Enrico Cairoli

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Enrico Cairoli

Enrico Cairoli (Pavia, 6 febbraio 1840Roma, 23 ottobre 1867) è stato un patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fu il quarto figlio di Carlo Cairoli e di Adelaide Bono. Studente di medicina dal 1856 all'Università di Pavia, nel 1859 si arruolò tra i Cacciatori delle Alpi per combattere nella Seconda Guerra di Indipendenza. Era da poco tornato a Pavia, quando decise di prender parte, con il fratello Benedetto, alla spedizione dei Mille.

Combatté a Calatafimi, e il 27 maggio 1860 fu gravemente ferito all'ingresso di Palermo: dovette far ritorno a casa, sostituito dal fratello Luigi, che morirà in settembre a Cosenza. Laureatosi in medicina nel 1861, nell'agosto 1862 era con Garibaldi in Aspromonte quando la spedizione fu fermata dalle truppe nel nuovo Stato italiano. Arrestato e incarcerato a Varignano, fu liberato dall'amnistia del 5 ottobre 1862.

G. Induno, La morte di Enrico Cairoli

Combatté ancora volontario nella Terza Guerra di Indipendenza, alla fine della quale progettò con il fratello Giovanni un piano per la liberazione di Roma, recandovisi due volte, nell'agosto e nel settembre del 1867, per studiare la possibilità di un'insurrezione che doveva essere diretta da Francesco Cucchi. Enrico e Giovanni, individuati ed espulsi dalla polizia pontificia il 9 ottobre, si unirono a Terni al gruppo di settantasei garibaldini, precedentemente organizzato, che erano in attesa del momento propizio per entrare in Roma.

Il 20 ottobre, alla notizia dell'avvenuta insurrezione, si mossero in direzione di Roma, giungendo a ponte Milvio la sera del 22 ottobre. Compreso che la rivolta era fallita, il gruppo, comandato da Enrico Cairoli, si attestò sulle alture di Villa Glori, dove il 23 ottobre venne attaccato dagli zuavi pontifici. Nel combattimento corpo a corpo, Enrico fu ucciso e Giovanni ferito. La salma di Enrico, restituita ai famigliari, è tumulata a Gropello Cairoli.

La sfortunata impresa venne ricordata nel 1883 dal monumento in bronzo eretto nel parco del Pincio, a Roma, opera dello scultore Ercole Rosa, garibaldino che combatté a Mentana.

Enrico Cairoli tenne due diari, uno durante la spedizione in Sicilia, e un altro nella prigionia subita dopo il tentativo del 1862, entrambi pubblicati postumi.[1]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Cairoli, Spedizione dei monti Parioli (23 ottobre 1867), a cura di B. E. Maineri, Milano, Levi, 1878
  • Jessie White Mario, I fratelli Cairoli a Villa Glori, in «Nuova Antologia», 1º luglio 1878
  • Baccio Emanuele Maineri, Il monumento ai fratelli Cairoli e il sacro drappello di Villa Glori, Roma, Civelli, 1883
  • Pio Vittorio Ferrari, Villa Glori: ricordi e aneddoti dell'autunno 1867, Roma, Società editrice Dante Alighieri, 1899
  • Michele Rosi, I Cairoli, Torino, Bocca, 1908
  • Pavia e la spedizione dei Mille, a cura di M. Milani, Comune di Pavia, 1960
  • Marziano Brignoli, Diario di Enrico Cairoli prigioniero dopo Aspromonte, in « Il Risorgimento », XV, 3, 1963
  • Bruno Di Porto, Cairoli Enrico, « Dizionario Biografico degli Italiani », vol. 16, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana, 1973

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rispettivamente nel 1960, in Pavia e la spedizione dei Mille, pp. 109-120, e nel 1963.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]