Battaglia del passo di Kasserine

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Battaglia del passo di Kasserine
Parte della campagna di Tunisia

Il II battaglione del XVI Reggimento di Fanteria dell'esercito statunitense marcia attraverso il passo di Kasserine
Data: 19 febbraio 1943 - 25 febbraio 1943
Luogo: Passo di Kasserine, Tunisia
Esito: vittoria tedesca
Schieramenti
Germania Stati Uniti
Comandanti
Erwin Rommel Lloyd Fredendall
Effettivi
X Divisione Panzer
XXI Divisione Panzer
22.000
30.000
Perdite
stime molto variabili stime molto variabili
Fronte del Mediterraneo (1941-45)
Guerra Greco-ItalianaJugoslaviaGreciaCretaNord AfricaItalia
Nord Africa (1940-1943)
CompassGiarabubTobrukBrevityBattleaxeCrusaderGazalaBir Hakeim1a AlameinAlam HaifaAgreement2a AlameinTorchPasso KasserinePugilistEl Guettar

La battaglia del passo di Kasserine si svolse durante la campagna di Tunisia della seconda guerra mondiale. Si svolse, in effetti, in una serie di combattimenti intorno al passo Kasserine, un spazio di circa 3 km di larghezza nella catena della grande dorsale delle montagne dell'Atlante nella parte centro-occidentale della Tunisia. Le forze dell'Asse impegnate furono l'Africa Korps del Feldmaresciallo Erwin Rommel e la V Panzer Armee del generale Hans-Jürgen von Arnim. Da parte alleata le forze impegnate furono essenzialmente quelle del II Corpo dell'esercito statunitense, del maggiore generale Lloyd Fredendall.

La battaglia è significativa in quanto rappresentò il primo scontro, nella seconda guerra mondiale, su grande scala tra truppe americane e tedesche. Le giovani e inesperte truppe statunitensi, guidate in battaglia in modo inetto dal loro comandante, subirono pesanti perdite e vennero respinte di 80 km ad ovest del passo Faid, con una rotta umiliante. Subito dopo l'esercito statunitense apportò diversi cambiamenti drastici, riorganizzando le singole unità e sostituendo i comandanti. Poche settimane dopo, quando tedeschi e statunitensi si reincontrarono, questi ultimi si dimostrarono considerevolmente più forti.

Indice

[modifica] Lo scenario

Le forze statunitensi e britanniche erano sbarcate in diversi punti lungo la costa del Marocco francese e dell'Algeria, l'8 novembre 1942 nel corso dell'operazione Torch. Ciò avvenne pochi giorni dopo lo sfondamento ad est del generale Bernard Montgomery, a seguito della seconda battaglia di El Alamein. Comprendendo i pericoli di una guerra su due fronti, nuove truppe tedesche e italiane vennero traghettate dalla Sicilia per occupare la Tunisia, una delle poche aree facilmente difendibili del Nordafrica, e a una sola notte di viaggio dalla Sicilia.

Da parte alleata, anche dopo gli sbarchi dell'operazione Torch, venne fatta poco per impedire il flusso di uomini e materiali dell'Asse verso Tunisi, se non più avanti nel corso della campagna, quando erano già giunte in numero considerevole. Inoltre, sempre da parte alleata, venne data precendeza alle negoziazioni con i comandanti locali della Francia di Vichy rispetto alla presa di contatto con le forze dell'asse. I diversi tentativi di isolare Tunisi prima che le truppe tedesche potessero arrivarvi in forze, furono vanificati dalla scarsa coordinazione e dall'eccellente terreno difensivo permisero a piccoli numeri di soldati tedeschi e italiani di sbarcare e tenere lontano gli avversari.

Il 23 gennaio 1943, l'VIII Armata di Montgomery prese Tripoli (principale base di rifornimento di Rommel). Quest'ultimo aveva previsto tale eventualità, intendendo bloccare l'approccio da sud alla Tunisia occupando un grande insieme di opere difensive, noto come Linea Mareth, che i francesi avevano costruito allo scopo di respingere un attacco italiano proveniente dalla Libia. Con le loro linee assicurate dalle Montagne dell'Atlante ad ovest e dal Golfo di Sidra ad est, anche piccoli numeri di truppe italo-tedesche erano in grado di tenere a bada le forze alleate.

Immagine:African Mediterranean European Theater.png

[modifica] Faïd

Questo piano fu rovinato dal fatto che alcune truppe statunitensi avevano già attraversato le montagne dell'Atlante e stabilito una base operativa avanzata a Faïd, ai piedi dell'estremità orientale della catena montuosa. Ciò le pose in una posizione eccellente per isolare Rommel dalle forze più a nord, e per tagliare la sua linea di rifornimento.

Per contrastare la minaccia le forze dell'Afrika Korps raggiunsero le linee il 30 gennaio, dove la 21ª Divisione Panzer incontrò i difensori francesi a Faid sgominandoli con poco sforzo. La 1ª Divisione Corazzata statunitense fece diversi tentativi di fermare l'avanzata, ma tutti e tre i "Combat Command" si trovarono confrontati con la classica blitzkrieg – ogni volta che gli veniva ordinato di raggiungere una posizione difensiva, la trovavano già occupata e venivano attaccati dai tedeschi subendo forti perdite. Dopo tre giorni gli statunitensi cedettero e le linee vennero arretrate sulle colline.

A questo punto gran parte della Tunisia era in mani tedesche, e i punti di ingresso alle piane costiere erano tutti bloccati. Gli statunitensi controllavano ancora l'interno della catena dell'Atlante, ma la cosa era irrilevante dato che gli sbocchi verso est erano tutti bloccati. Nelle due settimane successive, Rommel e i suoi comandanti più a nord, discussero sul da farsi.

Alla fine Rommel decise che poteva migliorare la situazione dei suoi rifornimenti ed erodere ulteriormente la minaccia statunitense ai suoi fianchi, attaccando in direzione di due basi di rifornimento statunitensi poste appena ad ovest dell'estremità occidentale delle montagne, in Algeria. Anche se aveva poco interesse nel tenere le piane interne delle montagne, una rapida spinta gli avrebbe fatto guadagnare i rifornimenti, oltre a scombussolare ulteriormente le azioni statunitensi.

Il 14 febbraio la XXI Divisione Panzer cominciò di nuovo a muoversi verso ovest, attaccando Sidi Bou Zid, circa 16 km da Faid nella piana interna dell'Atlante. La battaglia infuriò per un giorno, ma il cattivo uso dei corazzati da parte statunitense portò alla loro sconfitta, e alla fine del giorno il campo era in mano all'Afrika Korps. Un contrattacco venne facilmente respinto il giorno seguente, e il 16 febbraio i tedeschi ripartirono per prendere Sbeitla insieme ai reggimenti italiani guidati dal colonnello De Paolis Castrignano.

Senza più terreno difensivo rimastogli, le forze statunitensi si ritirarono fino a stabilire nuove linee sul maggiormente difendibile passo di Kasserine, all'estremità occidentale dell'Atlante. A questo punto le forze statunitensi avevano perso 2.546 uomini, 103 carri armati, 280 veicoli, 18 cannoni da campo, 3 cannoni anticarro e un'intera batteria contraerei.

[modifica] Kasserine

Le battaglie del passo di Kasserine e di Sbiba
Le battaglie del passo di Kasserine e di Sbiba

Il 19 febbraio, Rommel lanciò diverse avanscoperte e decise che il passo di Kasserine restava il posto più semplice per un assalto. Il giorno seguente guidò personalmente un attacco dell'appena formata 10ª Divisione Panzer, prestatagli dalla V Armata Panzer a nord, nella speranza di catturare i depositi di rifornimenti, mentre la 21ª Divisione Panzer continuò ad attaccare verso nord attraverso Sbiba.

Le linee statunitensi vennero spezzate nel giro di minuti. I loro cannoni e carri leggeri non ebbero possibilità contro il più pesante equipaggiamento tedesco (oltre alla scarsa esperienza delle truppe americane). I Panzer IV tedeschi respinsero facilmente gli attacchi; I carri M3 Lee e M3 Stuart che affrontarono erano inferiori nella potenza di fuoco e, soprattutto, con equipaggi meno esperti. Nel frattempo i comandanti statunitensi richiesero via radio ordini superiori, per avere il permesso di preparare un contrattacco o uno sbarramento di artiglieria, ma ricettero il benestare quando ormai il nemico era già passato. La I Divisione Corazzata statunitense si trovò ripetutamente in una posizione inutile, e per la fine del secondo giorno di offensiva due dei tre loro "Combat Command" erano stati mutilati, mentre il terzo non prendeva in genere parte all'azione.

Dopo aver sfondato le difese del passo, le forze tedesche si divisero in due gruppi, ognuno dei quali avanzava su una delle due strade che portavano in direzione nord-ovest. Rommel rimase con il gruppo principale della X Divisione Panzer sulla più settentrionale delle due strade, verso Thala, mentre una forza mista italo-tedesca prese la strada più a sud verso Haidra. Per combattere la forza più a sud, il restante "Combat Command B" della I Divisione Corazzata si spostò di 30 km il 20 febbraio, ma non si trovò in grado di fermarne l'avanzata il giorno seguente.

Il morale tra le truppe statunitensi iniziò a crollare precipitosamente, ed entro sera molti soldati erano fuggiti, lasciando sul campo il proprio equipaggiamento. Il passo era ora completamente aperto, e sembrò che il deposito di rifornimenti di Tébessa fosse a portata di mano. Comunque, la resistenza disperata da parte di gruppi isolati, lasciati indietro nel corso dell'azione, rallentò seriamente l'avanzata tedesca, e nel secondo giorno, le operazioni di ripulitura erano ancora in corso mentre la punta avanzata dei corazzati procedeva sulle strade.

Nella notte del 21 febbraio la 10ª Divisione Panzer era posizionata appena fuori dalla piccola cittadina di Thala, con due collegamenti stradali a Tébessa. Se la città fosse caduta e la divisione tedesca avesse deciso di muoversi sulla più meridionale delle due strade, la 9ª Divisione di Fanteria statunitense a nord sarebbe stata tagliata fuori dai rifornimenti, e il "Combat Command B" della 1ª Divisione Corazzata sarebbe rimasto intrappolato tra la 10ª Panzer e le sue unità di supporto che si muovevano a nord lungo la seconda strada. Quella notte, piccole unità britanniche, francesi e statunitensi, liberate dalla linea a nord, vennero inviate un po' alla volta sulle linee a Thala. L'intera artiglieria divisionale della 9ª Divisione Fanteria, forte di 48 cannoni, che aveva iniziato a muoversi il 17 dalle sue posizioni ad ovest, venne riposizionata. Quando la battaglia ricominciò il giorno seguente, le difese erano molto più forti; la linea del fronte era tenuta principalmente dalla fanteria britannica, con un supporto eccezionalmente forte dell'artiglieria statunitense.

Con le sue forze sovraestese e poco rifornite, Rommel decise di porre fine all'offensiva. Temendo che l'VIII Armata britannica in avvicinamento fosse in grado di attraversare la Linea Mareth, se questa non fosse stata rinforzata, si disimpegnò e iniziò a ritirarsi verso est. Il 23 febbraio, un massiccio attacco aereo statunitense sul passo affrettò la ritirata tedesca, e alla fine del 25 febbraio, il passo era stato ripreso.

[modifica] Conseguenze

Dopo la battaglia, entrambe le parti studiarono i risultati. Rommel era molto critico riguardo l'equipaggiamento e l'abilità di combattimento statunitensi. Egli comunque, mise in evidenza alcune unità statunitensi degne di lode, come il II battaglione del XIII Reggimento Corazzato della I Divisione Corazzata statunitense, comandato da Orlando Ward. Rommel descrisse la difesa di Sbeitla da parte di questa unità come «intelligente e ben combattuta». Per un po' di tempo dopo la battaglia, le unità tedesche impiegarono grandi numeri di veicoli catturati agli statunitensi.

Gli statunitensi studiarono i risultati con maggiore profondità, e iniziarono immediatamente migliorie alle loro forze. Soprattutto, il comandante del corpo, Lloyd S. Fredendall, venne sollevato dall'incarico e assegnato ad un incarico non operativo per il resto della guerra. Eisenhower ebbe conferma attraverso il generale Omar N. Bradley e altri, che i subordinati di Fredendall non avevano alcuna fiducia in questi come comandante; Anche il comandante della I Armata britannica, tenente generale Kenneth Anderson riteneva Fredendall un incompetente. Il 6 marzo il generale George S. Patton venne posto al comando del II Corpo con il compito esplicito di migliorarne il rendimento. Bradley venne nominato assistente del comandante di corpo e avrebbe poi comandato il corpo egli stesso. Diversi altri ufficiali vennero rimossi o promossi. Il generale Stafford Leroy Irwin, che comandò l'artiglieria della IX Divisione americana a Kasserine, divenne un comandante di divisione di successo. Ai comandanti venne dato ampio spazio per prendere decisioni all'istante senza dover chiedere prima all'alto comando, e vennero inviatati a mantenere le postazioni di comando in avanti. Per contro, Fredendall aveva costruito un elaborato quartier generale fortificato, a grande distanza dal fronte, e raramente visitò le linee. Inoltre, Fredendall tendeva a frammentare le sue unità sotto il livello del "Combat Command", cosicché le truppe venivano facilmente isolate in sacche circondate e annientate.

Vennero compiuti sforzi per migliorare le azioni di artiglieria su richiesta e di supporto aereo, che erano state in precedenza difficili da coordinare. Mentre le pratiche di artiglieria su richiesta statunitensi migliorarono notevolmente, il problema di coordinare il supporto aereo ravvicinato non venne risolto soddisfacentemente fino alla battaglia di Normandia, più di un anno dopo.

Venne posta enfasi anche sul tenere assieme le unità, piuttosto che assegnare elementi di ogni divisione a compiti distinti come aveva fatto Fredendall. Il II Corpo iniziò immediatamente a combattere con le sue divisioni come unità coese, invece di suddividerle in piccole unità con missioni distinte. Quando gli americani sbarcarono in Sicilia, la capacità combattimento risultò notevolmente aumentata.

[modifica] Nella cultura popolare

  • Nel film Premio Oscar Patton, generale d'acciaio, la scena di apertura (dopo il famoso discorso di Patton prima dei titoli di testa) mostra il generale Omar Bradley (interpretato da Karl Malden) che esamina le perdite statunitensi dopo la battaglia del passo di Kasserine.
  • Nel film Salvate il soldato Ryan, il sergente Horvath menziona di essere stato con il capitano (John H. Miller) fin dal passo di Kasserine.
  • Nel film Il grande uno rosso, la prima grande battaglia cui partecipa l'unità è quella del passo di Kesserine, dove gli uomini si ritirano e un sergente viene catturato.
  • In DC Comics' Fury: Peacemaker, gli episodi 1-6 e 2-6 parlano di questa battaglia. Nick Fury incontra Ernest Barkmann.
  • Nel videogioco Medal of Honor: Allied Assault nell'espansione Breakthrough, la prima missione è ambientata a Kasserine.
  • Nel videogioco Call of Duty 2: Big Red One, la terza missione è ambientata in una difesa statunitense al passo di Kasserine.
  • Nel videogioco Panzers Phase II, la terza missione nella campagna alleata consiste nella difesa del passo Kasserine

[modifica] Bibliografia

  • Martin Blumenson. Kasserine Pass. ISBN 0-8154-1099-9
  • George F. Howe. Northwest Africa: Seizing the Initiative in the West. Center for Military History, United States Army, 1957.

[modifica] Collegamenti esterni

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