Opzioni in Alto Adige
Il termine Opzioni in Alto Adige (in tedesco Option in Südtirol o Südtiroler Umsiedlung) si riferisce al periodo tra il 1939 e il 1943, quando alla popolazione di lingua non-italiana (in sostanza di lingua tedesca e ladina) che viveva nella provincia di Bolzano venne imposto di scegliere tra le “opzioni” di emigrare nei territori del Reich oppure di rimanere in Italia e venire forzatamente integrati nella cultura italiana, perdendo la propria lingua e la propria eredità culturale.
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[modifica] Storia
[modifica] Contesto
La provincia di Bolzano divenne parte del Regno d'Italia alla fine della prima guerra mondiale. Dopo la conquista del potere da parte del fascismo nel 1922, in questa nuova provincia fu applicata una politica di italianizzazione. Gradatamente i toponimi vennero sostituiti dal corrispettivo in italiano e diversi cognomi furono anch'essi tradotti o italianizzati (per esempio, il cognome Larcher divenne Larcheri). Esisteva perfino un prontuario per l'italianizzazione dei nomi - che comunque non si attuò se non in minima parte - dove, per esempio, per il cognome Hüttler, Hitthaler e Hitler era proposto l'italiano Casolari (a motivo del fatto che Hütte, in tedesco, ha un significato analogo a casolare, casetta).[1]
Fallito l'intento iniziale, che consisteva, anche mediante l'italianizzazione delle scuole, nell'italianizzare anche la popolazione, il governo di Benito Mussolini scelse di giungere ad un risultato simile, anche se meno pervasivo, aumentando la popolazione di lingua italiana, favorendo pertanto l'immigrazione dalle vecchie province, in maggioranza tuttavia dal vicino Veneto e dal Trentino e solo secondariamente da altre regioni. Il processo si intensificò dopo la metà degli anni '30, quando specialmente a Bolzano si iniziò a pianificare e costruire una grandiosa zona industriale, sfruttando l'energia idroelettrica prodotta da centrali potenziate o costruite ex novo negli anni precedenti. In tal modo masse di operai potevano trovare lavoro, venendo a trasferirsi nella regione.
Tra il 1928 e il 1930 vari gruppi di resistenza si formarono tra la popolazione per mantenere il proprio carattere e non venire assimilati. Ai bambini veniva insegnato - illegalmente - il tedesco nelle Katakombenschulen (letteralmente “scuole nelle catacombe”) e i media e le associazioni cattoliche resistettero sotto la protezione del Vaticano. Un movimento clandestino di resistenza, il Völkischer Kampfring Südtirols (VKS), fu creato da un membro del partito nazista, Peter Hofer.
[modifica] Le “Opzioni” in provincia di Bolzano
A seguito dell'Anschluss (11 marzo 1938), l'Austria era stata inglobata nel Terzo Reich e rinominata Ostmark, di conseguenza non esisteva più uno stato cuscinetto fra il Regno d'Italia e la Germania hitleriana. In una lettera a Mussolini dell'11 marzo 1938, Hitler aveva solennemente proclamata l'intangibilità della frontiera fra i due paesi[2]. All'ingresso delle truppe tedesche a Innsbruck vi erano state delle manifestazioni antiitaliane, e la cosa allarmò la diplomazia italiana. Venne quindi ripresa l'idea esposta da Hermann Goering a Ulrich von Hassell nel gennaio 1937, che prevedeva - per risolvere ogni problema di vicinanza fra i due regimi - il trasferimento della popolazione tedesca dell'Alto Adige all'interno dei confini tedeschi[3]. Dopo una serie di contatti fra i rappresentanti tedeschi e italiani (per parte tedesca la questione venne seguita in particolare da Goering e Himmler, per parte italiana da Galeazzo Ciano e dai diplomatici dell'ambasciata di Berlino)[4] - il 21 ottobre 1939, Hitler e Mussolini raggiunsero un accordo sul trasferimento degli altoatesini che avessero voluto diventare cittadini tedeschi all'interno dei confini del Terzo Reich. Ciò implicitamente comportava una conseguente assimilazione delle minoranze di lingua tedesca e ladina della provincia. Gli appartenenti a queste due comunità avevano tempo fino al 31 dicembre 1939 per scegliere tra rimanere in Italia, senza avere alcun riconoscimento quale minoranza e andando pertanto incontro all'italianizzazione totale, o emigrare nella Germania nazista, ipotesi nota come Option für Deutschland (opzione per la Germania). Ai fini di gestire l'opzione le autorità naziste avevano stabilito distaccamenti ufficiali nelle località della provincia di Bolzano. Secondo il comunicato ufficiale, su 266.985 persone chiamate al voto, 185.085 (69,32%) avevano optato per la Germania: ad essi andavano aggiunti i cittadini già tedeschi residenti in Alto Adige (circa 10.000), che secondo gli accordi erano automaticamente trasferiti nel Reich[5] I dati ufficiali in seguito sono stati variamente reintepretati: si ritiene che l'85%-90% della popolazione optò per l'emigrazione (coloro che fecero questa scelta furono chiamati Optanten). La VKS fu trasformata da Peter Hofer, con l'aiuto delle autorità tedesche, nella ADO, la Arbeitsgemeinschaft der Optanten für Deutschland (Associazione degli optanti tedeschi), fondata il 30 gennaio 1940. Essa doveva dare supporto agli emigranti e di fatto fu l'associazione dei residenti di lingua tedesca della provincia di Bolzano che scelsero di emigrare nel Terzo Reich, agli stessi fu permesso di avere la qualità di cittadini tedeschi e di far parte delle associazioni tirolesi; la popolazione che scelse di rimanere si organizzò invece nell' Andreas Hofer Bund (Lega di Andreas Hofer) che ebbe spesso l'appoggio della chiesa e dei sacerdoti locali e fu diretta da Friedl Volgger e Hans Egarter. Chi scelse di rimanere (Dableiber), fu additato come traditore, spargendo inoltre la voce di - in realtà inesistenti - deportazioni in Sicilia. D'altra parte chi scelse di partire (Optanten) fu qualificato come nazista. L'opzione distrusse molte famiglie e si ritiene che abbia ritardato lo sviluppo economico della provincia di molti anni.
Le prime famiglie lasciarono i propri luoghi natali nel 1939 e fino al 1943 un totale di circa 75.000 sudtirolesi emigrò (non esiste comunque un numero ufficiale certo, pubblicamente accettato dai diversi gruppi linguistici e dai partiti politici locali).
Nel 2010 fu riscoperto un volantino di Heinrich Mann, camuffato da pubblicità turistica per le Dolomiti, redatto nel luglio 1939 col titolo Deutsche, Hitler verkauft euch! ("[Sudtirolesi] tedeschi, Hitler vi sta svendendo!"), col quale lo scrittore denunciava il tentativo di pulizia etnica associato alle opzioni e invitava la popolazione sudtirolese a resistere.[6]
[modifica] Occupazione tedesca
Lo scoppio della seconda guerra mondiale non permise che la riallocazione delle persone e l'italianizzazione venissero interamente completate. La Wehrmacht occupò la provincia di Bolzano in pratica contemporaneamente alla diffusione della notizia dell' armistizio, intorno all' 8 settembre 1943 e il 10 settembre 1943 fu creata la Zona d'Operazione delle Prealpi: l'emigrazione fu quindi ufficialmente fermata. La ADO fu sciolta e unificata alla Deutsche Volksgruppe; Peter Hofer fu nominato Volksgruppenführer. Parte dei membri della ADO si unì al Corpo dei Volontari Sud Tirolesi e prese parte all'eliminazione della popolazione ebraica di Merano. Tentarono inoltre di arrestare i soldati italiani in fuga e attaccarono quelli che erano rimasti, nonostante ciò fosse stato esplicitamente proibito dalle autorità del Terzo Reich. All'interno del territorio altoatesino fu proibita l'apertura di uffici della Repubblica Sociale Italiana e l'arruolamento nel suo esercito; tutti i funzionari e i podestà italiani vennero rimpiazzati da tedeschi.
[modifica] Dopoguerra
Dopo il 1945 nessuno dei dirigenti della ADO fu processato per i propri crimini (Peter Hofer rimase ucciso durante un bombardamento alleato). La provincia di Bolzano rimase parte dell'Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale e molti emigrati scelsero di rientrare e riprendere la cittadinanza italiana dopo l'accordo De Gasperi-Gruber. Chi ritornò dovette registrarsi insieme ai propri figli dimostrando, tramite un certificato di nascita, di avere diritto alla cittadinanza italiana. Solo recentemente gli storici hanno incominciato ad occuparsi di questo periodo buio della storia della provincia di Bolzano.
Dal censimento del 2001, più dei due terzi (69,4 %) della popolazione della provincia di Bolzano parla tedesco come prima lingua e italiano come seconda; la seconda lingua più usata è l'italiano (26,3 %), seguito del ladino (4,3 %).
[modifica] Note
- ^ Ettore Tolomei, La restituzione del cognome atesino. Elenco dei cognomi dell'Alto Adige deformati o stranieri, con le forme adottate per la restituzione o versione, Firenze, 1936.
- ^ Mario Toscano, Storia diplomatica della questione dell'Alto Adige, Laterza, Bari 1968, pp. 145-146.
- ^ Mario Toscano, op. cit., pp. 148-149.
- ^ In particolare, viene considerato come uno dei punti di svolta della situazione un incontro fra il conte Massimo Magistrati (ministro consigliere d'Italia a Berlino) e Goering del 21 aprile 1938, nel corso del quale Goering affermò che: "Può esistere effettivamente un tedesco di razza e di lingua, il quale ad esempio senta che potrebbe essere sui dovere quello di prestare servizio militare nelle file dell'Esercito tedesco anziché in quello italiano. Ma allora occorre affrontare il problema alle basi. Noi siamo disposti ad accogliere, e per sempre, nei nostri confini, questi scontenti. Occorrerebbe cioè, ad un certo momento, porre gli altoatesini davanti a un aut-aut e cioè: o avviarsi verso la Germania, vedendo naturalmente equamente liquidati tutti i loro averi oggi esistenti in Alto Adige; o rinunciare, e per sempre, ad essere considerati Tedeschi. Dopo questa opzione, qualsiasi legame di carattere tedesco tra patria tedesca e altoatesini verrebbe automaticamente a cessare e il problema si esaurirebbe alla base". L'intero intervento di Goering in Mario Toscano, op. cit., pp. 159-161.
- ^ Mario Toscano, op. cit., p. 198.
- ^ Cfr. Leopold Steurer e Günter Pallaver (a cura di), "Deutsche, Hitler verkauft euch!" Das Erbe von Option und Weltkrieg in Südtirol, Bolzano, Raetia, 2010. ISBN 978-88-7283-386-5
[modifica] Bibliografia
- (DE) Karl Stuhlpfarrer, Umsiedlung Südtirol 1939-1940, 2 voll., Vienna, Löcker, 1985. ISBN 3-85409-073-0
- Benedikt Erhard (a cura di), Option, Heimat, Opzioni - una storia dell'Alto Adige. Catalogo della mostra a cura del Tiroler Geschichtsverein, Bolzano, Tiroler Geschichtsverein, 1989.
- (DE) Rolf Steininger, Klaus Eisterer, Die Option. Südtirol zwischen Faschismus und und Nationalsozialismus, Innsbruck, Haymon Verlag, 1989. ISBN 3-85218-059-7
- (DE) Helmut Alexander, Stefan Lechner, Adolf Leidlmair, Heimatlos - die Umsiedlung der Südtiroler, Vienna, Deuticke, 1993. ISBN 3-216-07832-9
- Ettore Tolomei, La restituzione del cognome atesino. Elenco dei cognomi dell'Alto Adige deformati o stranieri, con le forme adottate per la restituzione o versione, Firenze, 1936-XVI, rist. anastatica a cura del Südtiroler Heimatbund col titolo Die gewaltsame Italianisierung der Familiennamen in Südtirol. Wie wäre heute mein Familienname?, Bolzano, 2003.
- Carlo Romeo, Alto Adige/Südtirol XX Secolo. Cent’anni e più in parole e immagini, Bolzano, Edition Raetia, 2003. ISBN 8872831970
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Fascismo e Alto Adige su www.romacivica.net
- Le lettere aperte 1939-43: l’Alto Adige delle Opzioni
- “Le opzioni” sul sito del consiglio provinciale dei giovani di Bolzano
- Bibliografia sull'Opzione