Mondadori, pag 27
  7. ^ Mario Toscano, Storia diplomatica della questione dell'Alto Adige, Laterza, Bari 1968, pp. 145-146.
  8. ^ Mario Toscano, op. cit., pp. 148-149.
  9. ^ Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata n° 290 gennaio 1992, Mondadori, pag. 27-28
  10. ^ In particolare, viene considerato come uno dei punti di svolta della situazione un incontro fra il conte Massimo Magistrati (ministro consigliere d'Italia a Berlino) e Göring del 21 aprile 1938, nel corso del quale Göring affermò che: "Può esistere effettivamente un tedesco di razza e di lingua, il quale ad esempio senta che potrebbe essere sui dovere quello di prestare servizio militare nelle file dell'Esercito tedesco anziché in quello italiano. Ma allora occorre affrontare il problema alle basi. Noi siamo disposti ad accogliere, e per sempre, nei nostri confini, questi scontenti. Occorrerebbe cioè, ad un certo momento, porre gli altoatesini davanti a un aut-aut e cioè: o avviarsi verso la Germania, vedendo naturalmente equamente liquidati tutti i loro averi oggi esistenti in Alto Adige; o rinunciare, e per sempre, ad essere considerati Tedeschi. Dopo questa opzione, qualsiasi legame di carattere tedesco tra patria tedesca e altoatesini verrebbe automaticamente a cessare e il problema si esaurirebbe alla base". L'intero intervento di Göring in Mario Toscano, op. cit., pp. 159-161.
  11. ^ a b Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata n° 290 gennaio 1992, Mondadori, pag. 28
  12. ^ a b c d Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata n° 290 gennaio 1992, Mondadori, pag. 30
  13. ^ Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata n° 290 gennaio 1992, Mondadori, pag. 31
  14. ^ Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata n° 290, gennaio 1992, Mondadori, pag. 24
  15. ^ a b c d e (IT) Lilli Gruber, Eredità - Una storia della mia famiglia tra l'Impero e il fascismo, Xª ed., Milano, Rizzoli, 2012, p. 355. ISBN 978-88-17-04537-7.
  16. ^ a b Santi Corvaja, Le mani di Hitler sull'Alto Adige, articolo su Storia illustrata n° 290 gennaio 1992 Mondadori, pag 32
  17. ^ a b c d Euregio, Tirolo Alto Adige Trentino - Uno sguardo storico. Trento 2013, ISBN 9788890786020
  18. ^ Mario Toscano, op. cit., p. 198.
  19. ^ a b Lorenzo Baratter, Le Dolomiti del Terzo Reich, Milano, Mursia ed., 2005
  20. ^ a b Alfons Gruber, Storia del Tirolo, Athesia 2010
  21. ^ Peter Hofer
  22. ^ Karl Tinzl / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  23. ^ Il Ponte, Rivista di politica economica e cultura fondata da Piero Calamandrei, 1960, p. 1384, dove si parla di optanti nazisti ad anti-italiani.
  24. ^ Leopold Steurer e Günter Pallaver (a cura di), "Deutsche, Hitler verkauft euch!" Das Erbe von Option und Weltkrieg in Südtirol, Bolzano, Raetia, 2010. ISBN 978-88-7283-386-5

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) Karl Stuhlpfarrer, Umsiedlung Südtirol 1939-1940, 2 voll., Vienna, Löcker, 1985. ISBN 3-85409-073-0
  • Benedikt Erhard (a cura di), Option, Heimat, Opzioni - una storia dell'Alto Adige. Catalogo della mostra a cura del Tiroler Geschichtsverein, Bolzano, Tiroler Geschichtsverein, 1989.
  • (DE) Rolf Steininger, Klaus Eisterer, Die Option. Südtirol zwischen Faschismus und und Nationalsozialismus, Innsbruck, Haymon Verlag, 1989. ISBN 3-85218-059-7
  • (DE) Helmut Alexander, Stefan Lechner, Adolf Leidlmair, Heimatlos - die Umsiedlung der Südtiroler, Vienna, Deuticke, 1993. ISBN 3-216-07832-9
  • Ettore Tolomei, La restituzione del cognome atesino. Elenco dei cognomi dell'Alto Adige deformati o stranieri, con le forme adottate per la restituzione o versione, Firenze, 1936-XVI, rist. anastatica a cura del Südtiroler Heimatbund col titolo Die gewaltsame Italianisierung der Familiennamen in Südtirol. Wie wäre heute mein Familienname?, Bolzano, 2003.
  • Carlo Romeo, Alto Adige/Südtirol XX Secolo. Cent’anni e più in parole e immagini, Bolzano, Edition Raetia, 2003. ISBN 8872831970
  • Gustavo Corni, Spostamenti di popolazioni nella Seconda guerra mondiale. Una nuova fonte sulle opzioni in Sudtirolo (1939-1943), in Demokratie und Erinnerung. Südtirol - Österreich - Italien, Innsbruck-Vienna-Bolzano, Studienverlag, 2006, pp. 163–181.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]