Fucilazione

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La fucilazione è un tipo di esecuzione capitale effettuata con un fucile o una mitragliatrice. Un uomo, o un gruppo di uomini spara addosso al condannato provocandone la morte. La fucilazione è stata introdotta perché considerata un metodo più "umano" della decapitazione.[senza fonte] In epoca recente è stata spesso sostituita dall'iniezione letale.

Storia della fucilazione[modifica | modifica sorgente]

Malgrado i fucili dall'aspetto moderno fossero stati utilizzati fin dal XVII secolo, la fucilazione non è stata usata fino al tardo XVIII secolo.

La fucilazione venne sperimentata per la prima volta durante la guerra d'indipendenza americana e fu applicata soprattutto nei confronti di prigionieri di guerra e di disertori.

La fucilazione durante il XIX secolo ebbe una diffusione mondiale, arrivando anche in Asia e in America del sud. Fu tuttavia nel XX secolo che questo metodo di esecuzione ebbe più successo e divenne il più utilizzato al mondo. Negli eserciti la fucilazione rimase l'unico metodo di esecuzione e venne applicato soprattutto nella prima e nella seconda guerra mondiale. Durante quest'ultima, secondo stime non certe, ci sono state 30.000 esecuzioni nella Wehrmacht (di cui 15.000 senza processo nel 1945). Oggi la fucilazione viene progressivemente sostituita dall'iniezione letale. Nella Repubblica Popolare Cinese le esecuzioni tramite iniezione letale sono cresciute di parecchio da quando è stata introdotta nel 1997, anche se l'esecuzione da arma da fuoco rimane il metodo di gran lunga più utilizzato. Invece, in altri stati che conservano la pena di morte, l'iniezione letale è diventata molto più usata della fucilazione. Si prevede che tra non molti anni l'esecuzione tramite fucile venga del tutto abbandonata[senza fonte].

Soldati tedeschi della Seconda guerra mondiale fucilano civili polacchi.
Ancora oggi vi sono posti in cui restano visibili i segni delle fucilazioni (in questa foto il muro è stato imbiancato per non dar disturbo alle persone più impressionabili dalle macchie di sangue)

In Italia[modifica | modifica sorgente]

La fucilazione era la pena più grave comminata dai Codici Militari Italiani (art. 8-29 Codice Penale Esercito - art. 7-31 Codice Penale Marina) e rappresentava l'unico modo contemplato dalla vecchia legislazione militare italiana per infliggere la pena di morte. Si distingue in fucilazione al petto e fucilazione alla schiena.
La prima era comminata per reati gravissimi ma non disonoranti. Veniva compiuta da un drappello di dodici soldati e di un caporale, scelti per anzianità fra tutte le compagnie presenti nella Sede del Corpo al quale apparteneva il condannato. Per l'esecuzione, l'ufficiale più elevato in grado schierava le truppe e fatte presentare le armi, leggeva la sentenza. Faceva avanzare il condannato, che poteva essere assistito da un ministro del culto e, dopo averlo fatto sedere, gli faceva bendare gli occhi. Se il condannato lo chiedeva poteva essere lasciato in piedi e senza benda. Poi il plotone d'esecuzione compiva la sua missione. La fucilazione alla schiena era infamante e veniva comminata per i reati che denotavano l'estrema ignominia. Prima della fucilazione nella schiena, si compiva la degradazione, poi si passava all'esecuzione: il condannato veniva fatto sedere, bendato, con le spalle rivolte al plotone di esecuzione; il plotone stesso, se già presente sul posto prima del condannato, era schierato di spalle, in modo che condannato e plotone non si guardassero mai in faccia; dopo il dietro-front del plotone veniva eseguita la sentenza.

« Plotone, attenti! »
« Caricare! »
« Puntare! »
« Fuoco! »
(Gli ordini dati dal comandante del plotone per portare a termine la condanna)

Dopo la scarica dei soldati, in genere il comandante si avvicinava al corpo del condannato e gli sparava a bruciapelo nella nuca con una pistola: il colpo di grazia.

In caso di commutazione di pena, la differenza fra le due era notevole: la fucilazione al petto veniva commutata in reclusione militare, quella alla schiena in lavori forzati a vita.

In Italia, l'ultima fucilazione fu eseguita il 4 marzo 1947, per i responsabili della strage di Villarbasse. La Costituzione italiana, approvata il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948, abolì definitivamente la pena di morte per tutti i reati comuni e militari commessi in tempo di pace. La misura venne attuata con il decreto legislativo 22/48 del 22 gennaio 1948 (Disposizioni di coordinamento in conseguenza dell'abolizione della pena di morte). La pena di morte rimase nel codice penale militare di guerra fino alla promulgazione della legge 589/94 del 13 ottobre 1994 (in Gazzetta Ufficiale 25 ottobre 1994 n. 250), che l'abolì sostituendola con la massima pena prevista dal codice penale.

In Brasile[modifica | modifica sorgente]

Nel 1825, il sacerdote Frei Joaquim do Amor Divino Rabelo "Caneca" fu condannato a morte per impiccagione, colpevole di insurrezione contro il Governo imperiale. Tuttavia i boia si rifiutarono di uccidere un sacerdote. Così, Frei Caneca fu legato alla forca e giustiziato da un plotone di esecuzione. L'ultima esecuzione in Brasile fu portata a termine a Macaé, nello stato di Rio de Janeiro tramite impiccagione. Dal 1891, la fucilazione tramite plotone di esecuzione è l'unico metodo di esecuzione capitale legale in Brasile. Durante il periodo dittatoriale (1937-1983) la pena di morte era indicata per i "crimini contro la sicurezza nazionale". L'unica condanna a morte emessa sotto la Legge della sicurezza nazionale fu Theodomiro Romeiro Santos che fu condannato nel 1970 per l'uccisione di un sergente della Força Aérea Brasileira (l'aviazione militare brasiliana) a Salvador, capitale dello stato di Bahia, ma il presidente Emílio Garrastazu Médici commutò la pena in ergastolo dando seguito ad un appello della Chiesa cattolica. Al giorno d'oggi, la pena di morte in Brasile è legale solo per i crimini militari commessi in tempo di guerra, ma non è mai stata usata.

In Canada[modifica | modifica sorgente]

In Canada sono stati fucilati venticinque militari per crimini di guerra, codardia e diserzione durante la Prima guerra mondiale. Durante la Seconda guerra mondiale fu giustiziato solo un militare, il soldato Harold Pringle del "The Hastings and Prince Edward Regiment". Pringle fu giustiziato in Italia nel 1945 per omicidio. Il romanzo Execution è una trattazione ispirata a questa vicenda, da cui è stato tratto anche il film per la televisione Firing Squad. In genere, i plotoni di esecuzione canadesi e l'imposizione della pena capitale sono stati modellati sul sistema giudiziario militare britannico.

In Finlandia[modifica | modifica sorgente]

Un soldato finlandese giustizia una spia sovietica nel 1942.

La pena di morte è stata largamente usata durante e dopo la guerra civile finlandese (27 gennaio - 16 maggio 1918); circa 9 700 finlandesi furono giustiziati durante la guerra e dopo[1]. La maggior parte delle esecuzioni furono portate a termine attraverso fucilazione con plotone di esecuzione dopo sommari processi semi-illegali. Solo circa 250 persone furono condannate a morte in modo legale[2].

Durante la Seconda guerra mondiale circa cinquecento persone furono giustiziate, per la metà spie. Le cause più frequenti della pena di morte per cittadini finlandesi erano tradimento e alto tradimento, disobbedienza e codardia (questi ultimi due per i militari). Quasi tutti i processi furono celebrati presso una corte marziale. La maggior parte delle esecuzioni fu portata a termine dalla polizia militare del reggimento o, in caso di spie, dalla polizia militare locale. La maggior parte delle esecuzioni ebbero luogo nel 1941 e durante l'offensiva estiva sovietica del 1944. L'ultima condanna a morte fu emessa nel 1945 per omicidio, ma fu successivamente commutata in carcere a vita.[2]

In Finlandia, la pena di morte fu abolita nel 1949 per i crimini commessi in tempo di pace, e nel 1972 per tutti i crimini[3]. La Finlandia ha aderito alla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, che prevede l'abolizione della pena di morte in tutte le circostanze.[4]

Metodi di fucilazione[modifica | modifica sorgente]

Esistono due diversi metodi di fucilazione: lesecuzione da plotone d'esecuzione e lesecuzione da arma da fuoco singola. La fucilazione con il plotone d'esecuzione prevede che un gruppo di uomini spari addosso al condannato contemporaneamente. Questo viene fatto per aumentare la probabilità di una morte rapida. Il metodo del plotone d'esecuzione viene utilizzato in quasi tutti gli stati che prevedono la fucilazione. Durante questo tipo di fucilazione, era prassi che uno dei fucili fosse caricato a salve, per sollevare gli esecutori dalla certezza di aver ucciso un uomo. [5]

L'esecuzione da arma da fuoco singola oggi viene usata praticamente solo nella Repubblica Popolare Cinese. In questo secondo metodo di fucilazione, un soldato si mette dietro al condannato (generalmente inginocchiato) e gli spara da pochi centimetri di distanza al collo o alla nuca, a volte con l'arma attaccata al corpo della vittima (invece nel primo metodo i soldati stanno ad alcuni metri dal condannato). Invece del fucile, in genere viene usata la pistola. Anche il proiettile usato è diverso: quello del plotone d'esecuzione tende a perforare, mentre quello dell'arma da fuoco tende a creare una ferita più larga. In entrambi i casi, in genere il condannato muore immediatamente. Poiché la Repubblica Popolare Cinese è il paese che conta di gran lunga il maggior numero di esecuzioni, statisticamente sono più numerose le persone giustiziate con l'arma da fuoco singola che quelle con il plotone d'esecuzione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vittime di guerra finlandesi (1914-1922) degli Archivi Nazionali Finlandesi
  2. ^ a b Yliopistolehti 1995
  3. ^ Kuolemantuomio kuolemantuomiolle (in finlandese)
  4. ^ Finnish public treaty number SopS 49/1991
  5. ^ (EN) William Bradford, The Execution of Private Slovik, Huie, 1954. P. 208

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo Voghera, Codice Penale per l’esercito del Regno d’Italia, Roma, Tipografo di S.M., 1882, art. 4-30;
  • Codice Penale per l’Esercito del Regno d’Italia. Roma, Stabilimento Poligrafico per l’Amministrazione della Guerra, 1919, art.10-17;
  • Ministero della Guerra. Codici Penali Militari di pace e di guerra. 1941, Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria, Roma;
  • Sandra Giusti, Alberto Mazzà. La pena di morte aboliamola definitivamente. Roma, Edizioni ANRP, 2003, pp. 55–57;
  • Niccola Marselli. La vita del Reggimento. Osservazioni e ricordi. Roma, Stato Maggiore Esercito – Ufficio Storico, 1984, pp. 134–139.
  • Pluviano Marco, Querini Irene. Le fucilazioni sommarie nella prima guerra mondiale ISBN 88-7541-010-0

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